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Erotika
Languidi orgasmi · Cap. 8
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Capitolo 8 di 11 20 min di lettura

Recupero foto a domicilio

Tratto (non troppo fedelmente) da una storia vera. La bella ma stronza Federica mi chiama, implorandomi di recuperare le foto del fidanzato che ha cancellato. La mia indifferenza verso la sua sorte viene vinta dalla promessa di un pompino come ricompensa.

William Kasanova
5 mesi fa · 1k letture · 0

Il suono dei miei stivali riecheggia tra i muri del corridoio della stazione della metropolitana. Raggiungo la scala e mi appoggio alla parete di metallo rosso di un container abbandonato oltre l’ultimo scalino, nascondendo l’ingresso alla vista dalla piazza. Luigi mi supera, rotola al di là del varco e si acquatta dietro un muretto. Nelle sue mani compare il fucile di precisione al posto di quello d’assalto.

«Come prima. Io ti copro e tu li aggiri.»

Mi sporgo. Una mezza dozzina di alieni si muove nello spiazzo. Un paio di file di auto ridotte a rottami ancora fumanti mi coprirà e, se riuscirò a non farmi vedere, quegli stronzi si ritroveranno in mezzo ad un attacco a tenaglia da manuale.

Mi ritraggo. «Ok.» Ricarico il fucile, anche se l’ho fatto trenta secondi fa, dopo aver steso un paio di alieni che cercavano di scardinare un distributore automatico.

Anche Luigi ricarica. «Ok. Al tre: uno, due e…»

Lo schermo del telefonino accanto alla lattina di Monster si illumina e vibra. Ma dai, non adesso!

«Aspetta!» urlo nel microfono. «Mi suona il telefono!»

Sullo schermo del televisore sopra la Xbox, il personaggio usato da Luigi mi fissa. Anche se non si muove un poligono sulla faccia del marine spaziale, posso leggerci lo stesso la frustrazione. «Ok.»

Prendo il telefono. Numero sconosciuto. Il dito vola sull’icona rossa e la suoneria si zittisce.

Impugno con entrambe le mani il controller.  «Pronto. Riparti dal tre.»

«Tre, due…»

Lo schermo del telefono diventa bianco e inizia a vibrare e suonare.

«Cazzo, che palle!» Prendo il telefono e lo spengo. «Fatto, riprend—»

Il cellulare insiste. «Ancora?» Sempre “Numero sconosciuto”.

La voce di Luigi arriva dalla mezza cuffia che ho sulla testa. «Non possiamo perdere la guerra per un call center rompicoglioni, William. Coso… Carmine… non deve essere morto inutilmente in una delle cutscene più brutte che abbia mai visto!»

«Carmine era in “Gears of War”.» Prendo in mano il telefono. «Adesso mando al diavolo il tizio e lo blocco.»

Accetto la telefonata e lo metto in vivavoce. «Ehi, rompipalle, vedi di smetterla di…»

«William?» Una voce femminile che mi sembra di riconoscere esce dalla cassa del telefono. «Sono io, Federica.»

Federica? La ragazza compare nella mia mente, con il suo corpo magro, i lunghi capelli biondi e gli occhi grigi. L’eccitazione per il suo culo perfetto si scontra con il disprezzo che ho verso di lei. E che lei nutre nei miei confronti: per lo meno, non mi sento in colpa per la cosa.

Chissà se anche lei si ditalina pensando a me come io mi sego usandola come modello per eccitarmi?

«Sono un po’ impegnato, in questo momento.» Il personaggio digitale di Luigi mi fissa ancora, l’unico suo movimento è la simulazione del respiro, che sembra farlo crescere e rimpicciolire a vista d’occhio.

Ma davvero qualcuno si muove in quel modo perché respira?

«Mi servi subito qui, William: sei l’unico che sa recuperare delle foto.»

Il prossimo checkpoint per il salvataggio è dopo la piazzetta con gli alieni, il precedente è stato mezz’ora e un generale dell’esercito xoviano che ha richiesto quattro tentativi prima. Non ho certo intenzione di buttare via quel tempo di impegno per quella zoccola.

Se le faccia recuperare dal suo fidanzato. O ne scatti di nuove: fa più selfie lei che la Kardashian.

«Dì a quella stronza montata di farti una pompa per quello, così te la levi dai piedi.» L’opinione di Luigi non è diversa dalla mia. Dev’essere quella di chiunque non sia riuscito a scoparsi Miss Quinta Linguistico…

Metto in muto la telefonata. «Ma ci senti?»

La voce di Luigi risuona nell’orecchio coperto dalla cuffia. «Se metti in vivavoce, sì, pirla.» Ridacchia. «Alla Torelli aprirei volentieri il culo.»

Gli angoli della bocca – e il cazzo - mi si irrigidiscono al pensiero delle chiappe che riempiono i pantaloncini di Federica. Quello che le manca davanti lo compensa, alla perfezione, dietro. Non posso contare le volte che mi sono menato l’uccello pensando si averla sotto di me, stringerle la gola con una mano e scaricare il contenuto delle palle nel suo intestino…

Ma adesso ho una battaglia per il salvataggio del mondo, altroché pensare al culo della Torelli. Il sacrificio di coso non può essere vano. Riattivo il vivavoce.

«…enti, William? Rispondi, ti prego!»

«Ho detto che non ho tempo.»

«Ti scongiuro!»

Sospiro con il naso. «Ok, ma se devo venire da te, voglio un pompino.»

Dal telefono non esce nessun suono. Sorrido: ha ragione Luigi, così le fai davvero smettere di rom—

«Va bene,» è un pigolio quello che esce dal Lumia.

Sbatto gli occhi. Il telefono pesa sulla mia mano. Ho davvero sentito… «Cosa…»

«Ma solo un pompino, va bene?»

«Ma mi state prendendo per il culo, voi due?» Luigi non è meno stupito di me.

Deglutisco. Il cuore mi batte nelle tempie. «Arrivo.»

«Sì, ma subito!»

Ma per piantarti il cazzo in bocca mi teletrasporto pure.

Spengo il telefono, mi alzo in piedi e lo metto in tasca. «Io vado, Luigi.»

«Ma…»

Manderemo un mazzo di fiori virtuali alla famiglia di… coso, come si chiama.

⁂

Il passaggio dall’asfalto al marciapiede abbassato fa sussultare il motorino. L’ingresso nello spiazzo di terra battuta che i Torelli usano come parcheggio solleva una nuvola di polvere. Spero non mi si attacchi al bomber e ai jeans: non vorrei essere troppo sporco per quando sua maestà dal culo perfetto si prenderà in bocca il mio cazzo.

Lei è sulla porta di casa che mi guarda. Indossa una minigonna color cachi ed un top dello stesso colore. Ai piedi ha delle ciabatte che le lasciano liberi le dita dei piedi, le cui unghie sono pitturate di un rosso che nemmeno quello dei semafori è così carico.

Mi fermo a qualche metro da lei e metto il Typhoon sui cavalletti, proprio dove, di solito, vedo posteggiata la scassata Panda verde degli anni ’80 del suo ragazzo.

Federica ha le mani incrociate sotto i seni inesistenti. La mano sopra il braccio si muove come se avesse vita propria. «Era ora che arrivassi.»

«Hai fretta?»

«Tra poco torna il mio ragazzo, e non voglio che ti trovi qui in casa mia.»

Mi sfilo il casco dalla testa e lo metto nel bauletto sotto il sedile. «Non preoccuparti, adesso vediamo.»

«No…» La voce della ragazza diventa acuta e petulante. «Non vedi: devi ritrovarmi le foto, o quando lo scopre Michele mi ammazza!»

Le faccio cenno di precedermi in casa. Lei si volta e mi fa strada.

Piego la testa da una parte, come se potessi vedere le chiappe di Federica sotto la minigonna striminzita. Le cosce sono senza un grammo di grasso, toniche. Mi prudono le mani al pensiero di accarezzarle… Scivolare con le dita fino ad un paio di centimetri dall’inguine, sfiorare la pelle quanto basta per far venire i brividi a quella troia e farla implorarmi di soddisfare il suo bisogno di godere.

Il cazzo sembra un pezzo di metallo nei pantaloni che si muove di qua e di là a ogni passo, stritolato dal tessuto delle mutande.

La ragazza mi fa percorrere il corridoio dell’appartamento e mi conduce in salotto. Un portatile è sul tavolo, il coperchio sollevato. Non ha la tastiera numerica e mancano un paio di tasti funzione. Più che un Lenovo sembra un Levetusto.

Federica si posiziona davanti al computer e lo accende con il tasto dello spazio, quindi inserisce una password: qualche lettera e dei numeri.

Mi fermo dall’altra parte del tavolo. «Avevi parlato di foto scomparse…» E spero non intendessi polaroid.

Lei alza lo sguardo dal monitor e mi guarda. Si morde un labbro. Fa una smorfia. «Ho cancellato le foto che ha fatto Michele ieri, alla festa degli Alpini su a Col Boaria…»

«Vabbè, sai che perdita…» Oh, forse non dovrei dirlo, se vuole ripagarmi con una pompa…

Federica ha una dote naturale nel rendere insopportabile la sua voce. «Ma lui lo fa di lavoro, e l’hanno pagato per fare foto alla festa per mandarle ad un giornale degli Alpini. Con quei soldi si è comprato uno di quei cosi che si montano davanti alla macchina fotografica.»

E tu gliele hai cancellate. Bel lavoro. Mi guardo attorno: il computer è un modello troppo economico per un lettore di schede SD e non ci sono fotocamere in giro. «E dov’erano queste foto?»

La testa di Federica si infila tra le sue spalle. «Nel cloud di Michele.»

«Aspetta: tu metti le mani nei documenti di lavoro del tuo ragazzo? Lui lo sa?»

Lei abbassa gli occhi. «No… gli ho rubato la password un giorno e la uso per controllare se fa foto a qualche ragazza.»

«Immagino che alle feste degli Alpini sia pieno di figa che vuole farsi fotografare dal tuo fidanzato.» O magari è così. Non frequento molto gli Alpini e lo loro feste, e potrei perdermi delle ottime occasioni…

Prima di andare avanti…

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