Un uomo muscoloso e con le mutande del costume da spiaggia già pieno si ferma accanto alla ragazza. Lei sorride e si mette seduta davanti all’altro; senza aggiungere una parola afferra l’elastico delle mutande e ne tira fuori un cazzo lungo più di una spanna.
Capisco perché c’è gente che considera i porno fantascienza, e non tanto per i boa costrictor nelle mutande quanto per le tipe, soprattutto così fighe, che te la tirano con la fionda.
La ragazza prende in mano il cazzo e lo scappella, sorridendo al suo amante.
È sempre la solita stronzata, banale e ripetitiva, ma, ogni volta, un erezione cresce nelle mie mutande. Non è qualcosa di paragonabile a quella sullo schermo, ma…
Jia avvicina la testa alla grossa cappella e se la mette in bocca. Inizia a muovere il capo avanti e indietro.
Mattia sospira. «Ah, che meravi…»
Sullo schermo appeso al soffitto, vicino al frigorifero con le bibite, si accende la spia che qualche cliente sta pasticciando ad uno dei touchscreen delle ordinazioni. Sarà il solito vecchio che fa casini pure con il telecomando della tv di casa, e qui si mette d'impegno e ci manda in palla il sistema.
Sbuffo. «Che palle, è arrivato qualcuno.»
«Ah, ok…»
Fermo Mattia dal riporre il telefono. «Lascia, vado io. Poi mi racconti se i due si sposano.»
«Ah, ma non guardo mai i porno fino in fondo: ci resto troppo male nello scoprire quanto gli chiede di alimenti quando divorziano.»
Attraverso la cucina e mi avvicino alla finestra interna che dà sulla sala. Ci sono due clienti, una donna con i capelli neri e lunghi, e suo figlio con i capelli platino e…
Mi balza il cuore in gola. «Cazzo!» Mi getto di lato per nascondermi dietro al muro.
Mattia mi fissa. «Che diavolo hai? Ci sono i ladri?»
Rispondo sottovoce. «Peggio!»
Lui mette via il telefono sgranando gli occhi. «Le nostre madri sono qui?»
Oddio, non proprio a questi livelli… Gli faccio segno di venire a vedere. «Se te lo dico non ci credi. Ma resta nascosto…»
Il mio amico si avvicina stando rasente ai mobili in acciaio inox. Si appoggia al muro dall’altra parte della finestra e si sporge. «Cazzo…» Ha la stessa espressione che mi aspetterei da uno che vede la professoressa che l’ha fatto bocciare e il bullo che gli ha rovinato le superiori entrare nel fast food dove lavora.
Dove lavora per colpa della professoressa.
Ma dare comunque un po' di colpa anche al bullo che non c'entra nulla non mi sembra moralmente sbagliato.
Mi sporgo anch’io. I due sono davanti ad uno dei totem per ordinare, ridacchiano. La Allegri – Jessica: in questo momento non è un mio ‘superiore’ a scuola - ha ancora i lunghi capelli neri come quando girava per la N. Sandrini. Ma non indossa gli abiti castigati che portava allora: un bel paio di tette riempiono la sommità di una maglietta scollata bianca, e un culetto per nulla spiacevole riempie i pantaloncini color cachi.
Il tipo che il culetto glielo riempie è accanto a lei. Achille resta il solito coglione tracagnotto con dei ridicoli capelli color platino e tanti di quei muscoli che lo fanno sembrare un nano fantasy che ingurgita steroidi tra una picconata e l’altra nelle miniere.
Quello era sempre in mezzo alle palle tutte le volte che ci provavo con una, a scuola. In qualche modo mi mandava la cosa in vacca.
E adesso stringe una chiappa della prof di francese, che se la ride.
Stronza. Le contemplavi le tette e dava di matto, quel nano platinato le palpa il culo e lei sghignazza.
Vai a cagare…
Mattia si ritira dietro il bordo del muro. «Cosa facciamo?»
Un altro monitor mostra l’ordine dei due in sala. Un hamburger con varie salse, una confezione da dieci di pepite di pollo, un paio di bibite.
Niente patatine fritte.
Cazzo ci andate in un fast food se non prendete la pietanza più buona?
Nanda resterà fuori almeno altri dieci minuti. E preferirei affrontare quei due piuttosto che chiamare l’altra e ritrovarcela che vaga per la cucina ad ansimare e agitarsi.
«Prepariamo l’ordine.»
Mattia mi lancia un’occhiata. «Senza la supervisione di Miss Enfisema?»
«Se andiamo a chiamarla, ora che arriva la All… Jessica e coso sono morti di fame. E poi che ci vuole? Ci hanno spiegato come si fa. Figa, è roba industriale, ci vuole più impegno per fare un piatto di pasta che questo,» e indico il monitor con la comanda.
Il mio amico solleva le spalle. «Beh, abbiamo pulito la cucina, immagino sia nostro diritto sporcarla.» Fa un passo e si ferma, studiando il monitor. «Secondo te, Jessica cosa prende? L’hamburger o i nuggets?»
Accanto al panino compare la lista delle salse: rosa e maionese. Roba di classe.
Insieme ai pezzetti di pollo: salsa barbecue e tabasco. Tipico pasto da buzzurro.
Che, con le patatine, è il paradiso.
Poi, quando si scatena la gastrite è l'inferno, ma quello è un altro discorso.
«Il panino, mi sembra ovvio. Perché?»
Mattia sogghigna e controlla con lo sguardo che la porta di emergenza sia ancora chiusa. «Voglio vendicarmi di quella troia.»
Giro la testa, la porta continua ad essere chiusa. «Ci sto. Sbrighiamoci.»
Prendo un disco di manzo dal frigorifero e lo appoggio sulla griglia calda accanto alle due metà del panino. Dallo sfrigolio si solleva un profumo di carne insieme a quello di mollica che si abbrustolisce. Abbasso il coperchio. Mattia apre un sacchetto da dieci pepite di pollo e ne getta il contenuto in un cestello piccolo. Il suono dell’olio bollente che aggredisce l’impanatura ghiacciata riempie la cucina.
Il timer suona: prendo la spatola e sollevo il coperchio con una nuvola di vapore. Tolgo le due fette di pane e il disco di carne e preparo il panino con la cipolla, le salse e le spezie.
«Aspetta a chiuderlo!» Il mio amico si sporge per controllare che Nanda non sia rientrata.
Ma basterebbe vedere se l’acqua nei bicchieri si increspa, per sapere se è nelle vicinanze.
E se non è lei allora è un tirannosauro.
Che preferirei di gran lunga.
Mattia sorride. «Non è ancora tornata.» Si ritrae. «Sputiamo sul pan…»
Si ferma, fissandomi il cazzo che ho in mano. Solleva lo sguardo su di me e alza le sopracciglia.
Faccio spallucce. «Fanculo. Ci ha trattati male per i cinque anni delle superiori, ci ha fatti bocciare perché ci ha beccati a copiare e rovinato l’estate. Come minimo per scusarsi dovrebbe farci un pompino per uno, ma credi che lo farebbe?»
Mattia non risponde. Prende dalla tasca il telefono e nel giro di tre secondi è in piedi, appoggiato al muro, con la foto di Jessica in un costume da bagno striminzito che le comprime le grosse tette.
Altroché Jia Lissa..
Il mio amico prende la cupola di pane da mettere sopra l’hamburger e lo appoggia all’insù, accanto al bordo del tavolo dov’è lui. Dai pantaloni tira fuori l'uccello già scappellato, con un grosso glande rosso. La goccia di precoito cade sulla mollica che viene assorbita come da una spugna.
Cazzo, stiamo per farlo davvero.
E dobbiamo finire prima che arrivi Nanda!
Fisso l’immagine al mare della professoressa e inizio a menarmelo. Il suono di due seghe rimbomba tra i mobili di acciaio inox tirato a lucido della cucina.
