Lappo con vigore le grandi labbra, dalle stesse iniziano a colare umori intimi della ragazza… Allora le sta piacendo? Ah, puttanella… Mario di qua, Mario di là, ma anche il buon Bruno non ti fa poi così schifo, eh?
Sollevo una mano e inizio a muovere il pollice sul clitoride di Martina. Lei inarca la schiena, il cazzo le esce di bocca.
«Ah!»
«Ti piace, zoccoletta?» Le accarezzo di nuovo la lumachina e lei emette un gemito.
La sua voce è rotta dalla respirazione accelerata. «Ti prego, non fermarti!» Sotto la mano che le tiene una chiappa, i muscoli sono tesi.
Sospiro con la mente: ci rimetterò di certo un pompino, ma… «Girati e siediti sulla mia faccia.»
«Cosa?» Si solleva sui gomiti e abbassa la testa. Mi guarda attraverso il varco tra le sue tette che pendono, allarmata: si starà chiedendo cosa succede alla sua valutazione se non mi fa un pompino? «E il sessantanove…»
«Voglio leccartela. Puoi sempre succhiarmelo dopo.»
Lei sorride e si gira con qualche problema. Gattona fino a raggiungermi la testa e si abbassa, le sue cosce che mi scaldano le tempie. La sua móna gocciola desiderio ed eccitazione: ha un profumo fantastico che mi inebria. Le nostre labbra si toccano e io passo in mezzo alle sue con la lingua.
Martina si irrigidisce e inarca la schiena, la testa le si muove all’indietro e i lunghi capelli le ballano sulle spalle.
Mi accarezza i capelli bianchi e mi sorride. Mi prende una mano per il polso e l’appoggia su una tetta.
La stringo.
«Sei fantastico, Bruno.» Il suo fiato è profondo e lungo, come se stesse facendo cardio ad alta intensità. Ne farà mai a letto con quello stronzo del suo ragazzo? È sprecata con uno come lui.
Mi sta colando in faccia come una fontana, i suoi umori mi scivolano fino al collo. Prendo tra le labbra il suo clitoride e inizio a succhiarlo. La ragazza emette un grido che rimbomba nella macchina, tanto forte che devono averlo sentito anche sull’Audi. Forse pure in fondo al parcheggio…
«Ti prego, non fermarti!»
Picchietto la punta della lumachina con la lingua, Martina si irrigidisce, si scuote, la tetta che stringo rimbomba per i colpi del cuore della ragazza.
Viene con un tremito delle gambe e il fiato mozzato. Geme e si irrigidisce con la schiena.
Sembra perdere la forza e cedere, sgonfiarsi come un palloncino a cui sta sfuggendo l’aria. Il capo le pende sulle tette, gli occhi chiusi come se avesse un capogiro.
Sposto la testa per parlare. Qualche goccia di umore mi cola in bocca. Deliziosa. «Stai bene, Martina?»
Lei inspira ancora a occhi chiusi, solleva la testa e li apre. Sembra senza forze. «Sì. È stato molto forte…»
Un angolo della bocca mi si solleva. Potrei fartene vivere anche altri, e ben più potenti…
Lei scivola un po’ indietro con il culo e si abbassa con la testa fino ad appoggiare un bacio sulle mie labbra e mi accarezza la mascella. «Grazie.» Sorride, imbarazzata. «Ti ho bagnato tutto!»
Dall’altra macchina non arrivano più gemiti o versi di piacere. Lui deve aver già svuotato il caricatore: considerando la cadenza di tiro, al posto di un pistolino ha un fucile mitragliatore.
Martina solleva una gamba per voltarsi. «Adesso ti faccio il pompino.»
Le metto una mano sulla coscia e la blocco. «Visto che ti ho lucidato la móna con la lingua, puoi usare quella sul mio osèlo.»
Lei si blocca, sul suo viso sembrano scontrarsi la consapevolezza che deve farlo e, al tempo stesso, la primitiva volontà di lasciare certi pertugi esclusivi al suo ragazzo.
…al cazzo del suo ragazzo, visto che la lingua e le dita di uno che ha conosciuto un quarto d’ora prima non le hanno dato particolari grattacapi etici.
«Va bene.» La voce lascia capire che la sua è una concessione.
Si sposta con il culo fino al mio inguine, si mette sulle ginocchia, prende con una mano il mio cazzo rigido per il giro da gourmet nella sua figa, con l’altra si apre le grandi e le piccole labbra e appoggia la cappella nell’orifizio della vagina.
Le prendo i fianchi e la abbasso. La punta scivola nell’imbocco della móna, apre le pareti bagnate e bollenti. Chiudo gli occhi e inspiro l’aria calda che sa di sesso con una ventenne. «Cazzo, sì…»
Martina discosta le labbra della bocca ed espira con un gemito. L’espressione di dubbio di prima è svanita dal volto della ragazza: che abbia deciso di concedersi davvero, magari come ricompensa per l’orgasmo, o è solo una buona attrice?
Chissenefrega, l’importante è scoparsi una ventenne con le tette grosse.
Lei comincia a cavalcarmi, saltellando sul mio inguine come se avesse il singhiozzo. Le tette le dondolano avanti e indietro. Le pareti ancora strette della sua móna succhiano la mia cappella, muovono su e giù la pelle. Le afferro un seno e lo stringo.
Fantastico… erano anni che non mi trovavo in una situazione così meravigliosa…
La portiera della Audi sbatte, oltre i finestrini della mia auto compare Adriana in piedi con la giacca addosso. Le rughe non sono tirate come quando si è fatta una di quelle scopate che mi racconterà fino all’ultimo dettaglio per tutta la settimana successiva. Anzi, le labbra sono strette come il culo di una gallina.
Spero non vorrà salire sulla Volvo e interromperci! Resta giù, ti prego!
Si ferma tra le due auto e ci fissa. L’espressione è di rabbia nel contemplare la ragazza con quasi un terzo della sua età cavalcarmi. Si volta, raggiunge l’Audi e picchietta al vetro del passeggero. Questo si abbassa, i riflessi dei lampioni che vibrano. Le parole di mia moglie sono indistinguibili, ma dopo un attimo il finestrino si alza e l’altra portiera sbatte.
Adriana si mette a guardare lo spettacolo di Martina che si scopa suo marito, e Mario le si avvicina. Sgrana gli occhi e sorride. Oltre che scoparsi le donne di altri si eccita a vedere altri uomini fottersi la sua?
Beh, lo spettacolo è gratuito, e solo per te possiamo anche migliorarlo.
Abbasso la voce, così che solo la ragazza possa sentirmi. «Non voltarti, ma il tuo ragazzo e mia moglie ci stanno guardando.»
Lei sgrana gli occhi e si ferma con il fiato mozzato.
«Non fermarti.» Le prendo i fianchi e la muovo su e giù, nemmeno sia una biella che si è bloccata. «Lui vuole vedere quanto sei troia, e tu devi farglielo vedere.»
Lei tentenna. «S… sì!» Apre le labbra per respirare a fondo, confusa su cosa fare, poi si appoggia con le mani sul finestrino oltre la mia testa e inizia a cavalcarmi con vigore.
Geme, si fa sprofondare il mio cazzo fino alla radice, si solleva per metà della lunghezza dell’asta e piomba di nuovo giù. «Ah, Bruno! Sì!»
Perché pesa trenta chili, di cui la metà di tette, o farebbe cigolare le sospensioni della Volvo.
Mario, oltre il finestrino, contempla la sua ragazza divertirsi – molto, forse troppo – con uno che potrebbe essere suo padre. Si morde un labbro un paio di volte, una mano scompare oltre la portiera e il braccio si scuote. Il coglione si sta sparando una raspa su noi due che scopiamo.
Sospiro con il naso. Alla fine, il guardone l’abbiamo beccato davvero…
Adriana gli scocca un’occhiata schifata, e non so se perché suo marito è il soggetto della sega o Mario aveva un ultimo colpo e preferisce spararselo nelle mutande che nella sua móna.
Il prurito sulla cappella inizia ad essere troppo intenso: tra poco verrò anch’io, finalmente! E dentro questa zoccoletta dal corpo perfetto.
Le afferro le tette, le stringo per bene e…
Mi blocco. Un sorriso ben peggiore di quello che posso sfoggiare quando mi svuoto le palle nella figa di una ventenne compare sul mio volto.
«Vuoi far impazzire il tuo ragazzo, Martina?»
Lei abbassa il suo volto verso di me. Un paio di gocce di sudore le brillano sulla fronte. «Cosa devo… fare?» Ha il fiatone.
«Fammi una spagnoletta.» Le stringo le poppe nel caso non abbia idea di cosa stia parlando.
«Un boobjob, intendi?»
Pure quando chiavate dovete usare l’inglese… «Esatto.»
