Orgasmi fugaci

Capitolo 11 - Pausa sega - ESTATE

La vendetta va servita fredda, dicono. Per Leonardo e Mattia, però, va bene anche alla griglia con salsa e un po' di cipolla. Ma, incompensibilmente, senza patatine fritte.

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Questo capitolo è in gara nel concorso estivo 2026 di scrittura erotica del sito. La lettura di questo testo potrebbe aumentare la possibilità - molto remota - che possa vincere a discapito delle opere di altri autori che hanno passato letteralmente più di un sabato mattina a scrivere una storia scema su due ragazzi costretti a lavorare in un fast food.

Sì, dovreste biasimarvi per questo.

Poi passare alla cassa a ritirare la vostra ordinazione che se no si fa la fila.

E, se siete professori della N. Sandrini, fareste meglio a che controllare che nel vostro panino non ci siano peli publici.

Per il resto, buona lettura e spero vi diverta leggere questa follia almeno la metà di quanto ha divertito me scriverla.
Wiliam Kasanova.


La voce di Nanda è interrotta dagli ansimi. «Mattia…»

Il mio amico solleva lo sguardo dallo smartphone e lancia uno sguardo verso la donna attraverso la cucina vuota e lucidata a specchio. Le sue labbra si contorcono, non so se per non esprimere il fastidio di essere interrotto durante una partita a qualche gioco o trattenere una risata perché ogni volta che parla, Nanda sembra stia per venire.

Ma è più probabile che sia sul punto di restarci.

La donna passa tra la friggitrice e uno dei banconi e il culone si incastra nel manico di uno dei cestelli estraibili. Impreca sottovoce qualcosa sul fatto che abbiano preso un edificio piccolo dove fare un fast food e si dà uno strattone. Il cestello tintinna e lei si libera. Una volta o l'altra ci rimette i pantaloni e rimane in mutande.

Faccio una smorfia. Non è uno spettacolo a cui ci tengo ad assistere.

Nanda procede di fianco lungo il corridoio nella cucina barcollando. «Anche tu… Leonardo… dovresti essere più professionale.»

Non sciolgo le braccia davanti al petto e non mi stacco dal frigorifero industriale a cui sono appoggiato. Lo sbuffo, però, me lo concedo. «Il giovedì pomeriggio non c'è mai nessuno. A parte un paio di vecchi che vengono a bere il caffè…» e lo fanno per lustrarsi gli occhi su Tania quando è il suo turno, ma mi vedo bene dall'aggiungerlo, «…potremmo dormire sui tavoli e nessuno se ne accorgerebbe.»

Lei ha il faccione rosso e mi fissa. E non so se perché ho osato risponderle o per i dieci metri di maratona che ha appena fatto. «Non mi… importa… Adesso io vado… a fare una… pausa siga… e voi due stronzetti… non combinate… casini…»

Alzo la mano alla tempia. «Sissignora.»

«Vai tranqui, sis.» Mattia torna a premere lo schermo del telefono con una velocità che farebbe invidia ad una dattilografa.

Nanda stringe gli occhi come se potesse attivare una vista a raggi x e leggerci le menti per sapere cosa stiamo architettando per distruggere il fast food. Con la fatica che abbiamo fatto per tirarlo a lucido, l'ultima cosa che abbiamo intenzione di fare è sporcarlo con calcinacci o cenere da incendio.

Nemmeno tocchiamo gli strumenti pericolosi, a differenza degli altri che lavorano qui.

E, in questo momento, nessuno di loro è presente.

Sono tutti a casa, a farsi gli affaracci loro, a parte due sfigati che sono stati messi in punizione mandandoli a lavorare tutta l’estate nel locale McDonald’s farlocco perché sono stati beccati a copiare durante l’esame di inglese. Se la Allegri si fosse fatta i cazzi suoi, invece di girare per i banchi e ficcanasare ovunque, come mastino della prof di inglese, adesso saremmo al mare come tutti, e torneremmo all’albergo la sera soddisfatti con qualche scottatura e qualche meritata malattia venerea, invece di ritirarci a casa puzzolenti di fritto e con le palle rotte.

La donna si gira, si preme contro il maniglione antipanico dell’uscita di sicurezza e si schiaccia nel varco della porta.

Nemmeno questa volta si disincastra con un ‘pop’. Scuoto la testa: sono molto deluso.

Mattia solleva la testa del telefono e contempla la porta chiudersi con un suono che somiglia a un sospiro di sollievo.

«Pesante, la sis.»

«Ha abbastanza del capetto.» Se non fosse che abbiamo già tirato a lucido ogni superficie lucidabile della cucina, ci avrebbe ordinato di farlo.

Adesso Nanda resterà di fuori almeno quindici minuti, nel retro dell’edificio, a fumare un paio di ‘siga’ e a sganciare qualche cannonata al metano, accanto ai nostri motorini.

Spero non ci sparga sopra la cenere.

O ci si sieda.

C’è voluto poco per capire perché nessuno in cucina diceva nulla per le sue continue pause ‘siga’: gas metano libero tra i fornelli accesi non è il massimo, e l'effetto sonoro prodotto da quelle chiappone che vibrano per l'aria che esce ad alta pressione…

Strizzo gli occhi e scaccio dalla mente l'immagine. Non voglio vomitare, o poi mi tocca tirare di nuovo tutto a lucido.

Mattia chiude il gioco sullo schermo del telefono. «Pornazzo?»

«Mi sembra il minimo.» Cazzo, sono tre ore che non mi sego, sono al punto che sto per infilarlo in una brioche nella teca nel bancone bar e infarcirla. «Hai mai pensato che non sarebbe male trovare un porno con la prof di francese con cui...» e muovo la mano a tubo avanti e indietro.

E non so se perché è una figa galattica o una stronza…  cosa viene dopo la galassia in ordine di grandezza?

«La nostra cara e amata Allegri Jessica?» La voce di Mattia perde il tono di voce spensierato e fancazzista che usa con Nanda per innervosirla. Anche a lui sono girate le palle quando la troia ha chiamato i genitori di entrambi e ci ha sputtanati. «Mi basta il suo Instagram per menarmelo.»

Lui ci accede con un profilo falso, visto che la stronza ha bloccato quello di ogni studente della scuola. «E se fa porno, sono certo che li gira con Achille.»

Mi si arricciano le labbra in una smorfia. Allora è vera la storia che quell’analfabeta di un bulletto sta con la prof di francese. Faceva tanto la femminista disgustata dagli uomini quando eravamo a scuola - come se fissarle le tette o il culo sia un crimine - ma poi si scopre che la Allegri si vede con uno che ha quasi quindici anni in meno di lei e che la scopa come l’ultima delle troie, ora che sono finite le lezioni.

E, adesso che è estate, sono pronto a scommettere che si sono limitati a mettere alla luce del sole una frequentazione che doveva esserci anche prima, quando la cosa avrebbe fatto scandalo e creato casini veri.

Mattia apre la pagina di Xhamster che ha sulla schermata principale dello smartphone. Indica con il pollice uno dei riquadri, dove compare una rossa. «Jia Lissa?»

«Gran bella figa.» Peccato faccia video di merda.

Ma, immagino, che a qualcuno che vuole vedere una ragazza che viene scopata non interessi anche una trama stile "Avengers: endgame".

Comunque, è sempre meglio che stare qui ad aspettare che torni Nanda girandosi i pollici e respirare aria piena di odore di limone chimico, con le superfici della cucina che ti accecano. «Va bene.»

Mattia sghignazza, ruota il cellulare in posizione orizzontale e avvia il video. Sullo schermo, Jia è adagiata su una sdraio, con indosso solo un bikini striminzito. Una voce fuori campo ciarla, ma il volume del telefono è troppo basso per capire qualcosa. Pure in che lingua parla.

Un uomo muscoloso e con le mutande del costume da spiaggia già pieno si ferma accanto alla ragazza. Lei sorride e si mette seduta davanti all’altro; senza aggiungere una parola afferra l’elastico delle mutande e ne tira fuori un cazzo lungo più di una spanna.

Capisco perché c’è gente che considera i porno fantascienza, e non tanto per i boa costrictor nelle mutande quanto per le tipe, soprattutto così fighe, che te la tirano con la fionda.

La ragazza prende in mano il cazzo e lo scappella, sorridendo al suo amante.

È sempre la solita stronzata, banale e ripetitiva, ma, ogni volta, un erezione cresce nelle mie mutande. Non è qualcosa di paragonabile a quella sullo schermo, ma…

Jia avvicina la testa alla grossa cappella e se la mette in bocca. Inizia a muovere il capo avanti e indietro.

Mattia sospira. «Ah, che meravi…»

Sullo schermo appeso al soffitto, vicino al frigorifero con le bibite, si accende la spia che qualche cliente sta pasticciando ad uno dei touchscreen delle ordinazioni. Sarà il solito vecchio che fa casini pure con il telecomando della tv di casa, e qui si mette d'impegno e ci manda in palla il sistema.

Sbuffo. «Che palle, è arrivato qualcuno.»

«Ah, ok…»

Fermo Mattia dal riporre il telefono. «Lascia, vado io. Poi mi racconti se i due si sposano.»

«Ah, ma non guardo mai i porno fino in fondo: ci resto troppo male nello scoprire quanto gli chiede di alimenti quando divorziano.»

Attraverso la cucina e mi avvicino alla finestra interna che dà sulla sala. Ci sono due clienti, una donna con i capelli neri e lunghi, e suo figlio con i capelli platino e…

Mi balza il cuore in gola. «Cazzo!» Mi getto di lato per nascondermi dietro al muro.

Mattia mi fissa. «Che diavolo hai? Ci sono i ladri?»

Rispondo sottovoce. «Peggio!»

Lui mette via il telefono sgranando gli occhi. «Le nostre madri sono qui?»

Oddio, non proprio a questi livelli… Gli faccio segno di venire a vedere. «Se te lo dico non ci credi. Ma resta nascosto…»

Il mio amico si avvicina stando rasente ai mobili in acciaio inox. Si appoggia al muro dall’altra parte della finestra e si sporge. «Cazzo…» Ha la stessa espressione che mi aspetterei da uno che vede la professoressa che l’ha fatto bocciare e il bullo che gli ha rovinato le superiori entrare nel fast food dove lavora.

Dove lavora per colpa della professoressa.

Ma dare comunque un po' di colpa anche al bullo che non c'entra nulla non mi sembra moralmente sbagliato.

Mi sporgo anch’io. I due sono davanti ad uno dei totem per ordinare, ridacchiano. La Allegri – Jessica: in questo momento non è un mio ‘superiore’ a scuola - ha ancora i lunghi capelli neri come quando girava per la N. Sandrini. Ma non indossa gli abiti castigati che portava allora: un bel paio di tette riempiono la sommità di una maglietta scollata bianca, e un culetto per nulla spiacevole riempie i pantaloncini color cachi.

Il tipo che il culetto glielo riempie è accanto a lei. Achille resta il solito coglione tracagnotto con dei ridicoli capelli color platino e tanti di quei muscoli che lo fanno sembrare un nano fantasy che ingurgita steroidi tra una picconata e l’altra nelle miniere.

Quello era sempre in mezzo alle palle tutte le volte che ci provavo con una, a scuola. In qualche modo mi mandava la cosa in vacca.

E adesso stringe una chiappa della prof di francese, che se la ride.

Stronza. Le contemplavi le tette e dava di matto, quel nano platinato le palpa il culo e lei sghignazza.

Vai a cagare…

Mattia si ritira dietro il bordo del muro. «Cosa facciamo?»

Un altro monitor mostra l’ordine dei due in sala. Un hamburger con varie salse, una confezione da dieci di pepite di pollo, un paio di bibite.

Niente patatine fritte.

Cazzo ci andate in un fast food se non prendete la pietanza più buona?

Nanda resterà fuori almeno altri dieci minuti. E preferirei affrontare quei due piuttosto che chiamare l’altra e ritrovarcela che vaga per la cucina ad ansimare e agitarsi.

«Prepariamo l’ordine.»

Mattia mi lancia un’occhiata. «Senza la supervisione di Miss Enfisema?»

«Se andiamo a chiamarla, ora che arriva la All… Jessica e coso sono morti di fame. E poi che ci vuole? Ci hanno spiegato come si fa. Figa, è roba industriale, ci vuole più impegno per fare un piatto di pasta che questo,» e indico il monitor con la comanda.

Il mio amico solleva le spalle. «Beh, abbiamo pulito la cucina, immagino sia nostro diritto sporcarla.» Fa un passo e si ferma, studiando il monitor. «Secondo te, Jessica cosa prende? L’hamburger o i nuggets?»

Accanto al panino compare la lista delle salse: rosa e maionese. Roba di classe.

Insieme ai pezzetti di pollo: salsa barbecue e tabasco. Tipico pasto da buzzurro.

Che, con le patatine, è il paradiso.

Poi, quando si scatena la gastrite è l'inferno, ma quello è un altro discorso.

«Il panino, mi sembra ovvio. Perché?»

Mattia sogghigna e controlla con lo sguardo che la porta di emergenza sia ancora chiusa. «Voglio vendicarmi di quella troia.»

Giro la testa, la porta continua ad essere chiusa. «Ci sto. Sbrighiamoci.»

Prendo un disco di manzo dal frigorifero e lo appoggio sulla griglia calda accanto alle due metà del panino. Dallo sfrigolio si solleva un profumo di carne insieme a quello di mollica che si abbrustolisce. Abbasso il coperchio. Mattia apre un sacchetto da dieci pepite di pollo e ne getta il contenuto in un cestello piccolo. Il suono dell’olio bollente che aggredisce l’impanatura ghiacciata riempie la cucina.

Il timer suona: prendo la spatola e sollevo il coperchio con una nuvola di vapore. Tolgo le due fette di pane e il disco di carne e preparo il panino con la cipolla, le salse e le spezie.

«Aspetta a chiuderlo!» Il mio amico si sporge per controllare che Nanda non sia rientrata.

Ma basterebbe vedere se l’acqua nei bicchieri si increspa, per sapere se è nelle vicinanze.

E se non è lei allora è un tirannosauro.

Che preferirei di gran lunga.

Mattia sorride. «Non è ancora tornata.» Si ritrae. «Sputiamo sul pan…»

Si ferma, fissandomi il cazzo che ho in mano. Solleva lo sguardo su di me e alza le sopracciglia.

Faccio spallucce. «Fanculo. Ci ha trattati male per i cinque anni delle superiori, ci ha fatti bocciare perché ci ha beccati a copiare e rovinato l’estate. Come minimo per scusarsi dovrebbe farci un pompino per uno, ma credi che lo farebbe?»

Mattia non risponde. Prende dalla tasca il telefono e nel giro di tre secondi è in piedi, appoggiato al muro, con la foto di Jessica in un costume da bagno striminzito che le comprime le grosse tette.

Altroché Jia Lissa..

Il mio amico prende la cupola di pane da mettere sopra l’hamburger e lo appoggia all’insù, accanto al bordo del tavolo dov’è lui. Dai pantaloni tira fuori l'uccello già scappellato, con un grosso glande rosso. La goccia di precoito cade sulla mollica che viene assorbita come da una spugna.

Cazzo, stiamo per farlo davvero.

E dobbiamo finire prima che arrivi Nanda!

Fisso l’immagine al mare della professoressa e inizio a menarmelo. Il suono di due seghe rimbomba tra i mobili di acciaio inox tirato a lucido della cucina.

«Jessica… Jessica…» Nella mia mente la donna si sfila il reggiseno e due grosse tette pendono libere dal suo petto. Le afferro e le stringo, le mie dita affondano nella pelle. Mi sono sempre piaciute, le tue tette, troia.

Lei sorride. A me sei sempre piaciuto tu, Leonardo. Dalle mutande mi tira fuori l’uccello e me lo scappella. Mi hai sempre fatta bagnare.

E io ho sempre voluto scoparti.

Jessica si appoggia al muro, abbassa la parte sotto del bikini e si infila la cappella tra le labbra della figa. Allora cosa aspetti a fottermi?

Spingo avanti il bacino, le pareti bagnate e calde della sua passera accolgono la mia erezione fino in fondo.

Ah… La troia ansima. Sfondami, Leonardo! Non farmi aspettare oltre!

Obbedisco, il mio cazzo scivola dentro e fuori di lei, le stringo le tette, la possiedo come non ho mai fatto con nessun’altra rag…

La cappella prude, la base dell’asta altrettanto. Inclino la testa all’indietro e gemo. Scariche di piacere liquido scorrono lungo l’uccello e si scaricano fuori. Punto meglio sul disco di manzo e la mia sborra forma schizzi sul succo della carne e sulle salse. Un paio di gocce finiscono sul tavolo in metallo.

Dovrò lucidarlo.

Lascio sfuggire un sospiro di soddisfazione. Le gambe sembrano dover cedere da un istante all’altro tanto sono deboli. I muscoli del braccio destro mi bruciano.

Il miglior orgasmo della mia esistenza, credo che nemmeno a drogarsi ci si possa sentire così bene.

A parte il braccio destro.

Nemmeno mi ci fossi addormentato sopra.

Mattia emette un paio di gemiti, prende il mezzo panino e lo pone davanti alla cappella. Non una sola goccia di sborra viene persa. Il mio amico è rosso in volto.

Appoggia la cupolina sull’hamburger. «Et vualà l’amburgherò specialè pur l putanon.»

«Aspetta!» La sollevo e tolgo un pelo pubico rimasto semimmerso nella salsa rosa. «Abbiamo rischiato mica…»

La porta di emergenza si apre e un ansimare più forte dei nostri ci raggiunge.

Senza dire una parola tra di noi, ci ricomponiamo. I nostri cazzi scompaiono nei pantaloni.

Strappo un pezzo di carta e lo passo sulle gocce di sborra per pulirle.

Perlamordidio, che Nanda non veda dello sporco sulla sua fottuta cucina tirata a lucido!

Chiudo la scatola dell’hamburger sul vassoio e Mattia ci appoggia accanto le bibite e la confezione di pepite di pollo. Le due salse per il diorama dell'inferno nello stomaco ce le aggiungo io.

«Cosa… state facendo… stronzetti?» Al termine del test di Cooper ero meno provato di Nanda.

Indico con un dito la sala. «Due clienti hanno ordinato e non volevamo disturbarti.»

Mattia si passa una mano bagnata di sperma sui pantaloni e annuisce.

Lo sguardo poco convinto di Nanda ci passa in rassegna. «Non avete fatto… qualche cagata… spero.»

Sollevo le mani. «"Cagata" non è il termine che userei io. Comunque, i due in sala non mangeranno mai più nulla di simile. Ci abbiamo messo il cuore nel prepararlo.»

Mattia tossicchia. «Anche più del cuore…»

La donna non è troppo convinta. «Lo porto… io al… tavolo.»

«Ok… sei tu il capo.» Meglio non farsi vedere da quei due.

Nanda prende il vassoio, esce dalla cucina attraverso la porta a ventola e si avvia lungo la sala.

Mattia e io ci avviciniamo alla finestra interna. La donna barcolla tra i tavoli e raggiunge Jessica e Achille, i quali la guardano con un misto di disgusto e derisione che non riescono a nascondere del tutto. Appoggia il vassoio tra i due e si allontana, lo sguardo che arde di rabbia.

Jessica prende la scatola con l’hamburger, la apre e si passa la lingua sulle labbra.

Sogghigno. «Madmuasel la professoressà, vualà le suò paninò a la sborrà.»

Mattia mi lancia uno sguardo in tralice. «”Là sborrà”?»

«Parla quello che l’ha definita “l putanon”.»

Fa un gemito. «Inizio a capire perché l’insegnante di francese in particolare ce l’avesse tanto con noi.»

Gli faccio segno di stare zitto e guardare. Jessica estrae l’hamburger dalla scatolina, lo stringe con entrambe le mani, apre la bocca, lo avvicina…

Trattengo il fiato, il cuore mi batte nelle orecchie.

Sta per succedere davvero: il mio sogno erotico della Allegri che ingurgita la mia sborra sta per realizzar—

… e Achille, veloce come il cazzo di serpente che è, glielo strappa dalle dita, ridendo.

Mattia solleva i pugni. «Ma che fa, quello stronzo?»

Il bastardo si ficca mezzo panino in bocca, con la salsa che straborda da tutte le parti: ce l'ha in faccia, tra le dita e sulle mani. L’altra metà corre dietro alla prima un istante dopo, ingurgitata quasi senza masticare, seguita da tutto il contenuto di uno dei bicchieroni di bibita.

Che... latrina, cazzo!

Mi lascio sfuggire un grido di disperazione. «Possibile che quel bastardo sia sempre in mezzo ai coglioni tutte le volte che c’è una donna?»

Jessica ride come una pazza, le lacrime le luccicano sugli occhi. Uno sbafo di salsa – salsa corretta sperma, spero- è in un angolo della bocca di Achille e, sempre ridendo, lei si allunga sul tavolo, protrae un braccio e la raccoglie con il dito.

Si siede e se la porta alle labbra.

Appoggiamo la fronte alla finestra interna, io e Mattia. Il mio fiato annebbia il vetro. «Adesso lo fa, adesso lo…»

Il bastardo platinato ribalza in avanti, le afferra la mano, se la porta vicino al viso e inizia a leccarle la punta dell’indice stile cane che lappa, pulendole via la salsa. Jessica, invece di incazzarsi, assume un’espressione soddisfatta ed eccitata.

Emetto un sospiro. «E certo, spompinale un dito, coglione…»

Mattia scuote la testa. «Prendiamola con filosofia: è come se il bullo della scuola lo stesse facendo a noi.»

Incrocio le braccia sul petto. «Più che il cazzo in bocca, ad Achille darei un bastone in testa.»

La porta a ventola della cucina sbatte ed entra Nanda dondolando. Si ferma e ci fissa con uno sguardo di fuoco. «Cosa state… facendo?»

Trattengo una smorfia. «Pausa sega.»

Lei stringe le sopracciglia. «Cosa?»

«Controllavamo che il nostro primo ordine avesse successo.»

Nanda guarda attraverso la finestra i due che sembrano prossimi a scoparsi sul tavolo, con lei che struscia il piede tra le gambe di lui e Achille che, se non sa controllare lo stimolo faringeo, con quel dito infilato tanto in fondo in bocca, vomita il panino. La nostra capa fa un’espressione disgustata. «Ne ha avuto… anche troppo.»

Si volta verso di noi. «Ma non state… qui a… gongolarvi addosso. Pulite… la cucina.»

Sospiriamo e solleviamo la mano alla tempia. «Sissignora…» Ci dirigiamo verso lo stipetto con le spugne e i solventi.

Nanda continua a guardare fuori dalla finestra interna. Dondola da una gamba all'altra. «Comunque,» rompe il silenzio occupato solo dal suono dello strofinare di panni sull'acciaio inox, «se vi capita… di fare… da mangiare… per quei due… sputate pure… nel loro cibo. Vi do… io il permesso.»

Mattia e io interrompiamo il movimento con le spugne puzzolenti di limone chimico.

Nanda ride. «Pensate che… non lo facciamo… mai… a certi… clienti?»

Lancio un'occhiata al mio amico. «Credo che noi due siamo ad un livello…» faccio una smorfia, «…troppo elevato, ormai, per sputare nei panini.»

Mattia annuisce con una smorfia. «Eh, sì, troppo elevato

 FINE

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