Sarò la vostra puttana!

Capitolo 3 - La prima vera esperienza trasgressiva!

Anna, credimi, tu sei munita della stessa verve e tempra di tua madre!

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pennabianca

11 ore fa

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Quando mi raggiunge, lo prego di fare una telefonata al centralino dell'ufficio dove lavora Paolo e di chieder di lui. La centralinista inoltra la telefonata nell'ufficio di Paolo, ma una voce maschile risponde che è in ferie. Guardo Bruno che cerca una spiegazione ed io gli elargisco le mie conclusioni.
«È partito mercoledì, dicendo che il corso durava quattro giorni. Se oggi il suo collega è in ufficio, significa che il corso è durato solo due giorni, mercoledì e giovedì, quindi, oggi, che è venerdì, dove è Paolo? Come mai a me ha detto che sarebbe tornato domenica in giornata, dal momento che il corso sarebbe finito sabato? Scommetto che, se facessi una telefonata e cercassi quella zoccola di Angela, sicuramente mi rispondono che è in ferie anche lei. Ti ho voluto qui in mia presenza, perché ho voluto che anche tu constatassi che tuo figlio mi sta mettendo le corna con quella gran puttana della sua direttrice. Grazie per la tua disponibilità; ora finisco di sistemare due pratiche, impartisco le disposizioni per lunedì e martedì, e ti raggiungo a casa, così saremo pronti per partire e raggiungere mio padre.»
Bruno mi guarda con occhi un po' maliziosi, annuisce e se ne va. Sistemo velocemente i miei impegni e poi lo raggiungo a casa, dove lui ha già provveduto a metter in una valigia alcuni cambi ed alcune cose che vuole portare per sé. Vado in camera mia per prender anch'io delle cose da portare per questi due o tre giorni, che resteremo fuori casa e lui mi raggiunge e sistema le mie cose direttamente in un'unica valigia. Poi, quando son pronta a partire, lui scuote un attimo il capo, mi viene vicino, mi abbraccia e mi bacia e, guardandomi negli occhi, mi chiede una cosa un po' particolare.
«Poiché dovremmo viaggiare in autostrada, vorrei chiederti una piccola cortesia: indossa una minigonna, un sottile perizoma, tacchi alti, e una camicetta senza reggiseno, tenuta chiusa solo da qualche bottone.»
Per un attimo lo guardo senza capire, poi noto un sorrisetto malizioso dipingersi sul suo volto e, allora, mi tornano in mente le sue parole a proposito di mia madre e, immediatamente, mi cambio e indosso le cose come lui ha chiesto. Saliti in auto, lui guida mentre io guardo fuori il paesaggio, ed inseguo i miei pensieri. Bruno mi domanda se va tutto bene, perché mi vede silenziosa e triste. Io gli sorrido e lui continua a consolarmi.

«Mi chiedevo come può quel coglione di mio figlio tradire una così bella e giovane moglie, che tanti uomini guardano con morbosità e desiderio, per, al contrario, correre dietro ad una troia che lo usa a suo piacimento.»
Io gli sorrido, mentre osservo il sole scendere e la sera che si avvicina col suo imbrunire. I miei occhi si riempiono di lacrime, perché penso di non meritarmi un simile trattamento da lui. Quando Bruno se ne accorge, mi sprona a non prendermela più di tanto.
«Anna non esser triste, dai, vedrai che tutto si aggiusta.»
Mentre continua a parlarle cercando di consolarmi, ha messo una mano sulla mia coscia ed ha iniziato ad accarezzarmi la gamba, salendo dolcemente verso l’inguine. Velocemente percorriamo un breve tratto urbano e, subito si immette in autostrada. Appena entrato in autostrada, lui si gira verso di me e mi sorride.
«Ti ho chiesto di vestirti in questo modo, perché era l'abbigliamento che piaceva tanto a tua madre, quando dovevamo viaggiare e le piaceva, come ti ho detto, molto provocare i camionisti. Ho visto che sei alquanto depressa per il comportamento di quello stupido di mio figlio, quindi, onde stemperare questa tua acrimonia, vorrei che tu adesso facessi un bel respiro e poi permettimi di farti vivere un'esperienza di esibizionismo, assolutamente unica. Naturalmente se non te la senti, non posso certo biasimarti.»
Faccio quel famoso respiro e, immediatamente, sento dentro di me la voglia di scaricare un po' la mia tensione e il gioco che mi propone non l'ho mai fatto, quindi decido di accettarlo con piacere.
«Certo che ho voglia di giocare con te! Come ti ho detto ho la netta sensazione che ci sia un'altra Anna, dentro di me e, anche in questo caso, sei tu che la stai facendo emergere, quindi mi rimetto ai tuoi suggerimenti e sono disponibile a fare tutto quello che mi chiederai.»
Il primo camion che incontriamo, lui si gira verso di me ed inizia l'addestramento.
«Dai, allarga un po’ le gambe e lascia che vedere il triangolino delle tue mutandine nere. Hai delle bellissime cosce e le cose belle son fatte per esser viste, osservate.»
Lo guardo un po’ incuriosita e lui mi tranquillizza.

«Stai tranquilla, lo faremo solo guardare un po’, poi lo semino quando riterrò di farlo.»
Gli sorrido un po’ nervosa.
«Va bene, mi fido di te e son pronta a tutto, anche se non so bene cosa e come sarà!»
Si avvicina al veicolo pesante, da un leggero colpetto di clacson e poi lo sorpassa lentamente. Il conducente si è goduto la vista delle mie cosce esposte e subito risponde suonando le trombe e facendo segnalazioni con le luci. Si affaccia dal finestrino, sembra un tipo di mezza età. Rido divertita, perché ho provato una certa emozione nel mettermi in mostra ad uno sconosciuto. Bruno accelera, si gira verso di me ed anche lui ride contento.
«Hai sentito che strombazzata! Sicuramente pensa che siamo una coppia di maiali. Come ti senti? Ti è piaciuto? Ti andrebbe di farlo impazzire?»
Lo guardo e chiedo come farlo.
«Bruno, che dovrei fare per farlo impazzire?»
Lui subito mi offre il suggerimento giusto.
«Adesso mi faccio superare di nuovo e poi ci giochiamo un po’. Tu intanto sbottona due bottoni della camicetta così da fargli vedere un po’ della scollatura.»
Sento che questo gioco mi sta intrigando molto e, così, senza nessuna esitazione, apro completamente la camicetta, mettendo in bella mostra i miei seni. Per un breve attimo, vedo negli occhi di Bruno un compiacente stupore; lui subito si affianca al veicolo pesante. Quando il camionista vede la mia quarta misura libera e ben in mostra, inizia a strombazzare di nuovo, si affaccia dal finestrino e mima il gesto di fermarci. Io sempre più eccitata, guardo lui, poi Bruno e poi ancora lui.
«Guarda, Bruno, credo che ci stia invitando a fermarci.»
Lui sorride e mi dice che si sta eccitando. Allungo una mano e gli afferro il grosso pacco, che si era già gonfiato nei pantaloni. Bruno intanto ha spostato la sua mano fino alle mie mutandine e, dopo aver infilato le sue dita dentro la mia fica, mi masturba con sempre maggior velocità, facendomi godere moltissimo.
«Bruno, che mi fai? Così mi uccidi! Cazzo, vengo!»

Lui sorride compiaciuto. Tira fuori il suo scettro, che trovo durissimo e, mentre prendo a segarlo, mi chiede se ho voglia di giocare.
«Anna, hai voglia di continuare a giocare con questo amico?»
Ormai sono troppo eccitata per sottrarmi al gioco.
«Sì, Bruno! Sono eccitata e farò tutto quello che vuoi!»
Allora lui rallenta, si fa superare di nuovo e, mentre siamo dietro, mi suggerisce un'altra provocazione.
«Adesso voglio che, mentre lo affianco di nuovo, tu ti sfili il perizoma guardando il tipo negli occhi e darlo a me.»
Annuisco, lui si mette di nuovo di fianco al veicolo, il tizio si sporge in fuori ed osserva me che mi tolgo le mutandine. Lo faccio con calma, muovendomi come una gatta in calore. Mi tiro in avanti sul sedile, guardando il tipo appoggio, senza toglier le scarpe, prima un piede poi l’altro sul cruscotto, alzo il bacino e, con fare malizioso, afferro con entrambe le mani l’elastico delle mutandine e le sfilo ancheggiando, prima da un piede e poi dall’altro, e le passo a Bruno, rimanendo stesa, a gambe aperte, il tutto in pochi, ma significativi secondi in cui il tizio mi guarda come ipnotizzato. Appena Bruno lo sorpassa, lui suona di nuovo le trombe e ci segnala con le luci, facendoci capire di fermarci. Bruno mi guarda e mi chiede se voglio vivere un'esperienza veramente sconvolgente. Resto un attimo titubante, per poi chiedergli maggiori spiegazioni.
«Ci fermiamo in un'area di sosta, giochiamo un po', e tu deciderai fino a che punto ti sentirai di arrivare.»
«Cioè, fammi capire? Potrei anche scopare con lui?»
Bruno scuote il capo energicamente.
«Non necessariamente! Ovviamente se volessi farlo, non te lo impedirei, ma non è questa la mia intenzione. Giocheremo tra noi e, al massimo, potremo assistere ad una sua masturbazione per te.»
Accetto, lui lo sorpassa e gli si mette davanti, ad una certa distanza, fin quando, dopo una decina di chilometri, non appare il cartello di un'area di sosta. Bruno rallenta ed entra. Nell'immenso piazzale, ci sono due o tre camion parcheggiati, vicino ad una struttura di toilette, lui, però, non si ferma lì, ma prosegue, fino alla quasi estremità opposta e ferma l'auto con l'avantreno rivolto verso l'uscita.

Anche il pesante mezzo entra nell'area di sosta, seguendoci e, quando vede come siamo parcheggiati, si mette quasi di lato, leggermente obliquo, in maniera da offrire un riparo a sguardi indiscreti. Appena fermi, Bruno chiude le sicure, bloccando le portiere e, questo mi dà subito più tranquillità. Pochi attimi dopo, vediamo scendere il tizio che si avvicina lentamente e, giunto ad una certa distanza, immediatamente Bruno apre il finestrino e parla con lui.
«Cosa c’è, amico, ti serve qualcosa?»
Lui si avvicina ancora un po' e gli risponde.
«Volevo dirti che tua moglie mi ha fatto arrapare da matti! Me la faresti scopare?»
Bruno ride divertito, mentre io mi godo tutta la scena.
«Lei non è mia moglie, è mia nuora e non se ne parla proprio di fartela chiavare: lei è roba mia!»
Il tizio si avvicina ancor di più.
«Ma dai, amico, dimmi: quanto vuoi? Ti offro 300 euro, ti bastano? Dai, che li vale, è ovvio, ma non ho altro, altrimenti ti offrirei di più!»
Guardo Bruno e rido.
«Accidenti! Mi ha preso per una puttana!»
Sento una scarica di adrenalina nel sentirmi considerata una puttana. Bruno si gira verso di me.
«Anna, scegli tu, tesoro: vuoi farti scopare da lui? Ti ha offerto 300 euro!»
Guardo il tizio e poi Bruno.
«No! Non voglio! Voglio che mi scopi solo tu!»
Bruno si rivolge al tizio.
«Mi dispiace, amico, l’hai sentita? Lei non vuole, quindi accontentati di guardare e, al massimo, farti un bel segone. Prendere o lasciare! Decidi tu!»
Il tizio chiede solo di potersi avvicinare, per veder meglio e, allora, Bruno accetta.
«Dai, piccola troietta, datti da fare, adesso devi dar tu spettacolo!»
Subito inizio con una mano a strizzami un seno e con l’altra mi massaggio le grandi labbra, il clitoride. Bruno sostituisce la mia mano e mi masturba. Sono talmente eccitata che vengo con un orgasmo intenso nella sua mano, mentre urlo strizzandomi le tette.

Colo come una fontana. Lo guardo sfinita per l’intensità dell’orgasmo.
«Bruno, è stato fantastico! Non ho mai fatto una cosa del genere! Non avevo mai provato un orgasmo così intenso!»
Lui ride divertito. Mi allungo su di lui e glielo prendo in bocca. Incomincio uno dei più bei pompini mai fatti. Lo afferro con entrambe le mani e, guardandolo negli occhi, come la più arrapante delle donne, inizio a baciargli la cappella gonfia; la lecco con la lingua di fuori, facendola ruotare intorno e poi inizio un lento sali e scendi con la lingua, che, partendo dalla punta, arrivo fino alla base. Impazzisce.
«Anna sei meravigliosa! Brava, così, continua, non ti fermare! Non ti fermare che mi fai morire! Lo succhi così bene che sembra che non hai fatto altro nella tua vita! Accidenti, sei anche più brava di tua madre!»
Lo guardo e lo provoco.
«Ti piace porco? Ti piace come la tua giovane nuora ti lecca il cazzo?»
Lui ha risposto a tono.
«Sì, è vero! Sono un porco, ma tu continua così! Io sono un porco e tu sei la mia nuora troia! Anche tua madre ti ha sempre immaginato puttana, ninfomane, succhiacazzi! È chiaro che sei una di quelle donne che con un bel cazzone duro davanti alla bocca, non capisce più niente! Dai, succhia, troia!»
Era vero! Ormai non capivo più niente e volevo sentire il suo cazzo spruzzarmi tutto il suo piacere in bocca e riempirmi la gola. Poi ho sollevato lo sguardo ed ho incrociato i suoi occhi, carichi di libidine. Entrambi eravamo fuori di testa!
«Porco, mi vuoi chiavare, vero? Vuoi far vedere a quello là fuori quanto sei porco e come ti scopi tua nuora?»
Lui mi ha subito risposto.
«Certo, troia! Ti voglio spaccare tutta! Sei una puttana che vuole il mio cazzone!»
Ha abbassato il mio sedile e poi mi ha fatto mettere a gambe aperte, mi è venuto sopra come si fa con una puttana. Me lo ha infilato tutto dentro con un solo affondo! Deliravamo entrambi! L’eccitazione era incontrollata!

«Sì, porco, chiavami! Dai, che mi piace il tuo cazzone! Lo voglio ovunque, in ogni buco! Voglio che mi sborri tutta! Sì, porco ti eccita l’idea di sborrarmi tutta, porco? Dimmi che vuoi sborrare addosso alla moglie di tuo figlio! Dai, sfondami, che vengo! Bruno, vengo!»
Lui mi ha pompato come un toro impazzito. Mi rifilava colpi tremendi ed il tizio ci guardava con il cazzo in mano. Poi mi ha fatto cambiare posizione. Mi ha rigirato e messa a pecora; mi ha pompato da dietro. Mi teneva per i fianchi ed ha iniziato a pomparmi con colpi forti e secchi, estraendolo completamente, per poi risbatterlo dentro, facendomelo sentire fin alle ovaie. Avevo il viso contro il finestrino ed il tipo vi sbatteva contro il suo cazzo, quasi a volermi schiaffeggiare, solo il vetro mi impediva di prendere quelle randellate di cazzo in faccia, ma lo sentivo comunque sbattere sul vetro e la cosa mi eccitava ancora di più.
«Bruno, mi spacchi tutta! Sì, dai chiavami tutta! Sono la tua puttana! Sì, la tua puttana da chiavare e sborrare tutta!»
Ormai anche lui era sconvolto.
«Sì, sei una puttana! Sì, voglio aprirti in due! Sei una troia! Dai, lecca il vetro, dai, leccalo, tira fuori la lingua! Così, fallo impazzire quello là fuori, fagli immaginare di sentir la tua lingua sul suo cazzo! Dai, puttana, leccalo!»
La situazione aveva preso una connotazione incredibile, sconvolgente! Era un bel po’ che venivo pompata, volevo sentir godere Bruno e così l’ho incitato a venire.
«Dai, porco, sborra! Sei davvero un porco! Sei un gran porco che mi sta devastando a colpi di cazzo! Dai, sborrami dentro! Lo voglio sentir fin nell’utero!»
Ero sfinita dal piacere provato, da tutta l’adrenalina prodotta a seguito di quel gioco così eccitante: lui continuava a pomparmi con tutte le forze ed allora ho incollato la bocca al vetro, così da dare anche al tizio l'impressione di potermi sborrare in faccia. Di colpo il vetro si è ricoperto di crema bianca, che colava giù ed io la gradivo; mi son resa conto che se non ci fosse stato il vetro, mi avrebbe ricoperto tutto il viso, per quanta ne ha emessa. Vedere quegli schizzi infrangersi sul vetro, contro la mia lingua, mi hanno fatto godere ancora e questo ha eccitato anche Bruno che, con un urlo animalesco, ha iniziato a sborrarmi dentro come un idrante.

Di conseguenza è venuto anche Bruno.
«Sborro! Sì, ti voglio sborrare tutta! Sei la mia troia! Sei la mia nuora troia e ti voglio sborrare nella fica! Te la riempio!»
Mi ha inondato la fica! Sentivo i getti caldi che si infrangevano dentro la vagina e me la riempivano in modo incredibile! È rimasto schiacciato contro di me, accasciatosi con il fiatone sulla mia schiena. Il tizio ci guarda e se ne va. Guardo Bruno che apre lo sportello, scende per ricomporsi, mentre io prendo dei fazzolettini e mi pulisco. Ho ancora addosso molta adrenalina; lui mi sorride e si complimenta con me.
«Sei stata fantastica! Per esser la prima volta che facevi un car sex, te la sei cavata in maniera ottimale. Anna, credimi, tu sei munita della stessa verve e tempra di tua madre! Prenderei a schiaffi mio figlio per non essersi accorto di quale donna meravigliosa ha tra le mani. In ogni caso, rimedieremo anche a questo! Ora andiamo, perché non vedo l'ora di raccontare a tuo padre anche questa ennesima esperienza.»
Lo guardo con evidente stupore.

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