Mi avvertì; si avvicinò col bacino al mio volto e sistemò il membro tra le mie tette: continuai a fingere il massimo candore e mi feci guidare a stringere le poppe tra le mani per premerle contro il sesso, che rimase così imprigionato tra i due globi con evidente piacere per lui che spingeva verso l’alto: quando mi sfiorò il mento, abbassai la testa e, guidata da Alfredo, feci arrivare la cappella tra le labbra.
Sentire il membro che mi scorreva tra le tette e la cappella che mi stuzzicava la bocca mi fece eccitare molto; ad un certo punto lui prese con le due mani le tette e strinse i capezzoli tra pollici e indici strizzandoli e tormentandoli: la reazione della vagina fu così forte che cominciai a sbrodolare e temetti quasi di fare la pipì sul letto, tanto colavo; urlai quasi quando raggiunsi l’ennesimo orgasmo.
Alfredo, allora, si staccò e mi spinse supina sul letto; poi montò su anche lui e si dispose con la testa infilata tra le mie cosce, mentre i piedi si spostavano verso la mia testa; riprese a leccarmi con autentica passione l’interno coscia, le grandi labbra e il clitoride; poi giostrò in maniera da finire lui steso supino e spinse il mio corpo a montare sul suo; mi trovai così con la bocca sul suo bastone che succhiai subito fino in gola, mentre davanti a lui si spalancava la mia vulva ormai così aperta che più non poteva, ma anche il clitoride che sporgeva quasi orgoglioso tra le grandi labbra e l’ano al quale aveva accesso sia con le dita che con la bocca.
Mi dedicai appassionatamente alla fellatio facendo scivolare tra le labbra il membro che dirottavo contro le guance o contro il palato, come veniva; con la lingua seguivo le linee della cappella e dell’uretra insistendo sul foro in cima nel quale sembrava molto sensibile.
Per conto suo, Alfredo, dopo avermi leccato e lungo e ben lubrificato l’ano, ci infilò le dita (inizialmente era uno, poi avvertii che erano diventate due; infine credo che manovrasse con tre facendole ruotare mentre il mio sfintere si dilatava e si adattava a lui); intanto, succhiava come una ventosa il clitoride che rispondeva con scariche di orgasmo che a mano a mano andavano verso l’esplosione finale; e, per giunta, leccava e accarezzava, di tanto in tanto, le grandi labbra, quasi a rallentare la tensione sul clitoride.
Andammo avanti per un po’, fermandoci ogni tanto a carezzarci reciprocamente; Alfredo, fedele al ruolo del ‘compare che insegna’ mi spiegava le fasi successive indicandomene anche il nome: così seppi che la ‘spagnola’ era la copula in mezzo alle tette con la combinazione della ‘fellatio’, la copula in bocca; che ‘69’ era denominata la doppia sollecitazione con la bocca, per via della posizione bocca - sesso che ambedue realizzavamo nel rapporto.
In realtà, tutto il suo darsi da fare a spiegare era il bisogno di dare una parvenza di giustificazione alla copula super che stava facendosi con la figlioccia, tutta tesa, a sua volta, a cercare di apparire ‘candida e immacolata’ come non era ormai più da qualche settimana (e non solo per la deflorazione operata dal marito, d’altronde limitatosi a quello).
Su tutto, quindi, dominava l’intensa passione di Alfredo per Cristina e di lei per il sesso, qualunque fosse.
Mentre ci rilassavamo dalle intense emozione dell’eccessivo godimento (a stento controllato per non arrivare ad un orgasmo che poteva condizionare la durata del rapporto) Alfredo mi anticipò che adesso mi avrebbe spiegato alcuni modi di copulare in vagina; tenendo fede al ruolo, feci finta di appassionarmi al tema e chiesi di provare tutte le emozioni più forti e desiderabili.
Mi fece sdraiare supina e mi passò col membro praticamente su tutto il corpo; cominciò dalla bocca: postosi a cavalcioni del mio petto, mi appoggiò la cappella sulle labbra e la spinse leggermente alcune volte; scese poi, col corpo e, soprattutto, col membro, lungo il solco fra le tette che io provvidi a stringere intorno al’asta; lentamente attraverso lo stomaco e la pancia, giocando un poco con l’ombelico che io avevo molto pronunciato; quando arrivò al boschetto dei peli pubici, giocò a sconvolgerli; poi la cappella sfiorò il clitoride, si aprì la strada tra le grandi labbra e scivolò tra cosce; intanto, Alfredo si attaccava a me con tutto il corpo.
Godevo molto, a sentire i suoi pettorali sulle mie tette, il suo ventre strusciare sopra il mio, gli ossi pubici strofinarsi provocandomi scintille di piacere; sollevandosi in ginocchio, mi divaricò leggermente le cosce e, con un dito,separò le grandi labbra e la peluria intorno; abbassò il bacino, puntò la cappella sulla vulva e spinse il sesso un poco più avanti.
Cominciò così una penetrazione lenta e sapiente, di cui avvertivo i minimi passaggi esaltati dalle scosse di piacere che la vagina scatenava a mano a mano che il bastone penetrava; finché, urtando la cervice dell’utero, avemmo la certezza che l’asta era tutta dentro.
Si fermò un poco, schiacciandomi quasi sotto il suo corpo; ed io mi gustai il piacere di questa ‘copula totale’ che coinvolgeva non solo la vagina ma tutto il ventre, la pancia e il corpo intero; poi Alfredo cominciò a pompare, prima lentamente e con calma, poi sempre più velocemente e con forza.
Il piacere mi squassava le viscere e mi inondava il corpo di calore; sentivo il piacere salire dalle parti più segrete del mio essere ed emergere nella vulva, nello sfintere, nel sesso tutto; l’orgasmo mi prese all’improvviso, non inatteso né strano, ma comunque sconvolgente.
Lui, con mia grande sorpresa, ancora una volta riuscì a frenarsi al limite dell’orgasmo; ma ebbe bisogno di fermarsi e di rilassarsi un momento, dopo lo sforzo della frenata: uscì delicatamente dalla vagina lasciandomi una sensazione di vuoto e di desiderio non completamente soddisfatto, mi accarezzò su tutto il corpo un po’ a casaccio e uscì per andare a bere; temetti avesse finito, ma mi sbagliavo.
Tornato nella camera, mi chiese di mettermi carponi sul letto e lui si pose alle mie spalle; mi prese da dietro le tette me le palpò un poco, quasi beandosi della loro morbida abbondanza; sentii che mi spostava le ginocchia per farmi aprire; poi con un dito percorse lo spacco della vulva fino all’ano, tornò di nuovo alla vulva e inserì due dita: con pochi colpi sapienti mi fece bagnare e la vagina si lubrificò; allora puntò il membro alle grandi labbra e con una spinta mi penetrò fino all’utero: gemetti per la scossa, ma non di dolore.
“Prima ti ho presa alla ‘missionaria’; ora lo faccio ‘a pecorina’ e poi ti possiederò anche ‘a smorza candela’ mi precisò; e sarebbe stato perfettamente inutile spiegargli che avevo già sperimentato tutto; cominciò a pomparmi con il solito garbo e con la maturità che ormai conoscevo; il membro scivolava con allegria nella vagina e suscitava intense e continue emozioni che mi portarono ad un nuovo rapido orgasmo.
“Quante volte vuoi farmi venire?”
Gli chiesi, anche un po’ impressionata.
“Tutte le volte che ce la farai. Tu te la senti di continuare?”
“Si, si, nessun problema.”
Fu la mia pronta risposta.
Si sfilò dalla vulva, si sdraiò al mio fianco , indicandomi il suo pene ritto come un palo.
“Smorzami questa candela”
Mi sollecitò; non ebbi bisogno di ulteriori indicazioni; scavalcai con una gamba il suo corpo, portai la vagina sul sesso e cominciai lentamente a calarmici sopra indirizzandolo in vagina con la mano tra le cosce.
Stavolta toccava a me muovermi con sapienza e garbo: cominciai a far scivolare la mia vulva su e giù lungo la suo verga, a volte con un ritmo rapido e intenso, a volte con studiata lentezza e calma; dal suo respiro coglievo i movimenti che lo eccitavano di più e insistevo su quelli per dargli piacere; ogni tanto, mi calavo seduta facendo sprofondare il verga fino in fondo, fino a sentire i miei peli mescolarsi coi suoi, finché i testicoli mi premevano sull’ano, quasi a volerlo penetrare; e me ne stavo così per alcuni secondi, lasciando che il piacere ci inondasse.
