Sarò la vostra puttana!

Capitolo 2 - Le prima conferme

Come ti ho detto, non è che le cose non vanno bene, ma credo che lui mi tradisce!

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pennabianca

11 ore fa

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Dopo aver goduto, mi sono distesa al suo fianco, lui ha lasciato che la mia testa si appoggiasse al suo petto. Mi accarezzava i capelli, mi ha stretto a sé ed un sospiro è uscito dalla sua bocca. Lentamente il respiro è tornato normale e mi son ricordata la frase che ha detto mentre mi scopava.
«Che volevi dire quando mi hai detto che ero meglio di mai madre?»
Lui sorride e, scherzando, mi dice che forse è meglio che dimentichi quella stupida battuta. Sollevo gli occhi e lo guardo.
«Non voglio dimenticare la battuta, voglio semplicemente una spiegazione. Immagino, dopo quello che abbiamo appena vissuto, di avere diritto a condividere con te qualche segreto.»
Lui scuote un po' il capo, poi un po' controvoglia, mi risponde:
«Il punto è che non mi va di parlare di persone che non ci sono più. Sia tua madre, che mia moglie, erano due persone eccezionalmente conturbanti.»
Mi sollevo e lo guardo dritto negli occhi, poi, con voce ferma, ma pacata, lo invito a continuare ed a raccontarmi tutta la storia. Lui fa un profondo respiro, poi, senza guardarmi negli occhi e con voce alquanto malinconica, mi racconta ogni cosa.
«Quando voi due vi siete fidanzati e noi quattro ci siamo conosciuti, è successo che, tra di noi, si è formata subito una certa simpatia, che, ben presto, si è trasformata in amicizia, che ci ha portati ad avere incontri sempre più frequenti. La prima vera vacanza è stata quella volta che siamo andati via nella barca che mi ha prestato il mio ex collega. Niente di particolare, una piccola barca a vela di una decina di metri, che ci ha permesso di passare una decina di giorni lungo le coste della Dalmazia. Non ricordo bene come avvenne, ma la prima sera, mentre eravamo all'ancora in una splendida baia, sotto un cielo meravigliosamente stellato, e stavamo cenando, un po' per scherzo e un po' perché forse lo volevamo tutti, tua suocera e tua madre hanno iniziato ad elogiare i nostri comportamenti sessuali. Giulia, tua madre, asseriva che tuo padre era un vero stallone, capace di farla godere moltissimo, ininterrottamente. Naturalmente Flavia ribatteva che invece io ero un vero toro da monta, capace non solo di farla godere molto ed a lungo, ma anche di farla eccitare in maniera sconvolgente. Tra una battuta e l'altra, Il vino scorreva a fiumi e, ad un certo punto, le due donne son giunte alla conclusione che l'unico modo per stabilire chi dei due fosse davvero il migliore, era quella di provarli. La cosa divertente era che discutevano tra loro come se noi due non ci fossimo, scambiandosi confidenze su quanto eravamo bravi a farle godere. Giulia metteva in evidenza il fatto che tuo padre era molto bravo a farla godere con la lingua, leccando sapientemente la sua patatina, fino a portarla ad un piacere intenso, estremo. Ovviamente Flavia replicava che anch'io ero un ottimo amante e, grazie al fatto che le mie mani sono un po' più grandi del normale, quando la masturbavo, lei godeva come se la stessi chiavando. Mentre loro continuavano a parlare, io e tuo padre, le guardavamo convinti che, alla fine, tutto questo si sarebbe concluso in un solo mucchio di chiacchiere tra donne, invece, ad un certo punto, le due donne ci hanno trascinato sotto coperta, nella cabina più grande, quella con il letto matrimoniale e, senza troppi indugi, si son spogliate completamente nude e ognuna di esse ha preso a spogliare il marito dell'altra. Avevamo tutti e quattro una sbronza da paura e non so per qual motivo, ad un certo punto, abbiamo cominciato a ridere come dei pazzi e, non ci crederai, la cosa ci ha fatto talmente divertire che non siamo riusciti a combinare niente. Senza rendercene conto, ci siamo addormentati tutti e quattro nudi, sopra quel letto, senza scambiarci neanche un bacio. Alla mattina, però, le cose sono decisamente cambiate. Ricordo di essermi svegliato e di aver visto Flavia che lo stava succhiando a tuo padre; così, senza nessun problema, ho allungato una mano e l'ho infilata fra le cosce di tua madre che, pur restando ad occhi chiusi, mi ha lasciato fare, probabilmente convinta che fossi tuo padre. Mi son disteso ed ho infilato la mia testa fra le sue cosce, iniziando a leccarle la farfallina; lei, dopo aver allungato una mano ed impugnato il mio membro, se lo è portato alla bocca e, solo quando ne aveva infilato quasi la metà in gola, ha aperto gli occhi e, di colpo, si è staccata, ha emesso un grido di stupore, guardandomi sconvolta. Tutti e quattro ci siam fermati ed ho visto lo sguardo che si sono scambiate lei e Flavia; poi, un attimo dopo, tua madre ha ripreso a succhiarmi il membro con una semplicità e serenità sconvolgente. È stata quella la prima volta che abbiamo iniziato a giocare tutti e quattro assieme. Sia tua madre che mia moglie, si son rivelate esser, a letto, delle femmine calde e vogliose e ci hanno fatto impazzire di gioia, ripetutamente. Col tempo, poi, non è rimasta una cosa solo circoscritta a noi, perché, ogni volta che andavamo in vacanza insieme, ci siamo sempre inventati qualche gioco nuovo. Molto spesso era l'esibizionismo e, in questo, tua madre era veramente una maestra. Tante volte si è divertita a provocare un'infinità di gente, ma la cosa che amava di più era quando ci trovavamo in autostrada: amava mostrarsi nuda ai camionisti che stavo sorpassando e questo gioco la faceva sbrodolare copiosamente. Flavia, invece, era più troia. A lei piaceva molto masturbare i maschi che si eccitavano per lei e, soprattutto, le piaceva farsi schizzare addosso. Una volta, su una spiaggia nudista, ne ha fatti radunare una dozzina intorno a sé e, dopo averli succhiati tutti, li ha fatti schizzare sul suo corpo, facendoselo ricoprire di crema. Col tempo, abbiamo anche sperimentato lo scambio di coppia e, in più di un'occasione, abbiamo partecipato a delle feste private, organizzate da qualche coppia che avevamo appena conosciuto e, ti assicuro, che tua madre, spesso e volentieri, assurgeva a vera regina della festa. Quello che non mi spiego, è stato il tuo comportamento di questa mattina: anche se mi ha fatto impazzire sentire le tue labbra sul mio membro, mi son chiesto se avessi avuto dei problemi con mio figlio e, se ci sono, vorrei esserne messo al corrente.»
Ho ascoltato con molto interesse le sue parole e, mentalmente, ho ricollegato tanti piccoli episodi che avevo notato, ma che, presi singolarmente, non erano per me comprensibili, mentre ora, invece, ascoltando le sue parole, tutto aveva un senso, un significato. Lo guardo e vedo che si aspetta una risposta alla domanda appena formulata, così cerco di non esagerare.
«Non è che le cose tra me e tuo figlio non vadano bene, è soltanto che, in questo periodo, il lavoro, forse, ci assorbe un po' troppo e tra noi si è creata qualche piccola incomprensione.»
Bruno mi guarda e mi rendo conto che non sono riuscita ad essere convincente, infatti lui scuote il capo e mi chiede ulteriori spiegazioni.
«Anna, tu mi hai chiesto di esser sincero con te, di raccontarti cose che riguardavano i tuoi genitori, ed io l'ho fatto; ora ti chiedo di tenere la stessa sincerità con me.»

Faccio un profondo respiro e gli dico quello che mi brucia dentro.
«Come ti ho detto, non è che le cose non vanno bene, ma, ultimamente, Paolo è stato trasferito a questa nuova sezione informatica, che è diretta da una bella donna. Angela, così si chiama, è una donna sulla quarantina ben portati, con un bel seno, ma anche il resto del corpo è quanto mai provocante: ha delle cosce molto lunghe che, ovviamente, fascia con calze velate e, ai piedi, calza sempre scarpe con il tacco alto. Insomma, anche se non lo voglio ammettere, sono gelosa. Scoprire che non mi ha detto che lei era al corso con lui ed averlo sentito al telefono, con lei che gli diceva di lasciar perdere la telefonata e di andare a ballare, mi ha fatto bollire il sangue ed è per questo che, se non fosse successo quello che è avvenuto questa mattina, mi sarei vestita, sarei uscita e l'avrei data al primo che avrei incontrato per strada. Evidentemente il destino aveva già deciso per me ed ora son contenta di non averlo fatto; non sono affatto dispiaciuta di esser entrata nel tuo letto e di essermi fatta sbattere da te, come l'ultima delle troie. Ora non so cosa penserai di me, ma ti assicuro che, dopo quello che mi hai raccontato sulla intimità scambiata con mia madre, essermi trovata ora qui tra le tue braccia, a godere con te, nello stesso modo in cui ne godeva mia madre, mi hai in qualche modo fatto sentir orgogliosa. È vero che non ho la certezza che mio marito mi stia mettendo le corna con la sua direttrice, ma, è anche vero che, probabilmente, sono degna figlia di mia madre e, dentro di me, c'è un'altra Anna, una donna diversa, che adora sentirsi troia e che tu, questa sera, hai fatto emergere; ora, per vero, mi sento un po' intimorita all'idea di doverla gestire. Bruno, ti prego, aiutami! Tu, in qualche modo, hai scoperchiato il mio vaso di Pandora ed io non so come fare a gestire tutta questa libidine che ho percepito mentre ero su di te e mentre ti sentivo dentro, che mi chiavavi come una puttana!»
Mi guarda, sorride, mi attira a sé e mi bacia. La sua lingua gioca con la mia e le sue mani indugiano ancora sul mio corpo, facendomi eccitare di nuovo, mentre io mi spingo alla ricerca del suo membro, che sento già turgido e, così, mi piego verso il basso e lo prendo in bocca. Lo lecco, lo succhio, come se fosse la cosa più normale del mondo; lui geme dal piacere.

Poi, a sua volta, infila la testa fra le mie cosce e la sua lingua va a frugare fra le valve della mia ostrica; mi sconvolge quando le sue labbra stringono con forza il mio clitoride, facendomi godere all'istante. Sento arrivare prepotente un orgasmo, mi sfilo il suo membro dalla bocca e lo invito a farmi godere.
«Sì, Bruno, sì! Continua, Bruno, che vengo! Bruno, mi stai facendo venire! Dio, che bello! Sto venendo!»
Me lo rimetto in bocca e lo infilo il più possibile giù nella gola, mentre il mio corpo trema di nuovo, scosso da un violento orgasmo. Sento che lecca e raccoglie tutto il miele che sgorga dalla mia vulva e poi mi sposta, mi mette sotto di lui e di nuovo si infila tra le mie cosce; un attimo dopo, il suo poderoso scettro scivola tutto dentro il mio corpo, fin in fondo. Lo sento che mi apre e mi dilata, mi sfonda alla grande, mentre mi dilata con il suo spessore e mi porta subito ad esortarlo a sbattermi ancora più forte, se possibile.
«Sì, porco, sfondami! Dai, sfondami tutta! Sei un maiale che gode a sfondare questa puttanella di tua nuora! Dai, Bruno, fammi impazzire come riuscivi a farlo con mia mamma.»
Mi devasta! Il suo corpo possente impatta contro il mio e il suo enorme membro mi slarga ogni volta che arriva tutto dentro. Sollevo le gambe e le appoggio sui suoi glutei. Assecondo i suoi movimenti e spingo il mio corpo in alto, andando incontro al suo, per sentirlo ancor più in profondità. Lui è un toro scatenato e mi monta quasi lo stesse facendo con una vacca!
«Ti sfondo tutta, puttana! Sei tale e quale a tua madre! Anche lei godeva molto nel farsi sbattere da me, anche se tuo padre ha il cazzo più grosso del mio. Diceva che il mio le arrivava proprio fin nello stomaco! E poi è giusto che tu sappia una cosa: tante volte tua madre mi ha provocato, dicendomi di immaginare che al posto suo ci fossi tu, come lo sei in questo momento! Tu non lo sai, ma lei, spesso e volentieri, mi ha proposto fantasie dove tu avresti potuto far la regina fra noi due. Ha sognato tante volte di potersi abbeverare alla tua fonte del piacere, mentre io o tuo padre avremmo potuto sfondarti ogni orifizio. Tante volte mi ha suggerito di sborrarle in bocca, immaginando che lo facessi a te! Troia lei ed altrettanto troia tu! Adesso godi, dopo, ti insegnerò io come diventare una gran puttana, una troia di cui andar fieri, la più grande zoccola vivente, anche più di lei!»

Godiamo all'impazzata, poi cambiamo posizione; mi prende da dietro e mi tiene per i fianchi, mentre mi sfonda come un forsennato. Anche in questa posizione, raggiungo diversi orgasmi; poi, alla fine, sfinita lo supplico di sborrarmi in bocca!
«Bruno, ti voglio in bocca! Voglio bere il tuo seme! Dai, porco, sborrami in bocca!»
Mi fa godere ancora una volta, poi si sfila e me lo presenta alle labbra; si sega velocemente ed io, a bocca aperta, ricevo tre generose schizzate, che ingoio rapidamente, senza perderne una sola goccia. Dopo che gliel'ho pulito alla perfezione, lui mi attira a sé, mi bacia con passione e mi rendo conto che gli piace sentir il suo sapore nella mia bocca. Gli chiedo di farmi restare a dormire con lui, ed egli mi stringe a sé ed afferma che non ci son problemi. E l'alba del venerdì mattina, quando mi sveglio mi trovo nel letto da sola e, quando sto per alzarmi, vedo la porta aprirsi e comparire Bruno con un vassoio in mano: mi ha portato la colazione a letto, nella migliore delle condizioni che si usano fra giovani sposi. Gli sorrido divertita.
«Così non vale! Se fai così, mi vizi!»
Lui sorride e insieme facciamo colazione rapidamente, poi, sposta il vassoio e si mette in piedi davanti a me, con il suo splendido scettro ancora gonfio dentro i pantaloni del pigiama. Senza dir nulla, lo afferro, lo prendo in bocca e glielo succhio. Lui appoggia la mano sul mio capo e fa ondeggiare il suo corpo avanti e indietro, praticamente scopandomi la bocca. Lo succhio con vigore, mentre faccio in modo da ingoiarlo quasi tutto, al punto da indurlo a complimentarsi con me.
«Accidenti! Sei davvero tale e quale a tua madre! Tra tutte le femmine con cui sono stato, lei era l'unica che riusciva a prenderlo tutto in gola, come stai facendo tu adesso! Anna, continua! Dai, continua, perché voglio sborrarti in bocca che è la cosa che mi fa impazzire di più al mondo!»
Sentir le sue parole, mi riempiono di orgoglio e così lo succhio con rinnovato ardore e, ben presto, sento che è pronto ad esplodere. Si blocca di colpo e poi comincia a scaricarmi in bocca generose bordate di crema prelibata.
«Anna, bevi! Bevila tutta la mia sborra! Brava, puttana, ingoiala tutta; non perderne neanche una goccia.»
Mi gusto ed assaporo questa splendida sborrata, che, oltre ad eccitarmi, mi gratifica.

Giusto il tempo di togliermi il suo cazzo dalla bocca, che squilla il mio cellulare. È mio padre. Rispondo e lui mi informa che il vicino di casa, mercoledì prossimo vorrebbe procedere al compromesso, per avere, quanto prima, la disponibilità dell'appartamento, di modo che suo figlio possa procedere alla sua ristrutturare, in quanto il proprietario di quello che attualmente occupa, gli ha chiesto di liberarlo quanto prima possibile, concordando con lui che molti mobili e/o altre cose, è disposto a pagarle pur di non perderle.
«Capisci, Anna, devo liberare il più in fretta possibile la casa da tutta la roba che contiene, soprattutto quella di tua madre, che proprio non riesco a sistemare in una scatola.»
Rifletto un attimo sulla situazione, mentre guardo anche Bruno e, allora, gli faccio una proposta.
«Papà, questa sera, io e Bruno potremmo prendere la macchina e raggiungerti, visto che son già tre giorni che sei lì ad inscatolare tutto ciò che intendiamo portar via da quella casa. Credo che questa sia la soluzione migliore!»
Bruno aderisce favorevolmente e mio padre dice che, effettivamente, è l'unica soluzione praticabile, altrimenti lui dovrà pagare una ditta che provveda a buttar via tutto, mentre io sostengo che ci son tante cose in quella casa, che voglio conservare per me. Finita la telefonata con mio padre, mi vesto e vado al lavoro, poi, quando torno, allora di pranzo, faccio presente a Bruno che uscirò qualche minuto prima, in maniera da esser pronti a partire. Stranamente non provo neanche a contattare mio marito. Quando torno al lavoro, prima di rientrare in ufficio, passo direttamente alla filiale della banca per ritirare un po' di soldi contanti, in quanto, se devo, mi piace pagare con moneta invece che con il solito bancomat. Mentre sono allo sportello intenta a fare il prelievo, attraverso il vetro, vedo uno degli impiegati che è all'interno e lo riconosco, in quanto Paolo mi aveva detto che era al corso con lui. Vederlo lavorare di venerdì pomeriggio in banca, mi stupisce e mi fa sorgere qualche sospetto ancor più forte. Appena sono in ufficio, chiamo Bruno e lo prego di raggiungermi un attimo in ufficio.

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