«Jessica… Jessica…» Nella mia mente la donna si sfila il reggiseno e due grosse tette pendono libere dal suo petto. Le afferro e le stringo, le mie dita affondano nella pelle. Mi sono sempre piaciute, le tue tette, troia.
Lei sorride. A me sei sempre piaciuto tu, Leonardo. Dalle mutande mi tira fuori l’uccello e me lo scappella. Mi hai sempre fatta bagnare.
E io ho sempre voluto scoparti.
Jessica si appoggia al muro, abbassa la parte sotto del bikini e si infila la cappella tra le labbra della figa. Allora cosa aspetti a fottermi?
Spingo avanti il bacino, le pareti bagnate e calde della sua passera accolgono la mia erezione fino in fondo.
Ah… La troia ansima. Sfondami, Leonardo! Non farmi aspettare oltre!
Obbedisco, il mio cazzo scivola dentro e fuori di lei, le stringo le tette, la possiedo come non ho mai fatto con nessun’altra rag…
La cappella prude, la base dell’asta altrettanto. Inclino la testa all’indietro e gemo. Scariche di piacere liquido scorrono lungo l’uccello e si scaricano fuori. Punto meglio sul disco di manzo e la mia sborra forma schizzi sul succo della carne e sulle salse. Un paio di gocce finiscono sul tavolo in metallo.
Dovrò lucidarlo.
Lascio sfuggire un sospiro di soddisfazione. Le gambe sembrano dover cedere da un istante all’altro tanto sono deboli. I muscoli del braccio destro mi bruciano.
Il miglior orgasmo della mia esistenza, credo che nemmeno a drogarsi ci si possa sentire così bene.
A parte il braccio destro.
Nemmeno mi ci fossi addormentato sopra.
Mattia emette un paio di gemiti, prende il mezzo panino e lo pone davanti alla cappella. Non una sola goccia di sborra viene persa. Il mio amico è rosso in volto.
Appoggia la cupolina sull’hamburger. «Et vualà l’amburgherò specialè pur l putanon.»
«Aspetta!» La sollevo e tolgo un pelo pubico rimasto semimmerso nella salsa rosa. «Abbiamo rischiato mica…»
La porta di emergenza si apre e un ansimare più forte dei nostri ci raggiunge.
Senza dire una parola tra di noi, ci ricomponiamo. I nostri cazzi scompaiono nei pantaloni.
Strappo un pezzo di carta e lo passo sulle gocce di sborra per pulirle.
Perlamordidio, che Nanda non veda dello sporco sulla sua fottuta cucina tirata a lucido!
Chiudo la scatola dell’hamburger sul vassoio e Mattia ci appoggia accanto le bibite e la confezione di pepite di pollo. Le due salse per il diorama dell'inferno nello stomaco ce le aggiungo io.
«Cosa… state facendo… stronzetti?» Al termine del test di Cooper ero meno provato di Nanda.
Indico con un dito la sala. «Due clienti hanno ordinato e non volevamo disturbarti.»
Mattia si passa una mano bagnata di sperma sui pantaloni e annuisce.
Lo sguardo poco convinto di Nanda ci passa in rassegna. «Non avete fatto… qualche cagata… spero.»
Sollevo le mani. «"Cagata" non è il termine che userei io. Comunque, i due in sala non mangeranno mai più nulla di simile. Ci abbiamo messo il cuore nel prepararlo.»
Mattia tossicchia. «Anche più del cuore…»
La donna non è troppo convinta. «Lo porto… io al… tavolo.»
«Ok… sei tu il capo.» Meglio non farsi vedere da quei due.
Nanda prende il vassoio, esce dalla cucina attraverso la porta a ventola e si avvia lungo la sala.
Mattia e io ci avviciniamo alla finestra interna. La donna barcolla tra i tavoli e raggiunge Jessica e Achille, i quali la guardano con un misto di disgusto e derisione che non riescono a nascondere del tutto. Appoggia il vassoio tra i due e si allontana, lo sguardo che arde di rabbia.
Jessica prende la scatola con l’hamburger, la apre e si passa la lingua sulle labbra.
Sogghigno. «Madmuasel la professoressà, vualà le suò paninò a la sborrà.»
Mattia mi lancia uno sguardo in tralice. «”Là sborrà”?»
«Parla quello che l’ha definita “l putanon”.»
Fa un gemito. «Inizio a capire perché l’insegnante di francese in particolare ce l’avesse tanto con noi.»
Gli faccio segno di stare zitto e guardare. Jessica estrae l’hamburger dalla scatolina, lo stringe con entrambe le mani, apre la bocca, lo avvicina…
Trattengo il fiato, il cuore mi batte nelle orecchie.
Sta per succedere davvero: il mio sogno erotico della Allegri che ingurgita la mia sborra sta per realizzar—
… e Achille, veloce come il cazzo di serpente che è, glielo strappa dalle dita, ridendo.
Mattia solleva i pugni. «Ma che fa, quello stronzo?»
Il bastardo si ficca mezzo panino in bocca, con la salsa che straborda da tutte le parti: ce l'ha in faccia, tra le dita e sulle mani. L’altra metà corre dietro alla prima un istante dopo, ingurgitata quasi senza masticare, seguita da tutto il contenuto di uno dei bicchieroni di bibita.
Che... latrina, cazzo!
Mi lascio sfuggire un grido di disperazione. «Possibile che quel bastardo sia sempre in mezzo ai coglioni tutte le volte che c’è una donna?»
Jessica ride come una pazza, le lacrime le luccicano sugli occhi. Uno sbafo di salsa – salsa corretta sperma, spero- è in un angolo della bocca di Achille e, sempre ridendo, lei si allunga sul tavolo, protrae un braccio e la raccoglie con il dito.
Si siede e se la porta alle labbra.
Appoggiamo la fronte alla finestra interna, io e Mattia. Il mio fiato annebbia il vetro. «Adesso lo fa, adesso lo…»
Il bastardo platinato ribalza in avanti, le afferra la mano, se la porta vicino al viso e inizia a leccarle la punta dell’indice stile cane che lappa, pulendole via la salsa. Jessica, invece di incazzarsi, assume un’espressione soddisfatta ed eccitata.
Emetto un sospiro. «E certo, spompinale un dito, coglione…»
Mattia scuote la testa. «Prendiamola con filosofia: è come se il bullo della scuola lo stesse facendo a noi.»
Incrocio le braccia sul petto. «Più che il cazzo in bocca, ad Achille darei un bastone in testa.»
La porta a ventola della cucina sbatte ed entra Nanda dondolando. Si ferma e ci fissa con uno sguardo di fuoco. «Cosa state… facendo?»
Trattengo una smorfia. «Pausa sega.»
Lei stringe le sopracciglia. «Cosa?»
«Controllavamo che il nostro primo ordine avesse successo.»
Nanda guarda attraverso la finestra i due che sembrano prossimi a scoparsi sul tavolo, con lei che struscia il piede tra le gambe di lui e Achille che, se non sa controllare lo stimolo faringeo, con quel dito infilato tanto in fondo in bocca, vomita il panino. La nostra capa fa un’espressione disgustata. «Ne ha avuto… anche troppo.»
Si volta verso di noi. «Ma non state… qui a… gongolarvi addosso. Pulite… la cucina.»
Sospiriamo e solleviamo la mano alla tempia. «Sissignora…» Ci dirigiamo verso lo stipetto con le spugne e i solventi.
Nanda continua a guardare fuori dalla finestra interna. Dondola da una gamba all'altra. «Comunque,» rompe il silenzio occupato solo dal suono dello strofinare di panni sull'acciaio inox, «se vi capita… di fare… da mangiare… per quei due… sputate pure… nel loro cibo. Vi do… io il permesso.»
Mattia e io interrompiamo il movimento con le spugne puzzolenti di limone chimico.
Nanda ride. «Pensate che… non lo facciamo… mai… a certi… clienti?»
Lancio un'occhiata al mio amico. «Credo che noi due siamo ad un livello…» faccio una smorfia, «…troppo elevato, ormai, per sputare nei panini.»
Mattia annuisce con una smorfia. «Eh, sì, troppo elevato.»
FINE
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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
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Il sig. kasanova alla scrittura come in cucina è una garanzia! Divertente, solare e perverso al punto giusto come dovrebbe essere il sesso estivo, per me ha vinto! E chissà che le prof che rimandano i ragazzi a settembre non lo facciano per un motivo...
Grazie per l'apprezzamento, Salina! Ma mi duole ammettere che scrivo meglio di come cucino (per quanto non abbia mai avvelenato nessuno).
Mi sono divertita dall'inizio alla fine. La forza è la chimica tra Leonardo e Mattia: i loro dialoghi sono naturali, pieni di battute che fanno sorridere mantenendo il ritmo. Nanda è un tormentone riuscitissimo e il crescendo porta la tensione più in alto. Lo chiamerei commedia pulp e grottesca, con un ottimo senso del ritmo e una narrazione davvero cinematografica. Il momento che mi è rimasto di più è stata proprio l'attesa.
Ti ringrazio, Agave.