Capitolo 10 - La ragazza dello scambista
Bruno, un sessantenne che condivide con la moglie Adriana la passione per lo scambismo, si ritrova come partner una ragazza bellissima ma ritrosa a tradire il proprio ragazzo.
3 ore fa
I sassolini scricchiolano sotto le ruote dell’auto. Premo il freno con delicatezza e la Volvo si ferma in uno degli stalli nell’angolo del parcheggio che avevamo concordato. Spengo il motore: i tergicristalli si fermano a metà di una spazzolata, le poche gocce della pioggia che sta finendo picchiettano sul parabrezza e colano lente, brillando nella luce gialla dei lampioni che delimitano il Parco degli Olmi.
Adriana si slaccia la cintura e si mette più comoda sul sedile del passeggero. Apre il cassetto portadocumenti e ne trae l’astuccio con i suoi trucchi. «Ma non è un po’ troppo presto?» Fa scorrere la zip e prende lo specchietto rotondo. Si rimira e si sistema i capelli biondi - tinti di biondo, come fa ormai da più di venticinque anni –. Mette la bocca a culo di gallina e controlla di nuovo il rossetto.
Trent’anni fa era una figa pazzesca che faceva voltare la testa a chiunque la incrociasse per strada. Ora fa dei casunziei con burro e salvia che… deglutisco il litro di saliva che mi riempie la bocca.
Lei si ferma con il rossetto ad un centimetro dalle labbra. I suoi occhi azzurri, circondati da alcune zampe di gallina che il botox non è riuscito a piallare del tutto, si spostano verso di me. «Bruno?»
«Ah, si. Dovrebbero arrivare alle otto.»
Mia moglie scuote la testa. «Una volta tanto non sono le undici passate.» Lancia un’occhiata verso il Parco degli Olmi che si estende oltre il parabrezza, le poche foglie gialle e arancioni ancora sui rami che garriscono nella brezza. Banchi di nebbia rotolano e si impigliano tra le piante scheletriche.
Dubito ci sarà qualcuno a spiarci e spararsi una raspa mentre ci divertiremo in macchina.
Slaccio anch’io la cintura e prendo dalla tasca l’iPhone. Entro nella chat privata su Whatsapp che ho avuto con il ragazzo. «Dice che domani mattina ha il turno in fabbrica e deve alzarsi presto.»
Adriana stacca la punta rossa dalle labbra e ridacchia. «Spero non sia un tuo operaio!»
«Gliel’ho chiesto.» Mancherebbe solo che si diffonda la voce alla AirCool che il parón fa lo scambista e la moglie si scopa i suoi dipendenti… «Non è dei miei. È di Sappada.»
«E si fa tutta la Provincia di Belluno per farsi cavalcare da me a Caregan?»
Inclino il telefono in modo che lei non veda lo schermo e scorro la chat. La foto della ragazza di questo Mario fa la sua comparsa: una mora dai capelli lunghi è su una spiaggia e sorride all’obiettivo. Due grossi seni sono contenuti in un costume azzurro straziato dal loro peso; i fianchi sono larghi ma la vita è stretta…
Gli angoli delle labbra si sollevano appena nella sensazione di piacere che l’erezione che sta crescendo nei miei pantaloni mi sta donando. Mi abbandono sullo schienale del sedile, il fiato che mi scivola dalle narici. Sì, Adriana, la mia disfunzione erettile sei tu, è inutile che ti inventi scuse sulla mia età.
Menomale che anche a te piace scoprire nuovi cazzi quanto a me nuove móne…
Mia moglie stringe le labbra, controlla il suo lavoro di pittura e mette via specchietto e rossetto nella busta. «Comunque, questa sera non c’era nulla da vedere in televisione e, se fossi rimasta a casa, quella piaga della Nicoletta di certo sarebbe passata a trovarmi e…»
Mi faccio gli occhi per l’ultima volta sulla foto di Martina e spengo il telefono, che infilo nel portaoggetti tra i due sedili. Ruoto la testa verso il finestrino e sospiro. Le ultime gocce solcano il vetro in strappi e rallentamenti, zigzagando pigre verso il basso.
Dopo anni, riesco a non farmi sopraffare da quella radio che c’è al posto della bocca della mia donna. Una dote essenziale per sopravvivere con lei…
Le pozzanghere a sinistra della Volvo si illuminano e un paio di posti più in là una macchina verde – una Audi A3? – si ferma.
Cazzo, il tizio che stiamo aspettando non avrà davvero un’auto simile?
Mario si sporge oltre la ragazza che fissa davanti a sé qualcosa e ci saluta con la mano. I vetri sono appannati, ma deve avere al massimo trent’anni, forse nemmeno. La ragazza, vista dal vivo, sembra ancora più giovane di lui.
«Carino il tipo.» Adriana annuisce. «Scommetto che a letto è uno stallone. Pure la puttanella non sembra male…» L’ultima frase ha un tono di voce più tagliente.
«È andata bene anche a me…» Sollevo il telefono e mando un messaggio.
Io
Ci scambiamo le donne? La mia sulla tua auto, la tua sulla mia? Così stiamo più comodi
Il volto del ragazzo è illuminato dallo schermo del suo telefono e parla alla ragazza. L’umidità dei vetri offusca i particolari, ma la fronte di Martina si aggrotta e la sua bocca si serra. Incrocia le braccia sul grosso seno.
La cosa non promette niente di buono… Qui rischiamo di tornare a casa a bocca, e altro, asciutta, e non voglio passare la serata a sorbirmi Nicoletta che spettegola con Adriana con Quarto Grado in sottofondo... Piuttosto ce ne andiamo da qualche altra parte a…
Mia moglie sospira. «La puttanella non ha voglia?»
«Mah…» Spero di sì: due tette simili...
Mario solleva le mani davanti a sé, le muove parlando con Martina. Lei abbassa la testa e si slaccia la cintura.
Sì! Accendo la batteria, i tergicristalli finiscono il loro movimento e dai bocchettoni ricomincia ad uscire aria calda. Metto la mano sulla leva della portiera. «Facciamo lo scambio di dame sulle auto.»
«Vuoi restare da solo con la ragazzina, eh, Bruno?»
«Ti lamenti sempre che la XC90 è una macchina da vecchi: sono sicuro che apprezzerai gli interni di una A3.» Di certo, il coglione ha scelto quelli più belli: mi meraviglierei del contrario.
«Non fare cilecca con la puttanella, vecchietto.» Apre la porta e scende.
Con due tette simili, stai tranquilla che rischio piuttosto di venire all’istante come un sedicenne che tocca la móna per la prima volta…
Scendo anch’io, chiudo la portiera e mi accosto a quella posteriore, l’umido della maniglia che mi scivola tra le dita. L’aria gelida s’infila sotto la giacca e nello scollo della polo. Un brivido mi increspa la pelle della schiena.
Adriana gira attorno alla macchina, una mano sopra la testa per proteggersi dalle due gocce solitarie che ancora cadono dal cielo. I tacchi degli stivaletti ticchettano sulle chiazze di asfalto e stritolano con un suono viscido le foglie morte a terra.
La portiera del passeggero della Audi si apre ed un paio di scarpe nere da ginnastica senza calze percorrono la spanna che separa il pavimento dell’auto dal terreno. Martina si volta con il busto verso di me ma non solleva lo sguardo. Si alza in piedi con la grazia di una gatta e cammina verso di me. Indossa un completo giacchetta e pantaloni di jeans.
Adriana si infila nella Audi, si siede sul sedile e afferra la maniglia interna. «Ma che bella matu–» La voce del ragazzo viene soffocata dal tonfo della portiera.
La ragazza cammina a testa bassa. Mio padre dimostra più vitalità quando vado a trovarlo all’ospizio.
L’erezione si è accasciata nelle mutande, è più fastidio che piacere virile.
Apro la portiera posteriore. «Accomodati.»
Lei risponde con un cenno della testa che le fa oscillare i capelli castani sulle spalle. Entra e la chiudo dentro.
Passo le mani bagnate sui pantaloni e giro attorno all’auto. Un brivido mi attraversa la schiena e salto una pozzanghera che a stento noto tra le ruote posteriori. Apro la portiera e mi metto sul sedile dietro a quello dov’era seduta Adriana solo fino ad un attimo fa.
Il suo profumo costoso impesta ancora l’aria. Quattrocento euro a bottiglietta e aggredisce il naso quanto il diluente per togliere le scritte dalle lamiere di zincato…
Chiudo la portiera e mi volto verso la ragazza. Lei ha le mani tra le gambe e tiene abbassata la testa, come a studiare i segni del tappetino sotto i suoi piedi. Inspira a fondo, il grosso seno che si solleva quasi a rompere la giacchetta, e gira la testa verso di me.
Sorride. È il sorriso di un’attrice che non ha mai recitato prima in vita sua e di certo non verrà chiamata di nuovo a farlo. I suoi occhi castani sembrano prossimi a sciogliersi in un pianto. «Ciao…» La sua voce è come se uscisse da un tombino. «Mi chiamo Martina.»
Avrebbe la stessa espressione se si presentasse sul sito della sua impiccagione con qualcuno che la costringesse ad avanzare piantandole la punta di un coltello tra le scapole.
Merda… Qui rischio di perdermi la scopata…
«Sono Bruno.» Le sorrido a mia volta. Gli anni passati a parlare con clienti e fornitori tornano utili quando vuoi convincere qualcuno che farsi fottere è la cosa migliore della vita. E, in questo caso, “farsi fottere” non è metaforico.
Le allungo la mano. Lei la contempla per un istante, poi una stretta senza forze me la stringe.
«È la tua prima volta, Martina?»
I suoi occhi castani, resi più evidenti dalla matita nera, si velano di umidità. Lascia la mia mano e torna a chiuderle tra le cosce. Adesso è il tappetino sotto le mie scarpe a diventare il soggetto della sua contemplazione.
Passa qualche secondo di silenzio all’interno della Volvo, così profondo che un paio di gocce di pioggia che cadono sul tettuccio risuonano come colpi di martello.
Un grido di piacere maschile dalla Audi fa sollevare la testa della ragazza e voltare verso l’auto del suo ragazzo. Resa offuscata dai vetri annebbiati, Adriana ha tolto la giacca e aperto la camicetta davanti a Mario, che le sta fissando la quarta pagata in lire. La voce di mia moglie è attenuata, ma gli sta proponendo di palpargliele.
Il volto del ragazzo si illumina e ha la lingua fuori dalle labbra.
Quello della ragazza accanto a me, invece, è rabbuiato.
Si gira verso di me. Le labbra le tremano. «Ha… Mi ha…»
Merda, merda, merda!
Prendo dalla rete porta oggetti un pacchetto di fazzolettini accanto alle due bottigliette d’acqua che cambio ad ogni uscita, ne sfilo uno e lo uso per tamponare le lacrime che le scendono lungo le gote.
Il petto mi si stringe, il bisogno di infilare il mio cazzo dentro di lei e fotterla strizzando quelle due tette da ventenne maggiorata si scontra con il desiderio di appoggiare la sua testa sul mio petto, accarezzarle i capelli e baciarla sulla nuca, assicurandola che tutto si sistemerà.
Lei si porta la mano alla bocca, un sorriso di imbarazzo prova a sbocciare sulle sue labbra ma le lacrime aumentano di intensità. Tra un attimo si mette a piangere a dirotto, lo so…
Sospiro nella mente. Questa sera non si scopa, l’ho capito. Una così bella figa… mi toccherà strozzarmi il gallo sulla sua foto quando torneremo a casa. Chissà se trovo ancora quel video su come toglierle i vestiti con l’intelligenza artificiale…
Le passo un braccio sulle spalle e le faccio appoggiare davvero la testa sul mio petto. Lei tira su un paio di volte con il naso con rumori liquidi. Le lacrime le fanno colare la matita sul viso. Le tette sono morbide contro il mio busto.
Un brivido corre lungo l’asta del cazzo in tiro per metà.
«Su, su, Martina, non fare così.» Prendo dalla rete una delle due bottigliette d’acqua, sollevo il tappo a scatto con il pollice e gliela passo. «Bevi un po’.»
Lei l’afferra e se la porta alle labbra. La strizza e manda giù un buon quarto del contenuto. Me la restituisce. «Grazie…»
«Ti senti un po’ meglio?»
La ragazza si passa un dito sotto al naso che luccica. Prende il fazzolettino e se lo soffia con una grazia che non ho mai visto prima. «Scusa.» La voce è bassa e roca. Alza lo sguardo verso il mio, ma non resiste che un secondo e torna ad abbassarlo. Martorizza nella mano il fazzolettino.
I suoi capelli castani sono setosi sotto le mie dita. «Non preoccuparti. La prima volta può essere strano.»
Lei stringe le labbra. Ha uno di quei singulti che sono a metà strada tra il riso e il pianto. «Mi spiace che ti abbiamo fatto venire fino a qui per nulla.» Questa volta mi guarda davvero negli occhi. «Tu hai buttato una sera per startene in un parcheggio freddo e buio sperando di…» Il suo fiato si blocca, come se realizzasse davvero per la prima volta cosa volevo fare con lei. «…e invece sei qui a sentirmi piagnucolare.»
Già, speravo proprio quello… è da ieri che immagino di succhiarti le tette e pucciare l’osèlo tra le tue gambe… e invece… «Non preoccuparti, la prima volta…»
Lei si passa il dorso della mano sotto un occhio. La colata di eyeliner si spalma su tutta una gota. «Ma io non voglio ce ne sia una seconda. E nemmeno una prima.»
Ah, cazzo. Fammi indovinare… «Non eri d’accordo?»
Lei tira su con il naso e si passa il fazzolettino sotto le narici. «È stato Mario a dirmi che aveva organizzato u… uno scambio.» Deglutisce. «Non mi aveva detto nulla, prima.»
Sospiro. Esatto. Apro la bocca per parlare, ma lei mi precede.
«Gli ho detto che non volevo, ma lui ha detto che sarebbe stato divertente…»
Un paio di bottoni della giacca in jeans sono aperti, i suoi grossi seni sono stretti al punto tale che formano una linea dritta nel loro mezzo. Una linea scura, nera. Qualcosa nel quale non potresti infilarci una mano tanto è chiuso quel pertugio.
Forse il cazzo potrebbe passarci…
La voce di Martina diventa più lamentosa. «…lo amavo allora dovevo farlo.»
Sussulto. Cosa sta blaterando? Le appoggio una mano sulla nuca. Strappare via il mio sguardo dal suo seno richiede una forza che non so dove trovo. «Sì, hai…»
La ragazza volta la testa verso la macchina del suo ragazzo. Sul finestrino del passeggero compare la testa bionda di Adriana, la giacca è appoggiata sullo schienale. Il reggiseno nero spicca sul tessuto bianco della camicetta.
Si intravede solo la nuca del ragazzo, oltre una spalla di mia moglie. Quel coglione è intento a succhiare i capezzoli di una ultracinquantenne e io sono qui a fare il confessore di una che, probabilmente, non ha ancora avuto la possibilità di votare una sola volta in vita sua. Scuoto la testa e abbasso lo sguardo: una ragazza con due bocce sode e la móna che non resta spalancata quando apre le gambe dopo tre figli ed un centinaio di cazzi diversi…
Martina si volta verso di me, il viso una maschera di dolore. «Perché… perché lo fa? Io…» Tira su con il naso. «Perché vuole scopare una vecchia di sessant’anni invece di me?» Sbatte le palpebre, un paio di grosse lacrime percorrono le due strisce umide che le precedenti avevano tracciato lungo le sue guance. «Scusa, non volevo offendere, ma…»
Sospiro con il naso. La testa di mia moglie inizia a muoversi sul vetro della portiera. L’auto ondeggia?
Adriana verrà a vantarsi che si è fatta un aitante giovanotto mentre io sarò andato in bianco… Che figura ci faccio?
Andatevene tutti al diavolo, non voglio starmene qui a reggere il moccolo con davanti una che, anche sul letto di morte, mi pentirò di non essermela sbattuta!
Accarezzo il volto di Martina, con il pollice le blocco una lacrima, che si spande sotto le labbra. «Sai perché lo fa, il tuo ragazzo?»
Lei scuote appena la testa.
Perché è un cazzo di gerontofilo coglione. «Lo fa perché ti ama, e vuole scoprire se lo ami anche tu.»
«E come? Facendo sesso con un altro uomo?»
Annuisco. «Non lo fa per il suo piacere.» Abbasso la voce, nemmeno le stia confessando un segreto. «Come pensi possa divertirsi con mia moglie?»
Martina volta la testa verso la Audi. Gemiti di piacere filtrano tra i finestrini.
Quello stronzo si sta divertendo davvero…bastardo!
Appoggio una mano sul mento della ragazza e la volto verso di me. Meglio che la realtà non le si palesi davanti troppo spudoratamente…Non le lascio il tempo di ribattere. «Lui vuole vederti con uno sconosciuto per scoprire come fai veramente l’amore.» Non riesco ad inventarmi qualcosa di meno idiota?
Lei sbatte un paio di volte gli occhi umidi. «Davvero?»
Ci sta credendo? Dev’essere così disperata all’idea che il suo ragazzo preferisca scoparsi quella che potrebbe essere sua nonna da aggrapparsi a qualsiasi spiegazione piuttosto che accettare che Mario è un coglione.
Annuisco. «Vuole vedere il tuo lato più selvaggio. Spesso voi donne vi trattenete quando state con l’uomo che amate per paura che vi consideri delle zoccole, e allora vi poniamo in una situazione in cui… certi…» Ma che cazzo sto inventando? «…certe regole sociali non hanno più senso e vi lasciate andare.» Le sorrido.
Martina si passa la nocchia di un dito sotto un occhio, intercettando una lacrima. «Davvero?» Manda giù un altro sorso di acqua. «Allora lui vuole vedermi fare sesso selvaggio con te?»
«Eh, sì.»
«E tua moglie?»
Non sa usare Netfliz. «Un piccolo scambio di favori: se io mi impegno a giudicarti come amante, lui deve soddisfare mia moglie.»
La ragazza ha un’espressione scettica. «Davvero Mario…» Si volta verso la macchina verde.
Mario ha una mano appoggiata al finestrino, sopra la testa bionda di Adrian. Ha i denti serrati e gli occhi chiusi. Lo stronzo sta venendo dentro mia moglie.
E io sono qui a inventare le favole della buonascopata ad una che, in un mondo perfetto, mi starebbe cavalcando a smorzacandela, con le sospensioni della Volvo che gemono più di me.
Le spalle di Martina, già basse, si affossano ancora di più. Mi guarda. «Davvero devi giudicarmi?»
Faccio una di quelle smorfie da “la vita è una merda, ragazza, e tu ci sei dentro fino al collo”. «Non dovrei dirtelo, ma Mario mi ha contattato via amici comuni e mi ha chiesto di scoprire come sei a letto, per sapere se vale la pena continuare a stare con te.» Lancio un’occhiata ai sedili al posto del materasso. «Come sei in auto, in effetti, ma cambia poco.» Porto una mano davanti alle labbra e le faccio un occhiolino. «Ma non dire a Mario che te l’ho confessato, eh!»
La sua, di espressione, è più da “nella merda ci sono fino al naso, e non profuma affatto”. «Il tuo giudizio dev’essere pessimo, vero?»
«Mario vorrà sapere la verità. E io non posso perdere la faccia davanti agli altri, mentendo, visto che mi sono fatto una certa… eh… fama come...» Le appoggio una mano su una gam… gliela appoggio su una spalla. «Ma possiamo far finta che non sia successo nulla fino ad ora e… Perché, diciamo la verità: Mario ti ama, me l’ha detto lui stesso, e mi dispiacerebbe se ti lasciasse perché ti sei trattenuta con me.»
Martina chiude gli occhi ed espira. «D’accordo. Lo farò: Mario è l’uomo della mia vita.»
Certo, finché non ti accorgerai che coglione è e quanto tempo e soldi butta nell’auto… Fra due anni al massimo sarai con un altro…
Le sorrido, cercando di non fissarle il seno. «Bene, allora inizia a spogliarti.»
«Sì.» Le dita si muovono lungo i bottoni, facendoli uscire dalle rispettive asole. Ogni volta che ne libera uno, la giacca in jeans si allarga e la linea scura tra le due tette si ingrandisce.
In un attimo è in camicetta, e anche quella va a finire sul sedile del passeggero davanti. Un reggiseno nero in pizzo compare a trattenere quelle due grosse bocce. Hanno le dimensioni di quelle di Adriana, ma queste sono naturali, senza plastica.
Lei porta le mani dietro la schiena, ma la fermo. «Aspetta…»
Martina mi guarda stupita. «Cosa?»
«Voglio togliertelo io, il reggiseno.» Le mie mani passano sotto le sue ascelle e afferro il gancetto.
«Sei capace?»
Le mie dita con un reggiseno sono come quelle di un ladro che scassina una serratura: niente mosse false e tocco di velluto.
Le bocce di Martina sembrano respirare alla perdita di rigidità dell’ingabbiatura che le costringeva. La ragazza è stupita. «Mario non è in grado.»
Sono certo che sa cambiare il filtro dell’olio con gli occhi chiusi. «Ho una certa esperienza.»
La punta della lingua della ragazza si muove tra le labbra. Mi fissa come se fossi un cremoso cono gelato in pieno agosto. Non sono nato ieri, ragazza, so che stai facendo la zoccoletta per passare il mio esame farlocco… ma la cosa mi va più che bene, se poi la mia sborra colerà fuori da qualche tuo orifizio.
Afferro le due grosse bocce dal sotto e le sollevo. La pelle è morbida, vellutata, lascia passare il calore al loro interno. Sono divine. L’erezione diventa fastidiosa nei pantaloni, ma non riesco a smettere di palparle.
Un senso di benessere scorre nelle mie vene, il cuore batte nei muscoli tesi.
«Ti piacciono le mie poppe, Bruno?» La voce della ragazza è melliflua, come se volesse chiedermi di divertirmi ancora di più con loro. Chiudo gli occhi e sorrido: sei un’ottima adescatrice, ragazza. Sotto questo aspetto non posso che darti un voto alto.
Riapro gli occhi. Il cuore mi batte nel collo. «Finisci di spogliarti, Martina.»
Lei si sbottona i pantaloni, e lo stesso faccio anch’io con i miei di velluto grigi. Me li sfilo insieme alle mutande, il cazzo in tiro si solleva tra le mie cosce. Mi tolgo le scarpe con i piedi e le calze, e getto tutto sul sedile del guidatore.
Una calza finisce su un bocchettone, si solleva un po’ per il flusso d’aria calda e finisce sopra l’asta del cambio.
La ragazza è rimasta con un paio di mutandine nere con il pizzo, inginocchiata sul sedile con una gamba. È ferma e mi fissa l’uccello con le labbra socchiuse.
«Che c’è?» Le sorrido. «Pensavi che non mi venisse duro?»
Lei sussulta, come se l’avessero beccata con un dito nel barattolo della Nutella a sei anni. «No… volevo dire che…»
Sogghigno. «Sei tu che me lo fai venire dure, con il corpo meraviglioso che hai…»
Lei sorride. Il sorriso più sincero degli ultimi minuti.
Il suo corpo perfetto insieme a decine di ore di palestra al mese e una dieta precisa, ma certi particolari possono restare taciuti. Dopotutto, se fai sesso con sconosciute quasi ogni finesettimana, è meglio avere l’attrezzatura al massimo del suo potenziale, anche se sei prossimo alla pensione.
Martina mi afferra il cazzo con delicatezza e mi scopre l’ultimo centimetro di cappella che non è ancora uscita dalla pelle. Si sposta una ciocca di capelli dietro un orecchio e si abbassa verso il mio inguine aprendo le labbra.
«Aspetta.»
Lei si blocca ad una spanna dal mio uccello con la punta rossa e bagnata. Alza la testa verso di me, confusa. «Non… non vuoi un soffocotto? Mario ne vuole sempre uno per cominciare, così poi dura di più.»
Gli angoli delle mie labbra si sollevano nel divertimento. Fidati, non ho bisogno di durare di più, nel secondo round. Le accarezzo i capelli neri. «Preferirei un sessantanove, così ci divertiamo entrambi.»
«Da… davvero?» La sua confusione è ancora maggiore di prima. «Mario non mi lecca mai.»
Oh, quel coglione butta i soldi nelle macchine, ama le vecchie, l’osèlo gli spara a raffica e non te la lecca… ma che cazzo ci perdi il tuo tempo quando potresti essere l’amante di uno con gli schéi e la moglie che, lode al cielo, è contenta se sono le altre a dargliela?
La ragazza si abbassa le mutandine, mostrando una móna depilata dalle labbra chiuse.
La manovra per sdraiarmi sotto di lei nei sedili posteriori della mia Volvo, dopo anni di pratica, si svolge senza troppi problemi. Il suo inguine è sopra di me, le sue cosce a contenere la mia testa, le mie gambe aperte e piegate. Sì, il sessantanove in macchina è una di quelle posizioni da Kamasutra avanzato adatte ai gatti e a gente che fa yoga da anni.
Appoggio le mani sui glutei sodi della ragazza e faccio pressione. «Abbassati, bellezza.»
La figa di Martina cala su di me, fino a posizionarsi sulla mia bocca. La mia lingua scivola lungo il solco caldo e bagnato. Il profumo del suo sesso e del suo ano mi stordiscono, chiudo gli occhi e mi concedo un attimo per godermi questa sensazione di piacere.
Il respiro profondo della ragazza è appena percettibile nel suono dell’aria calda gettata fuori dai bocchettoni. Un brivido scuote il suo corpo perfetto.
Il suo grosso seno si appoggia sulla mia pancia, le sue labbra bagnano l’asta del mio cazzo nel percorrerne un lato con la bocca; il pollice accarezza la cappella, sfiorando la corona e coccolando il meato. Una scossa di piacere trafigge l’osèlo per tutta la sua lunghezza.
Se continua così questa zoccoletta, altroché il coito ritardato per l’età: qui le vengo in faccia come un sedicenne arrapato la prima volta che vede Gloria Guida nuda nei film sconci.
Lappo con vigore le grandi labbra, dalle stesse iniziano a colare umori intimi della ragazza… Allora le sta piacendo? Ah, puttanella… Mario di qua, Mario di là, ma anche il buon Bruno non ti fa poi così schifo, eh?
Sollevo una mano e inizio a muovere il pollice sul clitoride di Martina. Lei inarca la schiena, il cazzo le esce di bocca.
«Ah!»
«Ti piace, zoccoletta?» Le accarezzo di nuovo la lumachina e lei emette un gemito.
La sua voce è rotta dalla respirazione accelerata. «Ti prego, non fermarti!» Sotto la mano che le tiene una chiappa, i muscoli sono tesi.
Sospiro con la mente: ci rimetterò di certo un pompino, ma… «Girati e siediti sulla mia faccia.»
«Cosa?» Si solleva sui gomiti e abbassa la testa. Mi guarda attraverso il varco tra le sue tette che pendono, allarmata: si starà chiedendo cosa succede alla sua valutazione se non mi fa un pompino? «E il sessantanove…»
«Voglio leccartela. Puoi sempre succhiarmelo dopo.»
Lei sorride e si gira con qualche problema. Gattona fino a raggiungermi la testa e si abbassa, le sue cosce che mi scaldano le tempie. La sua móna gocciola desiderio ed eccitazione: ha un profumo fantastico che mi inebria. Le nostre labbra si toccano e io passo in mezzo alle sue con la lingua.
Martina si irrigidisce e inarca la schiena, la testa le si muove all’indietro e i lunghi capelli le ballano sulle spalle.
Mi accarezza i capelli bianchi e mi sorride. Mi prende una mano per il polso e l’appoggia su una tetta.
La stringo.
«Sei fantastico, Bruno.» Il suo fiato è profondo e lungo, come se stesse facendo cardio ad alta intensità. Ne farà mai a letto con quello stronzo del suo ragazzo? È sprecata con uno come lui.
Mi sta colando in faccia come una fontana, i suoi umori mi scivolano fino al collo. Prendo tra le labbra il suo clitoride e inizio a succhiarlo. La ragazza emette un grido che rimbomba nella macchina, tanto forte che devono averlo sentito anche sull’Audi. Forse pure in fondo al parcheggio…
«Ti prego, non fermarti!»
Picchietto la punta della lumachina con la lingua, Martina si irrigidisce, si scuote, la tetta che stringo rimbomba per i colpi del cuore della ragazza.
Viene con un tremito delle gambe e il fiato mozzato. Geme e si irrigidisce con la schiena.
Sembra perdere la forza e cedere, sgonfiarsi come un palloncino a cui sta sfuggendo l’aria. Il capo le pende sulle tette, gli occhi chiusi come se avesse un capogiro.
Sposto la testa per parlare. Qualche goccia di umore mi cola in bocca. Deliziosa. «Stai bene, Martina?»
Lei inspira ancora a occhi chiusi, solleva la testa e li apre. Sembra senza forze. «Sì. È stato molto forte…»
Un angolo della bocca mi si solleva. Potrei fartene vivere anche altri, e ben più potenti…
Lei scivola un po’ indietro con il culo e si abbassa con la testa fino ad appoggiare un bacio sulle mie labbra e mi accarezza la mascella. «Grazie.» Sorride, imbarazzata. «Ti ho bagnato tutto!»
Dall’altra macchina non arrivano più gemiti o versi di piacere. Lui deve aver già svuotato il caricatore: considerando la cadenza di tiro, al posto di un pistolino ha un fucile mitragliatore.
Martina solleva una gamba per voltarsi. «Adesso ti faccio il pompino.»
Le metto una mano sulla coscia e la blocco. «Visto che ti ho lucidato la móna con la lingua, puoi usare quella sul mio osèlo.»
Lei si blocca, sul suo viso sembrano scontrarsi la consapevolezza che deve farlo e, al tempo stesso, la primitiva volontà di lasciare certi pertugi esclusivi al suo ragazzo.
…al cazzo del suo ragazzo, visto che la lingua e le dita di uno che ha conosciuto un quarto d’ora prima non le hanno dato particolari grattacapi etici.
«Va bene.» La voce lascia capire che la sua è una concessione.
Si sposta con il culo fino al mio inguine, si mette sulle ginocchia, prende con una mano il mio cazzo rigido per il giro da gourmet nella sua figa, con l’altra si apre le grandi e le piccole labbra e appoggia la cappella nell’orifizio della vagina.
Le prendo i fianchi e la abbasso. La punta scivola nell’imbocco della móna, apre le pareti bagnate e bollenti. Chiudo gli occhi e inspiro l’aria calda che sa di sesso con una ventenne. «Cazzo, sì…»
Martina discosta le labbra della bocca ed espira con un gemito. L’espressione di dubbio di prima è svanita dal volto della ragazza: che abbia deciso di concedersi davvero, magari come ricompensa per l’orgasmo, o è solo una buona attrice?
Chissenefrega, l’importante è scoparsi una ventenne con le tette grosse.
Lei comincia a cavalcarmi, saltellando sul mio inguine come se avesse il singhiozzo. Le tette le dondolano avanti e indietro. Le pareti ancora strette della sua móna succhiano la mia cappella, muovono su e giù la pelle. Le afferro un seno e lo stringo.
Fantastico… erano anni che non mi trovavo in una situazione così meravigliosa…
La portiera della Audi sbatte, oltre i finestrini della mia auto compare Adriana in piedi con la giacca addosso. Le rughe non sono tirate come quando si è fatta una di quelle scopate che mi racconterà fino all’ultimo dettaglio per tutta la settimana successiva. Anzi, le labbra sono strette come il culo di una gallina.
Spero non vorrà salire sulla Volvo e interromperci! Resta giù, ti prego!
Si ferma tra le due auto e ci fissa. L’espressione è di rabbia nel contemplare la ragazza con quasi un terzo della sua età cavalcarmi. Si volta, raggiunge l’Audi e picchietta al vetro del passeggero. Questo si abbassa, i riflessi dei lampioni che vibrano. Le parole di mia moglie sono indistinguibili, ma dopo un attimo il finestrino si alza e l’altra portiera sbatte.
Adriana si mette a guardare lo spettacolo di Martina che si scopa suo marito, e Mario le si avvicina. Sgrana gli occhi e sorride. Oltre che scoparsi le donne di altri si eccita a vedere altri uomini fottersi la sua?
Beh, lo spettacolo è gratuito, e solo per te possiamo anche migliorarlo.
Abbasso la voce, così che solo la ragazza possa sentirmi. «Non voltarti, ma il tuo ragazzo e mia moglie ci stanno guardando.»
Lei sgrana gli occhi e si ferma con il fiato mozzato.
«Non fermarti.» Le prendo i fianchi e la muovo su e giù, nemmeno sia una biella che si è bloccata. «Lui vuole vedere quanto sei troia, e tu devi farglielo vedere.»
Lei tentenna. «S… sì!» Apre le labbra per respirare a fondo, confusa su cosa fare, poi si appoggia con le mani sul finestrino oltre la mia testa e inizia a cavalcarmi con vigore.
Geme, si fa sprofondare il mio cazzo fino alla radice, si solleva per metà della lunghezza dell’asta e piomba di nuovo giù. «Ah, Bruno! Sì!»
Perché pesa trenta chili, di cui la metà di tette, o farebbe cigolare le sospensioni della Volvo.
Mario, oltre il finestrino, contempla la sua ragazza divertirsi – molto, forse troppo – con uno che potrebbe essere suo padre. Si morde un labbro un paio di volte, una mano scompare oltre la portiera e il braccio si scuote. Il coglione si sta sparando una raspa su noi due che scopiamo.
Sospiro con il naso. Alla fine, il guardone l’abbiamo beccato davvero…
Adriana gli scocca un’occhiata schifata, e non so se perché suo marito è il soggetto della sega o Mario aveva un ultimo colpo e preferisce spararselo nelle mutande che nella sua móna.
Il prurito sulla cappella inizia ad essere troppo intenso: tra poco verrò anch’io, finalmente! E dentro questa zoccoletta dal corpo perfetto.
Le afferro le tette, le stringo per bene e…
Mi blocco. Un sorriso ben peggiore di quello che posso sfoggiare quando mi svuoto le palle nella figa di una ventenne compare sul mio volto.
«Vuoi far impazzire il tuo ragazzo, Martina?»
Lei abbassa il suo volto verso di me. Un paio di gocce di sudore le brillano sulla fronte. «Cosa devo… fare?» Ha il fiatone.
«Fammi una spagnoletta.» Le stringo le poppe nel caso non abbia idea di cosa stia parlando.
«Un boobjob, intendi?»
Pure quando chiavate dovete usare l’inglese… «Esatto.»
«Come nei porno.»
E nei miei più perversi sogni erotici. « Sono certo che farà dare fuori di capoccia Mario.»
«Va bene.» Punta un ginocchio sul sedile e si solleva da me. Il cazzo le scivola fuori dalla móna bagnato e rigido.
Mi trattengo dallo scuotere la testa. Non ha un minimo di iniziativa, la ragazza, fa qualsiasi cosa le si dica senza obiettare.
È l’amante perfetta.
Io ritraggo le gambe, lei si stende. Gattono fino a sedermi sulla sua pancia e appoggio l’osèlo tra le sue grosse poppe. Lei mette le mani ai lati e le chiude, seppellendomi il cazzo tra le sue calde tette.
La ragazza muove la testa indietro e sorride al suo ragazzo affacciato al finestrino, con un braccio sull’intelaiatura per non cadere avanti. Il suo respiro breve ha creato una macchia di condensa sul vetro, ma l’espressione di uno che sta per venire nelle mutande menandoselo guardando la sua ragazza fottere un estraneo la si nota tutta.
«Vai, Martina.» Appoggio le mani sulle sue e inizio a muovergliele avanti e indietro. Sembra davvero di dover far funzionare un macchinario ingolfato. «Fallo venire sulla tua faccia imbrattata del mio seme.» Se continuo così, tra venti minuti ho finito qualsiasi perversione sessuale possa venirmi in mente.
Lei mi guarda. «Dici che gli piacerà vedermi con una collana di perle?»
Faccio spallucce. «Che ne so, mi sembra più uno da macchine che fanno casino che da gioielli.»
Mi guarda dubbiosa. Mi sa che non ci siamo intesi, ma l’importante è che abbia iniziato la spagnoletta.
Il movimento delle tette, così grosse e naturali, è paradisiaco. La pelle calda e sottile che scivola sulla mucosa della cappella è fantastico. Le accarezzo la testa. «Sei bravissima.»
Sorride. «Ti piace, Bruno?»
Annuisco. «Fatti venire in faccia e dico al tuo ragazzo che sei la zoccola perfetta.»
«Allora ce la metto tutta.» Abbassa la testa e allunga la lingua fuori dalle labbra per leccarmi il meato.
Un suono a metà tra il ruggito e le fusa sale dalla mia gola. Cazzo, peccato non averlo di trenta centimetri per farglielo succhiare per bene in bocca…
Adriana ci fissa come se non riconoscesse l’uomo con cui è sposata da più di trent’anni e che se la sta spassando con una che ha un’età inferiore del nostro ultimo figlio. Le sorrido, le labbra di lei si riempiono di rughe.
Sì, Martina sarebbe la moglie ideale per il nostro Giacomo. Gliela potrei consigliare vivamente.
Il prurito alla base del cazzo diventa insostenibile, ma questa volta non voglio fermarlo. Lascio che la mia giovane e sciocca amante dia qualche altro colpo con le sue tette, le afferro i capelli sulla nuca e le tengo ferma la testa. Tiro fuori l’uccello dal seno e glielo punto contro.
«Chiudi gli occhi e apri la bocca, zoccoletta!»
Saette di piacere corrono lungo l’asta e schizzano sul volto di Martina. Lei geme ad ogni spruzzo: sulla palpebra destra, sul naso, sulle labbra e gli ultimi due sulle tette.
Ogni briciola di forza mi ha abbandonato, ho solo quella che mi permette di non crollare con il culo sulla pancia della ragazza. La mente si è svuotata più delle palle, ma a differenza loro si è riempita di un gas esilarante che mi sta facendo venire voglia di ridere.
Oltre il finestrino, Mario fa la faccia da orgasmo più idiota al mondo, sembra si stia sforzando per scoreggiare e stia masticando allo stesso tempo una fetta di limone tirata su dall’acido della batteria. È appena venuto contemplando la sua ragazza venire sborrata in faccia da un perfetto sconosciuto.
Sì, Martina si merita Giacomo, altroché questo povero stronzo.
Accarezzo il viso della ragazza dove non mi sono scaricato. «Ottimo lavoro, ragazza.»
Lei mi sorride soddisfatta. «Sono stata abbastanza troia?»
Sospiro. «Sì.» Non quanto vorrei, ma è stata una serata profittevole…
Le passo i suoi vestiti e lei li prende in mano. «Come faccio a…» Si muove un dito sul viso, dove cola ancora il mio seme.
«Lascialo. Sono certo che a Mario piacerà.»
Si infila le spalline del reggiseno. Vedere quelle due bocce scomparire dalla mia vista è un colpo al cuore.
«Girati.»
Lei lo fa e le allaccio il gancetto dietro la schiena.
«Grazie.» Mi dà un bacio sulla guancia. Abbassa la voce. «Anche per prima, quando me l’hai leccata.»
«Se vuoi ancora…» sussurro nel suo orecchio. Prendo il telefono dal portabevande e accendo lo schermo.
Lei prende il suo, l’avvicina al mio e compare sul mio schermo la sua foto, questa volta più vestita di quella che mi era stata spedita su Whatsapp. Lei mi indica un pulsante sotto l’immagine. «Accetta la richiesta di scambio.»
Beh, sotto sotto non è così stupida, se sa fare queste cose. Chissà se ha voglia di diventare la mia segretaria personale. Molto personale.
«Adesso abbiamo i rispettivi numeri di telefono.» Se lo rimette nella tasca e riprende a vestirsi.
Finisco di mettermi la maglia e scendiamo dal sedile posteriore. L’aria all’esterno è uno schiaffo gelido e una mano ghiacciata nella schiena sudata. Il vento non si è placato e gocce fini come aghi pungono la pelle.
Dall’altra parte della macchina, Martina abbraccia il suo ragazzo. «Sono stata brava, amore?»
Lui è felice come non lo sono stato io alla nascita dei miei figli. «Sei una porca, Marty! Non me lo sognavo nemmeno qualcosa di simile.»
Lei si indica la sborra che sta seccando sulla sua pelle. «Ti piace?»
Mario le stringe una tetta attraverso la maglia e inizia a leccarle la mia sbo– distolgo lo sguardo con lo stomaco che si ribalta. E checcazzo…
Il parco è immerso nella nebbia che diventa tenebra più si allontana dai lampioni. «Beh, è stato davvero un piacere conoscervi.» Assesto una manata al tettuccio bagnato della Volvo. «Dobbiamo farlo di nuovo.»
Mario mugugna qualcosa mentre continua a lecc— xìo càn… — e alza un pollice.
Giro davanti alla macchina tenendo la coppietta fuori dal campo visivo. «Noi andiamo.» Faccio segno con la testa ad Adriana di montare in auto.
Lei sale e chiude la portiera con un tonfo.
Metto la retro e accendo il motore. L’auto ha un tremito e l’aria calda smette di uscire per un istante. Nello specchietto laterale i due stanno salendo sulla Audi. Chissà se, una volta a casa, Martina si farà leccare pure le colate di sborra sulle tette..
Arranco all’indietro e sterzo.
Adriana mi fissa. Questa sera ha più rughe del solito. «Vedo che hai voluto fare il tuo spettacolino con la puttanella, eh?»
Trattengo un sorriso: avremmo dovuto farvelo pagare. Mario ha gradito parecchio. Diciamo pure che se l’è proprio goduto…
«E a te com’è andata con lo stallone?»
«Umphf…» Si sistema meglio sul sedile, accavallando le gambe, e fissa il parcheggio illuminato dagli abbaglianti scorrerci attorno. «Andiamo a casa, che magari c’è ancora in giro la Nicoletta che ci guardiamo Quarto Grado insieme. Mi deve raccontare di cos’ha fatto l’altro giorno la Veronica con la sua…»
Sospiro. Menomale che ho imparato ad ignorare la radio che ha al posto della bocca.
FINE
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