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Languidi orgasmi · Cap. 6
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Capitolo 6 di 11 23 min di lettura

Grazie Mimmo

Cecilia, spinta dalle storie di orgasmi delle sue amiche, decide di tradire il marito con il misterioso Mimmo, senza sapere chi è veramente.

William Kasanova
5 mesi fa · 1k letture · 1

Per quanto Mimmo avesse odiato le donne fino a quel momento, quelle puttane viziate che lo cercavano solo per la sua nerchia e che spesso non sapevano nemmeno come si chiamasse lo disgustarono. E lo fecero al punto tale da decidere di sfogare su di loro tutto il suo disprezzo iniziando a soddisfarle solo con pratiche sessuali ripugnanti, in cui la loro perdita di dignità le avrebbero poste allo stesso suo livello. Non era sborrare a dargli piacere, era vederle accettare il vomito o il culo sfondato per poi vantarsi con le altre troie con cui andavano a fare l’happy hour o la vacanza domenicale al lago, mentre le persone che le amavano erano ignare di tutto ciò. Le loro famiglie rischiavano di distruggersi, persone inconsapevoli sarebbero finite nella depressione e le loro vite buttate nel cesso per l’incapacità di quelle troie di accettare una vita poco eccitante ma che avrebbe comunque garantito tranquillità e felicità, a differenza della sua.

Cecilia era una di loro, una donna che voleva essere come le sue amiche idiote, incapace di ragionare con la propria testa. Era carina, un bel corpo, un viso piacevole ed una seconda di seno. La pelle olivastra e gli occhi ed i capelli neri dovevano aver reso il suo uomo felice di amarla. Una delle sue amiche troie aveva anche confidato che aveva dato alla luce un figlio… E in quel momento era distesa su un materasso a cui si sarebbe dovuto dare solo fuoco, disgustata dal corpo di lui come lui lo era dalla stupidità di lei, la faccia ed il petto sporchi di vomito, il culo e la figa devastati dal suo odio. Peggio per lei.

Ormai aveva anche smesso di dimenarsi, semisvenuta dal dolore che ormai le aveva anestetizzato i nervi e sconnesso la mente. Rantolava con la testa girata da un lato, la bocca e gli occhi aperti, il corpo abbandonato sul letto e ai suoi colpi.

Le venne dentro senza alcuna emozione, lasciando che il cazzo iniziasse ad ammosciarsi prima di estrarlo dal culo della donna. Lasciò andare la gamba che ancora teneva contro il suo corpo, facendola cadere sul letto, dove rimbalzò un paio di volte. Estrasse la mano completamente bagnata di umore dalla figa di Cecilia, avvicinandola al volto e annusandola con una smorfia. Quanto gli rivoltava lo stomaco l’odore di fregna…

Gattonò ridicolmente fino al bordo e scese dal materasso. Il movimento fece rinvenire la donna, che sbatté gli occhi, sospirando come se avesse passato gli ultimi dieci minuti senza respirare. L’uomo sentì qualcosa toccarlo al braccio: quando si voltò per vedere, trovò Cecilia osservarlo stordita.

«Grazie, Mimmo…» sussurrò, la voce roca per le grida strazianti che avevano riempito la casa poco tempo prima. C’era sincerità in quelle parole.

Lui distolse lo sguardo, infuriato, alzandosi e allontanandosi. «Fanculo, puttana,» sibilò. Aggiungendo poi, perché la donna potesse sentire: «Vado a lavarmi. Quando riuscirai di nuovo a camminare, potrai usare il bagno, ma non starci dentro troppo perché tra un po’ arriva un’altra.»

Cecilia non rispose, limitandosi a riappoggiare la testa sul materasso lurido e chiudendo gli occhi, stringendoli e lasciandosi sfuggire un singhiozzo di dolore quando gravò accidentalmente il peso sul culo.

 

Passò più di un’ora prima che Cecilia, devastata ma soddisfatta, riuscisse ad alzarsi dal letto e a mettersi in piedi. Si lavò il viso ed il seno dal vomito e dalla sborra secca e cercò di pulire gli abiti che si erano sporcati durante quel folle pompino. La donna, mentre strofinava il tessuto della gonna, si chiese se sarebbe riuscita a fare qualcosa di simile la prossima volta che si sarebbe presentata lì. Era stato un pomeriggio orribile, in cui era stata degradata in modi che non avrebbe mai immaginato, e le dolevano la figa ed il culo in modo indicibile. Ma non avrebbe certo mancato di presentarsi di nuovo, o le sue amiche avrebbero riso di lei. E poi, magari, al loro pari, anche lei, un giorno, avrebbe apprezzato essere scopata e abusata da quell’essere mostruoso. E, dopo quel cazzo meraviglioso, quello di suo marito non le interessava più: poteva anche essere bravo a leccare, ma a che serviva la lingua quando si aveva una trave in mezzo alle gambe?

Ripulita alla meno peggio, uscì dal bagno zoppicando, come se avesse dei tizzoni infuocati infilati su per il culo ed un forte bruciore alla gola. Attraversò con fatica l’appartamento, cercando Mimmo. Il pavimento dove aveva posseduto la sua bocca era stato pulito, e anche il bicchiere da cui aveva bevuto il latte era stato sostituito o lavato, mentre la bottiglia era sempre la stessa, priva del contenuto che, alla fine, era rimasto sulle piastrelle.

Vide l’uomo intento a cambiare le coperte attraverso la porta della stanza da letto. Con una serie di smorfie si affacciò per salutare. «Beh… Buonasera Mimmo, vorrei…»

Lui non si girò nemmeno. «Levati dalle palle, signora. Tra un attimo ne arriva un’altra a farsi sbattere.»

Cecilia non si sarebbe aspettata un saluto caloroso da quel mostro, ma proprio trattarla così, dopo che aveva abusato di ogni suo orifizio… Se ne sarebbe andata sdegnata, mandandolo a cagare e non presentandosi mai più, se non fosse stato per quel magnifico cazzone e lo sdegno che avrebbero dimostrato le sue amiche.

Non aggiunse altro, uscendo dalla casa, chiedendosi se prendere un nuovo appuntamento con Mimmo prima o dopo che avesse potuto di nuovo sedersi senza mettersi a piangere. E un giorno avrebbe dovuto comprare anche un appartamento, o quel cazzetto piccolo di suo marito avrebbe potuto subodorare l’inganno che lei e le sue amiche stavano portando avanti ormai da tempo.

Una rossa alta, con una costellazione di efelidi ad illuminare ulteriormente la celestialità del suo viso, si era fermata sul vialetto quando la porta si era aperta. Cecilia uscì barcollando, scagliando un'occhiata carica di astio verso quella donna che aveva almeno un paio di misure o tre di seno in più di lei.

Per un istante sembrò volerle saltare addosso, alzare le mani su quella bellezza inimmaginabile, impedendole di scoprire la potenza sessuale di Mimmo. La rossa la guardò con un cipiglio di curiosità, una mano stretta alla cinghia della borsetta nera che contrastava con l'abito lungo verde, osservandola per qualche istante mentre attraversava la strada, chiedendosi di quale patologia alla schiena soffrisse. Si chiese se fosse una parente della ragazzina a cui avrebbe dovuto dare ripetizioni di inglese.

Fece qualche passo avanti sulle sue lunghe gambe flessuose, avvicinandosi alla porta lasciata aperta. Vide un movimento all'interno dell'edificio. «Mi scusi, è questo il numero 14 di via Martini?»

«Entra pure, signorina,» disse una voce dal forte accento. «Siediti. Beviti un paio di bicchieri di latte, che ti fanno bene…»


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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.

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