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Erotika
Provincia Di Troie - Vol.1 · Cap. 8
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Capitolo 8 di 9 20 min di lettura

Sborrata a spruzzo sulle tette e scopata ad amazzone

La tossica ex del fratello trasforma un caffè in una spietata vendetta erotica a suon di spagnole bagnate e cavalcate deliranti. Ma proprio quando Giovanni è pronto a scappare dall'apocalisse, un inaspettato feticismo lo trascina ancora più a fondo nel baratro.

Giovy22
5 mesi fa · 1.1k letture · 1

Ero completamente ipnotizzato dalla vista di quel topless perfetto che mi masturbava. E mentre ansimavo, in preda a un godimento visivo e tattile fuori dal comune, il mio cervello bacato decise di formulare il pensiero più inopportuno della storia.

Ma porca puttana, pensai, fissando la scena. Com'è fisicamente possibile che mi scopo Sofia da quasi un mese... una che ha delle zizzone colossali che sfidano la gravità... e non mi sono MAI fatto fare una roba del genere?! Era un'illuminazione mistica. Nel bel mezzo della trappola erotica tesa dalla pazza ex di mio fratello, stavo prendendo appunti mentali per le mie future sessioni con Sof. Da annotare assolutamente nella to-do list, mi dissi, mentre il piacere prendeva il sopravvento su ogni residuo di lucidità.

"Giò..." mormorò Marica, stringendo ancora di più i seni attorno a me, accelerando il grinding del suo busto, sfiorandomi la pelle con i suoi capezzoli turgidi. La frizione diventò insostenibile. "Fammi vedere quanto ti piace. Sfogati."

"Cazzo... Marica..." gemetti a denti stretti, cercando di non fare rumore per non allarmare Anna. Il limite era a un passo. Le misi le mani sui fianchi, stringendo la sua pelle morbida per tenerla ferma e dettare il ritmo degli ultimi affondi. "Sto venendo... attenta, cazzo, mi sto venendo!"

"Fallo," mi sfidò lei, senza fermarsi di un millimetro, guardandomi con quegli occhi da predatrice tossica.

Esplosi. Il climax mi travolse con una forza devastante, facendomi inarcare la schiena sul materasso. Le prime scosse bollenti schizzarono verso l'alto, colpendo in pieno il suo décolleté immacolato, macchiando la pelle dorata tra i suoi seni, arrivando fino alla base del collo.

Mi svuotai ansimando, il respiro spezzato, mentre lei si fermò, tenendomi ancora stretto tra i seni. Abbassò lo sguardo sulla sua pelle imbrattata dal mio seme, poi mi guardò. Il suo sorriso obliquo e soddisfatto era la firma in calce alla sua vendetta perfetta. Io, invece, ero appena sprofondato ancora di più in un baratro da cui, molto probabilmente, non sarei mai uscito vivo.

Marica si passò un dito sul décolleté imbrattato, raccogliendo una goccia del mio disastro, per poi pulirselo distrattamente su un fazzoletto preso dal comodino. Mi guardò dall'alto in basso, i seni ancora ansimanti per lo sforzo, e sfoderò un sorriso che non prometteva nulla di rassicurante.

"Se ti è piaciuto l'antipasto," sussurrò, scendendo dalle mie gambe e mettendosi in piedi di fianco al letto, "direi che è il momento di passare al piatto principale."

Ero totalmente fuso. La mia mente era un groviglio di contraddizioni. Di solito, per scopare bene, ho bisogno di un minimo di legame mentale, di confidenza, di quella complicità cazzona che ho con Sof. Con Marica avrei dovuto averne, vista la parentela acquisita, eppure la sua sola presenza mi terrorizzava. Mi sentivo tremendamente fuori luogo. Era palese che, per quanto fossi fisicamente lì, nudo sul suo letto, nella sua testa io non esistevo. Ero solo un ologramma, un avatar con una fava più grossa usato esclusivamente per distruggere l'ego di mio fratello.

Senza staccarmi gli occhi di dosso, Marica slacciò la gonna e se la fece scivolare lungo i fianchi. Subito dopo, agganciò con i pollici i lembi degli slip e li tirò giù. Rimase completamente nuda. Notai un dettaglio inaspettato: un ciuffetto curato di peli biondi proprio lì, sulla sua intimità, in netto contrasto con i suoi capelli scuri. La mia lingua, purtroppo, è sempre stata più veloce del mio cervello.

"Ah," ridacchiai nervosamente, cercando di smorzare quella tensione asfissiante. "Vedo che la moquette non fa pendantcon le tende. Un classico."

Il suo sguardo si indurì all'istante. L'aria altera e sensuale lasciò il posto a un'espressione infastidita e glaciale. "Piantala di fare il simpatico a tutti i costi, Giovanni, che non lo sei per niente," mi zittì in modo rude, incrociando le braccia. "E levati quel sorriso da ebete dalla faccia."

Avrei voluto avere una medaglia al valore per il mio cazzo. Chiunque, di fronte a tanta rigidità e antipatia, avrebbe sperimentato un'ammosciata clamorosa. La sua personalità era l'equivalente di una doccia ghiacciata. Eppure, mentre si toglieva lentamente i calzini e scalciava via le scarpe, il mio soldato tornò prepotentemente sull'attenti, pronto alla guerra. La sua cattiveria mi respingeva, ma il suo corpo era una calamita.

Salì di nuovo sul letto, mettendosi a gattoni sopra di me. "Non fare niente," mi ordinò, il tono di voce che non ammetteva repliche. "Tengo io il controllo. Voglio farti vedere come si muove una donna vera, non le ragazzine inesperte che frequenti di solito." Continuava a essere disturbante, imbarazzante. Sembrava quasi che le stessi sul cazzo, che le facesse schifo avermi lì, e le uniche volte in cui addolciva il tono era per fare un paragone malato. "Vediamo se duri più di due minuti, al contrario di qualcuno della tua famiglia..."

Si posizionò esattamente sopra il mio bacino, dandomi le spalle per un secondo per sistemarsi, per poi girarsi verso di me: la classica, inequivocabile posizione dell'amazzone. Io ero sdraiato, piatto sulla schiena. Lei era seduta dritta, le ginocchia ai lati dei miei fianchi, le mani appoggiate sul mio petto.

Si sollevò leggermente, afferrò la mia erezione e la guidò verso il suo ingresso. L'entrata fu un'esperienza quasi surreale. Non ci fu dolcezza, né l'irruenza animale che avevo con Maria. Marica si lasciò cadere su di me usando tutto il peso del suo corpo. La sua figa era incredibilmente calda e stretta, ma incredibilmente lubrificata.

"Ah..." emise un sospiro lungo, socchiudendo gli occhi. Non era un gemito di abbandono, ma il verso di chi sta testando un nuovo paio di scarpe e le trova comode. "Sì. Molto meglio di lui. Molto."

Ero stranito. La posizione dell'amazzone mi toglieva ogni iniziativa, costringendomi a subire il suo peso e a guardarla dal basso verso l'alto, con i suoi seni pieni che ondeggiavano a ogni sua mossa. Sentivo la pressione fino alla base del ventre. Lei iniziò a muoversi. Prima con rotazioni lente del bacino, strusciando il suo clitoride contro di me, poi iniziò ad alzarsi e abbassarsi.

Su e giù. Su e giù. Il ritmo divenne rapidamente frenetico. Marica chiuse gli occhi e si perse nel suo delirio di onnipotenza. I suoi gemiti aumentarono di volume, accompagnati da quelle frasi fuori luogo che mi facevano accapponare la pelle. "Sì, cazzo... sei enorme rispetto a lui... scopami, fammi dimenticare quello sfigato..."

Ero in seria difficoltà. Un po' gemevo per il piacere puramente fisico, perché l'attrito era pazzesco, ma il disagio mi stava consumando. A un certo punto, lei buttò la testa all'indietro e lanciò un acuto decisamente troppo alto per un appartamento non insonorizzato.

"Cazzo, Marica, stai zitta!" sibilai, allungando le mani verso i suoi fianchi per frenarla. "Abbassa la voce, Anna ci sentirà così!"

Fu una frazione di secondo. Marica sgranò gli occhi, interruppe il movimento discendente, alzò la mano destra e... STLAC!

Mi tirò uno schiaffo in pieno viso. Non una carezza violenta da porno, ma un vero, sonoro e dolorosissimo ceffone che mi fece girare la testa di lato. La guancia mi andò in fiamme.

"Non permetterti mai più di dirmi di stare zitta," sibilò, gli occhi che mandavano lampi di pura pazzia, mentre riprendeva a scoparmi con una ferocia ancora maggiore. "Io urlo quanto cazzo mi pare!"

Porca troia, pensai, massaggiandomi la guancia con una mano, stordito, mentre il mio bacino si alzava istintivamente per incontrare le sue spinte. Questa è una rompicoglioni clinica, ma è troppo eccitante. Il dolore dello schiaffo si mischiò all'adrenalina, mandando in cortocircuito il mio sistema nervoso.

Ma la mia preoccupazione era fondatissima. TUM! TUM! TUM!

Tre colpi pesanti e furiosi si abbatterono contro il legno della porta della camera, fortunatamente chiusa a chiave. Il mio cuore si fermò. Il cazzo, miracolosamente, no.

"Cazzo, Marica, ma cos'è 'sto casino?!" urlò la voce di Anna dal corridoio, carica di frustrazione e rabbia. "Ti vuoi stare zitta che sto cercando di studiare?! Sembri una gatta in calore!"

Se fossi stato un essere umano normale, sarei morto di vergogna sul colpo. Ma Marica non era normale. Senza smettere di cavalcarmi, senza perdere il ritmo di un singolo affondo, girò la testa verso la porta e le rispose urlando, come se stesse chiedendo di passarle il sale a tavola, intercalando le parole con i gemiti.

"Cazzo, Anna! Sono... ah!... sono con un mio amico!" le urlò di rimando, i seni che sobbalzavano violentemente, la mia erezione che entrava e usciva dal suo corpo a un palmo dal mio naso. "Non fare... mmh... non fare sempre la bambina rompicazzo!"

Dall'altra parte della porta ci fu un secondo di silenzio tombale. Poi, la voce schifata di Anna. "Ma che schifo! Vaffanculo!" Sentii i suoi passi pesanti allontanarsi lungo il corridoio, seguiti dal rumore di una porta sbattuta con violenza.

Quello fu l'interruttore definitivo. Il mio cervello andò in blackout. Stavo scopando la sorella maggiore della ragazza per cui perdevo la testa. Quella stessa ragazza aveva appena ascoltato in diretta i nostri gemiti e ci aveva mandati a fare in culo disgustata. Era un abisso di degrado psicologico così profondo e tabù che l'eccitazione si trasformò in una furia cieca.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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