“Fai tutto quello che ritieni e scusami se sono stata brutale; ma Alberto è anche mio e voglio che erediti un patrimonio in crescita, non un peso morto.”
Lui si allontana e va al tavolo dove servono da bere; chiede un cognac; una ragazza assai giovane, sui vent’anni, bionda e con un corpo quasi esile ma ben strutturato, si avvicina e lo provoca strusciandogli il culo solido e compatto sul pacco; il gesto non è casuale; la guarda e lei ammiccando si dirige ai bagni; capisce che è quello il mondo che non ha mai capito, in cui vive Laura; decide di seguirla per capire fin dove arriva; la trova nell’antibagno che lo aspetta.
Lo prende per la mano e si avvia alla cabina per disabili; chiude la porta dietro le spalle e lo avvolge in un bacio sensuale; risponde facendo appello a tutta la sua esperienza e la travolge in una passione che l’altra non si aspetta; le mani si muovono tentacolari a palparla su tutto il corpo, dalle natiche dure e puntute al seno forte e saldo, dal ventre morbido e caldo alla fighetta che sente verginale ma non disavvezza alle scopate.
Sente di violare ogni principio etico del suo fare l’amore; sta mettendo in evidenza tutta la sua capacità sessuale, tutta la sua esperienza nella scopata; non pensa ad altro che a quel corpo giovane da possedere e lo tormenta sapientemente, da sopra il bikini in cui si infila agilmente e facilmente; i capezzoli reagiscono immediatamente e, dopo qualche strizzata, lei si morde una mano per non urlare; tutto sta avvenendo nel più assoluto silenzio.
La fa girare, tira fuori il cazzo, le prende una mano e la stringe intorno all’asta, sente le vibrazioni di lei quando scopre la possanza del sesso; le sposta il costumino, la spinge in basso e, quando è ben china, le infila la mazza in figa; sente ogni centimetro della vagina non strettissima, abituata a certi spessori; la scopa con foga e con estremo piacere; la sente sborrare più volte e inondargli l’inguine; si augura che non si vedano macchie sul pantalone; lo slaccia e lo abbassa alle caviglie.
Riprende a scoparla e lei ricomincia a godere e a squirtare; il cazzo è ormai coperto di umori biancastri di lei; sposta la cappella al culo e la sfonda; ancora si morde le mani per non urlare; la mazza è dentro, col solo ausilio degli orgasmi di lei; la scopa per un poco, poi molla i freni e le scarica nel culo una sborrata-fiume; si pulisce alla meglio con la carta igienica, tira su il pantalone ed esce con un lieve bacio sulla bocca; lei resta a pulirsi e rimettersi a posto.
Non ha imparato niente che non sapesse, non ha capito molto di quel che pensano i giovani della ‘leggerezza’, ma forse deve rivedere qualche atteggiamento; soprattutto, si vergogna di avere tradito volgarmente sua moglie; si precipita a cercarla e le chiede perdono; capisce subito.
“Ti sei scopato la biondina in bagno?”
“Si, te ne sei accorta?”
“No; se stavi zitto non lo avrebbe saputo nessuno … “
“Ma lo sapevo io e mi sentivo in colpa; ho voluto toccare con mano il ‘sesso leggero’ di Laura; forse qualcosa ho capito ma non riesco ad accettarlo; comunque, hai ragione; devo adeguarmi ai tempi; la prima cosa è sistemare il ruolo di Loredana. Ti va di comunicarglielo tu? Da me risulterebbe troppo formale … “
“Mi chiedi, per la prima volta, di partecipare al tuo lavoro?”
“Non te la senti?”
“Se mi tieni la mano, vado a tirare la coda a Satana … “
La biondina si è avvicinata con un ragazzo intorno ai trent’anni.
“Ciao, prima non ci siamo presentati; io sono Natascia e lui è il mio ragazzo, Loris.”
“Ciao, io sono Marco; Nicoletta è mia moglie e Alberto è il nostro bambino; queste che arrivano sono Loredana, Evelina e Cornelia, tre pilastri della mia azienda. Ragazze, siete state straordinarie, in tutto. Vi amo follemente.”
“Lory, tu non puoi fare più solo la segretaria; Marco ti nominerà amministratore delegato con poteri pari ai suoi; sei tu che hai le idee più brillanti e sei forte come dirigente.”
“Nico, ma vaneggi? Se non lo decide lui … “
“Lo ha già deciso; lo ha detto solo a me; ora io lo dico ufficialmente.”
“Capo, davvero mi promuovi?”
“Vi siete già promosse, Cornelia col magnetismo del suo discorso, Evelina con un’organizzazione impeccabile e tu sostituendomi in quest’ambiente che a me da l’orticaria.”
“Nico, io ti plagerò il figlio; deve crescere al passo dei tempi ed essere migliore del padre, ma in linea con la sua età.”
“Lory, voglio solo che mio figlio abbia un avvenire più limpido di Laura; fai quello che ritieni giusto; ti voglio troppo bene ed amo troppo mio figlio per contrastarvi.”
Natascia, la bionda del bagno, e Loris, il suo ragazzo, sottopongono a Loredana il problema dell’azienda del padre di lui che rischia di perdere una commessa europea per le attrezzature obsolete; si guardano, Marco e la sua segretaria, ora socia, e lei va a colloquio con i piccoli industriali che sembrano attendere un segnale; tornando, avverte che si costituirà un pool di piccole aziende e vogliono un coordinatore.
Marco indica i due giovani che, da quel che ha constatato, hanno idee chiare e progetti pronti; Loredana chiude la vertenza convincendo anche il padre del ragazzo; naturalmente, i due giovani saranno sotto la loro tutela e lavoreranno anche in funzione delle loro aziende; Natascia è strabiliata dalla situazione inesplicabile dei rapporti amorosi di Marco ma finisce per capire che il grande amore che circola tra loro è la leva che li spinge e li tiene uniti.
Alla fine, Nicoletta sembra ribellarsi e chiede di cominciare la vacanza vera, perché fino a quel momento hanno trasformato tutto in lavoro estenuante; tutti concordano e la villa diventa la sede dell’amore di Marco per le sue donne, ma anche il regno del ‘reuccio’ Alberto e la palestra di esibizione delle bellezze in gioco compresa Evelina che abbandona spesso gli amici dello yacht per stare col suo ‘capo’ e le sue donne.
In una conversazione privata, Natascia cerca di spiegare i meccanismi che spingono alcune ragazze ad abbandonarsi a pratiche libertine; Nicoletta, che ha posto il problema per capire sua figlia, chiede se lei è uscita da quel tunnel e come; la ragazza spiega chiaramente che trovare il proprio posto nel mondo fa cambiare prospettive; anche Laura, prima o poi, rinsavirà; basta avere la pazienza di aspettare che qualcosa la scuota; la madre non può che sperare in una rinascita.
Ormai nessuno si preoccupa per la fabbrica; affidata al primo dirigente, si aspetta solo la chiusura di ferragosto, per riprendere a settembre a pieno ritmo; quindi le donne si lasciano andare al piacere di sfoggiare i costumi più arditi coi loro corpi bellissimi in spiaggia, sul corso o nelle feste; la ‘lotta’ tra Ottavia e Cornelia a chi è più bella è accesa; Loredana le surclassa in esibizionismo; Evelina si accontenta di ‘rubare’ tutte le occasioni per avere l’attenzione e l’amore di Marco.
Solo Nicoletta è lacerata tra la cura del bambino, l’amore a suo marito e la fibrillazione per la figlia che non dà segni di vita; Marco cerca tutti i percorsi per rintracciarla in qualche modo, Evelina prova ad individuare, tramite gli amici navigatori, la posizione della barca; ma le scarne notizie la rendono irreperibile; come forse era anche prevedibile, compare di colpo, del tutto inaspettata, una mattina che tutte sono in casa, in attesa che Marco torni col gelato che è andato a comprare.
“Buongiorno; ciao, mamma!”
A Nicoletta per poco non prende un colpo a vedersela apparire così all’improvviso; si precipita ad abbracciare la figlia che l’accoglie a braccia aperte.
“Laura, amore mio!”
Poi giù mille domande e poche vaghe risposte; le altre donne sedute all’ombra della tenda parasole fanno solo qualche gesto di saluto; passata l’euforia, Nicoletta le chiede come mai sia tornata così presto e inattesa; Loredana è irridente.
“Nico, che domanda del cazzo; se è qui in piena stagione, è chiaro che qualcosa ha mandato in vacca la splendida crociera; lei è tornata all’ovile in cerca di foraggio; in fabbrica qualcuno l’ha aggiornata su tutto ed eccoti la signora qui perché non ha dove andare, non ha un centesimo, non ha un reddito e deve chiedere aiuto a mamma e adesso anche al patrigno che è anche il padre di suo figlio; diciamo che è venuta a portarti anche in vacanza la solita arroganza e i guai che l’accompagnano sempre.
