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Erotika
Emigranti · Cap. 5
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Capitolo 5 di 9 23 min di lettura

Emigranti 5

Il compare d'anoella fa il suo dovere di insegnare alla figliooccia tutti i modi per godere dell'amore e provocare a suo marito grandi orgasmi; se la scopa in tutti i modi e in tutti i buchi.

geniodirazza
1 anno fa · 326 letture · 0

In un attimo di sosta, le labbra si staccarono e lui accostò il viso strettamente al suo; con la bocca vicino all’orecchio, gli sussurrai.

“Continua ancora un poco.”

Mi strinse con maggiore furore e quasi mi sollevò da terra stretta nel suo abbraccio; si mosse avanti e indietro col bacino come se mi montasse e invece si strusciava solo col pube sul mio inguine; lo imploravo.

“Ancora un poco così … si … si … siiiiiiiii.”

E mi sentii esplodere in un orgasmo totale.

“Sei venuta?”

Chiese, con dolcezza; capii che era meglio fare la gnorri.

“Non so. Mi sono sentita sconvolta e qualcosa mi è esploso giù, nel basso ventre, qualcosa che non mi era mai successo”

“Ma, quando ti possiede Antonio, non hai di queste emozioni?”

“Per la verità, no; lui entra, mi monta, mi versa in corpo qualcosa, esce e si addormenta. Io non so cosa sia godere; forse è proprio quello che ho provato adesso.“

“Non ancora; quando esploderai, te ne accorgerai, vedrai.”

Mi rassicurò Alfredo; invece, avevo goduto; e lo sapevo bene; ma era meglio tacere; piuttosto mi consolava sapere che il compare non aveva goduto, perché, se il gioco andava avanti, avrei voluto farlo eiaculare io.

Alfredo, intanto, mi aveva sbottonato la camicetta, aveva tirato fuori le mie tette e le carezzava sensualmente: inutile dire che i capezzoli in pochi attimi si indurirono fino a diventare chiodi appuntiti che lui immediatamente prese a stringere e a titillare per poi afferrarli con le labbra e succhiarli come per strapparne davvero il latte.

Poppò a lungo, con l’entusiasmo di un lattante; intanto, con un a mano aveva preso a sollevarmi la gonna; quando la sua mano arrivò all’inguine, ebbe un piccolo sobbalzo scoprendo che sotto ero nuda; subito dopo le sue dita si infilarono nella vulva e fui io, allora, a sobbalzare per la fitta improvvisa di piacere che mi fece colare abbondantemente sulle sue dita: da come mi strinse la vulva a piena mano, intesi che avrebbe voluto leccarle, quelle dita bagnate dei miei umori, ma non poteva in quel momento perché non faceva parte della ‘lezione’; ebbe però la prontezza di passare alla lezione di ‘masturbazione del clitoride’ e cominciò a titillarmelo come un piccolo pene, spiegandomi che dopo avrebbe fatto la stessa cosa con la bocca, attuando su quella sorta di pisello un’autentica succosa fellatio.

Intanto, sollecitai la manipolazione muovendo il bacino ed ebbi una altro violento orgasmo.

Di fronte alla situazione quasi surreale che si era creata, compare Alfredo abbandonò ogni remora e passò rapidamente agli insegnamenti successivi.

Continuando a manipolarmi la vulva con le dita, prese con l’altra mano la mia destra e la portò sulla patta dei pantaloni ormai evidentemente gonfia; aprì la cerniera e mi fece infilare le dita nel pantalone, dove incontrai il sesso, libero da mutande o altro intimo; ebbi un piccolo sobbalzo al contatto con la carne viva e istintivamente allungai la mano ad accogliere la mazza nella sua larghezza che risultò essere notevole.

Sollecitata dalla sua mano, lo tirai fuori dai pantaloni e mi apparve una bestia di più di venti centimetri, larga da poter appena essere contenuta dalla mia mano e umida di preorgasmo; istintivamente, presi a menarla masturbandola; ma, resami conto che saltava la mia immagine di candida ingenua, mi fermai e strizzai il membro con malgarbo; Alfredo mi fermò con un gesto e prese la mia mano per accompagnarla nel movimento corretto della masturbazione.

Allora mi mise una mano sulla spalla e mi forzò ad abbassarmi finché la mia bocca fu a pochi centimetri dal suo sesso: spinse la punta verso le mie labbra e mi incitò a baciarlo.

Per tener fede al ruolo della candida apprendista, esitai un momento e mi feci indicare cosa fare: quando il membro mi entrò nella bocca, lo accolsi con giochi di lingua che avrebbero fatto godere chiunque; ma Alfredo era troppo preso dalla funzione didattica e resistette imperterrito, anche se non smetteva di decantare la mia disponibilità e la naturalezza con cui facevo cose difficili da eseguire, se non vieni educata a farle, ‘per naturale disposizione a fare l’amore’ la definì, con mia somma soddisfazione.

Allora misi in atto tutto quel che avevo appreso: assaporavo con le labbra l’asta per tutta la sua lunghezza mentre la manipolavo; e intanto con la lingua lo stimolavo sulla cappella e sul frenulo; mi spingevo la mazza fino in gola, fino al soffocamento; leccavo i testicoli e l’asta in lungo e in largo e mentre mi manipolavo con frenesia, succhiavo a più non posso.

Alfredo fu obbligato, per non eiaculare rapidamente, a staccarmi quasi con forza la bocca dal sesso e mi rimise in piedi, ma solo per spingermi verso il divano accanto al tavolo e alzarmi le cosce allargandole fino a che la mia vulva fu tutta spalancata alla sua vista.

“Per la miseria, che grande vagina!”

Esclamò con ammirazione e subito dopo si fiondò con la bocca sulla vulva.

La giostra che Alfredo avviò con il mio sesso era prova di una grande abilità amatoria: partiva da lontano, quasi dalle ginocchia, la sua leccata; e si estendeva per l’interno coscia fino a lambire le grandi labbra; poi si fermava, deviava e riprendeva in altra direzione: io restavo lì con tutto il corpo teso ad attendere lo stimolo sferzante nella vagina, ma ogni volta mi rilassavo quasi delusa e, all’improvviso, un suo dito entrava prepotente in vagina o premeva sull’ano e la sferzata arrivava comunque, imprevista e inattesa.

Poi riprendeva a leccare con devozione dall’altra parte, con la stessa intensità, per lui e per me; e ancora una volta la sferzata veniva improvvisa, da un dito in vagina o nell’ano.

Quando la punta della lingua si insinuò fra le grandi labbra e le separò per arrivare alle piccole labbra e, più su, al clitoride già gonfio, inarcai la schiena e spinsi l’inguine contro il suo viso alla ricerca dell’orgasmo; che fu ancora rinviato.

Quasi non ne potevo più: ricevere in vagina qualcosa (un sesso, due dita, la lingua, un cetriolo o un giocattolo qualsiasi) era ormai quasi vitale e non rinviabile; cercai di farlo capire ad Alfredo, non avendo il coraggio di chiederlo espressamente (per non apparire più smaliziata di quanto dichiaravo); ma lui preferiva giocare con il mio sesso: prese in bocca il clitoride e cominciò a succhiarlo davvero come un piccolo pene.

Mi sentivo l’anima concentrarsi sulla vagina, quasi che tutto il mondo sparisse e fossimo vivi, io e lui, solo sulle sue labbra e sul mio ‘pisello’ gonfio da scoppiare.

Esplosi, alla fine, in un orgasmo che non ricordavo uguale; e furono fiumi di umori che mi scorrevano dall’utero e finivano direttamente nella sua bocca succhiati come miele.

Mentre mi rilassavo godendo, mi venne di pensare che io non avevo avuto nei suoi confronti la stessa premura e non gli avevo consentito di venirmi in bocca: sembrava mi leggesse nel pensiero, Alfredo; e mi rassicurò.

“Se godi ora, tu puoi riprenderti immediatamente e godere un infinito numero di volte, addirittura fino a svenire; ma io, se eiaculo, dopo ho bisogno di tempo per recuperare; ed io voglio insegnarti tutto quello che è possibile, sul sesso, prima di concedermi il lusso di una eiaculazione o, se sarà possibile, anche di due.”

Non avevo risposte; mi limitai a stringere la sua testa contro il mio ventre; frenando un poco l’impeto amoroso, Alfredo mi prese per la mano e mi guidò alla camera, mi tolse gonna e camicetta e si fece togliere da me il pantalone e la camicia; quando fummo entrambi nudi.

“Questo te l’insegno ma non so se ti servirà spesso.”

Prima di andare avanti…

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