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Erotika
Calpestami! · Cap. 5
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Capitolo 5 di 5 22 min di lettura

La Troia del Mio Migliore Amico

l'epilogo della storia, il rovescio della medaglia...anche se alla fine si torna sempre dove si sta bene.

Alessia
5 mesi fa · 1.4k letture · 6

La sua confessione è come una borsa di ghiaccio contro il mio cazzo bollente. Vergine. Io, Garg, quello che parla sempre col cazzo in mano, mi trovo sopra la più grande puttana che conosca, la troia che mi ha tentato e svergognato per mesi, e lei mi butta addosso questa frase: "Sono vergine".

Rido. Un suono ruvido, secco, che sembra provenire dalle viscere. Un riso che la fa sobbalzare, che le fa rizzare i capezzoli duri come sassolini contro il mio petto.

«Vergine?» dico ancora, e la risata mi scossa di nuovo. «Tu? La regina del cazzo, della fica, della troiaggine varia? Quella che si pavoneggia coi piedi nudi in faccia a tutti, sperando che qualcuno le lecchi le dita? Vergine?»

Lei tenta di spingermi via, ma è debole. La sua rabbia si è trasformata in panico. È bellissima così. In trappola. Con il segreto più grande svelato.

«Non sei nessuno per giudicarmi, stronzo!» sibila, ma la voce è rotta.

«Ah, no?» Le sorrido, un'espressione che non ho mai usato con lei. Una sorrisa da predatore. «E chi, se non io? Io che ti ho visto per quello che sei fin dal primo giorno. Una bambina viziata con un buco tra le gambe che non ha il coraggio di usare. Una troia mancante.»

La mia mano scende, lenta, tra le sue coscia. La sento trementare.

«Allora è così, Raffy? Volevi che la tua prima volta fosse dolce? Magari su un letto di rose, con candele e musichetta romantica? Con il tuo fidanzato Marco, lì, che ti riempie di complimenti mentre ti scopa con la delicatezza di un fiore di loto?»

La risata mi prende di nuovo, mentre le mie dita sfiorano le sue labbra, umide e calde. «No, tesoro. Non per te. Non dopo tutto quello che mi hai fatto passare.»

Mi appoggio sul gomito, il mio corpo sempre più addosso al suo. La guardo dritta negli occhi.

«Volevi giocare? Volevi essere tu al comando? Vedere se potevi piegarmi al tuo volere, usare quei piedi da puttana per farmi diventare il tuo schiavo?»

Le mie dita si insinuano più a fondo, sotto il suo pantaloncino ,trovando il suo clitoride, turgido e pronto. Lei sobbalza, un gemito le sfugge, lo riesce a reprimere solo mordendosi il labbro. Il suo odio ora è lì, mischiato a un piacere che non può controllare.

«Beccati il tuo premio, Raffaella.»

Il mio cazzo duro preme contro il suo inguine, un promessa che non può più essere ignorata. Lei indossa solo quei pantaloncini di cotone, un velo stupido che non serve a nascondere nulla.

«Volevi essere puttana? Sarai puttana. Ti scoperò fino a farti dimenticare anche solo la forma del cazzo di Marco. Fino a quando non mi pregherai di fermarti, non perché hai finito, ma perché non riuscirai più a sentirne un altro senza pensare al mio.

La sua reazione è istintiva, violenta. Mi graffia il petto con le unghie, cercando di scavare solchi nella mia pelle. «Smettila, stronzo! Lasciami andare!»

La sua voce è tornata ad essere quella da mocciosa viziata, ma è un trucco. Vedo la paura nei suoi occhi. Il panico di chi ha perso il controllo.

Le sorrido, un ghigno che le fa capire che ho vinto. «No, Raffy. Il gioco è appena iniziato.»

La ignoro, come ha fatto lei con me più volte. Come se le sue parole fossero solo vento.

La mia mano scende, decisa, afferra il bordo dei suoi pantaloncini. Lei tenta di chiudere le gambe, ma io la blocco e con il ginocchio, la spalanco con la forza.

«No, per favore...» La sua voce è cambiata. Ora c'è supplica. È la voce della ragazzina spaventata che si nasconde dietro la faccia da troia.

«Per favore cosa, Raffy? Per favore non scoparti la fica bagnata che aspetta il mio cazzo da mesi?»

Le tiro giù i pantaloncini con un colpo secco. Le mutandine sono fradicie, completamente bagnate. Le alzo, le porto al suo viso.

«Guarda che schifo, Raffy. Sei una cagna in calore.»

Lei cerca di scappare, di girare la testa. Io le afferro il mento, la costringo a guardarmi.

«Apri la bocca, puttana.»

Scuote la testa, le lacrime che le rigano il viso.

«Apri la bocca!» ripeto, e questa volta la mia voce è un commando.

Le schiaffeggio, non forte, ma abbastanza da farle aprire le labbra in un gemito di sorpresa. Ne approfitto. Le infilo le mutandine in bocca, fino in fondo. Il sapore del suo piacere, la sua umidità, ora le riempiono la bocca, soffocandola.

«Zitta,» le sibilo. «Ora zitta e gusta il tuo succo di troia.»

Il suo corpo si contorce, i suoi lamenti sono soffocati dal cotone fradicio. La eccita, lo vedo nei suoi occhi. Odia che io le stia facendo questo, ma il suo corpo ama ogni secondo.

Mi sistemo tra le sue cosce, la punta del mio cazzo duro e caldo contro la sua fica, già aperta e tremante.

«Senti, Raffy? Senti il cazzo che ti sta per distruggere?»

Lei si lamenta, un suono strozzato e incomprensibile, mentre la mia asta si struscia contro le sue labbra, bagnandola con il suo stesso succo. Il mio prepuzio sfiora il suo clitoride, duro come un sasso. Lei trema.

Prendo le sue trecce bionde, le avvolgo attorno al mio pugno, e poi le giro attorno al suo collo, non troppo stretto, ma abbastanza da farle sentire la pressione.

«Se ti muovi, stringo,» le avverto.

Un gemito più forte le sfugge, soffocato dalle mutandine.

La guardo dritta negli occhi, mentre il mio cazzo preme contro il suo ingresso. È un momento perfetto. L'ho piegata, l'ho sottomessa. Ora è mia.

Con una spinta decisa, entro in lei.

Un urlo le esce dalla gola, ma è ancora soffocato. Il suo corpo si inarca, le sue mani si aggrappano alle lenzuola. È stretta, incredibilmente stretta. La sua verginità non era una bugia.

Mi fermo un secondo, godendomi la sensazione della sua fica che mi stringe, che si adatta alla mia dimensione. Poi inizio a muovermi.

Non ci sono carezze, non ci sono complimenti. C'è solo la violenza del mio cazzo che la scopa, che la possiede. Ogni colpo è profondo, violento, facendola urlare contro il cotone in bocca.

«Senti questo, Raffy? Questo è cazzo. Questo è quello che volevi.»

E stringo le trecce, con violenza e forza. La sua aria si fa più corta, il suo viso si arrossa, i suoi occhi si spalancano. La sua fica, invece, si bagna ancora di più, stringendomi in un abbraccio mortale.

Sento una resistenza, un diaframma di carne che si oppone alla mia invasione. Il suo corpo si tende tutto, un arco teso all'infrangersi. La sua fica trema attorno alla mia testa del cazzo, un sussulto spasmodico.

«Senti questo, Raffy?» sibilo contro il suo orecchio, la mia voce bassa e brutale. «Questo è il cazzo che spacca le puttane come te.»

E spingo. Con tutto il peso del mio corpo. Con tutta la rabbia accumulata in mesi di provocazioni.

Un sibilo acuto le si strozza in gola. Le mutandine fradicie assorbono il suono. Sento la sua membrana lacerarsi sotto la mia spinta, un calore umido e denso che avvolge la mia asta. È sangue. Il sangue della sua fottuta verginità.

«Adesso sì, Raffy. Adesso sei una vera puttana.»

Inizio a scoparla. Non c'è ritmo, non c'è grazia. C'è solo la rabbia pura, tradotta in colpi bassi, profondi, che le spingono l'utero contro la colonna vertebrale. Le palle, pesanti e piene, sbattono contro il suo culo ad ogni spinta.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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