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Erotika
Languidi orgasmi · Cap. 10
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Capitolo 10 di 11 30 min di lettura

La ragazza dello scambista

Bruno, un sessantenne che condivide con la moglie Adriana la passione per lo scambismo, si ritrova come partner una ragazza bellissima ma ritrosa a tradire il proprio ragazzo.

William Kasanova
4 mesi fa · 1.4k letture · 1

«Come nei porno.»

E nei miei più perversi sogni erotici. « Sono certo che farà dare fuori di capoccia Mario.»

«Va bene.» Punta un ginocchio sul sedile e si solleva da me. Il cazzo le scivola fuori dalla móna bagnato e rigido.

Mi trattengo dallo scuotere la testa. Non ha un minimo di iniziativa, la ragazza, fa qualsiasi cosa le si dica senza obiettare.

È l’amante perfetta.

Io ritraggo le gambe, lei si stende. Gattono fino a sedermi sulla sua pancia e appoggio l’osèlo tra le sue grosse poppe. Lei mette le mani ai lati e le chiude, seppellendomi il cazzo tra le sue calde tette.

La ragazza muove la testa indietro e sorride al suo ragazzo affacciato al finestrino, con un braccio sull’intelaiatura per non cadere avanti. Il suo respiro breve ha creato una macchia di condensa sul vetro, ma l’espressione di uno che sta per venire nelle mutande menandoselo guardando la sua ragazza fottere un estraneo la si nota tutta.

«Vai, Martina.» Appoggio le mani sulle sue e inizio a muovergliele avanti e indietro. Sembra davvero di dover far funzionare un macchinario ingolfato. «Fallo venire sulla tua faccia imbrattata del mio seme.» Se continuo così, tra venti minuti ho finito qualsiasi perversione sessuale possa venirmi in mente.

Lei mi guarda. «Dici che gli piacerà vedermi con una collana di perle?»

Faccio spallucce. «Che ne so, mi sembra più uno da macchine che fanno casino che da gioielli.»

Mi guarda dubbiosa. Mi sa che non ci siamo intesi, ma l’importante è che abbia iniziato la spagnoletta.

Il movimento delle tette, così grosse e naturali, è paradisiaco. La pelle calda e sottile che scivola sulla mucosa della cappella è fantastico. Le accarezzo la testa. «Sei bravissima.»

Sorride. «Ti piace, Bruno?»

Annuisco. «Fatti venire in faccia e dico al tuo ragazzo che sei la zoccola perfetta.»

«Allora ce la metto tutta.» Abbassa la testa e allunga la lingua fuori dalle labbra per leccarmi il meato.

Un suono a metà tra il ruggito e le fusa sale dalla mia gola. Cazzo, peccato non averlo di trenta centimetri per farglielo succhiare per bene in bocca…

Adriana ci fissa come se non riconoscesse l’uomo con cui è sposata da più di trent’anni e che se la sta spassando con una che ha un’età inferiore del nostro ultimo figlio. Le sorrido, le labbra di lei si riempiono di rughe.

Sì, Martina sarebbe la moglie ideale per il nostro Giacomo. Gliela potrei consigliare vivamente.

Il prurito alla base del cazzo diventa insostenibile, ma questa volta non voglio fermarlo. Lascio che la mia giovane e sciocca amante dia qualche altro colpo con le sue tette, le afferro i capelli sulla nuca e le tengo ferma la testa. Tiro fuori l’uccello dal seno e glielo punto contro.

«Chiudi gli occhi e apri la bocca, zoccoletta!»

Saette di piacere corrono lungo l’asta e schizzano sul volto di Martina. Lei geme ad ogni spruzzo: sulla palpebra destra, sul naso, sulle labbra e gli ultimi due sulle tette.

Ogni briciola di forza mi ha abbandonato, ho solo quella che mi permette di non crollare con il culo sulla pancia della ragazza. La mente si è svuotata più delle palle, ma a differenza loro si è riempita di un gas esilarante che mi sta facendo venire voglia di ridere.

Oltre il finestrino, Mario fa la faccia da orgasmo più idiota al mondo, sembra si stia sforzando per scoreggiare e stia masticando allo stesso tempo una fetta di limone tirata su dall’acido della batteria. È appena venuto contemplando la sua ragazza venire sborrata in faccia da un perfetto sconosciuto.

Sì, Martina si merita Giacomo, altroché questo povero stronzo.

Accarezzo il viso della ragazza dove non mi sono scaricato. «Ottimo lavoro, ragazza.»

Lei mi sorride soddisfatta. «Sono stata abbastanza troia?»

Sospiro. «Sì.» Non quanto vorrei, ma è stata una serata profittevole…

Le passo i suoi vestiti e lei li prende in mano. «Come faccio a…» Si muove un dito sul viso, dove cola ancora il mio seme.

«Lascialo. Sono certo che a Mario piacerà.»

Si infila le spalline del reggiseno. Vedere quelle due bocce scomparire dalla mia vista è un colpo al cuore.

«Girati.»

Lei lo fa e le allaccio il gancetto dietro la schiena.

«Grazie.» Mi dà un bacio sulla guancia. Abbassa la voce. «Anche per prima, quando me l’hai leccata.»

«Se vuoi ancora…» sussurro nel suo orecchio. Prendo il telefono dal portabevande e accendo lo schermo.

Lei prende il suo, l’avvicina al mio e compare sul mio schermo la sua foto, questa volta più vestita di quella che mi era stata spedita su Whatsapp. Lei mi indica un pulsante sotto l’immagine. «Accetta la richiesta di scambio.»

Beh, sotto sotto non è così stupida, se sa fare queste cose. Chissà se ha voglia di diventare la mia segretaria personale. Molto personale.

«Adesso abbiamo i rispettivi numeri di telefono.» Se lo rimette nella tasca e riprende a vestirsi.

Finisco di mettermi la maglia e scendiamo dal sedile posteriore. L’aria all’esterno è uno schiaffo gelido e una mano ghiacciata nella schiena sudata. Il vento non si è placato e gocce fini come aghi pungono la pelle.

Dall’altra parte della macchina, Martina abbraccia il suo ragazzo. «Sono stata brava, amore?»

Lui è felice come non lo sono stato io alla nascita dei miei figli. «Sei una porca, Marty! Non me lo sognavo nemmeno qualcosa di simile.»

Lei si indica la sborra che sta seccando sulla sua pelle. «Ti piace?»

Mario le stringe una tetta attraverso la maglia e inizia a leccarle la mia sbo– distolgo lo sguardo con lo stomaco che si ribalta. E checcazzo…

Il parco è immerso nella nebbia che diventa tenebra più si allontana dai lampioni. «Beh, è stato davvero un piacere conoscervi.» Assesto una manata al tettuccio bagnato della Volvo. «Dobbiamo farlo di nuovo.»

Mario mugugna qualcosa mentre continua a lecc— xìo càn… — e alza un pollice.

Giro davanti alla macchina tenendo la coppietta fuori dal campo visivo. «Noi andiamo.» Faccio segno con la testa ad Adriana di montare in auto.

Lei sale e chiude la portiera con un tonfo.

Metto la retro e accendo il motore. L’auto ha un tremito e l’aria calda smette di uscire per un istante. Nello specchietto laterale i due stanno salendo sulla Audi. Chissà se, una volta a casa, Martina si farà leccare pure le colate di sborra sulle tette..

Arranco all’indietro e sterzo.

Adriana mi fissa. Questa sera ha più rughe del solito. «Vedo che hai voluto fare il tuo spettacolino con la puttanella, eh?»

Trattengo un sorriso: avremmo dovuto farvelo pagare. Mario ha gradito parecchio. Diciamo pure che se l’è proprio goduto…

«E a te com’è andata con lo stallone?»

«Umphf…» Si sistema meglio sul sedile, accavallando le gambe, e fissa il parcheggio illuminato dagli abbaglianti scorrerci attorno. «Andiamo a casa, che magari c’è ancora in giro la Nicoletta che ci guardiamo Quarto Grado insieme. Mi deve raccontare di cos’ha fatto l’altro giorno la Veronica con la sua…»

Sospiro. Menomale che ho imparato ad ignorare la radio che ha al posto della bocca.

 

FINE


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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.

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