“Nico, se andiamo da me, te la senti domani mattina di mettere nei ricordi questa notte e tornare ad essere i nemici di sempre?”
“Marco, quando è stata la volta che hai fatto questa premessa a una donna mentre andavate a fare l’amore?”
“Hai ragione; perdonami; ho paura che gli incubi abbiano il sopravvento … “
“Se non provi, non saprai mai; uno come te non brucia le esperienze prima di consumarle.”
“Sei sempre più la ‘mia’ Nicoletta; vieni, ti amo e voglio fartelo sentire.”
“Voglio morire in braccio a te; spero che il percorso non abbia inciampi.”
Non ci sono inciampi possibili, a quel livello di tensione; si trovano abbrancati in un abbraccio tutto sesso e libidine, non appena hanno varcato la soglia; si conoscono bene e non impiegano molto a denudarsi quasi prima di essere arrivati al letto; contrariamente alle sue abitudini, Carlo non si prende il tempo per prepararla e ‘scoprirla’, ma si impossessa di lei in un sol colpo; la penetra prima ancora che abbiano realizzato che sono a letto e stanno per fare l’amore.
Sente un sesso reattivo e quasi verginale; si ferma e la interroga con lo sguardo; lei gli risponde con un luogo comune.
“E’ l’esercizio che sviluppa l’organo; la mancanza fa rischiare l’atrofia! Il tuo è ben esercitato; il mio è in disuso da mesi; sii paziente e sverginami.”
Capisce che davvero la figa, rimasta inoperosa per mesi, ha recuperato tutta la tensione muscolare ed è da violentare di nuovo; prova un piacere indicibile a seguire, momento per momento, la penetrazione della mazza nel canale vaginale fino all’utero; palpa per un momento il culo e trova un buco grinzoso, chiuso come un’ostrica; lo ha lasciato pronto a ricevere la sua mazza senza problemi; capisce che gli tocca riconquistare la sua compagna; la gioia interiore è superiore a un orgasmo.
Nicoletta, che finalmente sente il suo maschio penetrarle fino al cuore, ha una serie infinita di piccoli e grandi orgasmi, gode di sentire la mazza nel ventre, ma anche la pelle di tutto il corpo sul suo, l’umido delle labbra sui capezzoli; e si lancia a baciare lui dappertutto, senza permettergli di uscire un centimetro dalla figa; ne assorbe e ne recupera il sapore, l’odore, il calore del corpo amato e innamorato.
Carlo non si concede molte carezze; sborra di colpo, urlando come un maiale e scatenando gli urli di lei che scarica finalmente tutta una vita sofferta attraverso l’orgasmo; poi comincia da capo, con un rituale che è il ‘loro’ rituale e prevede lunghissime succhiate carezze libidinose e titillamenti su tutto il corpo; lei ritrova il suo immenso amante di un tempo e si abbandona alle carezze con l’anima, prima che col corpo.
“Nico, stanotte non riesco a dormire e non ti lascio dormire; è la nostra notte; domani il tuo capo ti giustificherà il ritardo e la distrazione; stanotte sei la ragazza che contendevo al Alberto e ora vinco io, però.”
“Ti amo; non ce la faccio a dirti altro; so solo piangere di gioia!”
Passano una notte quasi in bianco; ambedue vorrebbero riprendersi una storia passata attraverso tutte le esperienze del sesso e dell’amore che avevano sperimentato in gioventù; lei è certamente più calda e non passa un attimo senza il cazzo piantato da qualche parte, in figa come nel culo, in bocca come tra i seni, o semplicemente tenendolo in mano in deliziose masturbazioni; l’importante è sentire quella mazza ‘sua’, finalmente, dopo averla desiderata per mesi.
Lui vuole allo stesso modo riappropriarsi di quel corpo che sente appartenergli; non gli basta penetrarla in figa da ogni lato, in ogni posizione, viso a viso alla missionaria; da dietro, a pecorina; o da sdraiati, da dietro tenendole alta ogni volta la gamba libera; oppure da seduti, con lei che lo cavalca faccia a faccia o di spalle, masturbandosi fino a sborrare con forza; la incula più volte in tutti gli atteggiamenti, dalla classica pecorina al faccia a faccia fino a incularla dall’alto, schiacciata per le spalle al letto.
Si accorgono che sono le quattro del mattino e la loro voglia non è del tutto esaurita, anche se sono stanchi morti; decidono di riposare qualche ora e lei si accoccola davanti a lui, offrendogli il culo magnetico; lui resiste alla voglia di incularla ancora e si lasciano dormire; si svegliano giusto in tempo per essere puntuali al lavoro; c’ è un velo di tristezza, quando sono costretti a salutarsi, al cancello sella fabbrica; ma sanno ambedue che non è stata un’occasione unica.
Si ritrovano ancora, nell’arco di mesi seguenti; ed ogni volta si riscoprono innamorati e disposti ad amarsi cancellando gli anni del dolore e del rancore; per Marco è, per un verso, la tentazione di riprendere con Nicoletta dove è cominciata la frattura anni prima; per altro verso, il disperato tentativo di considerare Nicoletta alla stregua dei suoi amori dominanti, almeno da quando ha scoperto la natura vera di Laura, incapace di lealtà o di fedeltà.
Dopo la telefonata ricevuta mentre era con Ottavia e che l’ha spinto a rompere il senso di fedeltà che lo aveva distinto, è intervenuta la vicenda con Evelina che vede abbastanza spesso e con cui passa giornate meravigliose; ma ormai ogni donna interessante che si propone è per lui il diversivo a Laura e alla disillusione che ha provato di fronte al netto rifiuto; forse anche la cena con Nicoletta ha la stessa scaturigine, ma è diventata altro e si trova spesso a pensare a un ritorno.
Laura invece, chiusa nelle ristrettezze economiche, ha dato un grosso giro di vite al suo modo di vivere; non ha rinunciato al sesso ‘leggero’ ed è comunque assidua frequentatrice del bar e dei suoi bagni; ma, anche per l’impegno che deve profondere nello studio per non perdere la possibilità di laurearsi, non può dedicare che pochi giorni alla settimana al suo sport preferito, la scopata in piedi; in un eccesso di sicurezza, decide di forzare il divieto a farlo a casa sua.
Un giorno alla settimana, riceve un qualche ragazzo e ci scopa alla grande; più ingenua ancora di sua madre, non capisce che lui la fa controllare, che sa tutto in tempo reale e prepara subito la contromossa.
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