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Arroganze e prevaricazioni · Cap. 7
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Capitolo 7 di 11 15 min di lettura

Arroganze e prevaricazioni 7 - C - Laura 2

Marco e Loredana decidono il periplo del Mediterraneo in motocicletta

geniodirazza
1 anno fa · 249 letture · 0

Lui non sborra ancora ma la fa sborrare a lungo e con grandi urla; quando si fermano ansanti supini tutti e due, gli chiede perché la sta trattando da puttana, mentre gli ha chiesto una notte d’amore nel loro nido d’amore; lui le domanda se era amore quello che metteva nel pompino a regola d’arte e se lui ricordava male certi sessantanove che avevano il retrogusto intenso e lungo dell’amore.

“Hai ragione; ho cominciato io ad essere tecnicamente brava; avevo dimenticato le nostre sedute d’amore; ce la facciamo a ricominciare e a darci, per questa volta almeno, l’amore di una volta?”

“Una poesia di Verlaine recita che il vaso, una volta infranto, anche riparato, reca le ferite profonde della rottura; i giapponesi suturano le crepe con l’oro perché anche le crepe sono una parte della storia; non so se le crepe che hai provocato nel nostro amore possono cancellarsi in una notte. Voglio provarci; ma dobbiamo essere in due, come in tutte le altre cose; e tu sei, in tutto, ormai da sola e aggressiva, per abitudine.”

Riprendono a baciarsi e finalmente lei ritrova dentro di se l’amore che professa ma che ha nascosto sotto la montagna di fango con cui ha cercato di sommergerlo, rimanendone invischiata; lui l’abbraccia con tutto il corpo e la sente stranamente piccola e fragile sotto di se, accosta la cappella alla figa e la penetra lentamente quasi con delicatezza; quando la punta urta la cervice dell’utero e lei lancia un gemito più lungo, si ferma immobile e lascia che i corpi cavi si riempiano di sangue e la titillino.

Resta a lungo senza cavalcare e lascia che sia lei a prendere coscienza del cazzo che la possiede e lo usi per il suo piacere; lei attiva i muscoli della vagina e viene dominata dalla sensazione di possedere quel corpo possente e meraviglioso; se ne sente quasi inorgoglita e si gusta il cazzo con gioia, fino in fondo; alla fine, dopo una lunga serie di orgasmi, attivando i muscoli anche dell’utero, gli strappa una fiumana di sborra dai testicoli che la fa urlare e sentire piena di lui e del suo amore.

Per un momento, Marco viene assalito dal dubbio che non sia protetta e le chiede se non sarebbe stato meglio usare un preservativo; lei gli obietta che quelli li usa per le scopate leggere; per fare l’amore, ci voleva la sensazione della pelle e del corpo vivo; del resto, il problema era solo suo e lui non doveva occuparsene, una volta tanto; non gli resta che accettare il punto di vista e vivere il resto della notte con tutto l’amore possibile in quella situazione paradossale.

Scopano ancora, più volte, da varie posizioni; su richiesta di lei, la incula a secco, senza lubrificante; si rende conto con dolore che il suo culo è decisamente spanato, frutto dell’abitudine a lasciarsi inculare con una sveltina in bagno anche da cazzi notevoli; ha già deciso che sarà l’addio definitivo e neppure vi fa caso; anche la figa, d’altronde, reca evidenti tracce di una lunga consuetudine alle scopate più diverse; passa la notte, per fortuna, e i dubbi sfumano.

All’alba sono tutti e tre in piedi; Laura ha raccolto in vari scatoloni tutte le sue cose e gli chiede se può caricarli sull’auto o se dovrà mandare qualcuno a ritirarli; la station wagon con cui è venuto è sufficiente a caricare tutto; vuotano l’appartamentino. Si fa consegnare le chiavi e salgono in macchina; il dialogo nel viaggio è banale e scarso; lui accende la radio su una stazione di musica ed evita qualunque discorso; ha un leggero magone per l’abbandono del nido d’amore, ma lei è rimasta indifferente.

Arrivati a casa, Laura chiede dove la portano a stare; Marco dichiara ad alta voce che non speri di tornare mai più a casa sua; sua madre, se vuole, può dividere con lei il monolocale, con le difficoltà inevitabili; Nicoletta fa presente che non c’è possibilità di spazio per i libri; Laura chiede a Marco se può ospitarli nella camera che fu la sua; potrebbe averne bisogno per l’esame di abilitazione; può farlo, ma lei entrerà solo per prelevare quelli utili ed uscirà subito, non si fermerà a studiare.

Le chiede, a proposito, cosa ha deciso per il corso di abilitazione; per ora si prende un po’ di vacanza, poi ci penserà.

“Ma in azienda è stato predisposto un corso per i mesi estivi; Marco ti aveva prenotato … “

“No, mamma, grazie, da questo momento l’aiuto di Marco è superfluo; voglio fare da me e, soprattutto, non ho voglia di riprendere a studiare appena finito.”

“Potrei farti molte obiezioni; la prima è che proprio la freschezza di studi è l’ideale per continuare; ma la differenza fra leggero e pesante è solo tua e te ne lascio la responsabilità; la seconda è che dovrei sbatterti in faccia gli scatoloni dei libri, visto che dichiari che fai a meno dell’aiuto mentre lo stai chiedendo; questo è esattamente il tuo comportamento, pretendere per dovuto quel che non ti spetta e negare quello che dovresti dare per legge.

La terza è che il problema del lavoro ti assillerà prima che te ne accorga. L’unico avvertimento è che stai per commettere un altro del tuoi gravi errori; se si ritorce solo contro di te, mi limiterò a guardare; se mi colpisce e mi offende in qualsiasi modo, stavolta non la passi liscia ma la paghi assai cara. Ho sbagliato a non presentare il conto a tua madre; sto sbagliando a non presentarlo a te; ma ormai è finita, se dio vuole. Scendete, siete arrivate e non vi voglio più tra i piedi, stronze!”

Nei giorni seguenti, Nicoletta cerca inutilmente di incontrarlo da sola per chiedergli scusa dell’arroganza di sua figlia; ma sbatte contro il muro di indifferenza che lui ha alzato; sa da Loredana che si sta preparando per un’estate al calor bianco, con un viaggio che sognava da anni, forse d’intesa con suo marito buonanima; ricorda benissimo le chiacchiere vuote sul giro della costa mediterranea, dalla Francia attraverso Spagna, Portogallo e di nuovo Francia per scendere ai Balcani fino alla Grecia.

Rivive attimo per attimo le ricerche accanite che facevano di quel viaggio un sogno ad occhi aperti; lei doveva essere della partita con un’altra ragazza; chiede a Loredana chi sarà la sua compagna di viaggio; l’altra ammutolisce e non c’è verso di tornare sull’argomento; un magone la prende all’idea dei sogni infranti che si ripropongono; ma anche per questi recuperi lei ha commesso gravi errori; sua figlia ha caricato il basto col suo comportamento ed ha interrotto l’inizio di ricucita che s’era avviato.

Prima di andare avanti…

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