Capitolo 1 - Certe scoperte lasciano il segno!
lo afferro e, prima ancora di pensare a quello che sto per fare, me ne infilo più della metà in bocca
11 ore fa
Mi chiamo Anna, ho 27 anni e sono sposata con Paolo che ne ha tre più di me. Viviamo e lavoriamo in una cittadina del Nord est. Fisicamente sono una bella donna, alta 1 m. e 80, capelli castani, occhi scuri, una quarta abbondante di seno ed un culo che, a detta di molti, è veramente bello. Anche Paolo è un bel ragazzo, poco più alto di me, spalle larghe, capelli neri, due occhi di un azzurro intenso che, come una calamita, attirano molti sguardi da parte di donne. Il resto della nostra famiglia è costituito da: mia madre Giulia, infermiera diplomata anestesista, mio padre Piero, che è un caposquadra dei vigili del fuoco, nel reparto sommozzatori. Mentre la famiglia di Paolo è costituita da Flavia, sua madre, impiegata in un’assicurazione, e Bruno, un istruttore dei Marò del battaglione San Marco. Siamo figli unici e, da quando stiamo insieme, anche i nostri genitori sono diventati amici e, spesso, siamo andati anche in vacanza insieme, oppure, in altre occasioni, hanno organizzato delle settimane di ferie in giro per il mondo. Sono molto uniti e, fra loro, vi è una certa forma di complicità. Fisicamente, mio padre è un po’ più basso di me, ha un corpo sodo e massiccio e detiene i suoi 52 anni in maniera ottimale, mentre mia madre è più o meno alta come me, bionda, anch’essa una bella donna, che mena i suoi cinquant’anni con orgogliosa fierezza. Bruno è il gigante del gruppo: è alto più di uno e 90, spalle larghe, braccia forti e muscolose, con delle mani che sembrano delle vere pinze, da quanto sono forti e grandi. Gli anni trascorsi ad addestrare truppe hanno mantenuto il suo fisico forte, atletico, che non dimostra i suoi 55 anni. Flavia, invece, è una donna esile e delicata che, quando sta fra le braccia di Bruno, sembra quasi scomparire; sembra talmente esile che, se fosse stretta più forte, potrebbe rischiare di esser frantumarla. Le nostre famiglie non vivono nella nostra stessa città: Bruno, e Flavia vivono più a sud, in una cittadina in riva al mare, dove c’è la base dove lavora lui; mentre mio padre e mia madre vivono in un’altra città, che dista circa un centinaio di km. rispetto a dove stiamo noi. Paolo ed io ci siamo conosciuti, casualmente, una settimana dopo che avevo conseguito la patente di guida: l’ho tamponato con la mia vettura. Quando siamo scesi dalle rispettive auto, ci siamo guardati in faccia e fra noi è stato subito amore a prima vista. Da quel giorno son passati quasi 10 anni, di cui sette da sposati. Prima di conoscere lui, avevo avuto due fidanzati. Dal primo, a 16 anni, mi ero fatta sverginare, ma non ne avevo provato molta soddisfazione, mentre il secondo, che era più grande di me, era un vero porco, amante del rapporto anale e, dopo avermi aperto il culetto a dovere, mi ha anche insegnato a far pompini o prenderlo in culo senza difficoltà. Anche Paolo era reduce da tre storie finite non bene, ma solo e sempre per il fatto che, essendo un bel ragazzo, diventava preda di attenzioni di altre donne e la cosa rendeva le sue fidanzate estremamente gelose. Fra di noi c'è un’intesa stupenda, soprattutto per quanto riguarda il sesso; io non gli ho nascosto nulla, sa tutto di me, del mio passato, come io so del suo, non vi sono forme di gelosie tra noi, anche se la dirigente dell’ufficio dove lavora, è una bella donna che, spesso e volentieri, indugia con lo sguardo su di lui; comunque fra noi vige una sincerità forte che genera una estrema fiducia dell’uno per l’altra. A letto Paolo è un vero porco, è ben dotato, mi scopa in tutti i buchi, mi lecca moltissimo ed ama molto farselo leccare da me: a volte, mentre glielo lecco, si abbandona talmente al piacere da venirmi in bocca e devo ammettere che trovo la cosa molto piacevole. Circa un anno fa, sua madre ha iniziato ad avere seri problemi di cuore, talmente gravi, che Bruno, avendo già maturato i requisiti per andare in pensione, non ha esitato un attimo ad abbandonare il lavoro per starle vicino. Tre mesi fa, si è spenta dopo l’ennesima crisi cardiaca. È stato un duro colpo per tutti, ma, poiché piove sempre sul bagnato, una settimana fa mia madre è stata vittima di un incidente stradale. Era l’alba di una domenica mattina, lei aveva smontato dal suo turno di notte e stava tornando a casa a bordo della sua auto, quando un corriere, con il suo furgone, l’ha travolta in pieno. Il conducente aveva avuto un colpo di sonno e, nell’incidente, oltre ad uccidere mia madre, si è schiantato contro un pilone della strada, rimanendo incastrato all'interno del veicolo e, ironia della sorte, è stato proprio mio padre, con la sua squadra, ad intervenire per liberarlo. Per mio padre è stato un colpo durissimo vedere l’auto di sua moglie distrutta con lei dentro, morta.
Oggi c'è stato il funerale ed ora siamo tutti a casa di mio padre; tutti gli altri son andati via e siamo solo noi quattro. In un silenzio quasi irreale, guardo mio marito e mi rivolgo a mio padre, che sembra avere lo sguardo perso nel vuoto.
«Papà, tu non puoi restar qui; questa casa è piena di ricordi che, in conseguenza, ti farebbero stare ancor più male. Prenditi un periodo di riposo, nessuno potrà biasimarti, e va via da qui; vieni ad abitare da noi, tanto il posto ce l’abbiamo perché non è la prima volta che sei stato nostro ospite. Cambiar aria ti farà bene, ti aiuterà a superare questo triste momento ed aiuterà anche a noi.»
Lui mi guarda, scuote il capo, cerca di trovare una scusa per non accettare, ma anche Paolo si associa alla soluzione da me espressa, suggerendogli di prendere un periodo di aspettativa e venire a vivere con noi. Mio padre fa ricorso a dei pretesti per non venire, allora Paolo rivolge lo sguardo a Bruno, che fino a quel momento era rimasto in silenzio, e spera di ricevere aiuto anche da lui.
«Perché non vieni anche tu? Di posto ne abbiamo e voi due, insieme, potreste farvi compagnia ed esser di conforto l'un l'altro, come per noi.»
«Non mi sembra il caso; non è bello disturbare l'intimità di una coppia, saremmo di impiccio; voi avete la vostra vita e noi saremmo solo due vecchi brontoloni, che rovinerebbero anche la vostra intimità.»
Paolo guarda suo padre con occhi severi.
«Quale impiccio, quale disturbo; al contrario, ci farebbe molto piacere avere qualcuno che possa provvedere ad altri bisogni che servono ad una coppia. Io parto al mattino e torno dopo le sei di sera, mentre Anna, esce per andare al lavoro alle otto, torna per una breve pausa pranzo, per poi ricominciare e, fino alle sei di sera, anche lei manca da casa; quindi, avreste molto tempo per voi e potreste esser d'aiuto per varie incombenze, che necessitano in ogni famiglia.»
Insistiamo così tanto che alla fine decidono di accontentarci. Io e Paolo ce ne andiamo, mentre loro si seguiranno l’indomani, dopo che mio padre avrà sbrigato alcune pratiche burocratiche, per ottenere un periodo di aspettativa. Passano tre mesi, durante i quali la loro presenza è per noi motivo di pura gioia.
Noi due occupiamo un grande appartamento nella zona centrale di una città non lontano dal mare; io, poi, per andare a lavorare, devo solo uscire dal portone di casa, attraversare la strada ed entrare nell’edificio di fronte, dove ho il mio studio di consulenza fiscale, che mi è stato lasciato da Anselmo, persona che era stata salvata da mio padre in una brutta circostanza, e che, oltre allo studio, mi aveva anche donato l’appartamento dove vivo con mio marito, non avendo egli alcun parente. Abbiamo tre camere matrimoniali, un salone, una cucina, due bagni, per oltre 150 mq., più quasi 50 m. di terrazzo, posto al terzo piano di uno stabile, che domina gran parte della città sottostante. Di solito, Paolo, al mattino, dopo una breve colazione, parte e va al lavoro, per tornare solo a sera, mentre io, prima della presenza in casa dei genitori, mi preparavo qualcosa che poi sarebbe stato il mio pranzo, all’una tornavo dal lavoro e mangiavo da sola; ora, invece, con la loro presenza, quando torno a casa trovo già il pranzo sul tavolo, ben caldo e fumante e non devo pensare proprio a nulla, perché loro provvedono a rigovernare casa, a tenerla in perfetto ordine, oltre a far la spesa. Sono due persone molto discrete, si immedesimano nelle nostre esigenze e, spesso, la sera, minimo due volte a settimana, escono con il pretesto di andare al cinema, oppure giocare a biliardo, sport di cui sono entrambi appassionati; questo permette a noi due, di aver dei momenti intimi, durante i quali Paolo mi scopa con tutto l’amore, l’ardore e la passione che sa esprimere. Sì, in effetti, l’unica controindicazione è stata un po’ la carenza di una certa nostra libertà. Quando si era da soli, io mi permettevo di girare nuda per casa, provocando in mio marito sensazioni che lo spingevano a non perder l’occasione di infilarmi in qualsiasi posto riuscisse a mettermi le mani addosso; ora, invece, quella libertà risultava menomata. Una sera, mio padre rientra dicendo che ha parlato con il delegato sindacale, il quale lo ha informato che vi sarebbero buone probabilità che potrebbe esser messo in pensione anticipata, così, il giorno successivo ritorna in città e nella casa dove ha vissuto con mia madre per tanti anni.
Quella stessa sera, mio marito mi comunica che l’indomani partirà presto e starà via per quattro giorni, per partecipare ad un corso di aggiornamento per nuovi sistemi bancari, che hanno a che fare con lo smartphone, certe cose collegate alle applicazioni, insomma nuove opportunità che l’utilizzo del telefonino offre, anche nel sistema bancario. Quella mattina, mi son alzata molto presto per accompagnarlo almeno fino alla porta e, dopo, sono tornata a letto, perché, per me, era ancora troppo presto per alzarmi. Quando mi son svegliata, mi son resa conto che, non avendo reinserito la sveglia, era un po’ tardi per andare al lavoro. Rapidamente mi son fatta una doccia e, mentre ero lì a lavarmi, mio suocero mi avverte che la colazione è pronta. Esco dal bagno avvolta nel mio accappatoio bianco, che, però, è un po’ corto: arriva a metà coscia e, quando mi siedo sulla penisola della cucina, mi rendo conto che offro una buona porzione di cosce nude, mentre la parte superiore, non essendo perfettamente chiusa, offriva una ulteriore abbondante porzione di seno. Sono affamata e, di fretta, prendo una fetta biscottata con burro e marmellata e, quando sto per addentarla, mi si rompe e mi cade all'interno dello scollo dell’accappatoio, finendo per scivolare in mezzo al solco dei seni, fino ad arrivare in basso, fra le cosce.
«Accidenti!»
Istintivamente apro il nodo dell’accappatoio per cercare di recuperare la fetta e, così facendo, offro una visione completa del mio corpo nudo e, se mai ve ne fosse stato bisogno. Mio suocero si alza di scatto e, con un passo, si avvicina a me, offrendomi un tovagliolo di carta per pulirmi. Quando alzo gli occhi, mi ritrovo, a pochissima distanza da lui, in piedi, con un pacco enorme a poca distanza dal mio viso. Lo guardo scioccata e, nello stesso tempo, senza neanche rendermene conto, alzo la mano destra ma non per afferrare il tovagliolo di carta, bensì per appoggiarla su quello splendido bozzo, che ho in corrispondenza della mia bocca. Non mi rendo neanche conto di quello che sto facendo, che già la mia mano ha valicato l’elastico dei pantaloni del pigiama, abbassandolo, e subito svetta, davanti al mio viso, il più bel pezzo di carne umana che abbia mai visto. Lungo oltre la norma e grosso si erge davanti a me un membro di ragguardevoli dimensioni, che somigliava vagamente ad una grossa pannocchia di mais.
Lungo, enorme, bello, lucido, lo guardo rapita e, con la mano, lo afferro e, prima ancora di pensare a quello che sto per fare, me ne infilo più della metà in bocca. Un lungo gemito esce dalla sua bocca, mentre la mia cerca di contenerne più che può. Lecco, succhio, lascio scorrere la lingua lungo l’asta e poi me lo infilo in gola, cercando di mandarne giù il più possibile, mentre lui rimane immobile. La sensazione che sto provando è magnifica, sento il mio ventre molle, le gambe tremano e tutto il mio corpo è scosso da un brivido di piacere, che si concentra fra le mie cosce, dove la mia micetta si sta bagnando in una maniera incredibile. Dopo aver assaporato per un po’ la mia bocca, lui mi appoggia le mani sulla testa, mi tiene bloccata e, lentamente, comincia un va e vieni, scopandomi la bocca. Serro le labbra intorno a quella splendida asta e lo succhio con tutta la verve di cui son capace, fin quando lui,
d'improvviso si ferma, trattenendo la cappella fra le mie labbra che la serrano in maniera ermetica e subito inizia a scaricarvi un’abbondante quantità di crema, meravigliosamente densa, dolce e calda. Ingoio rapidamente, più mando giù e più le mie guance si gonfiano. Lecco, succhio, ingoio, pulisco tutto perfettamente e, quando sento le sue mani che si staccano dalla mia testa, solo allora realizzo cosa ho fatto. Sconvolta mi alzo in piedi, corro in camera mia, mi vesto rapidamente e letteralmente fuggo da casa, rifugiandomi nel mio ufficio. Ci vuole un po’ di tempo, per calmarmi e realizzare l’immensa sciocchezza, che ho commesso. Cerco di capire per qual motivo, in maniera così semplice, ho tirato un pompino a mio suocero, senza che vi fosse una reale necessità. È vero che son dieci giorni che non faccio sesso, ma, con mio marito, le cose girano bene e, ogni volta che lo faccio, ne resto molto soddisfatta, appagata, quindi non riesco a trovare una spiegazione logica al mio comportamento. Non trovando nessuna spiegazione, dentro di me è rimasta, comunque, la meravigliosa sensazione che ho provato nel succhiare quello splendido membro, che mi ha regalato una calda sborrata in bocca ed una profonda eccitazione, che, al solo pensare di averlo dentro di me, mi fa bagnare le mutandine in maniera indecente.
Quando si fa l'ora di pranzo, sono combattuta fra il tornare a casa o non farlo, ma poi mi convinco che, prima o poi, in ogni caso, dovrò rientrare nel mio appartamento, quindi mi presento a testa bassa davanti alla porta di casa. Lui mi accoglie con il solito sorriso, il pranzo pronto e la normale cortesia fra noi, come se nulla fosse successo quella mattina. Tesa e nervosa, oltre che alquanto imbarazzata, mi siedo a tavola e cominciamo a mangiare; nel mentre, ricevo una telefonata da mio padre, il quale mi dice che ha buone notizie: ci sono reali speranze che può andar in pensione anticipata, grazie ad alcune leggi di cui lui non sapeva nemmeno l’esistenza e, per quanto riguarda l’appartamento, il suo vicino di casa gli ha fatto un’offerta molto interessante per acquistarlo, poiché il figlio si sposa; quindi darà inizio alla procedura di messa in vendita. Cerco poi richiamare mio marito e, solo dopo alcuni squilli, riesco a parlare con lui, che rimane molto vago perché, forse, avrà intorno diverse persone; mi dice che il corso è di una noia pazzesca, ma che, comunque, a sera, andrà a bere qualcosa con delle persone, con cui ha fatto amicizia. Finito di mangiare, il mio comportamento resta lo stesso di sempre: aiuto a sparecchiare, ma lui mi esorta a tornare al lavoro, tanto ha tutto il tempo per provvedervi lui. La sera, quando torno, nulla è cambiato nel nostro modo di comportarci; stesse identiche cose, la cena, sistemare la casa, un po’ di televisione e poi, entrambi, ci mettiamo il pigiama e ci chiudiamo ognuno nella propria camera, lui nella sua a leggere, cosa che ama moltissimo fare, io nella mia, cercando di parlare con mio marito. Dopo innumerevoli telefonate, lui mi risponde e sento che è all’interno di una bolgia pazzesca, dove ci sarà tanta gente che ride e si diverte e, sentendo la presenza di voci femminili, gli chiedo quante donne ci sono; lui mi risponde scherzando che ve ne sono solo tre: due sono colleghe e l'altra è la sua direttrice, che sento piuttosto vicina quando gli sussurra di lasciar perdere la telefonata e di andare a ballare con lei; dopo di che, cade la comunicazione e lui non mi richiama. Sono stizzita, irritata dal fatto che lui era al corso con la direttrice e non mi aveva detto nulla e che, magari, in questo momento, si starà divertendo da matti; mi sfilo di colpo il pigiama, apro l’armadio e indosso uno splendido baby-doll rosa e, con questo, mi presento in camera di mio suocero.
Apro la porta e mi avvicino al letto; lui è seduto con la schiena appoggiata alla spalliera del letto, con un libro in mano, a torso nudo; abbassa il libro, si gira e mi sorride, invitandomi a stendermi al suo fianco. In un attimo mi spoglio nuda, entro sotto le lenzuola e scopro che lui è completamente nudo, come me. Ci siamo guardati solo per un attimo, poi le sue forti braccia, mi hanno abbracciato ed hanno cominciato a scorrere lungo tutto il mio corpo, accarezzandomi in ogni parte, mentre le nostre bocche si univano in un bacio di fuoco e passionale. Le mie mani sono scese in basso ed ho afferrato quel meraviglioso palo, che era già cresciuto a dismisura. Mi son girata, scivolando giù, me lo sono trovato davanti alla faccia e, senza alcuna esitazione, ho aperto la bocca e l’ho infilato tutto dentro, quanto più possibile. Lui non è rimasto inerte; ha infilato a sua volta la testa fra le mie cosce e, con la sua vorace lingua, ha preso a scorrere lungo lo spacco della mia fica, facendomi subito provare incredibili sensazioni, che si sono trasformate in un lungo orgasmo, quando con le labbra ha stretto il mio clitoride fra i denti. Un gemito prolungato è uscito dalla mia bocca, mentre il mio corpo già fremeva per quel piacere che mi scuoteva tutta. Ad un tratto, si è sciolto da me, mi ha rigirata e sdraiata sotto di lui, mi è salito sopra e si è insinuato fra le mie cosce oscenamente aperte. Ho inarcato la schiena cercando di spingere il bacino verso l’alto, allo scopo di andare incontro alla splendida verga, la cui punta si stava incuneando fra le labbra della mia fica, mentre lui, dall'alto, su di me, mi fissava con estremo desiderio. Mi sono aperta tutta e, quando l’ho sentito entrare, ho trattenuto il respiro, mentre lui, con un solo colpo, affondava tutto dentro di me, fin in fondo.
«Huhmmm! Vengo!»
È bastato sentir sbattere la sua cappella contro il mio utero, per avere un primo orgasmo sconvolgente. Lui è rimasto un attimo immobile, lasciandomi travolgere dal piacere che stava facendo tremare il mio corpo e, poi, ha cominciato a muoversi con un ritmo costante ed affondi completi, andando sempre a sbattere sul fondo di me. Sentivo il suo corpo battere con forza contro il mio ed ho cominciato a provare orgasmi a ripetizione; sconvolta dal piacere, ho sollevato le gambe e le ho sistemate dietro le sue, sopra, in alto, annodandole sui suoi glutei, per poter assecondare ancor più gli impulsi con cui lui mi pompava.
Ho perso il conto di quante volte ho urlato il mio piacere, mentre lui, in silenzio, continuava a sbattermi quella meravigliosa asta di carne dentro di me. Poi si è fermato, è uscito e mi ha rigirato, facendomi sollevare le natiche, quindi si è messo dietro di me e me lo ha piantato di nuovo dentro, fin in fondo. Mi ha afferrato per i fianchi e, tenendomi ben ferma, continuando a pomparmi con un ritmo bestiale, mi ha portato all’estasi completa.
«Sì, dai…più forte! Continua, sìììì, dai! Sei un toro magnifico! Più forte, che godo! Vengo! Vengo!»
Sconvolta dall’immenso piacere provato, non riuscivo più a capire nemmeno quello che stavo dicendo; mi sono scoperta ad incitarlo con tutta la brama che mi aveva assalito, mentre lui, tenendomi ferma per i fianchi, continuava a sfondarmi con tutta la sua irruenza, anche schiaffeggiandomi le natiche.
«Dai, godi, voglio sentirti urlare! Voglio sfondare una troietta come te! Sei tale e quale a tua madre!»
Presa dal piacere, non ho dato molto peso a quella sua affermazione e, subito, un nuovo orgasmo mi ha travolto. Dopo avermi chiavato per bene, ho sentito che mi appoggiava la punta del cazzo fra le natiche e, spingendo il culo verso l’alto, l’ho esortato a sbattermelo nel culo.
«Dai, spingilo dentro…Dai, che mi fai impazzire!»
Lui lentamente mi ha infilato dentro il suo palo e, quando ho sentito le palle sbattere sulle labbra della figa, ho cominciato a godere tantissimo. Mi ha limato il culo in una maniera stupenda, chiavandomi a dovere, fin quando, di colpo, ha aumentato il ritmo e, con un affondo deciso, me lo ha spinto tutto dentro, inondandomi il culo di sperma e facendomi venire ancora con lui.
Sfiniti ci siamo distesi abbracciati; sudata e soddisfatta, ho appoggiato la testa sul suo petto.
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