Avrei dovuto lasciare quando la fortuna era dalla mia parte… perché ho voluto continuare con il poker? Le carte coperte facevano schifo, e lo scollo delle mie tette e il passare la lingua sulle labbra, ammiccando come una cagna in calore, non sono bastati a distrarre quei tre, che si sono presi fino all’ultima mia fiche.
Se avessi abbandonato non mi troverei qui, davanti a loro, nella suite di Liam, nuda e con una fune che mi lega le braccia dietro la schiena, divide in due il seno e gira attorno ai fianchi. Curioso come tutte le volte mi ritrovi a ripagare i miei debiti di gioco in questo modo, con i miei avversari pronti a rompermi il culo. Letteralmente. Per lo meno, non ho una gag ball in bocca, stavolta…
Ethan si avvicina a me, nel suo metro e novanta, appoggia il bicchiere di whisky sul tavolino accanto al divano grigio. Non indossa più cappello e stivali da cow boy, ma al posto della pistola mi punta contro il suo cazzo in erezione. Il suo sguardo continua a cadere sulle mie grosse bocce. Sorride lo stronzo, pregustando ogni mio buco. Mi prende il mento con la mano. «Allora, Elena, sei sicura di non avere i nostri centomila dollari».
Sorrido a mia volta. Non so nemmeno come siano fatti tutti quei soldi, ma so come trattare la gente come voi. Dopotutto, ho consigliato io di risolvere così il nostro problema, visto che anche in passato sono riuscita a cavarmela nello stesso modo. «Davanti a dei cazzoni simili, giurerei di non averli anche se mi spuntassero dalle tasche dei pantaloni». Faccio l’occhiolino a Hiroshi, che se lo sta menando con una mano mentre con l’altra accarezza affascinato i miei lunghi capelli rossi.
Il bastardo sorride. È quello a cui devo meno soldi…
«In tal caso, possiamo cominciare». Liam è a braccia conserte contro una parete. L’irlandese ha più muscoli degli altri due messi insieme, e li sta mostrando tutti, così come il boa che ha in mezzo alle gambe. A lui devo la metà della somma, ma è quello più calmo della banda. Fa un cenno all’americano. «Prima tu, che sei del posto».
Ethan ringrazia con il capo. Veloce come un serpente a sonagli, mi afferra i capelli alla nuca e mi strappa dalle mani di Hiroshi. Devo correre per non cadere fino a quando non mi trovo contro il finestrone che dà sulla Strip: le luci di Las Vegas lampeggiano e brillano per chi vince e chi lo prende in culo.
Quindi anche per me.
Ethan mi blocca la testa con una mano contro il vetro e infila l’altra tra le cosce. Mi sfiora la fica con la punta di un paio di dita. «Apri le gambe, troia».
Obbedisco e lui infila indice e medio fino alla seconda nocchia. «Non sei ancora bagnata? Non preoccuparti, ci penso io».
Ritrae la mano e ci sputa nel palmo, si prende il cazzo e se lo mena fino a quando non luccica di saliva.
Discosta una mia chiappa e si avvicina con la testa alla mia. Stringe una mano sulla mia gola e mi blocca contro il vetro della finestra con il suo corpo. «Adesso mi prendo i miei trentamila, troia…»
La cappella bacia il buco del mio culo, che si apre ad un colpo di bacino del bastardo. Il fiato mi si mozza e gli occhi si spalancano nell’irruenza dell’inculata.
Ethan tira i miei capelli. «E allora, piaciuto?» ringhia.
Gli occhi mi bruciano quasi quanto il buco del culo, ma non voglio dargli soddisfazione. Sorrido solo con le labbra. «Bel… bel colpo… l’ho quasi sentito…»
Lui esplode una risata sguaiata. Inizia a spingere e a ritrarre, mi fa sbattere contro il vetro, il suo cazzo che si scopa il mio culo, infilandolo dentro per tutta la sua lunghezza. Boccheggio, stringo i denti, le mie tette gelano contro il vetro su cui stanno scivolando le prime gocce di pioggia. Il mio profilo nudo dev’essere visibile dagli hotel sull’altro lato della Strip. Qualcuno si farà una sega guardandomi mentre vengo scopata?
Il riflesso di Hiroshi compare sul vetro, si ingrandisce finché non è davanti a me. Si sta ancora menando l’uccello.
Gli faccio il sorriso meno falso che riesco a trovare. «Sei qui anche tu per il tuo debito?»
Ethan mi afferra per i capelli e strattona il volto dal vetro. «È inutile lasciare i tuoi altri buchi vuoti». Con la stessa forza mi spinge avanti, mettendomi a pecora e mancando con la faccia il cazzo di Hiroshi di pochi centimetri. «Succhiaglielo».
Il giapponese non si fa invitare due volte e si avvicina di un passo. «Fammi godere, puttana».
Ethan mi prende per le anche e ricomincia a scoparmi il culo. «Ehi, c’è ancora la fregna della troia libera…»
Liam non si è mosso dal muro. Sotto un pacco di addominali, dal cespuglio di peli rossi, pende il suo cazzo, in erezione solo a metà ma già grosso e lungo più dei due che ho davanti e dentro. Fa un cenno con la mano come a scacciare la proposta. «Sbattetevela voi, per ora. Quando avrete finito, ci penserò io».
Pianta i suoi occhi nei miei per la prima volta in tutta la sera. La figa inizia a prudere e a bagnarsi, ma lo stomaco mi si annoda…
«Ehi, puttana,» Hiroshi mi assesta una pacca alla tempia, «pensa alla mia, di nerchia».
Deglutisco a vuoto e allontano l’attenzione dall’irlandese per porla sul giapponese. Il glande libera un leggero afrore di eccitazione maschile e una goccia trasparente sgorga dal meato. Protendo la lingua oltre le labbra e la lappo, assicurandomi di scivolare con la punta lungo il piccolo solco.
Hiroshi lancia un grido vibrato e ansima. «Continua…» Mi afferra i capelli sulla testa.
La sua cappella è salata e la pelle è liscia come seta. La passo tutta con la lingua, come se volessi pulirgliela, mi fermo sotto, mi protendo e lecco con delicatezza il filetto.
Il bastardo lancia un grugnito ed un brivido lo scuote. «Vali fino all’ultimo dollaro che mi devi… Spero vorrai fare una nuova partita e perderla anche domani sera».
Fingo un sorriso. «Vediamo se ne vale la pena, perdere di nuovo…»
«Per noi, sì di sicuro». Ethan mi afferra di nuovo per la gola e mi solleva il busto. Torna a palparmi una tetta, diventata dura come marmo.
Hiroshi succhia il capezzolo dell’altra, prende a palparla. «Belle bocce…» Con la mano libera si afferra il cazzo e me lo infila tra le piccole labbra, turgide e violacee. Mette la mano sulla mia nuca, spinge la mia testa sulla sua spalla e muove il bacino: la sua cappella scivola nella mia vagina fino in fondo.
