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Erotika
Calpestami! · Cap. 2
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Capitolo 2 di 5 18 min di lettura

adulando la troia per scoparla

la dinamica tra garg che è ossessionato dalla fastidiosa fidanzata del migliore amico e lei che fa la preziosa continua.

Alessia
6 mesi fa · 969 letture · 2

Si tirò su a sedere, il viso paonazzo per la furia. «Puliscimi subito, pezzo di merda! Subito!»

Non mi scomposi. Il mio piano prevedeva l'adulazione, e un bravo suddito sa come placare l'ira della sua regina. «Hai ragione, principessa, hai ragione,» le dissi, la voce ancora roca e carica di adorazione, buttandomi letteralmente in ginocchio sul letto, proprio in mezzo alle sue cosce allargate. «Sono un idiota, non sono riuscito a trattenermi. Sei troppo bella. Mi hai fatto perdere la testa.»

«Non me ne frega un cazzo delle tue scuse, mi fai schifo!» continuò a sbraitare, ma prima che potesse allontanarsi, le afferrai i fianchi con una presa salda.

«Lascia che mi faccia perdonare. Lascia che ti pulisca io,» sussurrai.

Senza chiederle il permesso, mi chinai in avanti. Le mie mani scivolarono sulle sue cosce bagnate, e con un movimento deciso spostai di lato il tassello di quel costume bianco, sgambatissimo e umido. Il suo profumo invase i miei sensi: un mix di cloro, crema solare e l'odore pungente e inconfondibile della sua eccitazione. Era bagnata fradicia.

«Ma che... c-cosa cazzo fai?! Levati!» squittì lei, colpita di sorpresa, cercando di chiudere le gambe.

Ma io piantai il viso esattamente lì, tra le sue cosce. Iniziai a leccarla. Il primo colpo di lingua fu lungo, profondo, dal basso verso l'alto. Raffy sussultò violentemente, le mani che scattarono per aggrapparsi alle lenzuola mentre un gemito le moriva in gola.

Non le diedi tregua. Usai la bocca con la stessa devozione con cui avevo baciato i suoi piedi poco prima. Affondai la lingua dentro di lei, assaporando il suo sapore caldo e dolciastro, per poi concentrarmi sul suo centro nevralgico, succhiandolo e stuzzicandolo con una pressione costante.

«Ti avevo detto... ah... di pulirmi i p-piedi, stronzo!» provò a insultarmi ancora, la voce che tremava in modo patetico. Le sue dita si conficcarono nei miei capelli, non per spingermi via, ma per tenermi lì.

«Lo farò, mia dea,» mormorai contro la sua pelle bagnata, il respiro caldo che le faceva tremare l'interno coscia. «Ma prima devo servire il resto di te. Meriti solo il meglio.»

Ripresi a mangiarla con una fame animale, alternando colpi di lingua veloci a succhiotti lenti e profondi. Raffy non riusciva più a insultarmi. L'odio e l'arroganza venivano letteralmente spazzati via ondata dopo ondata. Il suo corpo si inarcò dal materasso, il costume bianco che le segnava i seni tesi, la testa gettata all'indietro. Iniziò ad ansimare, i respiri corti e spezzati, le cosce che mi stringevano la testa in una morsa disperata.

Poteva odiarmi quanto voleva, ma il suo corpo era diventato mio.

Affondai il viso tra le sue cosce, spingendomi oltre ogni limite, deciso a dimostrarle che la mia adorazione era l'unica cosa di cui avesse davvero bisogno. La mia lingua tracciava cerchi lenti e decisi, per poi affondare con colpi ritmici e precisi che la facevano fremere incontrollabilmente.

Mi fermai per una frazione di secondo, giusto il tempo di alzare lo sguardo verso il suo viso. Era paonazza, le labbra dischiuse, il respiro che le usciva dal petto a scatti violenti.

«Con la lingua sono decisamente più bravo dei tuoi amanti, vero, principessa?» le mormorai contro la pelle umida e caldissima, il mio respiro che la fece rabbrividire. «Ammettilo che nessuno sa venerarti come faccio io.»

«S-stai zitto... ah!» squittì lei, cercando di mantenere quel suo tono odioso, ma la voce le si spezzò in un gemito acuto. Le sue dita si conficcarono nei miei capelli, tirandoli non per allontanarmi, ma per spingermi di nuovo contro di lei. «Sei solo un... mhm... un fottuto leccapiedi... muoviti... non fermarti, stronzo!»

Sorrisi contro di lei e ripresi il mio lavoro con ancora più foga. La stavo letteralmente facendo impazzire. Il suo bacino si sollevava dal materasso, andando incontro alla mia bocca con una disperazione che non aveva più nulla di spocchioso. Le sue mani stringevano le lenzuola, i suoi fianchi morbidi tremavano sotto la mia presa. Ero a un passo dalla vittoria. Sentivo che stava per crollare, che di lì a un attimo mi avrebbe implorato di spogliarla del tutto e di scoparla su quel letto, dimenticandosi del mondo intero.

E poi, il disastro.

«Raffy? Amore, ci sei? Raffy, dove sei finita?»

La voce di Marco arrivò dal corridoio, attutita dalla porta chiusa a chiave ma abbastanza forte da far crollare il castello di carte.

Fu come se le avessero gettato una secchiata di ghiaccio addosso. La trasformazione fu istantanea e brutale. L'eccitazione svanì dai suoi occhi, sostituita dal panico e, un secondo dopo, da quella sua solita, insopportabile freddezza.

«Cazzo, Marco!» sibilò sottovoce.

Le sue mani, che fino a un attimo prima mi tenevano stretto a lei, scattarono in avanti. Mi piantò i palmi contro le spalle e mi spinse via con una forza inaspettata. «Levati di torno! Subito!» mi ordinò, scattando a sedere.

Rimasi in ginocchio sul letto, stordito, l'adrenalina che mi pompava ancora a mille nelle vene. L'avevo avuta in pugno, ero a tanto così dal farla mia, e adesso mi trattava di nuovo come uno straccio vecchio. Proprio in quel momento, a un passo dal tradimento definitivo, doveva ricordarsi di avere un fidanzato.

Raffy scivolò giù dal letto con agilità. Sistemò freneticamente il tassello del costume bianco, tirandoselo sui fianchi per coprire il rossore della sua intimità violata dalla mia lingua. Poi il suo sguardo cadde sui suoi piedi. Arricciò il naso con un'espressione di puro disgusto. Afferrò un fazzoletto di carta dal comodino e si pulì il collo del piede con stizza, rimuovendo il mio seme ormai freddo, per poi gettare la carta nel cestino come se fosse immondizia radioattiva.

«Ricopriti, Garg, fai pena,» mi disse, lanciandomi un'occhiata gelida mentre si passava le mani tra i capelli biondi per ridare volume alle onde spettinate. «Pensi di aver vinto qualcosa? Mi hai solo fatto un favore perché mi annoiavo. Ma adesso devo tornare dal mio ragazzo.»

Mi alzai, raccogliendo i miei boxer e il costume bagnato dal pavimento, la frustrazione che mi bruciava lo stomaco come acido. L'avevo adulata, l'avevo venerata, le avevo dato tutto quello che voleva per piegarla, e lei se ne stava andando via immacolata, lasciandomi solo con l'odore del suo sesso addosso e una rabbia devastante.

Raffy fece scattare la serratura della porta. La aprì di uno spiraglio, ma prima di uscire si fermò. Si voltò lentamente verso di me, la mano poggiata sullo stipite, un sorrisetto malizioso e manipolatore che le increspava le labbra carnose.

«Comunque...» mormorò, la voce tornata improvvisamente languida e sicura di sé. «Visto che ti piaccio così tanto da leccare dove cammino... venerdì sera Marco parte. Io sono in un locale in centro, una di quelle serate per cui vendo i biglietti ai tavoli. Passa a prendermi e vieni anche tu. Ci divertiamo un po'. E poi...» inclinò la testa, sbattendo le ciglia in modo teatrale «...così non dovrò prendere i mezzi pubblici per tornare a casa. Ciao, bravo ragazzo.»

Uscì dalla stanza, chiudendosi la porta alle spalle con un tonfo leggero.

Rimasi immobile, in piedi nel mezzo di quella fottuta camera da letto matrimoniale, il costume stretto in pugno. Ero spiazzato. Pensavo di essere a un passo dallo scoparla e distruggerla, e invece mi aveva appena declassato a suo autista personale. Eppure, mentre la rabbia mi faceva tremare le mani, sapevo già, con assoluta e schifosa certezza, che venerdì sera mi sarei presentato sotto casa sua. E questa volta, non le avrei permesso di scappare.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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Alessia

Scrivo racconti da poco e spero davvero possano piacere!

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