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Erotika
Sarò la vostra puttana! · Cap. 1
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Capitolo 1 di 8 16 min di lettura

Certe scoperte lasciano il segno!

lo afferro e, prima ancora di pensare a quello che sto per fare, me ne infilo più della metà in bocca

pennabianca
4 mesi fa · 2.2k letture · 1

Noi due occupiamo un grande appartamento nella zona centrale di una città non lontano dal mare; io, poi, per andare a lavorare, devo solo uscire dal portone di casa, attraversare la strada ed entrare nell’edificio di fronte, dove ho il mio studio di consulenza fiscale, che mi è stato lasciato da Anselmo, persona che era stata salvata da mio padre in una brutta circostanza, e che, oltre allo studio, mi aveva anche donato l’appartamento dove vivo con mio marito, non avendo egli alcun parente. Abbiamo tre camere matrimoniali, un salone, una cucina, due bagni, per oltre 150 mq., più quasi 50 m. di terrazzo, posto al terzo piano di uno stabile, che domina gran parte della città sottostante. Di solito, Paolo, al mattino, dopo una breve colazione, parte e va al lavoro, per tornare solo a sera, mentre io, prima della presenza in casa dei genitori, mi preparavo qualcosa che poi sarebbe stato il mio pranzo, all’una tornavo dal lavoro e mangiavo da sola; ora, invece, con la loro presenza, quando torno a casa trovo già il pranzo sul tavolo, ben caldo e fumante e non devo pensare proprio a nulla, perché loro provvedono a rigovernare casa, a tenerla in perfetto ordine, oltre a far la spesa. Sono due persone molto discrete, si immedesimano nelle nostre esigenze e, spesso, la sera, minimo due volte a settimana, escono con il pretesto di andare al cinema, oppure giocare a biliardo, sport di cui sono entrambi appassionati; questo permette a noi due, di aver dei momenti intimi, durante i quali Paolo mi scopa con tutto l’amore, l’ardore e la passione che sa esprimere. Sì, in effetti, l’unica controindicazione è stata un po’ la carenza di una certa nostra libertà. Quando si era da soli, io mi permettevo di girare nuda per casa, provocando in mio marito sensazioni che lo spingevano a non perder l’occasione di infilarmi in qualsiasi posto riuscisse a mettermi le mani addosso; ora, invece, quella libertà risultava menomata. Una sera, mio padre rientra dicendo che ha parlato con il delegato sindacale, il quale lo ha informato che vi sarebbero buone probabilità che potrebbe esser messo in pensione anticipata, così, il giorno successivo ritorna in città e nella casa dove ha vissuto con mia madre per tanti anni.

Quella stessa sera, mio marito mi comunica che l’indomani partirà presto e starà via per quattro giorni, per partecipare ad un corso di aggiornamento per nuovi sistemi bancari, che hanno a che fare con lo smartphone, certe cose collegate alle applicazioni, insomma nuove opportunità che l’utilizzo del telefonino offre, anche nel sistema bancario. Quella mattina, mi son alzata molto presto per accompagnarlo almeno fino alla porta e, dopo, sono tornata a letto, perché, per me, era ancora troppo presto per alzarmi. Quando mi son svegliata, mi son resa conto che, non avendo reinserito la sveglia, era un po’ tardi per andare al lavoro. Rapidamente mi son fatta una doccia e, mentre ero lì a lavarmi, mio suocero mi avverte che la colazione è pronta. Esco dal bagno avvolta nel mio accappatoio bianco, che, però, è un po’ corto: arriva a metà coscia e, quando mi siedo sulla penisola della cucina, mi rendo conto che offro una buona porzione di cosce nude, mentre la parte superiore, non essendo perfettamente chiusa, offriva una ulteriore abbondante porzione di seno. Sono affamata e, di fretta, prendo una fetta biscottata con burro e marmellata e, quando sto per addentarla, mi si rompe e mi cade all'interno dello scollo dell’accappatoio, finendo per scivolare in mezzo al solco dei seni, fino ad arrivare in basso, fra le cosce.
«Accidenti!»
Istintivamente apro il nodo dell’accappatoio per cercare di recuperare la fetta e, così facendo, offro una visione completa del mio corpo nudo e, se mai ve ne fosse stato bisogno. Mio suocero si alza di scatto e, con un passo, si avvicina a me, offrendomi un tovagliolo di carta per pulirmi. Quando alzo gli occhi, mi ritrovo, a pochissima distanza da lui, in piedi, con un pacco enorme a poca distanza dal mio viso. Lo guardo scioccata e, nello stesso tempo, senza neanche rendermene conto, alzo la mano destra ma non per afferrare il tovagliolo di carta, bensì per appoggiarla su quello splendido bozzo, che ho in corrispondenza della mia bocca. Non mi rendo neanche conto di quello che sto facendo, che già la mia mano ha valicato l’elastico dei pantaloni del pigiama, abbassandolo, e subito svetta, davanti al mio viso, il più bel pezzo di carne umana che abbia mai visto. Lungo oltre la norma e grosso si erge davanti a me un membro di ragguardevoli dimensioni, che somigliava vagamente ad una grossa pannocchia di mais.

Lungo, enorme, bello, lucido, lo guardo rapita e, con la mano, lo afferro e, prima ancora di pensare a quello che sto per fare, me ne infilo più della metà in bocca. Un lungo gemito esce dalla sua bocca, mentre la mia cerca di contenerne più che può. Lecco, succhio, lascio scorrere la lingua lungo l’asta e poi me lo infilo in gola, cercando di mandarne giù il più possibile, mentre lui rimane immobile. La sensazione che sto provando è magnifica, sento il mio ventre molle, le gambe tremano e tutto il mio corpo è scosso da un brivido di piacere, che si concentra fra le mie cosce, dove la mia micetta si sta bagnando in una maniera incredibile. Dopo aver assaporato per un po’ la mia bocca, lui mi appoggia le mani sulla testa, mi tiene bloccata e, lentamente, comincia un va e vieni, scopandomi la bocca. Serro le labbra intorno a quella splendida asta e lo succhio con tutta la verve di cui son capace, fin quando lui,
d'improvviso si ferma, trattenendo la cappella fra le mie labbra che la serrano in maniera ermetica e subito inizia a scaricarvi un’abbondante quantità di crema, meravigliosamente densa, dolce e calda. Ingoio rapidamente, più mando giù e più le mie guance si gonfiano. Lecco, succhio, ingoio, pulisco tutto perfettamente e, quando sento le sue mani che si staccano dalla mia testa, solo allora realizzo cosa ho fatto. Sconvolta mi alzo in piedi, corro in camera mia, mi vesto rapidamente e letteralmente fuggo da casa, rifugiandomi nel mio ufficio. Ci vuole un po’ di tempo, per calmarmi e realizzare l’immensa sciocchezza, che ho commesso. Cerco di capire per qual motivo, in maniera così semplice, ho tirato un pompino a mio suocero, senza che vi fosse una reale necessità. È vero che son dieci giorni che non faccio sesso, ma, con mio marito, le cose girano bene e, ogni volta che lo faccio, ne resto molto soddisfatta, appagata, quindi non riesco a trovare una spiegazione logica al mio comportamento. Non trovando nessuna spiegazione, dentro di me è rimasta, comunque, la meravigliosa sensazione che ho provato nel succhiare quello splendido membro, che mi ha regalato una calda sborrata in bocca ed una profonda eccitazione, che, al solo pensare di averlo dentro di me, mi fa bagnare le mutandine in maniera indecente.

Quando si fa l'ora di pranzo, sono combattuta fra il tornare a casa o non farlo, ma poi mi convinco che, prima o poi, in ogni caso, dovrò rientrare nel mio appartamento, quindi mi presento a testa bassa davanti alla porta di casa. Lui mi accoglie con il solito sorriso, il pranzo pronto e la normale cortesia fra noi, come se nulla fosse successo quella mattina. Tesa e nervosa, oltre che alquanto imbarazzata, mi siedo a tavola e cominciamo a mangiare; nel mentre, ricevo una telefonata da mio padre, il quale mi dice che ha buone notizie: ci sono reali speranze che può andar in pensione anticipata, grazie ad alcune leggi di cui lui non sapeva nemmeno l’esistenza e, per quanto riguarda l’appartamento, il suo vicino di casa gli ha fatto un’offerta molto interessante per acquistarlo, poiché il figlio si sposa; quindi darà inizio alla procedura di messa in vendita. Cerco poi richiamare mio marito e, solo dopo alcuni squilli, riesco a parlare con lui, che rimane molto vago perché, forse, avrà intorno diverse persone; mi dice che il corso è di una noia pazzesca, ma che, comunque, a sera, andrà a bere qualcosa con delle persone, con cui ha fatto amicizia. Finito di mangiare, il mio comportamento resta lo stesso di sempre: aiuto a sparecchiare, ma lui mi esorta a tornare al lavoro, tanto ha tutto il tempo per provvedervi lui. La sera, quando torno, nulla è cambiato nel nostro modo di comportarci; stesse identiche cose, la cena, sistemare la casa, un po’ di televisione e poi, entrambi, ci mettiamo il pigiama e ci chiudiamo ognuno nella propria camera, lui nella sua a leggere, cosa che ama moltissimo fare, io nella mia, cercando di parlare con mio marito. Dopo innumerevoli telefonate, lui mi risponde e sento che è all’interno di una bolgia pazzesca, dove ci sarà tanta gente che ride e si diverte e, sentendo la presenza di voci femminili, gli chiedo quante donne ci sono; lui mi risponde scherzando che ve ne sono solo tre: due sono colleghe e l'altra è la sua direttrice, che sento piuttosto vicina quando gli sussurra di lasciar perdere la telefonata e di andare a ballare con lei; dopo di che, cade la comunicazione e lui non mi richiama. Sono stizzita, irritata dal fatto che lui era al corso con la direttrice e non mi aveva detto nulla e che, magari, in questo momento, si starà divertendo da matti; mi sfilo di colpo il pigiama, apro l’armadio e indosso uno splendido baby-doll rosa e, con questo, mi presento in camera di mio suocero.

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