Io stavo morendo. Sapevo esattamente come si sentiva quella fottuta zucchina, perché cinque minuti prima quella bocca era a un millimetro da me.
"Hai capito?" chiese Maria, pulendosi l'angolo della bocca col dorso della mano. Porse la zucchina ad Anna. "Se non ti fa schifo la mia saliva... prova tu. Fidati, la teoria è inutile senza la pratica."
Anna guardò la verdura come se fosse una bomba a mano. Arrossì violentemente, ma poi, spinta dalla curiosità e dai consigli di Maria, la prese. Si inginocchiò goffamente sul tappeto, stringendo la base della zucchina. "Brava, così," la guidò Maria, posandosi una mano sul fianco. "Tira dentro le labbra. Vai."
Anna chiuse gli occhi e si chinò. Vederla schiudere quelle labbra piene e morbide, che avevo sognato di baciare per mesi, e avvolgerle attorno a quell'oggetto fallico, fu il punto di non ritorno per la mia sanità mentale. Era impacciata, certo. La sua lingua si muoveva timidamente, assaggiando la punta, prima di scendere. "Usa più lingua, Anna. Non avere paura," sussurrò Maria. "Bagna tutto."
Anna obbedì, emettendo un piccolo sospiro dal naso. Il suo seno fasciato nel top di seta si muoveva a ogni suo affondo, strabordando dalla scollatura. Era uno spettacolo incredibilmente erotico.
Ma Maria, essendo Maria, decise di alzare l'asticella. "Tutto molto bello, tesoro. Ma i ragazzi non stanno fermi come i tronchi," disse, con un sorriso perverso.
Maria si posizionò dietro Anna. Allungò una mano e afferrò saldamente l'estremità inferiore della zucchina che Anna teneva stretta. "Lascia fare a me," sussurrò Maria.
Con un movimento secco, Maria spinse la zucchina in avanti. L'ortaggio colpì il fondo della gola di Anna, che sgranò gli occhi, strozzando un gemito sorpreso e facendo un piccolo verso di conato. "Non ti fermare, rilassa la gola," le ordinò Maria, iniziando a simulare le spinte pelviche di un uomo.
Spinta. Ritorno. Spinta profonda. Maria sbatteva la zucchina dentro la bocca di Anna con un ritmo brutale e perfetto. Anna, in ginocchio, le mani sul vuoto, si lasciava fare, cercando di assecondare il ritmo, le guance arrossate e gli occhi lucidi per lo sforzo. I suoni umidi e i piccoli gemiti di Anna riempivano la stanza, mentre Maria le teneva il ritmo, spingendole la verdura giù per l'esofago come una dominatrice consumata.
Io ero appoggiato allo stipite della porta, tremante, a un passo dall'aneurisma cerebrale. Stavo letteralmente guardando la ragazza che amavo farsi sverginare la gola da un ortaggio manovrato dalla ragazza che stavo per scopare.
Quella scena mi stava letteralmente massacrando. Sentire i versetti umidi di Anna, guardare le sue labbra dischiuse attorno a quella fottuta zucchina, era una tortura cinese.
A un certo punto, Anna tossicchiò, ritraendosi con le guance in fiamme. "Ok, ok, fermati," ansimò, asciugandosi l'angolo della bocca col dorso della mano. "Credo... credo di aver capito la meccanica."
Maria scoppiò a ridere, gettando l'ortaggio sul letto con nonchalance. "Sei stata bravissima, tesoro. Devi solo scioglierti un po'. I ragazzi perdono la testa per queste cose." Anna si sistemò il top nero, sospirando. Si sedette sul bordo del letto, lo sguardo perso nel vuoto, chiaramente in vena di confessioni. "Il problema è che... non si è fermato a quello," sussurrò, abbassando la voce. "qualche sera fa... eravamo in camera sua. Non avevamo il preservativo, e lui insisteva che non ce la faceva a fermarsi. Così... mi ha convinta a farlo da dietro."
Dietro la porta, il mio cuore saltò un battito. Cosa cazzo aveva appena detto? Pensavo che quella domanda di qualche giorno fa fosse solo curiosità e stupidità. Anche Maria sgranò gli occhi, la malizia improvvisamente sostituita da una genuina curiosità mista a eccitazione. Si sedette a gambe incrociate di fronte ad Anna. "In culo? Anna! Ma davvero? Io non l'ho mai fatto! Ti prego, dimmi tutto. Com'è stato?"
Anna si morse il labbro. "Oddio, Mari... all'inizio è stato orribile. Ho sentito una pressione fortissima, come se mi stesse spaccando in due. Bruciava da morire. Poi, dopo un po', il dolore è diminuito ed era... strano. Un senso di pienezza assoluta. Ma ho fatto una fatica assurda a rilassarmi." Maria pendeva dalle sue labbra, visibilmente arrapata dal racconto. "Ma scusa... spero bene che abbia usato mezza boccetta di lubrificante, per essere la tua prima volta!" Anna arrossì ancora di più, scuotendo la testa. "No. Non ce l'avevamo. Ha usato... beh, ha usato un sacco di sputo."
Maria portò le mani al viso, sconvolta. "Ma è un troglodita! Ci credo che hai visto le stelle, sei mezza matta! Lo sputo si asciuga in tre secondi! Però... cazzo. Devo ammettere che l'idea mi intriga da morire. Prima o poi devo provarci assolutamente."
Dietro lo stipite, avevo il respiro corto. L'immagine della mia dea ingenua piegata a novanta sul sedile di una macchina, presa in quel modo brutale da quello stronzo, mi faceva ribollire il sangue di gelosia, ma al tempo stesso aveva drizzato il mio cazzo verso l'infinito e oltre. Ero un fascio di nervi e ormoni pronto a esplodere.
"Vabbè, io vado, Mari," sospirò Anna, alzandosi e recuperando la borsa. "Grazie per il top e per... la lezione di ortofrutta." "Figurati, tesoro! Fammi sapere come va stasera!"
Sentendo i passi di Anna avvicinarsi alla porta, feci uno scatto felino e mi rintanai di nuovo nel buio della camera del fratello, schiacciandomi contro il muro. Trattenni il respiro finché non sentii la porta di casa aprirsi, i saluti finali, e lo scatto secco della serratura.
Uscii dalla stanza. Maria era in fondo al corridoio. Non era tornata in cucina. Mi stava aspettando. Il top sportivo rosa fluo era sparito, buttato chissà dove. Era rimasta solo con i leggings neri e un reggiseno di pizzo che non c'entrava nulla con l'abbigliamento da palestra, ma che esaltava il suo seno pieno e sudato in modo illegale. I suoi occhi chiari brillavano nel buio del corridoio. Era affamata. Il racconto di Anna e la lezione pratica l'avevano accesa come un fiammifero.
"Hai sentito tutto, vero, piccolo guardone?" sussurrò, leccandosi le labbra.
Non risposi. Azzerai i tre metri che ci separavano in due passi. L'afferai per i fianchi e la sbattei contro il muro del corridoio. Lei emise un gemito di pura approvazione, allacciandomi immediatamente le braccia al collo. Le nostre bocche si scontrarono con una foga animalesca. Niente preliminari dolci, niente chiacchiere. L'attrazione era sfociata nell'apoteosi dei sensi. Le morsi il labbro inferiore, assaporando il suo sapore, mentre lei mi infilava la lingua in gola, stringendomi i capelli.
Mi staccai un attimo per riprendere fiato. Il sudore della palestra si stava ormai asciugando sulla sua pelle, lasciandole addosso un profumo salato e inebriante che mi mandava in corto circuito il cervello. La guardai dall'alto in basso, sfoderando il mio miglior sorriso da stronzo.
"Che c'è," la provocai, col fiato ancora corto. "Ti sei eccitata a fare la professoressa ad Anna? Ora lo vuoi anche tu in culo?"
Maria non fece una piega. Anzi, i suoi occhi chiari si assottigliarono in una fessura carica di pura sfida. Inclinò la testa di lato, sfottendomi apertamente. "Amore mio, tu non avresti le palle. Sei esattamente come il tuo caro amico Giulio." "Che c'entra Giulio adesso?" sbottai, punto sul vivo. "C'entra che è una noia mortale," sbuffò lei, accarezzandomi i fianchi sopra i jeans con una lentezza snervante. "Una volta avevo pure comprato il lubrificante al silicone per provare. Ero pronta. E sai lui che ha fatto? Ha iniziato a fare il tragico. 'Nooo, ma sei pazza? Da lì esce la merda!' Ti rendi conto? È la solita femminuccia ignorante."
La presi per i fianchi, schiacciandola di nuovo contro il muro del corridoio. "Beh, ti do una notizia," le ringhiai a un millimetro dalla bocca. "Io le palle ce le ho. Eccome se ce le ho."
"Ah sì?" mormorò lei. Con un movimento rapido e fluido, le sue dita scesero sulla zip dei miei jeans. La abbassò di scatto, liberando la mia erezione, ormai dura come il marmo e pulsante per l'attesa. Maria la prese in mano, soppesandola, e il suo sguardo si illuminò di una lussuria genuina.
"Mmh... devo ammettere che non hai solo le palle. Hai un cazzo decisamente importante," sussurrò, passandosi la lingua sulle labbra carnose. Strinse la presa e iniziò a muovere la mano su e giù, pompandomi con una decisione che mi fece rovesciare la testa all'indietro. "Spero tu sappia farmi divertire per davvero, Giò... e non farti masto solo con la bocca. Non fare lo sbruffone a chiacchiere."
Iniziò a segarmi con passione lì, in mezzo al corridoio. Il suono umido della sua mano che sbatteva contro la mia pelle riecheggiava nel silenzio dell'appartamento. Chiuse gli occhi, accelerando il ritmo, stringendo la base a ogni discesa. Stava trasformando una provocazione in un'apoteosi dei sensi, dimostrandomi che, con lei, gli approcci diretti erano l'unica via.
