Federica non ha smesso di fissarmi. «Allora, William?»
«Non distrarmi.» Le metto una mano sulla nuca. «Apri la bocca, piuttosto.»
Le sue labbra si schiudono ma gli angoli si abbassano. Le spingo in avanti la testa e la penetro: la cappella scorre contro il palato e la lingua fino a quando la punta del naso della ragazza è contro il mio inguine. Il cazzo si bagna della sua saliva, le scendo oltre le tonsille.
La lascio andare e si sposta indietro, lasciando uscire una parte dell’asta, grondante saliva, ma arrivata con la cappella tra le sue labbra riprende a ingoiarsi l’uccello.
Accarezzo una sua guancia. «Vedrai che andrà tutto bene… Dammi solo ancora un minuto o due.»
La promessa sottintesa di soluzione al suo pasticcio fa aumentare la velocità della sua pompa.
Una marea di anziani con il naso rosso e con un bicchiere in mano compare in quasi tutte le miniature delle foto. Una gran fantasia e… Perché la scema aveva cancellato le foto? Perché non voleva che una che la ritraeva nuda non venisse spedita ad una rivista?
Blocco un sorriso prima che compaia sulle mie labbra. Trascino la barra di scorrimento verso il basso: una nuova schiera di vecchi con il cappello grigio e la penna nera scivola lungo lo schermo e… un paio di foto verticali catturano la mia attenzione.
Apro la prima. Federica, nuda, appoggiata ad un albero con una spalla, compare davanti a me. Non che ci sia nulla da immaginare rispetto a come si veste, anche quando viene a scuola: il seno è quasi inesistente, ancora minore di quello che lascia intuire, e i due capezzoli sono la cosa più prominente nel suo petto; la figa è depilata, un taglio che non lascia scorgere nulla.
Lancio un’occhiata alla stessa ragazza, vestita poco di più rispetto alla foto e in ginocchio tra le mie cosce, che continua a lavorare di bocca. La sua lingua si muove di punta sul frenulo, strappandomi un gemito e facendomi tremare le gambe.
«Brava, continua così.» La mia voce tradisce i lampi di piacere.
Lei mi lancia un’occhiata. Le rispondo con un sorriso. «Forse ci sono.»
La sua lingua fa un giro della mia cappella e torna a stuzzicarmi il filetto. Cazzo, ci sa fare con la lingua, la troia…
Ho il fiato corto e il cuore mi batte contro le costole. Le palle iniziano a prudere e un calore si irradia dall’inguine. Ormai ci siamo.
Clicco sulla freccia a destra e la foto cambia. È di nuovo Federica il soggetto, ma adesso è girata di spalle, appoggiata con una mano all’albero, piegata in avanti a novanta gradi. Le splendide chiappe sono aperte, il buco del culo appare come una stella nella notte nello spacco e, sotto, la figa appena dischiusa.
Cazzo, questa è bellissima! L’uretra inizia a bruciare, il bisogno di sborrare si fa intenso, prossimo ad essere intollerabile…
Devo stamparmi in mente questa foto per la prossima volta che mi sparo una sega! Devo ricordare ogni singolo dettaglio e…
Le labbra mi si tendono davvero questa volta: in alto compare l’icona dei tre pallini uniti a triangolo. Clicco sopra e si apre una finestra di dialogo. Ci sono un paio di caselle di testo e, in quella con l’etichetta “e-mail”, scrivo [email protected]. Premo “Send”.
La finestra scompare, sostituita da una barra che si colora di azzurro un centimetro alla volta. Prendo con la punta del puntatore la barra del titolo e la sposto: il culo di Federica è di nuovo in piena vista sullo schermo.
Meraviglioso, l’ano è stretto e appena più scuro sulle sue grinze. Mi passo la punta della lingua sulle labbra: quanto vorrei leccarglielo mentre le infilo due dita in figa e la faccio godere, la sua eccitazione liquida che scorre lungo la mia mano e il braccio, i suoi gemiti…
Appoggio una mano sulle chiome dorate di Federica, sono setose. Le accarezzo. «Non fermarti, gioia. Quasi ci siamo.»
Lei si interrompe, si tira indietro dal mio inguine per parlare.
La mia mano fa resistenza sulla sua nuca. «Continua, ho detto.» Tocco un paio di volte i tasti senza che la cosa abbia alcuna conseguenza.
Federica riprende a leccare, ogni movimento della sua lingua è una botta di piacere. Mi appoggio allo schienale, rilassato e soddisfatto. Questo è un gran bel modo di lavorare al computer.
Il colore azzurro riempie la barra, scompare e viene sostituita dalla scritta “Image(s) sent”.
«Ci siamo quasi, Fede…»
Contemplo l’immagine della troia di spalle, a novanta. Il mio cazzo che, invece che nella sua bocca, scivola nel suo retto, il mio inguine che colpisce le sue chiappe sode e muscolose, le mie mani che stringono la sua vita e la tengono ferma…
Le palle mi si stringono, l’uretra sembra percorsa da migliaia di formiche, il piacere scivola fino alla mia mente, la svuota.
Gemo. «Fede!» La mia schiena si arcua.
Blocco la testa della ragazza contro il mio inguine, le sue mani si appoggiano contro le mie cosce per spingersi via. Emette dei versi spaventati.
Le esplodo in gola, il meato vomita schizzi di sborra bollente e densa quanto Vinavil. Boccheggio, tutto diventa buio per un istante, l’universo ridotto all’eiaculazione e al calore della bocca della troia.
Mi accascio sulla sedia, respirando come se avessi appena fatto una ventina di rampe di scale di corsa. Il cuore batte nelle orecchie. Lascio andare la testa di Federica e il cazzo bagnato si ritrova esposto all’aria gelida della stanza.
La ragazza è seduta scomposta sul culo, si passa il dorso di un pugno sulle labbra, il petto scosso dai colpi di tosse. «Stronzo… dovevi proprio venirmi in bocca?»
Che rompicoglioni… Michele deve trovare qualcosa di davvero speciale per voler stare con te. Sospiro, il senso di benessere colma ancora i miei muscoli. «E dove dovevo sborrare? Sui tuoi vestiti?» Un paio di gocce, spero di saliva per i colpi di tosse, scuriscono il top.
Lei non risponde ma nemmeno smette di fulminarmi con lo sguardo. Si mette a carponi ed esce da sotto il tavolo spostando una sedia. Mi si avvicina.
Chiudo la scheda del browser con la sua foto di culo e mi alzo anch’io. Il cazzo mi resta orizzontale, quasi alla sua massima estensione; una goccia si sborra penzola dalla cappella bagnata di saliva.
Indico alla ragazza lo schermo pieno di miniature delle foto della festa a Col Boaria e mi inginocchio. Afferro pantaloni e mutande e alzo tutto in una volta. «A posto. Visto?»
Il viso di Federica perde una parte della sua rabbia. «Non sono certa valesse una deepthroat.»
«La prossima volta chiamane uno che si accontenta di una sega.» Anche perché se mi cerchi di nuovo pretenderò il tuo culo. «Oppure, la prossima volta che ho un problema, mi aiuti e ti ripago con un cunnilingus.» Le sorrido. «Oppure, potrei anche fartene uno subito.»
I suoi occhi si sgranano. «No, no, no! Adesso arriva Michele e non voglio che ti becchi qui!»
Sollevo le spalle. «Quella che ci rimette sei tu.»
Mi spinge, per quanto abbia la metà del mio peso. «Adesso vai. E grazie.»
La precedo verso la porta d’ingresso di casa sua. «Ok. Comunque, se hai ancora problemi, chiamami.»
«O magari evito di cancellare di nuovo qualcosa.»
Mi chiude la porta alle spalle. Che stronza: solo perché le ho sborrato in bocca e l’ho salvata da un problema praticamente inesistente…
Prendo dalla tasca il Lumia e lo sblocco. Nelle notifiche, mi compare una e-mail ricevuta pochi minuti fa da un mittente il cui indirizzo non ho mai visto prima. Sorrido.
Riporto in tasca il telefono, recupero il casco da sotto il sedile e me lo metto in testa. Mi siedo e faccio partire il Typhoon. Mi avvio e mi immetto nella strada.
Una Ka rossa mi passa accanto sull’altra corsia, seguita da una Panda verde vecchio tipo scassata. Sullo specchietto retrovisore, la Panda entra nel piazzale della casa dei Torelli.
Dai, ti è andata bene, Michele. Mai quanto a me, ma almeno ignorerai anche oggi che stronza ficcanaso è la tua ragazza.
FINE
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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
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Delizioso, un ritorno in grande stile!
Eheheh...