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Erotika
Languidi orgasmi · Cap. 6
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Capitolo 6 di 11 23 min di lettura

Grazie Mimmo

Cecilia, spinta dalle storie di orgasmi delle sue amiche, decide di tradire il marito con il misterioso Mimmo, senza sapere chi è veramente.

William Kasanova
5 mesi fa · 1k letture · 1

Alle tre in punto, invece di trovarsi sotto la sua scrivania in ufficio, le sue scarpe con il tacco toccarono il marciapiede e poi ticchettarono velocemente sull'asfalto. Sostarono un istante davanti alla porta, mentre lei si lisciava la gonna del completo grigio, soffocando l'agitazione che l'aveva lentamente assalita. Allungò un braccio, sfiorò il campanello e, quasi con uno sforzo di volontà, lo fece suonare.

Passarono diversi secondi, che parvero anni, prima che una voce nasale, profonda, urlasse: - Entra pure.

Cecilia fece l'ingresso nella casa completamente vuota, il pavimento sporco di polvere e costellato di macchie secche. I muri erano bianchi, senza un quadro, nemmeno quelli inguardabili da pochi soldi che si comprano al supermercato, solo una ragnatela che doveva aver visto susseguirsi per lo meno un paio di generazioni di ragni, e che non era più pulita del resto dell'appartamento, dondolava mollemente tra una parete ed il camino, visibilmente ancora vergine.

Chiedendosi se fosse davvero giunta nell'edificio giusto, la donna fece qualche passo più avanti, raggiungendo quello che doveva essere il salotto, anch'esso vuoto se non per un tavolo da campeggio con accanto una sedia di plastica bianca, questi puliti. Sul piano una bottiglia piena di latte ed un bicchiere.

«Siediti,» disse quella voce incorporea, prepotentemente afflitta da un tono nasale, come se la persona che ancora non si era presentata fosse affetta da raffreddore o sinusite. «Beviti un paio di bicchieri di latte, che ti fanno bene. Non fare complimenti, bevi.»

Cecilia osservò prima la porta da cui proveniva la voce, poi fissò il bicchiere e la bottiglia. Il vetro era palesemente stato estratto da un frigorifero da breve tempo, come poteva testimoniare qualche goccia di acqua che aveva tracciato il proprio percorso di lenta caduta sulla condensa che si era formata, mentre il bicchiere era stato lavato da poco. Ricordò che un paio di amiche le avevano accennato a qualcosa relativo al bere prima del rapporto… Cecilia scoprì che il tappo era ancora sigillato e fece un certo sforzo per aprirlo, poi lo versò nel bicchiere. Ne trangugiò un paio, più per la sete che per il gusto, non avendolo mai amato particolarmente.

Si sedette sulla scomoda sedia, attendendo. Dal rumore che sentiva, sembrava che qualcuno stesse preparando un letto. Beh, era normale, si disse.

«Arrivo tra un attimo, signora… Cecilia, giusto?»

Lei rispose di sì, e si chiese se non avesse fatto una pazzia. Aveva spesso fantasticato di tradire suo marito, troppo premuroso, troppo perfettino, che a letto pensava sempre solo al suo piacere prima che al proprio… Mai un po’ di sesso… non violento, solo… meno gentile. Ecco, il suo principale problema era che era troppo gentile con lei. Le sue amiche avevano avuto lo stesso problema, e Mimmo era stata la risposta: un vero maschio, capace di castigare le luride puttane che si languivano in quelle donne costrette a mantenere un contegno in ogni ambito della loro vita. Beh, pensò, per quel cazzo farei qualunque cosa…

Solo dopo qualche minuto, mentre stava annoiandosi controllando le solite e-mail sul telefono, finalmente Mimmo comparve. Cecilia balzò in piedi, allibita: non si aspettava certo un adone o qualcosa del genere, ma quello… La statura non era maggiore della sua, e probabilmente la circonferenza della vita la superava. Si muoveva dondolando, in un completo grigio topo stazzonato, sporco e con macchie di sudore, a momenti incapace di attraversare la porta. Sudava, ed i capelli, i pochi capelli, di un castano asfittico, erano attaccati alla fronte. Il doppio mento sembrava un ingrossamento della tiroide, con i radi peli della barba che sembravano le spine di un cactus.

Dev'essere uno scherzo, si disse Cecilia, sgranando gli occhi e fissando quell'incubo.

«"Spogliati" non te l'ho detto?» sbottò l'altro, scoprendo che era ancora vestita. Non era difficile capire che non era tanto una domanda quanto un ordine. «Vieni a berti il latte ma non vuoi farti scopare, puttana?»

La donna non riusciva a capire cosa stesse accadendo. Sarebbe fuggita da quella scena di un film horror di poche pretese se l'immagine delle sue amiche, che avevano giurato di essersi fatte fottere da Mimmo, non la stessero beffeggiando, tenendosi la pancia per le risate mute che scuotevano le loro membra. Ma non possono davvero…

Non ebbe il tempo di finire il pensiero che il presunto grande amante fece un impossibile balzo in avanti, l'afferrò per i capelli neri e la spinse a terra, gettandola sulle ginocchia.

«Cazzi tuoi se non vuoi spogliarti,» disse lui. «Le luride puttane sono luride per un motivo.» Una mano sbottonò i larghi calzoni che caddero a terra, seguiti da un paio di mutande che imploravano di annegare in una lavatrice.

Nell'odore di putrido che proruppe dall'inguine dell'uomo si alzò un cazzo mostruoso, qualcosa che arrivò a spaventare Cecilia. Era lo stesso che appariva nelle foto, e se su schermo l'aveva fatta bagnare come una fontana, in quel momento, dal vivo, le incuteva lo stesso terrore che avrebbe causato la visione di un serpente velenoso. «Apri quella bocca, troia,» le impose lui, strattonandola per i capelli castani. «Sei una bella puttanella, forse un po' troppo magra per i miei gusti, ma sfonderò il tuo culo e diventerai mia per il resto della tua vita.»

Uno schiaffo si schiantò sulla guancia dalla pelle olivastra di Cecilia perché non era stata abbastanza svelta nell'eseguire gli ordini. Lei, spaventata, tremante, discostò appena le labbra, indecisa, fissando timorosa quel cazzo che sembrava un missile puntato verso di lei.

Mimmo non aspettò che la bocca si aprisse ulteriormente: spinse la testa di Cecilia sulla cappella e le si insinuò in bocca. Lei sentì quel pezzo di carne disgustoso sprofondarle tra le fauci, appiattirle la lingua e farsi strada come un ariete tra le sue tonsille. Terrorizzata, provò a fare leva con le mani sulle gambe grasse dell'uomo, ma un secondo schiaffo, ancora più forte, la fece desistere. Un istante dopo, Mimmo la afferrò per le tempie e cominciò a muoverle la testa avanti e indietro, insultandola. «Lo spompini tuo marito, puttana? Quel cazzetto lo senti quando ce l'hai nella tua sporca boccaccia?»

Cecilia non riusciva a rispondere, sia per la minchia che la riempiva completamente, sia per la puzza che l'aggrediva, stordita per il movimento del suo capo. Le sembrava di aver messo il naso in un culo.

«Questo però lo senti, vero? Non hai mai visto un cazzo così grosso e non puoi più farne a meno, eh, troia?» esclamò Mimmo, continuando a fotterle la bocca.

Nemmeno metà del cazzo la penetrava, notò la donna, aprendo per un attimo gli occhi che si stavano riempiendo di lacrime. Si chiese cosa sarebbe successo se glielo avesse messo tutto dentro…

Non ci volle molto a scoprirlo: improvvisamente Mimmo, dopo alcuni minuti a muovere avanti e indietro la testa di Cecilia, la spinse solo in avanti. La donna sbarrò gli occhi, sentendo il cazzo sprofondarle nella gola e nell'esofago, bloccandole il fiato. Per un istante venne presa dal terrore che Mimmo volesse soffocarla, ucciderla… poi si rese conto che la cosa si prospettava anche peggiore: come due dita infilate in gola, il cazzo le indusse il vomito. Cecilia si trattenne, o almeno ci provò. Se l'uomo avesse tolto la nerchia dalla sua gola avrebbe ancora potuto…

Il cazzo uscì dalla bocca di Cecilia, ma non abbastanza in fretta. La donna fu scossa da forti tremori mentre una parte del latte appena bevuto e del pranzo di alcune ore prima proruppero dalla sua bocca, esplodendo in un getto scoordinato e riversandosi sul pancione dell'uomo, sul suo cazzo, imbrattando la faccia di Cecilia e la giacca grigia, cadendo sul pavimento e formando una pozza bianca di cibo semi digerito.

Stordita e confusa, con la testa che le vorticava, disgustata e degradata come mai prima di allora, Cecilia, gli occhi chiusi, le membra che sembravano essere state strizzate da una massaia alle prese con un panno uscito da una fontana, cadde all’indietro, cercando di trascinarsi lontana, alla cieca.

Prima di andare avanti…

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