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Erotika
Languidi orgasmi · Cap. 6
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Capitolo 6 di 11 23 min di lettura

Grazie Mimmo

Cecilia, spinta dalle storie di orgasmi delle sue amiche, decide di tradire il marito con il misterioso Mimmo, senza sapere chi è veramente.

William Kasanova
5 mesi fa · 1k letture · 1

Come cazzo aveva fatto a mettersi in una situazione simile, si domandò.

Ma a Mimmo non importava affatto cosa stesse pensando quella donnetta: le strappò un grido afferrandola per i capelli e sollevandola nuovamente in ginocchio, le strinse il naso costringendola ad aprire di nuovo la bocca e, nelle labbra sporche di vomito, le conficcò di nuovo il mostruoso cazzo. - Questo tuo maritino non te lo fa, vero? Pensa che sei una donna per bene, vero? Ma anche tu, che ti consideri una puttana, non lo faresti mai, giusto? Ho un figlio, pensi, non posso mica vomitare addosso al mio maritino.

Cecilia si contorse, cercando di sfuggire a quel mostro, ma lui era troppo forte. Il suo cazzo scopava senza fatica la sua bocca, e la trattava come una lurida bambola gonfiabile.

Una ventina di colpi ancora, e lui venne. Ma non si limitò a sborrarle in bocca, no: le piantò di nuovo la cappella in fondo alla gola, e mentre la sua bega schizzava giù nello stomaco, dallo stesso risaliva quanto vi era rimasto. Muovendo le mani e le braccia convulsamente, come se fosse stata colpita da un attacco epilettico, Cecilia cercò di sfuggire alla presa di Mimmo, sicura di soffocare nel suo stesso vomito. Lui estrasse il cazzo, ma solo un po', quanto bastava per liberare la gola ma bloccando ancora l'uscita dalle labbra. Cecilia fu presa dal panico, per poi provare la sensazione più disgustosa della sua vita: prima sentì riempirsi la sua bocca, i timpani che sembravano scoppiare e poi sborra, latte aggredito dagli acidi e il pranzo ormai quasi dissolto scaricarsi attraverso il naso nel mondo esterno. Le parve quasi che quel getto semiliquido le gettasse la testa all’indietro, come fosse stato il gas di scarico di un fuoco d’artificio lanciato nella notte. Rabbrividì in una confusione mentale ed emotiva che solo gli orgasmi che suo marito le dava puntualmente ogni volta che la amava potevano essere paragonati ad esso. Solo, molto meno piacevole e edificante, ma disgustoso, sporco e degradante. Anzi, l'orgasmo che avrebbe ricevuto facendosi scopare dal diavolo.

Distrutta fisicamente, le lacrime amare che le colavano sul viso sporco, le braccia abbandonate con le mani che finivano nella pozza di vomito bianca, le gambe divaricate sotto di lei, Cecilia sentiva ancora il latte acidificato scendere dalle sue labbra e dal suo naso scivolando sull'abito che non avrebbe mai più indossato. Se solo avesse avuto la forza di parlare, la donna avrebbe cominciato a gridare, ma lei stessa non sapeva cosa avrebbe detto: da una parte era disgustata, stravolta, voleva andare a casa e correre tra le braccia del marito e del figlio, ma al contempo era confusa dalle emozioni che quel totale capovolgimento della sua vita le aveva fatto scoprire. Un uomo disgustoso, sia fisicamente che caratterialmente, l'aveva presa a schiaffi, scopato la bocca senza il suo consenso e quasi soffocata, facendola rigettare. Aveva lo stomaco in subbuglio, come se gliel'avessero rivoltato, ma per qualche motivo avrebbe voluto ingurgitare cibo e poi vomitare di nuovo su quel cazzo gigantesco. Sarebbe fantastico uscire a cena con Mimmo, mangiare a crepapelle e poi vomitare mentre lo spompino…

«Allora, signora Cecilia,» disse lui, con il suo forte accento, «il tuo viaggio verso la tua puttanaggine continua?» Ma non era tanto una domanda quanto una constatazione. La sollevò prendendola per le ascelle e la trascinò per il pavimento, portandola nella stanza da letto e gettandola su un materasso con un paio di coperte sopra. - Le tue amiche mi vengono spesso a trovare, sono molto contente per quello che ci faccio.

Cecilia era troppo confusa per seguire il discorso, se non che Helga, la snob Helga, madre di tre figli che trattava nemmeno fossero principini, con il marito che guadagnava milioni con la sua fabbrica, una volta alla settimana veniva a farsi fottere da Mimmo fino a ridursi a una merda, e che Arianna, lesbica dominatrice, disgustata anche solo dal farsi sfiorare da un uomo, crollava su quello stesso letto colando sborra da ogni buco, in una pozzanghera di latte che, dopo mesi di esperienza, riusciva a farsi uscire anche dai dotti lacrimali degli occhi.

Cecilia si sentì improvvisamente unita alle sue amiche nell'idea che stesse respirando l'odore dei fluidi corporei che avevano versato in quello stesso letto. Mentre l'uomo la spogliava con la poca grazie che si sarebbe usata con un manichino, chiudendo gli occhi accarezzò la coperta, sentendo sotto le proprie dita il seno florido di Beatrice, la figa rasata di Chiara o le labbra sensuali di Anna. Avrebbero dovuto organizzare un'orgia con Mimmo, il suo cazzo gigantesco che le scopava una ad una, le loro lingue che si muovevano sulla fica di quella che era appena stata montata, suggendone la sborra, baciandosi e ditalinandosi alla vista di quel mostro che le violava strappandole da una vita troppo tranquilla e priva di vere emozioni. Sarebbe stato meraviglioso, pensò, mentre una scarica di dolce torpore le attraversava le membra.

Mimmo le tolse i pantaloni strattonandoli e le strappò le mutandine in pizzo rosso che aveva comprato appositamente per quella scopata. Le infilò quattro dita nella fica gocciolante e cominciò a frugarle dentro come se stesse cercando in una tasca piena di oggetti. Cecilia, strappata dai suoi pensieri erotici, si ritrovò gettata in quel letto lercio, con un mostro che le stava scopando la fica con una mano. Spalancò gli occhi e gemette di dolore mentre sentiva la vagina modellarsi in qualche modo attorno a quelle dita callose che sembravano volerle strappare l'anima da dentro.

«Mi… fai male…»

Mimmo ignorò le rimostranze e le grida della donna, muovendo la mano, chiudendola a pugno e aprendo alternativamente le dita. «La tua amica che ci piacciono le donne ha detto che sei vergine di culo.»

Cecilia, che si stava contorcendo come se quella mano le fosse arrivata fino nel cervello e lo stesse strizzando, impedendole di respirare e con il cuore che batteva a mille, comprese solo dopo qualche secondo cosa stesse dicendo quell'essere. Provò a implorarlo di non farlo, di risparmiarle il sedere, che per quel giorno era sufficiente, ma non riuscì a fare nulla se non gemere e ansimare, a lacrimare terrorizzata.

Ma a Mimmo la cosa non fece nessun effetto: afferrò una gamba della donna, sollevandone i glutei dal letto, poi li avvicinò al suo inguine, spingendola verso sé stesso con la mano che sprofondava nel sesso bagnato.

Il dolore che sentiva nella sua figa scomparve dalla mente di Cecilia come se non fosse mai esistito quando la gigantesca punta del cazzo di Mimmo sprofondò nel suo retto. Avrebbe voluto urlare, ma non riuscì nemmeno a respirare, nemmeno a pensare a nulla di qualcosa di grosso quanto un avambraccio che entrava nel suo intestino. Sollevò le braccia come se avesse potuto agguantare una molecola di sollievo, la schiena che si arcuava e si abbatteva sul copriletto, il corpo che cercava di sfuggire all’attacco di quel predatore sconosciuto ma sicuramente letale.

Con una profonda espressione di disgusto sul volto grasso e congestionato, Mimmo la fissò contorcersi come un pesce gettato fuori dall’acqua sul greto di un fiume, così come si erano dimenate anche le sue stupide amiche quando le aveva possedute, i loro culi distrutti da quell’orribile cazzo che si trovava tra le gambe. Era sempre stato inorridito da quel mostro sovradimensionato che sembrava lo scherzo definitivo per un corpo deforme come il suo, simile ad un gorilla con il cazzo di un cavallo. Era sempre stato insultato e sbeffeggiato dalle donne per il suo aspetto grottesco fin da piccolo, evitato da tutte e lasciato solo. Finchè un giorno non finì nello studio medico di una androloga che, colpita dalle dimensioni, gettò nel cesso la sua deontologia e volle scoprire che effetto provocasse un cazzo simile dentro il proprio corpo. In breve tempo, da vergine, Mimmo divenne il desiderio sessuale della dottoressa e delle sue amiche, donne sposate e che avevano figli, con professioni più o meno importanti, che non riuscivano ad apprezzare quanto avevano e sentivano la necessità di farsi fottere da un mostro superdotato.

Prima di andare avanti…

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