“Grazie, scusami il fastidio. Ciao mamma. Marco, ti voglio bene.”
Scivolano più agilmente di quanto ciascuno pensava, gli ultimi cinque mesi degli studi universitari di Laura; forse perché qualcosa è stato smosso dalle denunce esplicite delle sue malefatte; forse perché un pizzico di pudore le è rimasto e il rispetto della memoria di suo padre non è del tutto morto, forse perché davvero è stanca di una vita decisamente al limite, riesce alla fine a contenersi sul serio; marginalmente, le pesa anche la minaccia della punizione severa che sarebbe terribile.
Nicoletta si sforza di creare con Marco la massima intesa che la situazione le consente; poiché ha vissuto quell’uomo da quando era adolescente e lungo tutti i travagli della vita, riesce quasi sempre a coglierne gli stati d’animo; sa che, benché si proponga sempre deciso ed autorevole, ha spesso momenti di abbandono in cui avrebbe bisogno di un amico a fianco; quando riesce a farlo, si fa invitare a pranzo o a cena, senza nessuna mira particolare, e riesce a farlo scaricare.
Non ci vuole molto, perché Marco si accorga che, ad aspettarlo ai cancelli di uscita, c’è Nicoletta proprio quando dentro di lui preme una forte tensione a cercare uno sguardo familiare; dopo un paio di intuizioni della donna, si decide ad essere lui a chiamarla o a farla avvertire quando vuole passare una serata con se stesso e con un’amica disimpegnata; arrivano persino a guardare la televisione come una vecchia stanca coppia di sposi, quando serve.
Qualche volta finiscono a letto e passano ore intere di sesso quasi violento, ma sempre entusiasmante; ma la maggior parte delle occasioni è quella in cui si fermano solo per cenare e per chiacchierare un poco; naturalmente, l’argomento principe è Laura e i suoi problemi, per la laurea e, soprattutto, per il dopo laurea; il tarlo della laurea che non vale neanche come carta igienica si è instillato anche in testa a lei, che ha sempre conservato il mito, di suo marito, della laurea come toccasana.
Marco le spiega che la proliferazione delle università, anche e soprattutto telematiche, negli ultimi tempi; del numero degli studenti e dei laureati; dei corsi più o meno brevi che si seguono da casa, in teleconferenza, insomma la facilitazione delle lauree ha fatto sì che molte operaie, anche sue amiche, abbiano già conseguito persino diverse lauree ma non abbiano trovato sbocchi praticabili; un servizio del telegiornale, per un concorso pletorico, dà forza alle sue affermazioni,
Avverte che il mondo del lavoro è una giungla; Laura potrebbe avere qualche vantaggio se fosse più umile e disponibile; lei deve superare un esame che abilita alla professione, ma è necessario che uno studio commercialistico garantisca due anni di praticantato; cuore di mamma le impone di chiedere se lui può fare qualcosa; il suo ufficio commerciale è abilitato a questo, ma i corsi sono rari e affollati; se non ci fosse la pregiudiziale dell’odio al tiranno, lui ne parlerebbe volentieri.
Alle sollecitazioni della madre, Laura risponde che per ora si interessa della laurea; poi penserà al lavoro; è chiaro, controluce, che spera di fare da sola e non accetta discussioni; Nicoletta desiste e resta in attesa della data di proclamazione della laurea; viene fissata per la metà di giugno e i due fibrillano in attesa di celebrare la figlia e pupilla che, come dio vuole, ce l’ha fatta; naturalmente, sono felici di andare insieme e di abbracciare Laura.
Il giorno della proclamazione, sono in prima fila ad applaudire la ragazza che finalmente ha raggiunto il risultato; partecipano con gioia ai festeggiamenti che gli amici organizzano per lei; Laura prega Marco di non andare via, per non guidare di notte e per mettere a punto la situazione dell’appartamento che adesso lei deve restituire; le invita a cena e passano la serata in dolcezza a familiarità, quasi che le nuvole fossero tutte oltre l’orizzonte.
Laura proibisce che prendano una camera in un albergo cittadino; dormiranno tutti e tre nella casa che ha utilizzato per tanti anni come sua, il loro ‘nido d’amore’; lui si ribella alla definizione, alla luce degli eventi successivi; Laura gli rimbecca che quello è stato sempre il nido del loro amore, anche se lui non lo sapeva, non lo capiva e non l’avrebbe mai accettato; Nicoletta coglie l’intenzione della figlia e, appena si dispongono per dormire, va ad occupare il divano nella sala; Marco la guarda sorpreso.
“Amore, Laura ha raggiunto il traguardo sognato dal padre, da te e da lei; adesso vuole ‘una notte in più’ senza chiedertela, non gliela puoi negare; solo una notte d’amore; poi la potrai dimenticare; e, se cerchi di mentire dicendo che non ti va, ti eviro a mani nude.”
Si lascia convincere ‘solo per una notte ancora’ e va a prendere posto accanto a Laura che l’aspetta già nuda, a braccia spalancate, con uno sguardo lucido d’amore; ritrova di colpo il corpo agile e giovane che ha, solo per qualche mese, goduto come veramente suo, da quando l’ha sverginata fino alla dichiarazione di libertà in nome della ‘leggerezza’; si abbandona al piacere dell’emozione e fa finta di non accorgersi dei movimenti da vera puttana, ormai rotta ad ogni esperienza.
Lei parte quasi all’assalto con un pompino da far resuscitare i morti; quando li pratica ad amici o estranei di passaggio, nel bagno del bar, riesce a farli sborrare in pochi secondi, chiunque sia, anche perché la situazione non consente lunghi accoppiamenti, essendo un locale di uso pubblico; l’abilità raggiunta nella fellazione le consente di strappare orgasmi spesso da tsunami con grande piacere sia suo che degli ospiti, più o meno occasionali.
Ma Marco è uno tosto e si prende con grande nonchalance le succhiate e le leccate miracolose; gode da matti al passaggio della lingua su tutta la mazza e sui coglioni, ai giochi raffinati di ghirigori intorno alla cappella, alle lunghe succhiate, alla masturbazione sulla mazza che resta fuori, al gioco delle labbra che si stringono per farsi violare come una figa vergine, ai risucchi rumorosi con le palle in bocca; ma resiste e non sborra.
Alla fine, lei cede e lascia che sia lui a passare al contrattacco; ed è lei, invece, a starnazzare come una gallina a cui stiano staccando il collo, quando lui aggredisce con la lingua le grandi e le piccole labbra, quando prende tra le labbra il clitoride e lo succhia come un piccolo cazzo; urla anche di più quando lo prende fra i denti e lo mordicchia; implora quasi piangendo che lo vuole in figa, ad ogni costo.
Quasi si incazza quando lui, girandola carponi, si accosta al culo e la infila in figa da dietro, a pecorina; avrebbe voluto guardarlo negli occhi, mentre la scopava; ma lui ha scelto l’anonimato; quella, per lui, è e deve essere una scopata, una delle tante che la troia ninfomane si va a fare nei cessi del bar col primo che le passa davanti; il gesto d’amore che Laura si aspettava non arriva e lei si sente ancora umiliata per avere chiesto una notte d’amore e trovarsi a subire una scopata anonima.
