La pallina è fulmine che sfiora la sommità della rete e piomba nella nostra metà campo. Matteo balza in avanti, la racchetta è un movimento confuso. Spluc! Il mio compagno di doppio non ha ancora finito di scivolare sulla terra rossa che la pallina rimbalza e Federico vi si lancia contro, allungando la racchetta in un tentativo disperato di salvare il punto.
Dietro di lui, la ragazza è ferma sul bordo del campo, immobile dall’inizio del match, gli occhi scuri che seguono il fidanzato, martoriandosi una mano nell’altra. I lunghi capelli castani sono mossi appena dalla brezza del pomeriggio. È alta almeno un metro e settanta, e ha il fisico di una dea dalla pelle olivastra: non un grammo di grasso, la pancia piatta tra il top bianco che nasconde un seno che dev’essere una seconda piena e un paio di pantaloncini di jeans…
Un prurito si risveglia attorno al mio meato al pensiero di fare ses—
Un lampo giallo guizza nel campo.
Diavolo, la pallina!
Scatto in avanti, porto la racchetta a sinistra, ruoto il torso a destra e apro il braccio verso l’esterno. Spluc! Il colpo riverbera nella mia spalla. Il tiro è pessimo, l’angolazione della faccia della racchetta era troppo chiusa e la forza debole.
La pallina vola in diagonale oltre la rete, piomba nel campo avversario a qualche centimetro dalla linea laterale e si solleva svogliata, a due falcate da Riccardo, come ad invitarlo a gettarla nella nostra metà, ma senza fretta.
Il ragazzo allunga la racchetta, corre con le gambe troppo rigide, sembra cadere avanti, si getta verso la pallina. La sfiora con la punta del telaio.
Tempismo sbagliato, la pallina rotola fuori dal campo.
L’allenatore di Riccardo e Federico alza una mano verso di noi. «Game, set e incontro a Bianchi – Romano. Sei – quattro, sei – tre.»
Espiro e mi passo una mano sulla fronte bagnata. Mi avvicino alla rete insieme a Matteo e stringo la mano a Riccardo, quello che mi avevano detto essere il favorito del torneo. Lui ha gli occhi lucidi e la mano scotta.
«Ottima partit–» Scoppia in una raffica di colpi di tosse e si porta alla bocca il pugno con la racchetta. Si asciuga le labbra con il dorso. «Scusa, ho un po’ di tosse…»
All’anima dell’”un po’ di tosse” … Questo a momenti lo devono ricoverare.
Meglio. Domani, alla finale, sarà il giocatore debole della squadra avversaria a cui sparare i colpi per i punti.
La ragazza attraversa il campo tenendo tra le mani una salvietta e una borraccia di plastica dove sciaborda dell’acqua. «Amore…» Abbraccia Riccardo bagnato di sudore come se fosse appena uscito da una piscina e gli appoggia un bacio sulle labbra. «Copriti che non voglio che prendi freddo.» Ha la voce più calda che abbia mai sentito in vita mia.
Sentirla dire il mio nome, con quella voce, sarebbe la cosa più bella al mondo…
Sul viso di Riccardo il sorriso cerca di cancellare l’aria di malato che gli inombra gli occhi. «Grazie, Francesca.»
Un colpo al fianco mi fa sussultare. Matteo si gira dando le spalle ai nostri due avversari che si stanno allontanando verso il loro allenatore. «Che figa, eh?» sussurra. «Da una simile mi farei curare più che volentieri. Ma glielo metterei dentro io, il mio, di termometro.» Sogghigna.
Mi volto verso il nostro fondocampo. Al posto di una Francesca, o anche solo una sua pallida imitazione, ad aspettarci c’è Loris, che si sta grattando il viso oscurato da una barba di un paio di giorni. A vederlo adesso, con la maglietta che si tira sulla pancia e le macchie di sudore sul petto e i pantaloni in acrilico, nessuno crederebbe che negli anni ’90 è stato qualche settimana nella Top 100 della ATP. Chissà se Agassi si ricorda di averlo buttato fuori ai quarti di finale del Roland Garros?
Loris si alza in piedi con un grugnito e una smorfia. «Va bene, ragazzi. Avete fatto una buona partita.»
Matteo getta in aria la racchetta e la prende al volo per il manico, quindi la infila nella sacca. «A me è sembrata ottima.»
«Sembravi legato con quelle gambe, Matteo.» Loris tira fuori il pacchetto di Marlboro dalla tasca dei pantaloni e se ne mette in bocca una. Credo sia l’unico vizio che gli è rimasto dopo che l’ex moglie l’ha pelato con gli alimenti. Avvicina l’accendino Bic alla punta della sigaretta che diventa rossa. «Dovresti fare più stretching.»
Matteo si toglie dalle labbra il beccuccio della borraccia. «Lo stretching me l’ha fatto fare al cazzo la troia che si scopa Galli. Tutte le volte che mi passava davanti agli occhi mi trovavo a correre con l’uccello barzotto nelle mutande.»
Mi passo l’asciugamano in faccia, l’erezione che preme ancora nelle mie mutande. Sì, quella ragazza è davvero stupenda… Questa sera potrei andare sui social di Riccardo e vedere se riesco a trovare una foto di… Francesca, giusto?
Loris fa una tirata con la sigaretta e un pollice di carta e tabacco diventa cenere. Alza la testa ed espira fumo come una ciminiera. «Ragazzi, se devo darvi un solo consiglio di vita, state lontano il più possibile dalla figa.»
Volto la testa verso l’altro lato del campo. I due tennisti e l’allenatore stanno uscendo dalla porta nella rete, la ragazza cammina a fianco di Riccardo con la testa appoggiata sulla sua spalla.
Mi sa, Loris, che non sono tutte uguali alla tua ex moglie…
⁂
Il coltello affonda nella fettina di petto di pollo alla griglia e fa tintinnare il piatto al terzo passaggio. Il profumo di timo e alloro si innalza in volute che vorrei catturare tutte con il naso. Sollevo il brano di carne e lo porto alla bocca. Il contatto con la lingua è un’esplosione di puro piacere culinario.
Chiudo gli occhi e mi lascio sfuggire un gemito. «Mhmm… È la cosa più buona che abbia mai assaggiato.»
Matteo arrotola sui rebbi qualche spaghetto coperto dal sugo di pomodoro. «Loris aveva ragione su questo ristorante: il cuoco vincerebbe a Masterchef senza nemmeno sforzarsi.»
Inghiotto il boccone. «Peccato che non sia venuto anche Loris a mangiare con noi.»
«Meglio.» Matteo beve un sorso di Coca Cola. «Almeno questa sera non ci romperà le balle per controllare che andiamo a letto presto.»
«Domani c’è la finale,» appoggio un gomito sul tavolo e punto la forchetta verso il mio compagno di doppio, «sarà meglio essere riposati.»
Matteo risponde masticando. «Mica voglio restare su tutta la notte, ma un paio di giri a Mario Kart possiamo farceli.»
Sollevo le spalle e torno a tagliare quell’eccellente pollo. «In tal caso, non ho nulla da…»
Il mio amico mi tocca il braccio con un gomito. Mi fa segno verso l’ingresso con il mento, dove il cameriere sta parlando con una giovane coppia. Il brusio dei clienti del ristorante copre ogni parola.
«Ma sono Galli e…» Mi sfugge il nome della ragazza dal corpo divino. Anche con indosso un abito da sera composto da una gonna nera e un corpetto dello stesso colore tenuto su da due spalline è di una bellezza mozzafiato.
«Quanto me la scoperei, quella troia…» Matteo si passa la punta della lingua sulle labbra rosse di sugo.
Sì, anch’io. Dopo aver baciato ogni centimetro quadro del suo corpo, averle detto che è la ragazza più bella al mondo e averle leccato la passerina… L’uccello si gonfia nei pantaloni e preme contro la zip. Faccio pressione sullo schienale della sedia e spingo un avanti il culo fino a metà del sedile.
Ora schiaccia di meno.
Il cameriere prende due menù dal bancone e invita con un gesto della mano a seguirlo. Riccardo e la ragazza si accodano.
Lo seguono nella nostra direzione!
Mi accosto all’orecchio di Matteo. «Vengono qui!»
Lui non risponde, troppo preso a spogliarla con gli occhi. Impresa che richiede poco sforzo di immaginazione, visto che l’abito nero mostra ogni curva.
Il cameriere si ferma al tavolo vuoto davanti al nostro, sposta indietro la sedia per la dea e, sistemato anche il fidanzato accanto, consegna loro il menù. I due ringraziano e si mettono a sfogliare le proposte del ristorante e a scambiarsi opinioni.
Matteo si porta una mano davanti alla bocca, come se dovesse grattarsi i baffi che non ha, senza staccare lo sguardo dalla ragazza. «Cazzo, quant’è figa!» sussurra.
Lei ascolta qualcosa che sta dicendo Riccardo e annuisce. Allunga una mano e toglie un pelo invisibile dalla maglia del ragazzo.
Lascio defluire il fiato dal naso. Una ragazza simile, così bella e così… materna… Mi mordo le labbra.
Matteo continua a grattarsi sotto il naso. «Una così la spingerei sul tavolo e le aprirei le gambe. Deve avere la figa bollen—»
La dea si volta verso di noi e ci fissa, sorpresa. Anche Federico ci nota e ci saluta, sorride e sta per dire qualcosa, ma scoppia in una raffica di colpi di tosse.
Li salutiamo sollevando una mano ciascuno. «Quello domattina non si alza dal letto,» Matteo sussurra senza togliersi un sorriso falso.
