Lei fa una smorfia con la bocca a culo di gallina. Ha un modo ridicolo di mettere il broncio. «No, mi ha fatto un paio di foto nude e non volevo che le mandasse per errore al giornale, così le ho cancellate.» Abbassa la voce e lo sguardo si posa sulle mie scarpe. «Ma ho fatto un casino e ho cancellato tutte le foto.»
Certo, perché secondo te le mandava in blocco. «E io devo salvarti…» Mi fermo dal dire “il culo”. «…la faccia.» Giro attorno al tavolo: sullo schermo compare la versione a pagamento di Dropbox. Se non ha fatto qualche cazzata, le foto sono al sicuro nel cestino del servizio.
Lei si volta verso di me. «Si riesce a fare qualcosa?»
Sollevo un angolo delle labbra. «Sarà un casino… Dovrò tentare diverse cose, per riuscire a recuperare le foto.» Non chiedermi quali, però, che non ho voglia di inventarmi termini astrusi.
Federica si prende una mano nell’altra. «Se ci riesci, ti faccio davvero il pompino.»
Come, “davvero”? Scuoto la testa. «Ah, no, gioia. Con voi ragazze non si accettano pagamenti in natura dopo il servizio. L’esperienza insegna, e su certe cose sono un ottimo studente.»
I suoi occhi si sgranano, lei si irrigidisce. «Cosa vuoi dire? Non sono scema, che ti faccio un pompino prima e poi non mi aiuti!»
Alzo una mano davanti a lei. «Oh, oh, oh… Primo, non permetterti di mettere in dubbio la mia integrità: se prometto una cosa, la faccio.» Anche perché non voglio che spargi la voce che non rispetto i patti, soprattutto se poi rischio di scopare di meno. «Secondo, non me lo fai prima, il pompino, ma io mi siedo davanti al computer, tu ti infili sotto il tavolo e…» Il pensiero di lei che mi succhia il cazzo mi allarga a tal punto il sorriso che non riesco a continuare a parlare.
Lei spalanca gli occhi alla mia proposta. Pensava di fregarmi? Beh, Fede, puoi ritenerti furba finché vuoi, ma non lo batti uno bastardo come me.
Sollevo le spalle. «Oppure io me lo tengo nelle mutande, e il tuo ragazzo si ritrova senza le foto, e la cosa non farà piacere a lui e nemmeno a chi l’ha pagato. Non penso accetterà un obiettivo come rimborso.»
Il labbro superiore di Federica si solleva. «Sei uno stronzo!»
Annuisco. «Uno stronzo che non fruga e fa casini nel cloud degli altri.»
La ragazza fa una smorfia, il suo sguardo rimbalza un paio di volte tra lo schermo del computer con la cartella delle foto vuota e la mia faccia.
Porto le mani al bottone dei jeans. «Allora?»
Federica stringe la bocca e sospira. Le spalle le si abbassano. «Va bene.» Mi punta un dito contro. «Ma che non si sappia in giro!»
Incrocio gli indici sulle labbra. «Da me non saprà niente nessuno.» Ma non posso giurare su Luigi.
Torno al bottone e lo slaccio, abbasso la zip dei pantaloni e li lascio scendere. Federica mi fissa le mutande, che a stento trattengono il mio cazzo in piena erezione. L’odore acido di eccitazione si solleva a ondate che mi arrapano ancora di più. Farà lo stesso effetto anche su di lei?
La sua faccia è schifata. Allunga una mano, la infila sotto l’elastico e mi stringe l’asta. Le sue dita lunghe e sottili sono fredde sul mio uccello bollente. Me lo tira fuori, un tubo di carne dritto e sollevato verso il suo volto; la pelle non copre nemmeno un filo di cappella, rossa e bagnata. Il meato brilla per il precoito che rigurgita da quando ho fatto il bidè dopo la telefonata.
Lei inizia a piegarsi sulle ginocchia.
La blocco mettendole le mani sulle spalle. «No, no: vai sotto il tavolo, così intanto sistemo il tuo casino.»
Fissa il pavimento sotto il piano in legno lucido. Un angolo del labbro superiore si solleva. «Cosa cambia?»
Cambia che, se no, ti accorgi che ti sto ingannando e che le foto sono nel cestino. Spero. «Ho bisogno di trafficare parecchio sul computer e non posso farlo in piedi. E così non scopri come faccio e la prossima volta che ripeti questo casino sei ancora costretta a farmi una pompa.»
Federica sospira e si infila sotto il tavolo gattonando, la minigonna che si solleva abbastanza da far vedere sotto. Peccato indossi un paio di mutande bianche che coprono le chiappe…
Infilo una mano sotto l’elastico delle mie e le faccio scivolare sui jeans all’altezza delle caviglie. Mi accomodo alla sedia e apro le gambe: le palle si appoggiano sul cuscino e il cazzo si allunga verso il viso della ragazza. Le faccio segno di avvicinarsi con una mano.
«Vieni pure qui, Fede.»
Lei è inginocchiata e ha le mani appoggiate al pavimento, ha la testa alzata per vedermi in faccia. «Inizia a lavorare.»
Trattengo un sorriso. «Le mie mani si muovono al ritmo della tua lingua.»
«Stronzo…» sibila. Si avvicina a me e si mette tra le mie gambe. Allunga una mano verso il mio cazzo, lo accerchia con le dita ma si ferma a un paio di centimetri dalla pelle.
Mi spingo contro lo schienale. Lei si sta mordendo le labbra.
«Quando hai detto che torna il tuo ragazzo?»
«Bastardo…» Le dita di Federica sono ancora più fredde di prima. Sollevano il mio cazzo fino ad avere la cappella all’altezza della sua bocca.
«Brava, annusa l’odore virile, così ti ecciti.» Non sarebbe male averla che mi spompina e, intanto, si ditalina…
La ragazza mi scaglia contro uno sguardo di disgusto. Non aggiunge una parola, ma allunga la lingua e la passa sulla cappella. La leggera ruvidezza, resta scivolosa dalla saliva, raschia appena la mucosa del glande.
Stringo il buco del culo e le chiappe si irrigidiscono nella scarica di piacere che saetta lungo l’asta del cazzo. Inspiro a fondo a occhi chiusi: il mio odore di maschio eccitato è pesante fino al soffocamento. Lascio defluire il fiato e riapro le palpebre.
«Brava, Federica…» Mi sa che il culo non la sola cosa buona per desiderarla come amante…
Muovo un dito sul touchpad e il cursore si sposta sullo schermo. Gli faccio raggiungere la dicitura “Deleted files” e clicco. Lo schermo diventa bianco con una clessidra che ruota al centro.
La lingua della ragazza passa sul meato, un brivido mi increspa la pelle dell’uccello. Le braccia mi tremano e sollevo il dito dal pad per non rischiare di fare qualche casino peggiore di quello di Federica. «Cazzo… sei davvero brava…»
Lei ritrae la lingua, il mio pene ancora nella sua mano. «Spero che tu lo sia con il computer.»
«Figa, so distinguere il tasto sinistro da quello destro del mouse!» La schermata si aggiorna: una fila di minuscole icone disposte una sotto l’altra con delle informazioni riempiono il monitor. Sotto l’etichetta “Date” si ripete la scritta “Moved 48 minutes ago...”. Eccole, al primo colpo.
Mi sposto indietro e la fisso in volto. «Eh, hai fatto un bel casino… dovrò sudare le famose sette camicie.» Le faccio cenno verso il mio cazzo. «Ma tu forniscimi supporto morale.»
Fede non pronuncia una parola. L’espressione di rabbia e superbia di prima si è sciolta in una di colpevolezza. Si avvicina di più con le gambe e prende tra le labbra la cappella. Il suo fiato rumoreggia nel naso mentre sospira.
Le accarezzo la nuca un paio di volte. «Non preoccuparti. Sono certo che riuscirò a fare qualcosa.»
Clicco sulla casellina in alto a destra e seleziono tutte le foto. Il pulsante “Recover all…” diventa colorato: si sposto sopra il puntatore e premo. La clessidra ricompare in mezzo allo schermo e riprende a girare. Il contatore di file nel cestino, 382, diminuisce di una decina al secondo.
Ok, ora non mi resta che aspettare.
Abbasso una mano tra le mie gambe e accarezzo la mascella e il collo di Federica. La sua pelle è liscia, non escludo sia anche coperta da uno strato di quella polvere che mettono le donne per apparire più belle.
Ha ancora la cappella tra le labbra, la lingua strappa scariche di piacere ad ogni movimento.
Muovo a vuoto la mano sulla tastiera. «Merda, ma dove sono queste foto? Cazzo…»
Federica si ferma e mi guarda in faccia da sotto il tavolo.
Stringo le labbra e assumo un’espressione corrucciata. Sullo schermo, l’ultimo gruppo di foto scompare. Spero siano tornate nella loro cartella di origine… e ci fossero solo quelle della festa degli Alpini nel cestino, o sai il casino quando Michele si accorgerà che anche altre più vecchie sono risaltate fuori dalla loro tomba digitale…
Torno alla schermata d’insieme delle cartelle e clicco su quella che ha la dicitura Festa Alpini 2012. Una sfilza di piccole foto in cui si distinguono degli anziani e abeti riempie lo schermo.
