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Erotika
Languidi orgasmi · Cap. 10
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Capitolo 10 di 11 30 min di lettura

La ragazza dello scambista

Bruno, un sessantenne che condivide con la moglie Adriana la passione per lo scambismo, si ritrova come partner una ragazza bellissima ma ritrosa a tradire il proprio ragazzo.

William Kasanova
4 mesi fa · 1.4k letture · 1

I sassolini scricchiolano sotto le ruote dell’auto. Premo il freno con delicatezza e la Volvo si ferma in uno degli stalli nell’angolo del parcheggio che avevamo concordato. Spengo il motore: i tergicristalli si fermano a metà di una spazzolata, le poche gocce della pioggia che sta finendo picchiettano sul parabrezza e colano lente, brillando nella luce gialla dei lampioni che delimitano il Parco degli Olmi.

Adriana si slaccia la cintura e si mette più comoda sul sedile del passeggero. Apre il cassetto portadocumenti e ne trae l’astuccio con i suoi trucchi. «Ma non è un po’ troppo presto?» Fa scorrere la zip e prende lo specchietto rotondo. Si rimira e si sistema i capelli biondi - tinti di biondo, come fa ormai da più di venticinque anni –. Mette la bocca a culo di gallina e controlla di nuovo il rossetto.

Trent’anni fa era una figa pazzesca che faceva voltare la testa a chiunque la incrociasse per strada. Ora fa dei casunziei con burro e salvia che… deglutisco il litro di saliva che mi riempie la bocca.

Lei si ferma con il rossetto ad un centimetro dalle labbra. I suoi occhi azzurri, circondati da alcune zampe di gallina che il botox non è riuscito a piallare del tutto, si spostano verso di me. «Bruno?»

«Ah, si. Dovrebbero arrivare alle otto.»

Mia moglie scuote la testa. «Una volta tanto non sono le undici passate.» Lancia un’occhiata verso il Parco degli Olmi che si estende oltre il parabrezza, le poche foglie gialle e arancioni ancora sui rami che garriscono nella brezza. Banchi di nebbia rotolano e si impigliano tra le piante scheletriche.

Dubito ci sarà qualcuno a spiarci e spararsi una raspa mentre ci divertiremo in macchina.

Slaccio anch’io la cintura e prendo dalla tasca l’iPhone. Entro nella chat privata su Whatsapp che ho avuto con il ragazzo. «Dice che domani mattina ha il turno in fabbrica e deve alzarsi presto.»

Adriana stacca la punta rossa dalle labbra e ridacchia. «Spero non sia un tuo operaio!»

«Gliel’ho chiesto.» Mancherebbe solo che si diffonda la voce alla AirCool che il parón fa lo scambista e la moglie si scopa i suoi dipendenti… «Non è dei miei. È di Sappada.»

«E si fa tutta la Provincia di Belluno per farsi cavalcare da me a Caregan?»

Inclino il telefono in modo che lei non veda lo schermo e scorro la chat. La foto della ragazza di questo Mario fa la sua comparsa: una mora dai capelli lunghi è su una spiaggia e sorride all’obiettivo. Due grossi seni sono contenuti in un costume azzurro straziato dal loro peso; i fianchi sono larghi ma la vita è stretta…

Gli angoli delle labbra si sollevano appena nella sensazione di piacere che l’erezione che sta crescendo nei miei pantaloni mi sta donando. Mi abbandono sullo schienale del sedile, il fiato che mi scivola dalle narici. Sì, Adriana, la mia disfunzione erettile sei tu, è inutile che ti inventi scuse sulla mia età.

Menomale che anche a te piace scoprire nuovi cazzi quanto a me nuove móne…

Mia moglie stringe le labbra, controlla il suo lavoro di pittura e mette via specchietto e rossetto nella busta. «Comunque, questa sera non c’era nulla da vedere in televisione e, se fossi rimasta a casa, quella piaga della Nicoletta di certo sarebbe passata a trovarmi e…»

Mi faccio gli occhi per l’ultima volta sulla foto di Martina e spengo il telefono, che infilo nel portaoggetti tra i due sedili. Ruoto la testa verso il finestrino e sospiro. Le ultime gocce solcano il vetro in strappi e rallentamenti, zigzagando pigre verso il basso.

Dopo anni, riesco a non farmi sopraffare da quella radio che c’è al posto della bocca della mia donna. Una dote essenziale per sopravvivere con lei…

Le pozzanghere a sinistra della Volvo si illuminano e un paio di posti più in là una macchina verde – una Audi A3? – si ferma.

Cazzo, il tizio che stiamo aspettando non avrà davvero un’auto simile?

Mario si sporge oltre la ragazza che fissa davanti a sé qualcosa e ci saluta con la mano. I vetri sono appannati, ma deve avere al massimo trent’anni, forse nemmeno. La ragazza, vista dal vivo, sembra ancora più giovane di lui.

«Carino il tipo.» Adriana annuisce. «Scommetto che a letto è uno stallone. Pure la puttanella non sembra male…» L’ultima frase ha un tono di voce più tagliente.

«È andata bene anche a me…» Sollevo il telefono e mando un messaggio.

Io
Ci scambiamo le donne? La mia sulla tua auto, la tua sulla mia? Così stiamo più comodi

Il volto del ragazzo è illuminato dallo schermo del suo telefono e parla alla ragazza. L’umidità dei vetri offusca i particolari, ma la fronte di Martina si aggrotta e la sua bocca si serra. Incrocia le braccia sul grosso seno.

La cosa non promette niente di buono… Qui rischiamo di tornare a casa a bocca, e altro, asciutta, e non voglio passare la serata a sorbirmi Nicoletta che spettegola con Adriana con Quarto Grado in sottofondo... Piuttosto ce ne andiamo da qualche altra parte a…

Mia moglie sospira. «La puttanella non ha voglia?»

«Mah…» Spero di sì: due tette simili...

Mario solleva le mani davanti a sé, le muove parlando con Martina. Lei abbassa la testa e si slaccia la cintura.

Sì! Accendo la batteria, i tergicristalli finiscono il loro movimento e dai bocchettoni ricomincia ad uscire aria calda. Metto la mano sulla leva della portiera. «Facciamo lo scambio di dame sulle auto.»

«Vuoi restare da solo con la ragazzina, eh, Bruno?»

«Ti lamenti sempre che la XC90 è una macchina da vecchi: sono sicuro che apprezzerai gli interni di una A3.» Di certo, il coglione ha scelto quelli più belli: mi meraviglierei del contrario.

«Non fare cilecca con la puttanella, vecchietto.» Apre la porta e scende.

Con due tette simili, stai tranquilla che rischio piuttosto di venire all’istante come un sedicenne che tocca la móna per la prima volta…

Scendo anch’io, chiudo la portiera e mi accosto a quella posteriore, l’umido della maniglia che mi scivola tra le dita. L’aria gelida s’infila sotto la giacca e nello scollo della polo. Un brivido mi increspa la pelle della schiena.

Adriana gira attorno alla macchina, una mano sopra la testa per proteggersi dalle due gocce solitarie che ancora cadono dal cielo. I tacchi degli stivaletti ticchettano sulle chiazze di asfalto e stritolano con un suono viscido le foglie morte a terra.

La portiera del passeggero della Audi si apre ed un paio di scarpe nere da ginnastica senza calze percorrono la spanna che separa il pavimento dell’auto dal terreno. Martina si volta con il busto verso di me ma non solleva lo sguardo. Si alza in piedi con la grazia di una gatta e cammina verso di me. Indossa un completo giacchetta e pantaloni di jeans.

Adriana si infila nella Audi, si siede sul sedile e afferra la maniglia interna. «Ma che bella matu–» La voce del ragazzo viene soffocata dal tonfo della portiera.

La ragazza cammina a testa bassa. Mio padre dimostra più vitalità quando vado a trovarlo all’ospizio.

L’erezione si è accasciata nelle mutande, è più fastidio che piacere virile.

Apro la portiera posteriore. «Accomodati.»

Lei risponde con un cenno della testa che le fa oscillare i capelli castani sulle spalle. Entra e la chiudo dentro.

Passo le mani bagnate sui pantaloni e giro attorno all’auto. Un brivido mi attraversa la schiena e salto una pozzanghera che a stento noto tra le ruote posteriori. Apro la portiera e mi metto sul sedile dietro a quello dov’era seduta Adriana solo fino ad un attimo fa.

Il suo profumo costoso impesta ancora l’aria. Quattrocento euro a bottiglietta e aggredisce il naso quanto il diluente per togliere le scritte dalle lamiere di zincato…

Chiudo la portiera e mi volto verso la ragazza. Lei ha le mani tra le gambe e tiene abbassata la testa, come a studiare i segni del tappetino sotto i suoi piedi. Inspira a fondo, il grosso seno che si solleva quasi a rompere la giacchetta, e gira la testa verso di me.

Sorride. È il sorriso di un’attrice che non ha mai recitato prima in vita sua e di certo non verrà chiamata di nuovo a farlo. I suoi occhi castani sembrano prossimi a sciogliersi in un pianto. «Ciao…» La sua voce è come se uscisse da un tombino. «Mi chiamo Martina.»

Prima di andare avanti…

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