Mi sdraio dietro di lei.
Azzero lo spazio che ci separa sul materasso, incastrando il mio corpo contro il suo. Mi metto a cucchiaio, premendo il mio petto nudo e caldo contro la sua schiena fredda, le mie ginocchia dietro le sue. Faccio scivolare il braccio sinistro attorno alla sua vita sottile, coprendo il corsetto rotto, e la tiro delicatamente contro di me, avvolgendola in una morsa che non ha nulla a che fare con la lussuria, ma solo con un bisogno disperato di farla sentire al sicuro.
Sento il calore della sua pelle contro il mio stomaco, il profumo dolce della vaniglia mescolato a quello salato delle sue lacrime. È una sensazione di un'intimità disarmante, fottutamente più potente di qualsiasi atto sessuale io abbia mai consumato.
Anna si irrigidisce per un secondo sotto il mio tocco, sorpresa dal fatto che io non la stia giudicando o aggredendo, ma poi il suo corpo cede. Si affloscia contro di me.
"Ehi..." le sussurro contro i capelli scuri, affondando il viso nell'incavo del suo collo. La stringo un po' di più, accarezzandole il ventre con il pollice nudo. "Parliamo, dai. Prometto che non farò lo stronzo."
Quella fottuta, semplice promessa è la chiave che rompe gli ultimi argini della sua resistenza.
Anna emette un suono strozzato, un guaito di puro dolore e sollievo. Si gira di scatto tra le mie braccia. Seppellisce il viso contro il mio petto nudo e scoppia in un pianto dirotto, inarrestabile. Mi stringe la camicia aperta con le mani tremanti, aggrappandosi a me come se stessi per sparire, le lacrime calde che mi bagnano la pelle.
I suoi seni, a malapena coperti dal pizzo, si schiacciano contro i miei addominali a ogni singhiozzo che le squassa il petto, ma nessuno dei due ci fa caso. C'è solo l'attrito dei nostri corpi sudati e rotti, nel buio della nostra stanza, mentre le passo una mano tra i capelli per calmarla, lasciandole sfogare tutto lo schifo che le è stato vomitato addosso stasera.
Il petto mi si stringe in una morsa di piombo.
Anna è aggrappata alla mia camicia aperta, le dita che mi graffiano la pelle nuda, il viso affondato contro i miei addominali. Il suo pianto non è un capriccio, è il crollo totale di una diga che ha cercato di tenere su con lo sputo e con un orgoglio malato.
"Shh... respira, Anna. Respira," le mormoro, la voce ruvida ma carica di una dolcezza che non pensavo di possedere. Le passo una mano tra i capelli scuri e scompigliati, mentre con l'altra le accarezzo la schiena nuda, sfiorando il bordo di quel fottuto corsetto strappato.
"È... è un mostro, Gio," singhiozza, la voce rotta, tremante contro la mia pelle. "È fottutamente malato. Non è come te. Tu sei arrogante, sei prepotente... ma lui è tossico. Vuole il controllo totale."
Mi si gela il sangue. Smetto di accarezzarla e la stringo più forte, possessivo, come se potessi farle scudo col mio stesso corpo. "Che ti ha fatto in quella macchina, principessa? Dimmelo."
Anna tira su col naso, sollevando appena il viso bagnato. I suoi occhi neri sono gonfi, le labbra tremanti. "Io non volevo farlo," confessa in un sussurro strozzato, la vergogna che le colora le guance. "Volevo solo uscire con lui per farti impazzire. Volevo farti morire di gelosia dopo quello che avevi fatto con Miriam. Ma quando siamo arrivati in macchina... io gli ho detto di fermarsi. Gli ho detto di no."
Chiude gli occhi, e una nuova lacrima le riga il viso.
"Ma lui non ascolta. Se non fai quello che dice lui, se provi a fermarlo... diventa cattivo. Manesco. Mi ha afferrata per i fianchi, mi ha schiacciata contro il sedile e ha stretto finché non ho smesso di dimenarmi." La sua mano scivola inconsciamente sul fianco, coprendo il punto dove so esserci quel livido osceno. "Stasera in camera ha fatto lo stesso. Ha chiuso la porta a chiave e mi ha buttata sul letto. Io piangevo, gli spingevo il petto, ma lui mi ha dato uno schiaffo per farmi stare zitta e mi ha bloccato il collo..."
Chiudo gli occhi a mia volta, la mascella così serrata che i denti scricchiolano. L'immagine di Gigi che la colpisce, che la forza mentre lei piange, mi fa venire voglia di scendere di sotto, prendere la macchina, tornare a casa di Miriam e finire di ammazzarlo a mani nude.
"Faccio solo cazzate, Gio!" sbotta all'improvviso Anna, la disperazione che le fa alzare la voce. Nasconde di nuovo il viso contro il mio petto, disperata. "Faccio schifo! È tutta colpa mia. Ho iniziato io questo fottuto casino... questa guerra con te. Se non avessi iniziato a provocarti, se non ti avessi sfidato, non avrei mai usato quel bastardo e non mi sarei messa in questa situazione di merda!"
Piange più forte, le spalle che sussultano violentemente, odiandosi per essersi spinta in un gioco molto più grande e crudele di lei.
"Ehi. Guardami," le intimo dolcemente, prendendole il viso tra le mani. I miei pollici le asciugano le lacrime bollenti che le rigano le guance. "Non dirlo neanche per scherzo. Tu non hai nessuna colpa se quel pezzo di merda non sa cos'è un fottuto no. E per quanto riguarda noi..." Deglutisco, perdendomi nei suoi occhi lucidi e neri. "Hai iniziato una guerra, sì. Ma l'ho voluta combattere anch'io. E non mi pento di un singolo secondo passato a impazzire per te."
Anna trattiene il fiato. Le sue labbra si dischiudono, e per un attimo il terrore e la mortificazione lasciano il posto a qualcos'altro. Una scintilla, timida ma inequivocabile, nel buio della nostra stanza.
L'istinto di protezione si fonde con una lussuria densa, pesante e inevitabile.
Non so chi di noi due si muova per primo, ma la distanza tra noi si azzera.
Abbasso il viso sul suo. Non la divoro con l'aggressività di stamattina. Inizio a baciarle le guance, assaporando il sale delle sue lacrime, muovendomi con una lentezza devota che la fa rabbrividire. Le mie labbra sfiorano i suoi zigomi, la linea della sua mascella, in una pioggia di baci caldi, bagnati e rassicuranti.
"Sei al sicuro ora," le sussurro contro la pelle morbida sotto l'orecchio. "Sei con me."
Anna emette un gemito debole, un suono spezzato che vibra contro le mie labbra. Le sue mani, che fino a un secondo prima mi stringevano la camicia per disperazione, ora scivolano sulle mie spalle nude. Le sue dita si aggrappano ai miei muscoli tesi.
Il mio corpo reagisce con una fiammata immediata. Mi sollevo appena, spostando il mio peso, e mi metto a cavalcioni su di lei.
La schiaccio dolcemente contro il materasso, intrappolandola sotto di me in una gabbia che sa di pelle, calore e vaniglia. Il mio petto sfrega contro i suoi seni, resi ancora più esposti dal corsetto ormai inutile. La sento sussultare quando la mia erezione, svegliata di colpo e dolorosamente dura contro il denim dei miei jeans, preme esattamente contro l'incavo del suo bacino.
Scendo con la bocca sul suo collo, baciandola e mordicchiandole la carne sensibile con una passione fottutamente travolgente. Ogni mio bacio è pensato per cancellare il ricordo delle mani di Gigi, per marchiarla di nuovo, per farle capire che lei appartiene solo a questa fottuta, tossica e meravigliosa follia che ci lega.
Anna inarca la schiena, offrendomi la gola. Abbandona la testa sul cuscino, chiudendo gli occhi. Il suo respiro si fa corto, affannato, e le sue mani scivolano sulla mia schiena, tirandomi ancora più vicino. La guerra di potere è finita. Siamo solo due corpi rotti che cercano disperatamente di curarsi a vicenda, bruciando nel buio.
Ti è piaciuto?
Scrivo racconti da poco e spero davvero possano piacere!
Altri racconti di Alessia
Commenti 0
Accedi per scrivere un commento…Nessun commento ancora. Scrivi il primo.