Orgasmi fugaci

Capitolo 9 - «Scopa solo i migliori, la troia!»

Lorenzo e Matteo, giovani tennisti, passano con la ragazza del loro avversario una notte di sesso perfetta. Forse, anche troppo perfetta.

14 visualizzazioni5,964 parole

La pallina è fulmine che sfiora la sommità della rete e piomba nella nostra metà campo. Matteo balza in avanti, la racchetta è un movimento confuso. Spluc! Il mio compagno di doppio non ha ancora finito di scivolare sulla terra rossa che la pallina rimbalza e Federico vi si lancia contro, allungando la racchetta in un tentativo disperato di salvare il punto.

Dietro di lui, la ragazza è ferma sul bordo del campo, immobile dall’inizio del match, gli occhi scuri che seguono il fidanzato, martoriandosi una mano nell’altra. I lunghi capelli castani sono mossi appena dalla brezza del pomeriggio. È alta almeno un metro e settanta, e ha il fisico di una dea dalla pelle olivastra: non un grammo di grasso, la pancia piatta tra il top bianco che nasconde un seno che dev’essere una seconda piena e un paio di pantaloncini di jeans…

Un prurito si risveglia attorno al mio meato al pensiero di fare ses—

Un lampo giallo guizza nel campo.

Diavolo, la pallina!

Scatto in avanti, porto la racchetta a sinistra, ruoto il torso a destra e apro il braccio verso l’esterno. Spluc! Il colpo riverbera nella mia spalla. Il tiro è pessimo, l’angolazione della faccia della racchetta era troppo chiusa e la forza debole.

La pallina vola in diagonale oltre la rete, piomba nel campo avversario a qualche centimetro dalla linea laterale e si solleva svogliata, a due falcate da Riccardo, come ad invitarlo a gettarla nella nostra metà, ma senza fretta.

Il ragazzo allunga la racchetta, corre con le gambe troppo rigide, sembra cadere avanti, si getta verso la pallina. La sfiora con la punta del telaio.

Tempismo sbagliato, la pallina rotola fuori dal campo.

L’allenatore di Riccardo e Federico alza una mano verso di noi. «Game, set e incontro a Bianchi – Romano. Sei – quattro, sei – tre.»

Espiro e mi passo una mano sulla fronte bagnata. Mi avvicino alla rete insieme a Matteo e stringo la mano a Riccardo, quello che mi avevano detto essere il favorito del torneo. Lui ha gli occhi lucidi e la mano scotta.

«Ottima partit–» Scoppia in una raffica di colpi di tosse e si porta alla bocca il pugno con la racchetta. Si asciuga le labbra con il dorso. «Scusa, ho un po’ di tosse…»

All’anima dell’”un po’ di tosse” … Questo a momenti lo devono ricoverare.

Meglio. Domani, alla finale, sarà il giocatore debole della squadra avversaria a cui sparare i colpi per i punti.

La ragazza attraversa il campo tenendo tra le mani una salvietta e una borraccia di plastica dove sciaborda dell’acqua. «Amore…» Abbraccia Riccardo bagnato di sudore come se fosse appena uscito da una piscina e gli appoggia un bacio sulle labbra. «Copriti che non voglio che prendi freddo.» Ha la voce più calda che abbia mai sentito in vita mia.

Sentirla dire il mio nome, con quella voce, sarebbe la cosa più bella al mondo…

Sul viso di Riccardo il sorriso cerca di cancellare l’aria di malato che gli inombra gli occhi. «Grazie, Francesca.»

Un colpo al fianco mi fa sussultare. Matteo si gira dando le spalle ai nostri due avversari che si stanno allontanando verso il loro allenatore. «Che figa, eh?» sussurra. «Da una simile mi farei curare più che volentieri. Ma glielo metterei dentro io, il mio, di termometro.» Sogghigna.

Mi volto verso il nostro fondocampo. Al posto di una Francesca, o anche solo una sua pallida imitazione, ad aspettarci c’è Loris, che si sta grattando il viso oscurato da una barba di un paio di giorni. A vederlo adesso, con la maglietta che si tira sulla pancia e le macchie di sudore sul petto e i pantaloni in acrilico, nessuno crederebbe che negli anni ’90 è stato qualche settimana nella Top 100 della ATP. Chissà se Agassi si ricorda di averlo buttato fuori ai quarti di finale del Roland Garros?

Loris si alza in piedi con un grugnito e una smorfia.  «Va bene, ragazzi. Avete fatto una buona partita.»

Matteo getta in aria la racchetta e la prende al volo per il manico, quindi la infila nella sacca. «A me è sembrata ottima.»

«Sembravi legato con quelle gambe, Matteo.» Loris tira fuori il pacchetto di Marlboro dalla tasca dei pantaloni e se ne mette in bocca una. Credo sia l’unico vizio che gli è rimasto dopo che l’ex moglie l’ha pelato con gli alimenti. Avvicina l’accendino Bic alla punta della sigaretta che diventa rossa. «Dovresti fare più stretching.»

Matteo si toglie dalle labbra il beccuccio della borraccia. «Lo stretching me l’ha fatto fare al cazzo la troia che si scopa Galli. Tutte le volte che mi passava davanti agli occhi mi trovavo a correre con l’uccello barzotto nelle mutande.»

Mi passo l’asciugamano in faccia, l’erezione che preme ancora nelle mie mutande. Sì, quella ragazza è davvero stupenda… Questa sera potrei andare sui social di Riccardo e vedere se riesco a trovare una foto di… Francesca, giusto?

Loris fa una tirata con la sigaretta e un pollice di carta e tabacco diventa cenere. Alza la testa ed espira fumo come una ciminiera. «Ragazzi, se devo darvi un solo consiglio di vita, state lontano il più possibile dalla figa.»

Volto la testa verso l’altro lato del campo. I due tennisti e l’allenatore stanno uscendo dalla porta nella rete, la ragazza cammina a fianco di Riccardo con la testa appoggiata sulla sua spalla.

Mi sa, Loris, che non sono tutte uguali alla tua ex moglie…

 

 

Il coltello affonda nella fettina di petto di pollo alla griglia e fa tintinnare il piatto al terzo passaggio. Il profumo di timo e alloro si innalza in volute che vorrei catturare tutte con il naso. Sollevo il brano di carne e lo porto alla bocca. Il contatto con la lingua è un’esplosione di puro piacere culinario.

Chiudo gli occhi e mi lascio sfuggire un gemito. «Mhmm… È la cosa più buona che abbia mai assaggiato.»

Matteo arrotola sui rebbi qualche spaghetto coperto dal sugo di pomodoro. «Loris aveva ragione su questo ristorante: il cuoco vincerebbe a Masterchef senza nemmeno sforzarsi.»

Inghiotto il boccone. «Peccato che non sia venuto anche Loris a mangiare con noi.»

«Meglio.» Matteo beve un sorso di Coca Cola. «Almeno questa sera non ci romperà le balle per controllare che andiamo a letto presto.»

«Domani c’è la finale,» appoggio un gomito sul tavolo e punto la forchetta verso il mio compagno di doppio, «sarà meglio essere riposati.»

Matteo risponde masticando. «Mica voglio restare su tutta la notte, ma un paio di giri a Mario Kart possiamo farceli.»

Sollevo le spalle e torno a tagliare quell’eccellente pollo. «In tal caso, non ho nulla da…»

Il mio amico mi tocca il braccio con un gomito. Mi fa segno verso l’ingresso con il mento, dove il cameriere sta parlando con una giovane coppia. Il brusio dei clienti del ristorante copre ogni parola.

«Ma sono Galli e…» Mi sfugge il nome della ragazza dal corpo divino. Anche con indosso un abito da sera composto da una gonna nera e un corpetto dello stesso colore tenuto su da due spalline è di una bellezza mozzafiato.

«Quanto me la scoperei, quella troia…» Matteo si passa la punta della lingua sulle labbra rosse di sugo.

Sì, anch’io. Dopo aver baciato ogni centimetro quadro del suo corpo, averle detto che è la ragazza più bella al mondo e averle leccato la passerina… L’uccello si gonfia nei pantaloni e preme contro la zip. Faccio pressione sullo schienale della sedia e spingo un avanti il culo fino a metà del sedile.

Ora schiaccia di meno.

Il cameriere prende due menù dal bancone e invita con un gesto della mano a seguirlo. Riccardo e la ragazza si accodano.

Lo seguono nella nostra direzione!

Mi accosto all’orecchio di Matteo. «Vengono qui!»

Lui non risponde, troppo preso a spogliarla con gli occhi. Impresa che richiede poco sforzo di immaginazione, visto che l’abito nero mostra ogni curva.

Il cameriere si ferma al tavolo vuoto davanti al nostro, sposta indietro la sedia per la dea e, sistemato anche il fidanzato accanto, consegna loro il menù. I due ringraziano e si mettono a sfogliare le proposte del ristorante e a scambiarsi opinioni.

Matteo si porta una mano davanti alla bocca, come se dovesse grattarsi i baffi che non ha, senza staccare lo sguardo dalla ragazza. «Cazzo, quant’è figa!» sussurra.

Lei ascolta qualcosa che sta dicendo Riccardo e annuisce. Allunga una mano e toglie un pelo invisibile dalla maglia del ragazzo.

Lascio defluire il fiato dal naso. Una ragazza simile, così bella e così… materna… Mi mordo le labbra.

Matteo continua a grattarsi sotto il naso. «Una così la spingerei sul tavolo e le aprirei le gambe. Deve avere la figa bollen—»

La dea si volta verso di noi e ci fissa, sorpresa. Anche Federico ci nota e ci saluta, sorride e sta per dire qualcosa, ma scoppia in una raffica di colpi di tosse.

Li salutiamo sollevando una mano ciascuno. «Quello domattina non si alza dal letto,» Matteo sussurra senza togliersi un sorriso falso.

Riprendo a tagliare la carne. «Domani gli spariamo ogni palla che ci riesce: è messo talmente male che non riuscirebbe a prenderla nemmeno a tirargliela sulla racchetta.»

Matteo riprende la forchetta. «Altroché promessa del tennis… la figa dovrebbe scopare noi, mica quel catorcio.»

Sollevo il pezzo di carne e— la ragazza mi sta guardando. Mi sorride. Il fiato mi si mozza, l’uccello sembra stretto in una morsa tanto mi fa male.

Lei mi guarda per un periodo infinito, il cuore mi batte in gola. Abbasso lo sguardo sul menù allargando ancora più il sorriso.

Cazzo…

«Cos’hai, Lorenzo?» Matteo sogghigna. «Ti sei imbambolato a guardarle le tette?»

Apro la bocca, la saliva me la riempie. «No, stava… no, niente.»

Mangio il boccone e mastico.

Non era nulla, lei non stava facendo niente di strano. Se tutte quelle che mi sorridono una volta avessero avuto l’intenzione di venire a letto con me, non uscirei mai da sotto le coperte.

Il mio compagno di doppio mi assesta un’altra gomitata. «Oh, la figa continua a fissarci.» Lui le sorride di rimando. «Quella ci vuole stare!»

«Ma va là, cosa vuoi che…»

Ma la ragazza ci sta ancora guardando. I suoi occhi si socchiudono e abbassa lo sguardo sul piatto che il cameriere le pone davanti: una bistecca con della verdura. Altrettanto per il suo ragazzo.

Lei solleva un dito per attirare l’attenzione dell’uomo, gli bisbiglia qualcosa e quello se ne va.

Matteo ha un sorriso che sembra il Joker. «Adesso ci consegna una bottiglia di vino: “ve la offre quella ragazza.”»

Non voglio crederci, ma…

Il cameriere torna, ma ha un vassoio con una teiera e una tazza di ceramica sopra. La posa davanti alla coppia e se ne va. La ragazza prende dalla borsetta un blister, si fa cadere in mano una pastiglia bianca grande quanto una moneta da un euro e la mette nella tazza, dove versa acqua fumante dalla teiera.

«Altroché Chardonnay,» scuoto la testa, divertito dall’idea che mi era passata per la testa, «prepara l’aspirina per il fidanzato.»

«Bastardo fortunato… ma più che farmi dare io una pastiglia, le metterei una supposta spingendola con la mia cappella.»

Sospiro. Io passerei il tempo a baciarla…

 

 

 La ragazza ci contempla per l’ennesima volta.  Ormai ci ha guardati per tanto di quel tempo, questa sera, che deve saperci disegnare fino nell’ultimo particolare. O ha passato il tempo a immaginarci nudi e sopra di lei, come ripete Matteo.

Riccardo solleva la tazza con la pastiglia disciolta alle labbra e inclina la testa all’indietro. Si passa il tovagliolo sulle labbra e appoggia il bicchiere sul tavolo.

Le nostre tazzine da caffè sono ormai vuote da un pezzo, ma, per tacito accordo, non ci siamo alzati dal tavolo per poter godere della bellezza della dea.

 Galli e la sua fidanzata si alzano in piedi e si avviano verso le scale interne del ristorante. Lei stringe un braccio di lui, quasi a sostenerlo.

Avvicino la testa a Matteo. «Ma dormono anche loro qui?»

Lui sorride. «Eh, già! Chissà se stanotte, quando il fidanzato sarà piombato nel sonno, la figa…»

Come se ci avesse sentiti, lei si volta verso di noi e ci sorride. Il sorriso più caloroso della serata.

Matteo muove le labbra più del necessario per farsi capire senza pronunciare parola: Siamo al ventitrè. Muove un dito in tondo davanti a sé e annuisce.

Gli assesto una gomitata. «Dai… Pensa te se quella viene a cercarci nella nostra camera.»

Il mio amico le fissa il culo, soddisfatto. «Che ne sai? Per me quella troia è in calore, e quel mezzo morto del suo ragazzo è più nel mondo dei sogni che qui.»

Lancio un’occhiata al bancone. Il cameriere ci fissa quanto la ragazza, ma il suo sguardo non mostra lo stesso desiderio sessuale. «Sarà meglio se andiamo anche noi e liberiamo il tavolo, o tra un attimo ci buttano fuori a pedate.»

 

 

Il guscio di tartaruga mi colpisce a pochi metri dall’arrivo. Il go-kart di Toad inizia a ruotare su sé stesso e Donkey Kong gli sfreccia accanto, battendosi le mani sul petto peloso.

«Uh! Uh! Uh!» Matteo imita il verso di un gorilla accanto a me. «Questa volta ti ho battuto.»

Appoggio il controller sul tavolino. «Questa volta ti ho lasciato vincere.»

«O ti ho lasciato vincere io le altre quattro.»

«Cinque.» Cerca sempre di rubarmi qualche vittoria in Mario Kart.

Sullo schermo appare la lista dei personaggi giocabili. Il selettore di Matteo l’attraversa fino a selezionare lo scimmione. Di nuovo. È il suo preferito. «Ti do la rivincita.»

Faccio doppio tap sullo schermo dello smartphone. «Sono le dieci e dieci passate. È meglio andare a dormire.»

«Dai, ancora una…» Il mio compagno di doppio soffia con il naso e abbassa il controller su un ginocchio. «Sì, è meglio and—» Gira la testa verso la porta, da cui arrivano dei colpi.

Qualcuno sta bussando.

Abbasso la voce, ma la tensione che provo graffia le mie parole. «Dannazione, è Loris che è venuto a controllare se stiamo dormendo!»

Il mio amico si alza in piedi e getta il controller sul letto. «Certo, ci sveglia per chiederci se stavamo dormendo.» Mi lancia un’occhiata derisoria, che subito sfuma in una smorfia. «Beh, sì: lui lo farebbe. Poi passerebbe il resto della notte a raccontarci quando si è trovato contro McEnroe.»

«Allora sì che non chiudiamo occhio per davvero…»

Matteo si avvicina alla porta e, senza chiedere chi è dall’altra parte, apre. Si irrigidisce e apre la bocca per parlare, ma non gli esce nemmeno una parola.

«Posso entrare o disturbo?»

La voce che entra dal corridoio è calda, carezzevole. È quella che vorrei pronunciasse il mio nome mentre stringo tra le braccia una donna nel letto dove abbiamo fatto l’amore.

Il mio amico volta la testa verso di me, gli occhi ancora sbarrati e la bocca non meno aperta, non mi lascia il tempo di pronunciare una parola, e fa un paio di passi indietro. «No. Cioè, voglio dire: entra pure.»

Il sorriso di Francesca compare sulla porta. Appoggia una mano sullo stipite, le lunga dita che accarezzano il legno. La pelle olivastra sembra confondersi con il vestito da sera viola – sì è cambiata? – che le copre il corpo senza nascondere una sola curva.

Non posso dire quale parte del mio corpo sia più rigida. Riprendo a respirare dopo una dozzina di battiti del cuore che galoppa.

«Ciao…» Riesco a fare l’approccio più moscio che abbia mai immaginato con una ragazza tanto bella.

Lei inclina la testa e mi guarda. I suoi occhi marroni mi sciolgono come cera esposta al sole. «Ciao. Sei Lorenzo, vero?»

Conosce il mio nome? Come…

Francesca si volta verso il mio amico. «E tu Matteo, giusto?»

Lui annuisce con la testa. «Sì…» Il sibilo che esce dalle sue labbra non ha nulla a che spartire con il grido scimmiesco di prima. «Cosa… Perché sei…»

La ragazza fa un passo avanti nella stanza. La sua mano scivola sullo stipite e lo lascia. Indossa ai piedi un paio di ciabatte in sughero con un tacco di pochi centimetri. «Sicuri che non disturbo?»

«No, no! Entra pure.» Matteo le fa segno di accomodarsi sul letto.

Lei lo raggiunge ma non si siede. «Scusate se sono venuta qui da voi, ma mi annoiavo. Riccardo… Lui ha un po’ di influenza, e non sta bene. L’ho messo a letto con un paio di pastiglie e adesso dorme e io…»

Non riesco a staccare lo sguardo dal seno della ragazza. Il vestito lo copre solo nella metà inferiore, quella più interessante, ma la parte visibile mi fa salire un’ondata di calore al volto.

Lei mi sorride, un sorriso dolce, come se fosse felice che sto apprezzando quanto sto vedendo. «Ti piacciono, Lorenzo?»

Quelle parole sono una mazzata nella schiena. Il cuore mi balza in gola fermandosi, l’uccello si rattrappisce e le fa gambe mi si infiammano, pronte a portarmi via dalla scena di una figura di merda.

Dalle mie labbra escono gli unici mozzichi di parola che trovo nella mente vuota.

«Vuoi toccarle, Lorenzo?» Non c’è derisione nella sua voce. Solo… desiderio reso divino dalla sua voce bassa e calda. «Sì, che vuoi stringerle e palparle.»

Matteo è accanto a lei, con gli occhi sbarrati come mia madre quando ho bestemmiato a tre anni. La sua voce è un sibilo senza fiato. «Cosa?»

Francesca si volta verso di lui. Gli accarezza il collo, le sue dita passano sul deltoide. Il mio compagno ha smesso di respirare. «Ho visto come mi spogliavate con lo sguardo al ristorante,» la voce è lenta, tra una frase e l’altra si morde la lingua, «vi si leggeva in faccia il desiderio di infilare le vostre mani sotto i miei vestiti per esplorare il mio corpo.»

Nessuno di noi due riesce a muovere un muscolo, terrorizzati dall’idea di fare la mossa sbagliata, pronunciare la stupidaggine che farebbe fuggire una dea eccitata. Se aprissi la bocca, si sentirebbe il mio cuore battermi nelle tempie.

Francesca si volta verso di me. Avvicina le labbra alle mie. Il suo fiato caldo accarezza il mio viso ardente. Le mutande si stringono, i jeans si stanno per strappare sotto la pressione della mia erezione. «Odio quando gli uomini mi guardano come un trofeo sessuale, ma la vostra vittoria di oggi pomeriggio… Non ho potuto smettere di pensare a voi due.»

«Davve—» La lingua di Francesca blocca nella mia bocca il sibilo che voleva essere una parola. Le sue labbra sono contro le mie, le gambe mi si fanno molli, tutto il sangue si sposta più in alto.

I seni spingono contro i pettorali, morbido contro duro tra i nostri petti, la stessa cosa ma al contrario tra i nostri inguini.

La lingua della ragazza si muove contro la mia, scivola sopra, la punta accarezza il palato, i denti.

Delle mani scivolano tra me e le tette di Francesca, il suono liquido di un bacio schiocca dal collo della ragazza. Matteo non vuole restare a reggere il moccolo e si unisce a noi.

La voce del mio amico è bassa, sul suo volto compare un ghigno di eccitazione. «Non perdi tempo, eh, zoccoletta?»

La lingua di Francesca esce dalla mia bocca, mi ritrovo con le labbra socchiuse e un senso di vuoto nel petto, come se mi avessero strappato via il cuore. Lei volta il capo verso Matteo, lui sgrana gli occhi per la mano della ragazza che si è posata sul suo pacco.

Lei srride soddisfatta da quanto sta stringendo. «Non mi sembra che qualcuno, qui, voglia perdere tempo in chiacchiere, maschione…»

Matteo le posa una mano sulla testa. «Esatto. Perché non inizi tu con quelle labbra da troia in calore?»

Il fiato mi si blocco nei polmoni. Perché tratta in quel modo Francesca? Lei si offenderà e se…

Francesca scivola in basso tra di noi, si inginocchia e inizia a trafficare sulla zip dei jeans di Matteo.

Ricomincio a respirare, l’aria è pesante per l’eccitazione che la sta riempiendo. Il cuore mi batte nelle orecchie. Le seghe mentali che mi sono fatto questo pomeriggio su Francesca non si limiteranno a trasformarsi in seghe fisiche?

Le dita della ragazza si muovono con la grazia di un corpo di ballerine di danza classica. Sbottonano e abbassano la zip come se si fossero allenate per anni solo per questo. La ragazza solleva la testa verso Matteo mordendosi le labbra e abbassa le mutande. L’uccello del mio amico balza verso l’alto, uscendo da un groviglio di peli neri sotto una pancia piatta. Il glande rosa, su cui si riflettono le luci della stanza, è scoperto dalla pelle per metà.

Il mio amico ridacchia, soddisfatto. Come puoi non esserlo quando hai il viso di una dea a due centimetri dal tuo meato che sbava liquido trasparente?

Francesca lo stringe in una mano l’asta e scappella del tutto Matteo. «Questo è un gran bel pisellone…» Apre le labbra, la lingua esce piatta e si muove sotto il glande, leccandolo.

Il mio compagno si lascia sfuggire un gemito di piacere, il mio glande prude come se l’avessi immerso in un formicaio. I pantaloni sono diventati troppo stretti.

Francesca apre le labbra e si fa scivolare in bocca l’asta di carne per quasi tutta la lunghezza. Appoggia le mani sulle cosce muscolose di Matteo e muove avanti e indietro la testa. Suoni liquidi, risucchi e gemiti escono dalle labbra della ragazza.

Il mio amico è a bocca aperta, ha smesso di respirare e contempla la nostra ospite con lo guardo di qualcuno che ha apparizione. Le accarezza la nuca con devozione.

Mi sbottono i pantaloni e li abbasso con le mutande. L’uccello si alza dal mio inguine come stirandosi dopo essersi alzato da un letto scomodo che gli provocava il mal di schiena, si allunga per tutta la sua lunghezza, il glande libero dalla guaina di pelle. L’aria della stanza lo raffredda un po’, una goccia trasparente esce dal taglio all’estremità e luccica. L’odore della mia eccitazione si spande come una nube.

Francesca sposta la testa indietro e l’uccello di Matteo si sfila dalle sue labbra. «Cos’è questo profumo?» Si volta verso di me, trovandosi puntata contro il viso il mio sesso: il suo fiato si mozza, ma subito sorride e mi lancia uno sguardo illuminato dalla gioia.

La mano che non sta stringendo Matteo afferra il mio uccello e abbassa la punta al livello della sua bocca.

Il cuore mi balza in gola. Nemmeno quando ho perso la verginità ero così spaventato.

La ragazza avvicina il volto al mio sesso, ma invece di leccarlo come prima, passa il naso sopra il glande. Il suono di una profonda inspirazione risuona tra me e Matteo. Francesca espira a occhi chiusi, il suo petto che si svuota. «Questo profumo di cazzo arrapato mi porta ai pazzi…» Le sue cosce si stringono e si lecca le labbra.

Deglutisco, sto per svenire dall’eccitazio—

Le labbra umide e calde di Francesca si chiudono sul glande, lo percorrono tutto e scivola nella sua bocca bagnata. La lingua lo accoglie come un tappeto rosso, il ruvido solletica il frenulo in scariche di piacere potenti quanto pugni. Pugni di piacere.

Brividi di goduria mi percorrono la schiena, assaltano la mia mente. L’uretra brucia, il bisogno di godere diventa troppo forte e…

Stringo i denti. Le palle si strizzano. Devo trattenermi dal… Un’ondata di piacere quella mi travolge come un camion, dal meato spruzza nella bocca di Francesca pura libidine.

Respiro a pieni polmoni aria che sa di sesso. La nebbia che è scesa nella mia mente è a malapena diradata.

Espiro. Sono già venuto… che figura da incapace.. Lei sarà delusa e…

Francesca si alza in piedi, passandosi il retro della mano sulla bocca. Sorride e mi dà un bacio sulla guancia. «Ti faccio questo effetto?» Sembra felice di avermi fatto venire subito, quasi sia un effetto della sua bellezza eccessiva. Mi fa l’occhiolino. «Adesso penso al tuo amico, poi torno da te.»

Matteo mi guarda con l’espressione divertita e un po’ invidiosa di un bambino che spera di trovare nel suo pacco regalo lo stesso giocattolo ambito che ho ricevuto io. Si sta ancora menando l’uccello per lo spettacolo della pompa che la ragazza mi ha appena offerto.

Lei ridacchia. Si abbassa una spallina e poi l’altra. Il vestito da sera scivola a terra, mostrando che sotto è nuda, i capezzoli sono rigidi sui piccoli seni. Il pube è depilato, il taglio del suo sesso è dischiuso e lascia intravedere un paio di piccole labbra rosse e umide.

Si volta di nuovo verso Matteo, ma invece di inginocchiarsi si mette a novanta. I suoi glutei sodi e rotondi si aprono, mostrando un ano marroncino e pieno di grinze, appena sotto occhieggia la sua passera.

Non ho perso rigidità. Uno dei vantaggi di avere diciannove anni ed essere in perfetta forma fisica. Ed essere in compagnia della perfezione fatta donna.

In fondo, Francesca è qui per questo, e vorrà farsi possedere anche lì. La prendo per i fianchi, mi avvicino a lei con l’inguine. Sto solo riducendo in tempi.

Il mio glande scivola tra le sue cosce e fende le sue grandi e piccole labbra. Si ferma all’estremità, un foro più umido sembra fatto apposta per fermare il mio movimento. Inspiro e spingo: l’imbocco della vagina di Francesca si apre senza resistenza, le pareti bagnate e calde del suo sesso mi accolgono.

La ragazza solleva la testa all’indietro ed emette un gemito. «Sei irrefrenabile, Lorenzo…» La sua voce è ancora più bollente del suo sesso.

Matteo sghignazza con il viso rosso. Pone una mano sulla testa della ragazza e la spinge verso il suo inguine. «Non fermarti, zoccoletta.»

Il sorriso del mio amico si allarga, e un suono viscido si alza dal suo inguine.

Inizio a spingere avanti e indietro dentro Francesca. Le pareti del suo sesso si comprimono e si dilatano al mio movimento, qualche goccia scivola fuori da lei, cola lungo l’asta e mi bagna i testicoli. Dopo, me li farò leccare con la lingua dalla nostra nuova schiavetta sessuale…

 

 

Matteo solleva le braccia di Francesca tenendole per i polsi. Spinge l’uccello nella sua bocca, con lei seduta sui talloni e appoggiata contro il muro della stanza.

La luce del lampadario e degli abat-jour brilla sulle gocce di seme ancora umide sparse su tutto il corpo - inguine, viso, seno – insieme a colate ormai secche.

Lascio affondare la testa nel cuscino con un sospiro. Ce la siamo passata per bene, la ragazza.

O la “zoccoletta”, come continua a chiamarla Matteo, che sta facendo gli straordinari.

Stringo in una mano l’uccello bagnato di sperma, saliva e umori di Francesca, incapace di smettere di menarmelo per l’eccitazione di vedere la ragazza venire posseduta mi provoca. Dovrò farmi un bidet, dopo. Anche due, per togliermi tutto quello che mi è rimasto addosso.

Matteo si ferma con l’inguine contro il viso di Francesca ed espira, le spalle gli si abbassano e chiude gli occhi. Resta un attimo in quella posizione, con la gola della ragazza che si muove per inghiottire un liquido.

Deve avere mezzo litro di sperma nello stomaco, ormai.

Il mio amico fa un passo indietro, l’asta di carne esce dalle labbra della ragazza, da cui cola un po’ di saliva striata di bianco. Si lascia cadere seduto sul letto, la schiena piegata in avanti. «Basta… non ce la faccio più.»

Francesca si alza in piedi passandosi il dorso della mano sulle labbra. Le stringe e guarda il mio amico, inclinando la testa. «Davvero? Non vuoi…»

Lui scuote la testa e solleva le mani, sconfitto. «Sei la più bella figa che abbia mai visto, Francesca… Ma ti giuro che mi fanno male i coglioni e mi brucia il cazzo.»

La ragazza si avvicina e lo bacia sulla fronte. «Sei stato fantastico, non preoccuparti.»

Matteo solleva una gamba con la stessa smorfia di mio nonno di ottant’anni e si sdraia accanto a me. Puzza di sesso da far vomitare.

Dobbiamo puzzare come delle capre tutti e tre, e l’aria qui dentro essere peggio di quella al centro di Milano. Sarà meglio farsi una doccia, altroché un bidet.

Francesca gira attorno al letto e mi si avvicina. Ha ancora quello sguardo da “ingorda di cazzo”, come l’ha chiamata prima Matteo. Mette un ginocchio sul materasso accanto a me, si dà una spinta con l’altra gamba e mi si mette sopra l’inguine. Per aver passato non so quante ore a farsi scopare in ogni buco in ogni posizione, è più agile di Matteo e me messi insieme.

Lei si piega si di me e mi bacia per l’ennesima volta, i suoi lunghi capelli castani formano una tendina attorno alle nostre teste. «Un’ultima volta, Lorenzo?» Il suo fiato sa di cazzo e sborra. Avvicina la sua bocca al mio orecchio. «Sei il mio preferito, tra voi due. Sei così gentile e dolce quando mi scopi…»

Il mio uccello brucia, i muscoli bassi della schiena sembrano essere stati presi a sprangate e le palle devono essere sottovuoto. L’ultima volta che ho eiaculato era schiuma.

Ma posso risponderle “no”?

La ragazza non aspetta una risposta: afferra il mio pene, lo tiene in posizione ed è dentro di lei. Francesca si appoggia con il suo corpo al mio e inizia a muoversi avanti e indietro. Mi sorride, abbassa il capo e inizia a baciarmi sul collo e la mascella.

La stringo tra le braccia.

Matteo volta il capo più addormentato che no. Un sorriso gli solleva mezza bocca e una mano stringe un gluteo della ragazza. «’sta troia è incontentabile.»

Annuisco. Non sarebbe male avere una ragazza che mi segue lungo il tour - o delle tifose nuove ad ogni torneo – con la sua stessa fame sessuale…

Vengo per l’ennesima volta, questa notte. Forse. Lo stato di eccitazione crolla e qualcosa di più simile a malessere che a un orgasmo mi stringe la base dell’uccello. Gemo più per l’abitudine e per far smettere Francesca che per vero piacere.

Lei mi bacia sulle labbra. «Sei stato fantastico. Un vero toro da monta.»

Le sorrido. «Sei tu che mi ecciti.»

Francesca si tira su, il suo corpo nudo sporco di seme e sudore, spalmati in ogni possibile modo dopo ore di sesso. Ho passato mezza giornata a desiderarla nuda, e adesso spero quasi che entri qualcuno, la afferri e la trascini via da me.

Si alza dal letto, il mio uccello si sfila da lei implorandomi di dimenticarmi della sua esistenza. Meglio ancora, fare voto di castità; le palle concordano.

Lei raggiunge la sedia dove aveva sistemato il suo abito da sera e lo raccoglie, facendone un fagotto. Se lo mette sotto un braccio e, nuda, si avvicina alla porta. Ne apre uno spiraglio, spia fuori e volta la testa verso di noi. Sorride. Un sorriso che non avevo ancora visto in tutta la sera. «Avete fatto proprio un ottimo lavoro! Siete stati i migliori fino ad ora.» Ci manda un bacio ed esce, chiudendosi la porta alle spalle.

La sua ultima immagine è il suo sedere perfetto screziato di colate bianche.

Chiudo gli occhi e sospiro. Non riesco a trovare un muscolo che non mi faccia male. «Che scopata…»

Matteo ridacchia. «Ha lasciato Riccardo perché non riusciva a scoparla ed è venuta da noi.» Scoppia in una vera risata. «Scopa solo i migliori, la troia!»

Mi metto a ridere anch’io. La schiena mi pianta stilettate ad ogni inspirazione. «Non sarebbe male una come lei.»

Il mio amico sospira. «Intendi strafiga e zoccola?»

«Sì.»

«Scommetto che se raggiungiamo i livelli più alti della classifica ATP, dovremo tenerle lontane a racchettate.»

Sorrido all’idea. È stato un bell’assaggio di cosa ci aspetta, nei prossimi anni. «Allora, domani vinciamo il torneo: chissà se c’è qualche nostra fan che vorrà festeggiare con noi.»

Matteo si gira su un fianco. «E Loris diceva: “state lontani dalla figa, ragazzi!”» Emette un verso di derisione. «Coglione…»

Chiudo gli occhi. La stanchezza e i dolori mi inchiodano al materasso.

Domani mattina vinciamo facile la finale, e, magari, Francesca o qualche altra gnocca dello stesso livello sarà entusiasta ad aprire - sbadiglio - le gambe per noi…

 

 

Stringo le palpebre e mi metto una mano davanti agli occhi: i raggi del sole sono aghi incandescenti conficcati nelle palle degli occhi. A stento riesco a socchiuderli per vedere il campo da tennis. Sposto il peso da una gamba all’altra e i lombari sembrano avere i chiodi conficcati.

Dall’altra parte, Riccardo Galli fa il suo ingresso. Il boato di acclamazione che si solleva dal pubblico stipato sugli spalti è dolore fisico che deflagra nella mia testa, artiglia il cervello e rimbalza nello stomaco. Ah, maledizione…

Matteo si passa una mano su una tempia e stringe i denti. «Fateli smettere, per l’amor del cielo…» Emette un grugnito soffocato e fruga nella sacca. Tira fuori una lattina di Monster al mango. È la seconda che gli vedo in mano nell’ultima ora.

«Matteo,» Loris, seduto all’ombra di un ombrellone, schiocca le dita per attirare l’attenzione del mio compagno di doppio, «non bere roba gassata prima di una gara.»

Il ragazzo fa una smorfia nemmeno stesse cercando di modificarsi i connotati. «Ne ho bisogno…» Afferra l’anello con un paio di dita e fa forza: la linguetta si strappa, qualche goccia della bibita schizza fuori e la lattina gli sfugge di mano, cade a terra e rotola sotto la panchina, lasciandosi dietro una pista bagnata. «Merda…»

«Ma che diavolo avete questa mattina?» Le parole di Loris rimbombano come martellate su una lastra di metallo nella mia testa. «Non siete andati a letto presto, ieri sera?»

Abbasso lo sguardo, il manico della racchetta sembra avere una forma strana nella mia mano. È scomodo quanto il telecomando della Wii. Se provo a usarla per colpire una pallina me la ritrovo che finisce nell’altra metà del campo. A meno che, prima, non mi si stacchino le braccia dalle spalle.

Loris fissa me e Matteo. «Non vi sarete mica drogati, ieri sera?»

«Ti prego, non urlare…» geme il mio compagno. «E fai smettere quel branco di bastardi ululanti…»

Il pubblico grida e batte le mani, come se nel campo fosse sceso Federer o Djokovic. Mi volto, il cervello che ondeggia nel mio cranio.

Non c’è nessuno, a parte Federico che saluta il pubblico, e Riccardo che lancia in aria la racchetta e la riprende al volo dietro la schiena. Mi passo una mano sulla fronte sudata. Ma quello non era con un piede nella fossa, ieri sera?

Io mi sento come doveva sentirsi lui, quando abbiamo fatto l’amichevole ieri pomeriggio e aveva i riflessi di mio nonno…

Da dietro le tribune compare una figura femminile con la pelle olivastra e i capelli scuri. Francesca.

Il sorriso che prova a comparire sulle mie labbra è un riflesso che subito scompare. In mezzo alle gambe non si muove nulla, l’uccello è rattrappito e il pensiero della notte di sesso appena passata mi dà il voltastomaco. Stamattina è stato come pisciare l’acido delle batterie.

La ragazza sposta lo sguardo su di noi e sorride. Un sorriso che sembra più una beffa. Corre in mezzo al campo, abbraccia Riccardo e lo bacia. Lo bacia con passione, e gli stringe una chiappa. A momenti sembrano prossimi a fare sesso in piedi davanti a tutti.

Il grido di esultanza del pubblico esplode nella mia testa come una bomba atomica, mi spacca il cranio.

Aveva ragione Loris quando diceva di stare lontano dalla figa.

Aveva ragione anche Matteo quando diceva che scopa solo con i campioni, la troia.

Peccato che la troia, gli altri, li fotta, e non solo sessualmente.

 

FINE

Commenti (0)

Per favore accedi per lasciare un commento.

Ancora nessun commento su questo capitolo, sii il primo a commentare!