Martina si passa la nocchia di un dito sotto un occhio, intercettando una lacrima. «Davvero?» Manda giù un altro sorso di acqua. «Allora lui vuole vedermi fare sesso selvaggio con te?»
«Eh, sì.»
«E tua moglie?»
Non sa usare Netfliz. «Un piccolo scambio di favori: se io mi impegno a giudicarti come amante, lui deve soddisfare mia moglie.»
La ragazza ha un’espressione scettica. «Davvero Mario…» Si volta verso la macchina verde.
Mario ha una mano appoggiata al finestrino, sopra la testa bionda di Adrian. Ha i denti serrati e gli occhi chiusi. Lo stronzo sta venendo dentro mia moglie.
E io sono qui a inventare le favole della buonascopata ad una che, in un mondo perfetto, mi starebbe cavalcando a smorzacandela, con le sospensioni della Volvo che gemono più di me.
Le spalle di Martina, già basse, si affossano ancora di più. Mi guarda. «Davvero devi giudicarmi?»
Faccio una di quelle smorfie da “la vita è una merda, ragazza, e tu ci sei dentro fino al collo”. «Non dovrei dirtelo, ma Mario mi ha contattato via amici comuni e mi ha chiesto di scoprire come sei a letto, per sapere se vale la pena continuare a stare con te.» Lancio un’occhiata ai sedili al posto del materasso. «Come sei in auto, in effetti, ma cambia poco.» Porto una mano davanti alle labbra e le faccio un occhiolino. «Ma non dire a Mario che te l’ho confessato, eh!»
La sua, di espressione, è più da “nella merda ci sono fino al naso, e non profuma affatto”. «Il tuo giudizio dev’essere pessimo, vero?»
«Mario vorrà sapere la verità. E io non posso perdere la faccia davanti agli altri, mentendo, visto che mi sono fatto una certa… eh… fama come...» Le appoggio una mano su una gam… gliela appoggio su una spalla. «Ma possiamo far finta che non sia successo nulla fino ad ora e… Perché, diciamo la verità: Mario ti ama, me l’ha detto lui stesso, e mi dispiacerebbe se ti lasciasse perché ti sei trattenuta con me.»
Martina chiude gli occhi ed espira. «D’accordo. Lo farò: Mario è l’uomo della mia vita.»
Certo, finché non ti accorgerai che coglione è e quanto tempo e soldi butta nell’auto… Fra due anni al massimo sarai con un altro…
Le sorrido, cercando di non fissarle il seno. «Bene, allora inizia a spogliarti.»
«Sì.» Le dita si muovono lungo i bottoni, facendoli uscire dalle rispettive asole. Ogni volta che ne libera uno, la giacca in jeans si allarga e la linea scura tra le due tette si ingrandisce.
In un attimo è in camicetta, e anche quella va a finire sul sedile del passeggero davanti. Un reggiseno nero in pizzo compare a trattenere quelle due grosse bocce. Hanno le dimensioni di quelle di Adriana, ma queste sono naturali, senza plastica.
Lei porta le mani dietro la schiena, ma la fermo. «Aspetta…»
Martina mi guarda stupita. «Cosa?»
«Voglio togliertelo io, il reggiseno.» Le mie mani passano sotto le sue ascelle e afferro il gancetto.
«Sei capace?»
Le mie dita con un reggiseno sono come quelle di un ladro che scassina una serratura: niente mosse false e tocco di velluto.
Le bocce di Martina sembrano respirare alla perdita di rigidità dell’ingabbiatura che le costringeva. La ragazza è stupita. «Mario non è in grado.»
Sono certo che sa cambiare il filtro dell’olio con gli occhi chiusi. «Ho una certa esperienza.»
La punta della lingua della ragazza si muove tra le labbra. Mi fissa come se fossi un cremoso cono gelato in pieno agosto. Non sono nato ieri, ragazza, so che stai facendo la zoccoletta per passare il mio esame farlocco… ma la cosa mi va più che bene, se poi la mia sborra colerà fuori da qualche tuo orifizio.
Afferro le due grosse bocce dal sotto e le sollevo. La pelle è morbida, vellutata, lascia passare il calore al loro interno. Sono divine. L’erezione diventa fastidiosa nei pantaloni, ma non riesco a smettere di palparle.
Un senso di benessere scorre nelle mie vene, il cuore batte nei muscoli tesi.
«Ti piacciono le mie poppe, Bruno?» La voce della ragazza è melliflua, come se volesse chiedermi di divertirmi ancora di più con loro. Chiudo gli occhi e sorrido: sei un’ottima adescatrice, ragazza. Sotto questo aspetto non posso che darti un voto alto.
Riapro gli occhi. Il cuore mi batte nel collo. «Finisci di spogliarti, Martina.»
Lei si sbottona i pantaloni, e lo stesso faccio anch’io con i miei di velluto grigi. Me li sfilo insieme alle mutande, il cazzo in tiro si solleva tra le mie cosce. Mi tolgo le scarpe con i piedi e le calze, e getto tutto sul sedile del guidatore.
Una calza finisce su un bocchettone, si solleva un po’ per il flusso d’aria calda e finisce sopra l’asta del cambio.
La ragazza è rimasta con un paio di mutandine nere con il pizzo, inginocchiata sul sedile con una gamba. È ferma e mi fissa l’uccello con le labbra socchiuse.
«Che c’è?» Le sorrido. «Pensavi che non mi venisse duro?»
Lei sussulta, come se l’avessero beccata con un dito nel barattolo della Nutella a sei anni. «No… volevo dire che…»
Sogghigno. «Sei tu che me lo fai venire dure, con il corpo meraviglioso che hai…»
Lei sorride. Il sorriso più sincero degli ultimi minuti.
Il suo corpo perfetto insieme a decine di ore di palestra al mese e una dieta precisa, ma certi particolari possono restare taciuti. Dopotutto, se fai sesso con sconosciute quasi ogni finesettimana, è meglio avere l’attrezzatura al massimo del suo potenziale, anche se sei prossimo alla pensione.
Martina mi afferra il cazzo con delicatezza e mi scopre l’ultimo centimetro di cappella che non è ancora uscita dalla pelle. Si sposta una ciocca di capelli dietro un orecchio e si abbassa verso il mio inguine aprendo le labbra.
«Aspetta.»
Lei si blocca ad una spanna dal mio uccello con la punta rossa e bagnata. Alza la testa verso di me, confusa. «Non… non vuoi un soffocotto? Mario ne vuole sempre uno per cominciare, così poi dura di più.»
Gli angoli delle mie labbra si sollevano nel divertimento. Fidati, non ho bisogno di durare di più, nel secondo round. Le accarezzo i capelli neri. «Preferirei un sessantanove, così ci divertiamo entrambi.»
«Da… davvero?» La sua confusione è ancora maggiore di prima. «Mario non mi lecca mai.»
Oh, quel coglione butta i soldi nelle macchine, ama le vecchie, l’osèlo gli spara a raffica e non te la lecca… ma che cazzo ci perdi il tuo tempo quando potresti essere l’amante di uno con gli schéi e la moglie che, lode al cielo, è contenta se sono le altre a dargliela?
La ragazza si abbassa le mutandine, mostrando una móna depilata dalle labbra chiuse.
La manovra per sdraiarmi sotto di lei nei sedili posteriori della mia Volvo, dopo anni di pratica, si svolge senza troppi problemi. Il suo inguine è sopra di me, le sue cosce a contenere la mia testa, le mie gambe aperte e piegate. Sì, il sessantanove in macchina è una di quelle posizioni da Kamasutra avanzato adatte ai gatti e a gente che fa yoga da anni.
Appoggio le mani sui glutei sodi della ragazza e faccio pressione. «Abbassati, bellezza.»
La figa di Martina cala su di me, fino a posizionarsi sulla mia bocca. La mia lingua scivola lungo il solco caldo e bagnato. Il profumo del suo sesso e del suo ano mi stordiscono, chiudo gli occhi e mi concedo un attimo per godermi questa sensazione di piacere.
Il respiro profondo della ragazza è appena percettibile nel suono dell’aria calda gettata fuori dai bocchettoni. Un brivido scuote il suo corpo perfetto.
Il suo grosso seno si appoggia sulla mia pancia, le sue labbra bagnano l’asta del mio cazzo nel percorrerne un lato con la bocca; il pollice accarezza la cappella, sfiorando la corona e coccolando il meato. Una scossa di piacere trafigge l’osèlo per tutta la sua lunghezza.
Se continua così questa zoccoletta, altroché il coito ritardato per l’età: qui le vengo in faccia come un sedicenne arrapato la prima volta che vede Gloria Guida nuda nei film sconci.
