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Erotika
Calpestami! · Cap. 1
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Capitolo 1 di 5 26 min di lettura

Raffy odiosa troia eccitante

raffy con il povero garg si comporta uno schifo eppure...a lui sembra piacere ed eccitare questo odio tra loro.

Alessia
7 mesi fa · 900 letture · 8

Odio Raffy. È una verità assoluta, scolpita nella pietra.

Io sono un ragazzo schietto, uno a cui non piacciono i giri di parole. Sono fidanzato da quattro anni con una ragazza fantastica, ho una relazione stabile e matura. Marco, il mio migliore amico, invece vive sulle montagne russe. E la colpa è solo di quella mocciosa. Raffy è viziata, capricciosa, una manipolatrice cronica che esige di essere adulata da chiunque le graviti attorno. Se non sei ai suoi piedi, sei il nemico. L'ha persino tradito, e Marco, cieco e sottomesso, l'ha ripresa con sé scusandosi al posto suo. Un'idiozia che mi fa ribollire il sangue.

Io non la assecondo mai. Le sbatto in faccia la verità, la tratto per la ragazzina insopportabile che è, e per questo tra noi c'è una guerra fredda perenne. La chiamo "la strega" nella mia testa.

E il problema più grande, quello che mi fa impazzire di rabbia, è l'inganno perfetto del suo corpo. Perché Raffy ha un'armatura che frega tutti, e a volte, se non sto attento, rischia di fregare anche me.

A guardarla, è una ragazza dall’aspetto delicatamente provocante, con una bellezza che mescola dolcezza e una sensualità naturale quasi inconsapevole. Il viso è morbido e armonioso, con lineamenti giovani ma già definiti: zigomi leggermente pieni che addolciscono l’espressione e una mandibola sottile che le dona un’aria elegante e femminile. Gli occhi sono grandi e luminosi, incorniciati da ciglia scure che ne enfatizzano la profondità. Hanno uno sguardo curioso, leggermente malinconico, ma allo stesso tempo magnetico: uno di quegli sguardi che sembrano osservare il mondo con calma, ma che riescono a catturare l’attenzione di chi li incontra. Dietro le lenti sottili degli occhiali il suo sguardo assume anche un fascino un po’ intellettuale, quasi timido, che contrasta violentemente con la sensualità delle sue forme.

Le labbra sono piene e morbide, naturalmente disegnate, con un arco superiore ben definito. Il rosso tenue che le colora le rende ancora più evidenti, creando un contrasto delicato con la pelle chiara del viso. Sono labbra che sembrano fatte per sorrisi lenti o parole sussurrate, anche se io so bene quanto veleno sappiano sputare. I capelli sono lunghi e voluminosi, mossi in onde morbide che scendono lungo le spalle e incorniciano il viso con naturalezza. Il colore è un biondo caldo, leggermente sfumato da riflessi più scuri verso le radici, che le dona profondità e illumina il volto.

Ma è il corpo quello che cattura immediatamente lo sguardo: una figura sinuosa e molto femminile, costruita su curve morbide e marcate. Il busto è pieno e prosperoso, con un seno generoso che contribuisce a dare al suo profilo una presenza sensuale e decisa. La vita invece si stringe con grazia, creando una silhouette a clessidra che enfatizza ancora di più la rotondità dei fianchi. I fianchi sono larghi e morbidi, con una linea piena e armoniosa che scende verso gambe lunghe e affusolate. Il suo corpo ha una sensualità evidente, fatta di proporzioni generose e curve naturali che danno l’impressione di una femminilità forte e sicura. La pelle appare liscia e chiara, quasi vellutata, e contribuisce a dare all’insieme un aspetto delicato ma allo stesso tempo irresistibilmente seducente.

Nel complesso, la sua bellezza è un mix affascinante di innocenza e sensualità: lo sguardo dolce e il viso delicato suggeriscono una ragazza gentile e tranquilla, mentre le curve del corpo raccontano una presenza molto più magnetica e provocante.

Una bomba a orologeria. E come se non bastasse la sua figura a mandare in tilt il cervello degli uomini, ha quel maledetto, insopportabile vizio. Odio i suoi piedi. O meglio, odio il fatto che debba per forza metterli in mostra. Ovunque si trovi, in qualunque situazione, la prima cosa che fa è sfilarsi le scarpe. Che sia su un divano, in macchina o a tavola, quei piedi nudi, perfetti e curati, spuntano sempre fuori, sfiorando mobili, cuscini, e a volte, per "sbaglio", le persone.

È una richiesta costante di attenzioni. E io, che la disprezzo con tutto me stesso, non riesco a smettere di fissarli.

Tutto è precipitato a febbraio.

Dopo quattro anni, la mia storia con Alice era finita, sbriciolata come se non fosse mai esistita. Ero distrutto, svuotato. Passavo le giornate chiuso in camera mia, con le tapparelle abbassate e l'aria viziata di chi non ha la forza di fare nemmeno una doccia. I miei amici cercarono di fare quadrato. Vennero da me una sera per cazzeggiare, bere un paio di birre e cercare di farmi pensare ad altro.

Arrivò anche Marco. E, siccome è un cagnolino incapace di imporsi, si trascinò dietro lei.

Raffy entrò in camera mia come se stesse facendo una sfilata. Non un "come stai", non un minimo di tatto per la situazione. La prima cosa che fece, ancor prima di salutare, fu sfilarsi gli stivaletti. Non li mise da parte: li lasciò esattamente in mezzo alla stanza, vicino alla porta, costringendo tutti a scavalcarli. Poi si accomodò sulla mia poltrona, scalza, tirando su le gambe. Sentii un nervo pulsarmi sulla tempia, ma stavo troppo male per mettermi a litigare. Volevo solo che la serata finisse.

Marco si sedette sul bordo del mio letto, passandomi una birra. «Dai fratello, devi darti tempo. Quattro anni non si cancellano in un giorno, ma vedrai che...»

Non finì la frase. Un sospiro teatrale, lungo e rumoroso, tagliò l'aria.

Era Raffy. Evidentemente, cinque minuti senza che qualcuno la guardasse erano oltre il suo limite di sopportazione. Si stiracchiò sulla poltrona. Non un movimento casuale, ma un inarcamento della schiena lento e calcolato, che spinse in fuori il seno generoso, tendendo il tessuto del suo maglioncino aderente fino quasi a farlo strappare. I lunghi capelli biondi le scivolarono sulle spalle, e per un attimo, dietro quelle lenti sottili, i suoi occhi grandi incrociarono i miei. Aveva quello sguardo mezzo innocente e mezzo malizioso che mi faceva venire voglia di prenderla a sberle.

«Mamma mia, che caldo che fa qui dentro,» mormorò, la voce impastata in quel tono languido che usava apposta per farsi notare.

Senza aspettare risposta, si sfilò il maglioncino, restando con un top scollato che lasciava ben poco all'immaginazione. La sua pelle chiara e vellutata sembrava brillare nella penombra della stanza. Poi, scese dalla poltrona e venne a sedersi proprio ai piedi del mio letto. Troppo vicina.

«Scusate, ma lì ero scomoda,» disse, passandosi una mano tra i capelli.

Marco le sorrise come un ebete, mentre io stringevo la lattina di birra fino a deformarla. Stavo parlando della donna che amavo, e lei stava facendo uno spogliarello passivo-aggressivo.

Ma il peggio doveva ancora arrivare. Raffy allungò le gambe sul mio materasso. I suoi piedi nudi, dalla pedicure perfetta, si avvicinarono pericolosamente alla mia coscia. Iniziò a muovere le dita, strofinando l'alluce contro le coperte, un movimento ritmico e ipnotico.

«Comunque, Garg...» esordì, le labbra piene e rosse appena socchiuse in un sorrisetto. «Secondo me ti stai deprimendo per niente. Quattro anni sono tanti. Sai che noia? Io non riuscirei mai a stare con la stessa persona senza... sperimentarequalcosa di nuovo.»

Calò il gelo. Uno dei miei amici tossicchiò, imbarazzato. Marco abbassò lo sguardo.

«Raffy, non mi sembra il momento...» azzardò il suo ragazzo, debolmente.

Lei lo ignorò. Si appoggiò all'indietro sui gomiti, accentuando ancora di più la curva della vita e la pienezza dei fianchi. Il suo piede nudo scivolò di qualche centimetro in avanti, fino a sfiorare il tessuto dei miei jeans. Un contatto leggerissimo, ma che mi attraversò come una scossa elettrica.

«Dico solo la verità,» sussurrò, guardandomi dritto negli occhi, sfidandomi. «Alla fine, la fedeltà è sopravvalutata, no? Forse Alice si era solo stufata di fare sempre le stesse, identiche cose. Magari aveva bisogno di... attenzioni diverse.»

Era la cosa più crudele e irrispettosa che potesse dire. Voleva farmi male solo per costringermi a reagire, per essere lei il centro della scena. E io la odiai. La odiai con una forza devastante. Eppure, mentre il mio cervello formulava l'insulto più pesante possibile per cacciarla da casa mia, il mio sguardo cadde su quel piede nudo premuto contro la mia gamba, sulle curve morbide del suo corpo sfacciatamente in mostra, su quelle labbra che invitavano a essere morse fino a farle sanguinare.

Il disgusto si mescolò a un'eccitazione improvvisa, violenta e malata. Ed era la sensazione più schifosa del mondo.

Guardai il suo piede nudo, ancora premuto con sfacciataggine contro la mia gamba, e poi alzai lentamente lo sguardo verso il suo viso. Si aspettava un'esplosione. Si aspettava che le urlassi contro, che le dessi la soddisfazione di una reazione teatrale, perché per lei ogni fottuto dramma era un palcoscenico.

Ma io ero troppo svuotato per urlare, e troppo schietto per stare al suo gioco.

Allontanai la sua caviglia con due dita, come se stessi spostando un insetto fastidioso, e la guardai dritto negli occhi. «Sai qual è il tuo vero problema, Raffy?» dissi, con un tono di voce così calmo e piatto da far sembrare la stanza ancora più silenziosa. «Che non riesci a sopportare che per un singolo, fottuto momento l'attenzione non sia su di te. Anche a un funerale, saresti gelosa del cadavere. Usi le disgrazie degli altri solo per spogliarti e farti guardare. È patetico.»

Prima di andare avanti…

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