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Erotika
Languidi orgasmi · Cap. 6
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Capitolo 6 di 11 23 min di lettura

Grazie Mimmo

Cecilia, spinta dalle storie di orgasmi delle sue amiche, decide di tradire il marito con il misterioso Mimmo, senza sapere chi è veramente.

William Kasanova
5 mesi fa · 1k letture · 1

A onor del vero, Adriano non sembrava apprezzare molto, per usare un eufemismo, la strana mania che le amiche di sua moglie Cecilia avevano preso da qualche mese di cercare assiduamente nuove case o appartamenti dove abitare. Lei, però, non sembrava affatto dello stesso avviso. Anzi, era come se fosse stata contagiata anche lei dall’idea di trovarsi un nuovo domicilio, e in più di un’occasione il marito l’aveva trovata al computer o al tablet a controllare siti di agenzie immobiliari: una in particolare era quella che si poteva definire la preferita dalle donne.

«Il fatto che le tue amiche te l’abbiano consigliata non significa nulla,» aveva obiettato lui, ma Cecilia sembrava indifferente alle ragioni del marito. «Guarda la casa di Anna, che ha comprato attraverso quell’agenzia: è un buco pagato nemmeno fosse una reggia. Pure suo marito, quando siamo al bar, si lamenta,» le confidò in un’occasione, cercando ancora di farla rinsavire, mentre il giovane figlio aspettava in macchina, per essere accompagnato a scuola.

No, lei fu inamovibile: quel pomeriggio, mentre era davanti alla macchinetta del caffè dell'ufficio, scrisse una e-mail all’indirizzo elettronico che la stessa Anna le aveva mandato, e prese un appuntamento con la Mimmobiliare.it. Non si sarebbe pentita, le aveva promesso l’amica. Dopotutto, le aveva raccontato lei stessa come si era svolta la visita dell'immobile che aveva poi convinto il marito a comprare, e i particolari l'avevano prima sconvolta ma, piano piano, nel passare dei giorni, insinuato nella sua mente, e nelle sue mutandine di pizzo, un irrefrenabile desiderio di sperimentare quanto Anna, ed un paio di altre sue amiche, avevano vissuto.

Poche ore dopo, mentre il pomeriggio arrancava durante una riunione con i colleghi del reparto acquisti, il telefono vibrò. Cecilia, approfittando dell'attenzione del resto dell'assemblea rivolto allo schermo televisivo su cui si susseguivano grafici a torta e tabelle, prese dalla tasca lo smartphone e lo accese. Una notifica sullo schermo la informava che le era giunto un messaggio dalla Mimmobiliare.it: incapace di contenere l'eccitazione, Cecilia sbloccò il telefono e aprì il messaggio.

"Egregia signora Cecilia, sono felice di informarla che abbiamo uno splendido caseggiato che risponde alle sue richieste. Approfittando della presente, le mando alcune foto che spero possano piacerle. Mimmo", riportava l’e-mail, e allegata alcune immagini che la donna subito aprì. La prima, sullo sfondo di un muro anonimo bianco con una finestra che nella foto appariva bruciata, un grosso cazzo in tiro che, rapportandolo con la mano che lo stringeva alla base, doveva essere lungo almeno trenta centimetri e tanto grosso da non permettere alle dita che lo tenevano di incontrarsi con il pollice.

Cecilia balzò in piedi, tramortita ed esaltata dalla spaventosa bellezza di quella nerchia. Le avevano ovviamente declamato le dimensioni dello strumento di Mimmo, ma si era convinta fossero solo chiacchiere delle sue amiche, sparate per vantarsi di essersi scopate un mostro simile. E invece, eccolo lì, pronto a sfondarla nel più profondo degrado che potesse immaginare, nella completa antitesi di come la venerasse e la adorasse quel noioso di Adriano. «È perfetto!» gridò la donna, come se stesse allenando la sua voce alle grida che Mimmo le avrebbe strappato. «È perf…»

Il grido le morì sotto gli sguardi dei suoi colleghi, che la fissarono sconcertati. Solo Chiara, sorridendo, le fece l'occhiolino, consapevole di cosa stesse succedendo e cosa sarebbe accaduto nei giorni successivi.

Come se fosse stata una dose di una droga allucinogena, Cecilia non riuscì a pensare nulla che al mostro che si nascondeva nelle mutande del famoso Mimmo, un mostro che per qualche motiva le ricordava quello che seminava morte e terrore sulla "Nostromo" ma, a differenza del personaggio interpretato da Sigourney Weaver, non vedeva l'ora che la ghermisse e la devastasse. Seduta alla sua scrivania, tenendo le gambe aperte come se il suo sesso fosse diventato incandescente, non poté impedirsi di scaricare e ammirare anche le altre foto. Contemplò da altre angolature il cazzo di Mimmo, lasciando che le sue dita ne accarezzassero l'asta formata da cristalli liquidi e pregustando il sapore della cappella e della sborra che ne sarebbe scaturita per il resto del giorno lavorativo.

Quando poi, tornata a casa e consumata una cena scialba e passata una noiosa serata, si ritirò nell'alcova con il suo uomo, ancora strafatta di un desiderio velenoso. Sentiva dentro di lei un dolore simile all'apprensione, un senso di aspettativa che la annientava come un animale che le si fosse annidato nelle sue viscere e cercasse di uscire divorandola. Si sedette sull'inguine di Adriano iniziando a sfregare la sua fica sul normalissimo cazzo del marito attraverso i loro abiti intimi. Non sarebbe stato nemmeno comparabile con quello dell'agente immobiliare, ma in quel momento Cecilia si sentiva come dispersa in un deserto, e anche del piscio sarebbe stato ben accetto pur di spegnere la sete che la dannava.

Appoggiò le mani sul petto ben rasato e testimone di ore spese in palestra del marito, palpandolo. «Adesso che quel bastardello è fuori dai coglioni,» gli disse, mordendosi il lato destro del labbro inferiore, «che ne dici di dimostrare di essere un vero uomo e fottermi?»

Lui la fissò, confuso. «Cecilia, amore, cosa stai dicendo? Che ti sta succedendo ultimamente?»

Lei gli strizzò i capezzoli, strappandogli una smorfia di dolore. «Dai, non fare la merda moscia, sfondami a sangue ogni buco.» lo schermì, quasi stesse mettendo in dubbio la sua virilità. «Dimostrami che sai mettere al suo posto una puttana come me.»

Adriano era sconvolto dal comportamento della moglie. Le tolse le mani dal suo petto, trattenendola per i polsi. «Ma… Cecilia, stai bene o…»

Lei si strappò con violenza dalla fiacca presa del marito. Scese dal suo bacino, girandosi sul suo lato del letto. «Sei proprio un cazzo moscio capace solo di leccare la fica,» sbottò, sputando veleno. «Non puoi considerarti un uomo se non hai il coraggio di sfondare il culo di una troia.»

«Ma se me l'hai mai nemmeno voluto darmelo!» sbraitò lui, per poi cercare di riprendere il controllo della situazione. «Guarda, Cecilia, non so cosa ti abbia preso, ma spero ti passi presto.» Spense la luce, gettando nel buio la stanza. «Beh, buonanotte.»

«Fottiti, merda,» ribatté risentita lei, coprendosi completamente con le coperte.

 

La mattina successiva, mentre era al lavoro, Cecilia ricevette un nuovo messaggio di Mimmo. "Gentile signora, la aspetto in via Martini al numero 16 questo pomeriggio alle quindici." recitava, e sotto era presente una nuova foto del mostruoso cazzo, bagnato di quello che la donna istintivamente riconobbe come desiderio femminile. Oltre la cappella, un inguine arrossato, con un ciuffo di pelo biondo sopra la figa, la quale vomitava un torrente di sborra come non ne aveva mai visti.

Incapace di trattenersi, Cecilia corse in bagno, si sedette sulla tazza di un water e si abbassò le mutandine già umide. Appoggiò il telefono sul porta carta igienica, si penetrò con tre dita, strizzando un seno e si masturbò fino a farsi male, stringendo gli occhi e la bocca per non lasciarsi sfuggire nemmeno un gemito di piacere in quel luogo dannato.

Quando ebbe finito, con la sua ambrosia che colava fino alle piastrelle bianche del pavimento del gabinetto e lo smalto delle tre unghie scolorito, il fiatone ed il cuore che rimbombava al punto tale che credette che lo sentissero anche gli altri, staccò qualche pezzo di carta igienica e si pulì la figa dal liquido che aveva rigettato. Li guardò scomparire nel vortice del cesso, disperata che mai avesse provato tanta attrazione verso suo marito quanto verso un uomo che non aveva mai nemmeno visto in viso ma che conosceva solo attraverso le foto della sua nerchia e degli aneddoti raccontati dalle sue amiche. Quando aveva chiesto loro come fosse, loro avevano riso, dicendo che l'aspetto fisico era indifferente di fronte a quel cazzo incredibile e alla scarica di emozioni che aveva donato loro.

 

Mancavano più di venti minuti quando Cecilia parcheggiò la sua auto in via Martini, lasciandola dalla parte opposta della strada. La mano tamburellava su una gamba al ritmo sincopato del suo cuore, ritrovandosi in un paio di volte ad allontanarla dall'inguine in fiamme che aveva cominciato ad accarezzare, mentre faceva la posta alla proprietà, sperando di scorgere questo fantomatico Mimmo camminare lungo un marciapiede, svoltare sul vialetto ed entrare nella casa. Ma furono venti minuti gettati via, che avrebbe potuto passare in un gabinetto a sgrillettarsi per scaricare la tensione sessuale che la stava torturando.

Prima di andare avanti…

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