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Arroganze e prevaricazioni · Cap. 6
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Capitolo 6 di 11 15 min di lettura

Arroganze e prevaricazioni 6 - C - Laura 1

Laura prende definitivmente il posto della madre; ma impiega poco a tradire

geniodirazza
1 anno fa · 277 letture · 0

Ha tentato e spera continuamente che Marco la inviti una volta a pranzo o a cena, perché ha un bisogno fisico di parlare con lui in amicizia, anche di stupidaggini, per sentire che le cicatrici si vanno rimarginando; ma, dopo il rifiuto della serata con Laura, ha perso quasi le speranze; è stato come se lui l’avesse posta di fronte all’alternativa tra la figlia e lui; lei ha scelto la figlia e non ne è pentita, anche se non sono lievi le rogne che le procura.

Si fa viva solo quando è con l’acqua alla gola, perché i soldi non le bastano fino a fine mese e la carta di credito è esaurita; si trova a parlarne con Loredana, la segretaria personale di Marco, e improvvisamente le piovono emolumenti extra sufficienti a soddisfare le esigenze di Laura; basta guardarsi in faccia per capire che, come al solito, Marco interviene senza figurare; vorrebbe approfittare del tema per chiedergli l’invito a cena, ma non sarebbe in grado di indossare un vestito adatto.

Loredana, che ha perfettamente colto il disagio dei due, convoca Nicoletta a colloquio col capo; a lui dice che è stata lei a chiedere un incontro; quando li vede impacciati a chiedersi perché, chiude la porta dell’ufficio e stacca l’interfonico; Marco capisce che la sua segretaria lo ha incastrato e abbraccia la donna; il fiume di lacrime che gli scorre sulla spalla è voluto, provocato, ma serve a rompere il ghiaccio; si trova a baciarla senza rendersene conto.

“Ti amo, Marco, non ho mai smesso di amarti … “

“Zitta, non diciamoci parole inutili; vai da quella strega di Loredana, fatti accompagnare al Centro Estetico qua vicino, fai restaurare la bellezza che era la mia donna, rimettiti a nuovo e vediamoci stasera alla trattoria sotto casa mia, quella che è stata per anni la ‘nostra’ trattoria.

“Posso chiederti se ce la fai ad amarmi per una sera, anzi per una notte, come in quella vecchia canzone spagnola che ti piaceva tanto, ricordi?”

“Una notte ancora? Certo che la ricordo; ma non mettere il carro davanti ai buoi; stasera ceniamo insieme; poi vedremo se sono rose o spine.”

“Va bene; ma io ti amo lo stesso, rose o spine che ci siano.”

“Anch’io non ho mai smesso di amarti; e so che lo sai perfettamente … Senti, megera; la prossima trappola che mi prepari di questo genere te la stringo al collo; accompagna Nicoletta e fai quello che hai già deciso, maledetta imbrogliona.”

“Capo, perché te la prendi? Era nell’umano ordine delle cose; ho dato una piccola spinta … “

Quando le due tornano dalla ‘spedizione’ al Centro Estetico, Marco si trova incantato, come la vedesse per la prima volta, davanti a Nicoletta, la donna con cui ha vissuto dieci lunghi e intensi anni; sembra davvero tutta rinnovata; già l’impressione di quell’ultimo recente bacio l’aveva sorpreso; aveva trovato nella sua bocca un calore, una voglia, una passione forse mai avvertiti prima, anche per effetto di un amore antico e rinnovato improvvisamente in quell’attimo.

La donna che gli sta davanti è ancora più affascinante di quella che lo ha tradito a lungo e che lui è stato costretto a massacrare; liberata dal fagotto del camice da operaia, ha fatto riesplodere tutta l’immensa bellezza di un seno maturo e pieno, il profilo di fianchi disegnati col compasso, la snellezza delle gambe statuarie; per un attimo, si sente travolgere dalla passione e dall’amore; è certo che la cena, a quel punto, non si ridurrà ad un incontro conviviale.

Per la seconda volta in quella giornata, chiude la porta dell’ufficio, fatto più unico che raro, e la prende fra le braccia; lei si sente sciogliere dentro; ricaccia il groppo che, inopportuno, sente emergere dal cuore e lo bacia con una passione che non ricorda uguale nella vita; mangia le sue labbra e succhia la sua lingua quasi volesse cibarsene, gli preme conto il torace i capezzoli duri di voglia, spinge il pube finché non incontra il cazzo desiderato e lo accoglie fra le cosce, da sopra il vestito.

“Nico, non sciupare il trucco che è costato tanta fatica alla ragazza; aspetta stasera; mi sa che c’è ancora tanta chimica tra noi; vedremo se l’incubo del passato si frapporrà alla voglia che abbiamo o se riusciremo, una noche mas, ad essere le persone vive per amore che abbiamo saputo essere per almeno cinque anni.”

“Io ho solo da ingoiare il rospo di un pentimento assai amaro; voglio ricucire con te qualunque sia la condizione che vorrai dettare; sei tu che devi verificare se ti riesce di perdonare e, soprattutto, di cancellare, anni di stupidità.”

“Aspettiamo stasera che la nuova Nicoletta e il nuovo Marco riescano ancora a trovare intesa e amore. Ti prometto che sarò tutto per te e spero che, per lo meno, usciremo con un armistizio che ci consenta di non guardarci più con rancore.”

Va a prenderla nella sua nuova casa e non può fare a meno di osservare le occhiate che, da dietro le persiane, bersagliano la macchina del capo, inconfondibile, venuta nel quartiere a prendere la donna meravigliosa che scende da una delle case popolari; la sorpresa è ancora maggiore per chi riconosce in lei quella che fino a pochi mesi prima era stata la sua donna, potente ed amata.

La serata si svolge in una delicata atmosfera di incontro, tra due che, da quando erano ragazzini, sulle spiagge della riviera, si incontravano con inspiegabili batticuori ed emozioni; oggi, superata la soglia dei quarant’anni e dopo avere vissuto lunghe stagioni di amore eccelso, si incontrano non tanto a fare i conti col passato recente e remoto ma con il desiderio di rinascere o, almeno, di ricucire una storia troppo bella per essere cancellata.

Marco, avvezzo ormai a cenare con belle donne, è compitissimo come sa essere; Nicoletta sente alternarsi tutte le emozioni della ragazza al primo appuntamento anche se il compagno di tavola è stato suo compagno di vita per tanti anni; l’ansia principale è sapere o almeno intuire se ci sarebbe stato un dopo; la cena passa quasi senza che si renda conto di quello che mangia; e dire che è ben altro dalla sbobba della mensa a cui si è rassegnata due volte al giorno.

Ma il piacere del cibo è schiacciato da quello delle mani che si toccano, spesso per caso, e le sembrano bruciare, dai calici scambiati talvolta per bere dallo stesso bicchiere, dai vezzi infantili che dicono il desiderio e l’amore che stanno alimentando; quando la cena si conclude e lui si dirige alla macchina, per riaccompagnarla a casa, a Nicoletta il cuore si ferma per un attimo, nel timore che il sogno finisca lì; per fortuna, lui ha solo avuto un attimo di esitazione.

Prima di andare avanti…

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