Questo capitolo è in gara nel concorso estivo 2026 di scrittura erotica del sito. La lettura di questo testo potrebbe aumentare la possibilità - molto remota - che possa vincere a discapito delle opere di altri autori che hanno passato letteralmente più di un sabato mattina a scrivere una storia scema su due ragazzi costretti a lavorare in un fast food.
Sì, dovreste biasimarvi per questo.
Poi passare alla cassa a ritirare la vostra ordinazione che se no si fa la fila.
E, se siete professori della N. Sandrini, fareste meglio a che controllare che nel vostro panino non ci siano peli publici.
Per il resto, buona lettura e spero vi diverta leggere questa follia almeno la metà di quanto ha divertito me scriverla.
Wiliam Kasanova.
La voce di Nanda è interrotta dagli ansimi. «Mattia…»
Il mio amico solleva lo sguardo dallo smartphone e lancia uno sguardo verso la donna attraverso la cucina vuota e lucidata a specchio. Le sue labbra si contorcono, non so se per non esprimere il fastidio di essere interrotto durante una partita a qualche gioco o trattenere una risata perché ogni volta che parla, Nanda sembra stia per venire.
Ma è più probabile che sia sul punto di restarci.
La donna passa tra la friggitrice e uno dei banconi e il culone si incastra nel manico di uno dei cestelli estraibili. Impreca sottovoce qualcosa sul fatto che abbiano preso un edificio piccolo dove fare un fast food e si dà uno strattone. Il cestello tintinna e lei si libera. Una volta o l'altra ci rimette i pantaloni e rimane in mutande.
Faccio una smorfia. Non è uno spettacolo a cui ci tengo ad assistere.
Nanda procede di fianco lungo il corridoio nella cucina barcollando. «Anche tu… Leonardo… dovresti essere più professionale.»
Non sciolgo le braccia davanti al petto e non mi stacco dal frigorifero industriale a cui sono appoggiato. Lo sbuffo, però, me lo concedo. «Il giovedì pomeriggio non c'è mai nessuno. A parte un paio di vecchi che vengono a bere il caffè…» e lo fanno per lustrarsi gli occhi su Tania quando è il suo turno, ma mi vedo bene dall'aggiungerlo, «…potremmo dormire sui tavoli e nessuno se ne accorgerebbe.»
Lei ha il faccione rosso e mi fissa. E non so se perché ho osato risponderle o per i dieci metri di maratona che ha appena fatto. «Non mi… importa… Adesso io vado… a fare una… pausa siga… e voi due stronzetti… non combinate… casini…»
Alzo la mano alla tempia. «Sissignora.»
«Vai tranqui, sis.» Mattia torna a premere lo schermo del telefono con una velocità che farebbe invidia ad una dattilografa.
Nanda stringe gli occhi come se potesse attivare una vista a raggi x e leggerci le menti per sapere cosa stiamo architettando per distruggere il fast food. Con la fatica che abbiamo fatto per tirarlo a lucido, l'ultima cosa che abbiamo intenzione di fare è sporcarlo con calcinacci o cenere da incendio.
Nemmeno tocchiamo gli strumenti pericolosi, a differenza degli altri che lavorano qui.
E, in questo momento, nessuno di loro è presente.
Sono tutti a casa, a farsi gli affaracci loro, a parte due sfigati che sono stati messi in punizione mandandoli a lavorare tutta l’estate nel locale McDonald’s farlocco perché sono stati beccati a copiare durante l’esame di inglese. Se la Allegri si fosse fatta i cazzi suoi, invece di girare per i banchi e ficcanasare ovunque, come mastino della prof di inglese, adesso saremmo al mare come tutti, e torneremmo all’albergo la sera soddisfatti con qualche scottatura e qualche meritata malattia venerea, invece di ritirarci a casa puzzolenti di fritto e con le palle rotte.
La donna si gira, si preme contro il maniglione antipanico dell’uscita di sicurezza e si schiaccia nel varco della porta.
Nemmeno questa volta si disincastra con un ‘pop’. Scuoto la testa: sono molto deluso.
Mattia solleva la testa del telefono e contempla la porta chiudersi con un suono che somiglia a un sospiro di sollievo.
«Pesante, la sis.»
«Ha abbastanza del capetto.» Se non fosse che abbiamo già tirato a lucido ogni superficie lucidabile della cucina, ci avrebbe ordinato di farlo.
Adesso Nanda resterà di fuori almeno quindici minuti, nel retro dell’edificio, a fumare un paio di ‘siga’ e a sganciare qualche cannonata al metano, accanto ai nostri motorini.
Spero non ci sparga sopra la cenere.
O ci si sieda.
C’è voluto poco per capire perché nessuno in cucina diceva nulla per le sue continue pause ‘siga’: gas metano libero tra i fornelli accesi non è il massimo, e l'effetto sonoro prodotto da quelle chiappone che vibrano per l'aria che esce ad alta pressione…
Strizzo gli occhi e scaccio dalla mente l'immagine. Non voglio vomitare, o poi mi tocca tirare di nuovo tutto a lucido.
Mattia chiude il gioco sullo schermo del telefono. «Pornazzo?»
«Mi sembra il minimo.» Cazzo, sono tre ore che non mi sego, sono al punto che sto per infilarlo in una brioche nella teca nel bancone bar e infarcirla. «Hai mai pensato che non sarebbe male trovare un porno con la prof di francese con cui...» e muovo la mano a tubo avanti e indietro.
E non so se perché è una figa galattica o una stronza… cosa viene dopo la galassia in ordine di grandezza?
«La nostra cara e amata Allegri Jessica?» La voce di Mattia perde il tono di voce spensierato e fancazzista che usa con Nanda per innervosirla. Anche a lui sono girate le palle quando la troia ha chiamato i genitori di entrambi e ci ha sputtanati. «Mi basta il suo Instagram per menarmelo.»
Lui ci accede con un profilo falso, visto che la stronza ha bloccato quello di ogni studente della scuola. «E se fa porno, sono certo che li gira con Achille.»
Mi si arricciano le labbra in una smorfia. Allora è vera la storia che quell’analfabeta di un bulletto sta con la prof di francese. Faceva tanto la femminista disgustata dagli uomini quando eravamo a scuola - come se fissarle le tette o il culo sia un crimine - ma poi si scopre che la Allegri si vede con uno che ha quasi quindici anni in meno di lei e che la scopa come l’ultima delle troie, ora che sono finite le lezioni.
E, adesso che è estate, sono pronto a scommettere che si sono limitati a mettere alla luce del sole una frequentazione che doveva esserci anche prima, quando la cosa avrebbe fatto scandalo e creato casini veri.
Mattia apre la pagina di Xhamster che ha sulla schermata principale dello smartphone. Indica con il pollice uno dei riquadri, dove compare una rossa. «Jia Lissa?»
«Gran bella figa.» Peccato faccia video di merda.
Ma, immagino, che a qualcuno che vuole vedere una ragazza che viene scopata non interessi anche una trama stile "Avengers: endgame".
Comunque, è sempre meglio che stare qui ad aspettare che torni Nanda girandosi i pollici e respirare aria piena di odore di limone chimico, con le superfici della cucina che ti accecano. «Va bene.»
Mattia sghignazza, ruota il cellulare in posizione orizzontale e avvia il video. Sullo schermo, Jia è adagiata su una sdraio, con indosso solo un bikini striminzito. Una voce fuori campo ciarla, ma il volume del telefono è troppo basso per capire qualcosa. Pure in che lingua parla.
