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Arroganze e prevaricazioni · Cap. 4
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Capitolo 4 di 11 15 min di lettura

Arroganze e prevaricazioni 4 - B - Marco 1

Ottavia ed Evelina fanno le vendette di Marco contro i loro mariti

geniodirazza
1 anno fa · 288 letture · 0

Arroganze e prevaricazioni 4 - B - Marco 1

Nicoletta è rimasta inebetita; mai avrebbe ipotizzato che addirittura potesse essere a rischio la sua personale incolumità, se non addirittura la vita; le lacrime le gonfiano il cuore e il viso; ha bisogno di piangere, di urlare il suo pentimento, di ammettere la sua stupidità; la figlia se ne rende conto e l’accompagna al bagno, per farla sfogare sulla sua spalla; Marco resta impassibile ad aspettare che tornino; fa servire e versare il vino; le due si risiedono e Nicoletta è più rilassata.

“Marco, senza acrimonia e mettendo da parte per un momento i motivi di rancore, mi ripeti a chi devo rivolgermi per il lavoro?”

“Se provvedo io stesso, mi garantisci che non urlerai di nuovo alla prevaricazione?”

“No; è evidente che, se accetto il lavoro da te divento automaticamente una tua dipendente; sarei stupida a provare rancore per uno che è naturalmente il capo … “

Lui forma un numero e mette il vivavoce; rispondono al primo squillo.

“Buonasera, ingegnere; qualche problema?”

“No, Acampora, nessun problema; lei è a casa o ancora in ufficio?”

“Sono a casa ma il mio computer è connesso all’ufficio …. “

“Ricorda il quesito che le ho posto per un lavoro e un alloggio?”

“Si, quelli per la sua compagna, la signora Nicoletta; ho trovato un escamotage per assumerla come impiegata in un ufficio; lei mi ha detto che ha fatto qualche pratica in un laboratorio artigianale, nel passato; lo stipendio non è altissimo, sui mille euro, ma è il meglio che possiamo offrire; per l’alloggio, ho individuato un monolocale nell’ultimo blocco che lei ha fatto realizzare; il prezzo è altino, rispetto al contesto, ma è il più bello realizzato.”

“Nico, un lavoro da impiegata; tu stavi con Alberto alla guida del laboratorio; dovresti essere in grado di reggere e di farti valere, se ti impegni; lo stipendio è sui mille euro, un terzo di quello che pagavi qui all’hotel ogni volta; ci devi vivere per un mese; te la senti o rinunci?”

“A questo punto, meglio questo che un calcio in bocca, forse più meritato; ma mi preoccupa il costo dell’affitto; se è troppo alto, rischio la fame … “

“Acampora, va bene così, fissi l’assunzione come impiegata e fermi il monolocale; il prezzo dell’affitto lo scarichi sul mio conto personale, come spesa di rappresentanza. Domani mattina la signora si presenta al suo ufficio e lunedì comincia a lavorare. Grazie per la solerzia e la comprensione.”

“Grazie a lei, ingegnere; felicissimo di esserle utile.”

“Quindi, la nostra separazione è fatta; tu, Laura, cosa decidi? I privilegi all’Università non si toccano; quando vieni in città, vai a stare da lei?”

“No; mamma, mi dispiace; dove tu vedi un tiranno io vedo un uomo molto generoso; ti garantisce anche l’affitto; a me assicura che completerò l’Università; ci vedremo e ci saluteremo, ma io resto a casa di Marco; ci sono troppo affezionata!”

“E’ persino giusto che non paghi anche tu errori che ho commesso io; non considerarmi ancora una parassita; come reggo fino al primo stipendio? Non ho un centesimo … ?“

Marco fa cenno all’impiegato alla reception che si precipita al tavolo; gli chiede se può versargli dei contanti da caricare poi sul conto della cena; l’altro assicura che non ci sono problemi né limiti; si fa dare millecinquecento euro e li consegna alla compagna.

“Nico, non è una buonuscita né un compenso per gli anni d’amore vissuti; è un contributo per metterti in condizione di avviare la tua nuova vita; al di là di quello che è successo, so che hai un vero pallino per gli affari e che ti farai valere in fabbrica; spero che questa situazione andrà migliorando col tempo; spero anche che troverai un compagno col quale dare vita ad una nuova famiglia … “

Lei trattiene a stento le lacrime.

“Laura aveva ragione; stasera una luce ha squarciato il buio della mia follia; non voglio piangere sugli errori e sulle perdite; voglio solo dirti che ti amavo e ti amo ancora; voglio che sappia che non bisogno di uomini che mi calpestino o mi esaltino; non ho voglia di uomini; se ne incontrerò uno sarà, dio sa quando, l’unico che ho amato dopo Alberto. Grazie per quello che fai; non te ne pentirai, stavolta … “

“Lo so, cara; lo so bene; è stata una follia ma è durata cinque anni, gli stessi della nostra felicità; non riesco a mandare giù il rospo; non sono più innamorato di te, anzi sono innamorato come sempre di due donne; ora l’altra è più vicina a me; finché lei ci sarà, ti sarò amico come sono sempre stato, anche quando filavi con Alberto e piangevo in disparte ma non mollavo la nostra amicizia.”

“Due donne amate insieme? Quindi, quella che ha preso il mio posto nel tuo cuore, può essere solo Laura; figlia mia, è così?”

“Si mamma; te l’avevo confidato; è stato Marco a sverginarmi e voglio essere la sua donna, spero con esiti più felici del tuo.“

“Adesso lascia che vada a piangere da sola; questo è il vero terremoto che rade al suolo tutta la mia vita; cominciate a mangiare; io non so se riesco, a questo punto.”

Non riescono a gustarsi la delicata cena, con a tavola Nicoletta che per tutta la sera piange i suoi errori, le perdite e la rinuncia anche alla figlia che ora è altro da lei; nessuno dei due è in grado di sollevarle lo spirito di niente e devono accettare il tormento di una festa trasformata in funerale; il peggio viene quando Laura si mette alla guida dell’auto che sua madre ha sempre considerato un suo patrimonio e deve viaggiare con lei a fianco mentre ripensa ai momenti e versa nuove lacrime.

In casa, dopo una breve esitazione, Nicoletta si dirige alla camera degli ospiti e i due prendono possesso della camera da letto; fanno l’amore, a lungo; ma c’è tristezza, anche in loro, di fronte allo sfacelo di una vita brillante e gioiosa, nonostante gli errori, ed esposta ora ai dubbi della povertà e forse della solitudine.

La mattina presto, Nicoletta è in piedi e si prepara ad uscire; Marco, che si siede a fare colazione, la invita a stare serena; andrà con lui in fabbrica; non c’è bisogno che tanto platealmente la lasci sola, sempre che lei non continui a leggere ancora i fatti con gli occhiali della ribellione al padrone; lo rassicura che la sua è solo frenesia di operatività e, se a lui sta bene, vorrebbe continuare a mantenere l’amicizia di sempre, anche prima che lei sposasse l’amico; lui le stringe le braccia con affetto.

Avvertono Laura che torneranno per pranzo e che tutto sarà come era stato sempre nei week end; andrà via lunedì e possono usare quei due giorni per riappacificarsi quanto possono; Nicoletta si sbriga assai in fretta e decide di tornare in autobus a casa, dove sa che Laura si è immersa nello studio perché ha esami impegnativi a breve; le comunica rapidamente che da lunedì sarà impiegata a tutti gli effetti e che l’indomani andranno a vedere il monolocale non lontano dalla fabbrica.

Prima di andare avanti…

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