Quando mi raggiunge, lo prego di fare una telefonata al centralino dell'ufficio dove lavora Paolo e di chieder di lui. La centralinista inoltra la telefonata nell'ufficio di Paolo, ma una voce maschile risponde che è in ferie. Guardo Bruno che cerca una spiegazione ed io gli elargisco le mie conclusioni.
«È partito mercoledì, dicendo che il corso durava quattro giorni. Se oggi il suo collega è in ufficio, significa che il corso è durato solo due giorni, mercoledì e giovedì, quindi, oggi, che è venerdì, dove è Paolo? Come mai a me ha detto che sarebbe tornato domenica in giornata, dal momento che il corso sarebbe finito sabato? Scommetto che, se facessi una telefonata e cercassi quella zoccola di Angela, sicuramente mi rispondono che è in ferie anche lei. Ti ho voluto qui in mia presenza, perché ho voluto che anche tu constatassi che tuo figlio mi sta mettendo le corna con quella gran puttana della sua direttrice. Grazie per la tua disponibilità; ora finisco di sistemare due pratiche, impartisco le disposizioni per lunedì e martedì, e ti raggiungo a casa, così saremo pronti per partire e raggiungere mio padre.»
Bruno mi guarda con occhi un po' maliziosi, annuisce e se ne va. Sistemo velocemente i miei impegni e poi lo raggiungo a casa, dove lui ha già provveduto a metter in una valigia alcuni cambi ed alcune cose che vuole portare per sé. Vado in camera mia per prender anch'io delle cose da portare per questi due o tre giorni, che resteremo fuori casa e lui mi raggiunge e sistema le mie cose direttamente in un'unica valigia. Poi, quando son pronta a partire, lui scuote un attimo il capo, mi viene vicino, mi abbraccia e mi bacia e, guardandomi negli occhi, mi chiede una cosa un po' particolare.
«Poiché dovremmo viaggiare in autostrada, vorrei chiederti una piccola cortesia: indossa una minigonna, un sottile perizoma, tacchi alti, e una camicetta senza reggiseno, tenuta chiusa solo da qualche bottone.»
Per un attimo lo guardo senza capire, poi noto un sorrisetto malizioso dipingersi sul suo volto e, allora, mi tornano in mente le sue parole a proposito di mia madre e, immediatamente, mi cambio e indosso le cose come lui ha chiesto. Saliti in auto, lui guida mentre io guardo fuori il paesaggio, ed inseguo i miei pensieri. Bruno mi domanda se va tutto bene, perché mi vede silenziosa e triste. Io gli sorrido e lui continua a consolarmi.
«Mi chiedevo come può quel coglione di mio figlio tradire una così bella e giovane moglie, che tanti uomini guardano con morbosità e desiderio, per, al contrario, correre dietro ad una troia che lo usa a suo piacimento.»
Io gli sorrido, mentre osservo il sole scendere e la sera che si avvicina col suo imbrunire. I miei occhi si riempiono di lacrime, perché penso di non meritarmi un simile trattamento da lui. Quando Bruno se ne accorge, mi sprona a non prendermela più di tanto.
«Anna non esser triste, dai, vedrai che tutto si aggiusta.»
Mentre continua a parlarle cercando di consolarmi, ha messo una mano sulla mia coscia ed ha iniziato ad accarezzarmi la gamba, salendo dolcemente verso l’inguine. Velocemente percorriamo un breve tratto urbano e, subito si immette in autostrada. Appena entrato in autostrada, lui si gira verso di me e mi sorride.
«Ti ho chiesto di vestirti in questo modo, perché era l'abbigliamento che piaceva tanto a tua madre, quando dovevamo viaggiare e le piaceva, come ti ho detto, molto provocare i camionisti. Ho visto che sei alquanto depressa per il comportamento di quello stupido di mio figlio, quindi, onde stemperare questa tua acrimonia, vorrei che tu adesso facessi un bel respiro e poi permettimi di farti vivere un'esperienza di esibizionismo, assolutamente unica. Naturalmente se non te la senti, non posso certo biasimarti.»
Faccio quel famoso respiro e, immediatamente, sento dentro di me la voglia di scaricare un po' la mia tensione e il gioco che mi propone non l'ho mai fatto, quindi decido di accettarlo con piacere.
«Certo che ho voglia di giocare con te! Come ti ho detto ho la netta sensazione che ci sia un'altra Anna, dentro di me e, anche in questo caso, sei tu che la stai facendo emergere, quindi mi rimetto ai tuoi suggerimenti e sono disponibile a fare tutto quello che mi chiederai.»
Il primo camion che incontriamo, lui si gira verso di me ed inizia l'addestramento.
«Dai, allarga un po’ le gambe e lascia che vedere il triangolino delle tue mutandine nere. Hai delle bellissime cosce e le cose belle son fatte per esser viste, osservate.»
Lo guardo un po’ incuriosita e lui mi tranquillizza.
«Stai tranquilla, lo faremo solo guardare un po’, poi lo semino quando riterrò di farlo.»
Gli sorrido un po’ nervosa.
«Va bene, mi fido di te e son pronta a tutto, anche se non so bene cosa e come sarà!»
Si avvicina al veicolo pesante, da un leggero colpetto di clacson e poi lo sorpassa lentamente. Il conducente si è goduto la vista delle mie cosce esposte e subito risponde suonando le trombe e facendo segnalazioni con le luci. Si affaccia dal finestrino, sembra un tipo di mezza età. Rido divertita, perché ho provato una certa emozione nel mettermi in mostra ad uno sconosciuto. Bruno accelera, si gira verso di me ed anche lui ride contento.
«Hai sentito che strombazzata! Sicuramente pensa che siamo una coppia di maiali. Come ti senti? Ti è piaciuto? Ti andrebbe di farlo impazzire?»
Lo guardo e chiedo come farlo.
«Bruno, che dovrei fare per farlo impazzire?»
Lui subito mi offre il suggerimento giusto.
«Adesso mi faccio superare di nuovo e poi ci giochiamo un po’. Tu intanto sbottona due bottoni della camicetta così da fargli vedere un po’ della scollatura.»
Sento che questo gioco mi sta intrigando molto e, così, senza nessuna esitazione, apro completamente la camicetta, mettendo in bella mostra i miei seni. Per un breve attimo, vedo negli occhi di Bruno un compiacente stupore; lui subito si affianca al veicolo pesante. Quando il camionista vede la mia quarta misura libera e ben in mostra, inizia a strombazzare di nuovo, si affaccia dal finestrino e mima il gesto di fermarci. Io sempre più eccitata, guardo lui, poi Bruno e poi ancora lui.
«Guarda, Bruno, credo che ci stia invitando a fermarci.»
Lui sorride e mi dice che si sta eccitando. Allungo una mano e gli afferro il grosso pacco, che si era già gonfiato nei pantaloni. Bruno intanto ha spostato la sua mano fino alle mie mutandine e, dopo aver infilato le sue dita dentro la mia fica, mi masturba con sempre maggior velocità, facendomi godere moltissimo.
«Bruno, che mi fai? Così mi uccidi! Cazzo, vengo!»
Lui sorride compiaciuto. Tira fuori il suo scettro, che trovo durissimo e, mentre prendo a segarlo, mi chiede se ho voglia di giocare.
«Anna, hai voglia di continuare a giocare con questo amico?»
Ormai sono troppo eccitata per sottrarmi al gioco.
«Sì, Bruno! Sono eccitata e farò tutto quello che vuoi!»
Allora lui rallenta, si fa superare di nuovo e, mentre siamo dietro, mi suggerisce un'altra provocazione.
«Adesso voglio che, mentre lo affianco di nuovo, tu ti sfili il perizoma guardando il tipo negli occhi e darlo a me.»
Annuisco, lui si mette di nuovo di fianco al veicolo, il tizio si sporge in fuori ed osserva me che mi tolgo le mutandine. Lo faccio con calma, muovendomi come una gatta in calore. Mi tiro in avanti sul sedile, guardando il tipo appoggio, senza toglier le scarpe, prima un piede poi l’altro sul cruscotto, alzo il bacino e, con fare malizioso, afferro con entrambe le mani l’elastico delle mutandine e le sfilo ancheggiando, prima da un piede e poi dall’altro, e le passo a Bruno, rimanendo stesa, a gambe aperte, il tutto in pochi, ma significativi secondi in cui il tizio mi guarda come ipnotizzato. Appena Bruno lo sorpassa, lui suona di nuovo le trombe e ci segnala con le luci, facendoci capire di fermarci. Bruno mi guarda e mi chiede se voglio vivere un'esperienza veramente sconvolgente. Resto un attimo titubante, per poi chiedergli maggiori spiegazioni.
«Ci fermiamo in un'area di sosta, giochiamo un po', e tu deciderai fino a che punto ti sentirai di arrivare.»
«Cioè, fammi capire? Potrei anche scopare con lui?»
Bruno scuote il capo energicamente.
«Non necessariamente! Ovviamente se volessi farlo, non te lo impedirei, ma non è questa la mia intenzione. Giocheremo tra noi e, al massimo, potremo assistere ad una sua masturbazione per te.»
Accetto, lui lo sorpassa e gli si mette davanti, ad una certa distanza, fin quando, dopo una decina di chilometri, non appare il cartello di un'area di sosta. Bruno rallenta ed entra. Nell'immenso piazzale, ci sono due o tre camion parcheggiati, vicino ad una struttura di toilette, lui, però, non si ferma lì, ma prosegue, fino alla quasi estremità opposta e ferma l'auto con l'avantreno rivolto verso l'uscita.
