Il mio cervello va in totale, meraviglioso e fottuto corto circuito.
La rabbia, l'odio per Gigi e l'immagine di Anna chiusa in quella stanza al piano di sopra vengono spazzati via da uno tsunami di carne, alcol e lussuria. Non faccio in tempo a sfilarmi la camicia che Miriam e Giusy mi sono già addosso.
Si spingono contro di me, facendomi cadere all'indietro con la schiena contro i cuscini. Mi ritrovo intrappolato in un groviglio di pelle bollente, profumi dolciastri e respiri pesanti. E non hanno la minima intenzione di andarci piano.
Senza dire una parola, si chinano su di me. Mi sbattono letteralmente i seni in faccia, in un assalto frontale e sfacciato che mi toglie il fiato. Il contrasto è ipnotico, osceno. Da una parte la pelle scura, tonica e perfetta di Miriam; dall'altra la carne chiara, morbidissima e abbondante di Giusy. Il suo petto pesante mi preme contro la guancia, caldo e opprimente.
Azzanno l'esca. La divoro.
Affondo il viso in mezzo a loro, aprendo la bocca. Inizio a succhiare con una foga disperata, animale. Prendo il capezzolo turgido di Giusy tra le labbra, tirandolo e massaggiandolo con la lingua. Lei lancia un gemito acuto, sorpreso, inarcando la schiena e spingendomi il seno ancora più a fondo contro la bocca, le dita che mi si aggrappano ai capelli sudati.
"Mio dio, Gio... sì, cazzo!" ansima Giusy, la voce impastata dalla sbronza, la timidezza completamente bruciata dalla vodka e dall'eccitazione.
Non le do tregua. Passo a Miriam, mordendole la pelle sotto la clavicola, per poi prendere anche lei in bocca con la stessa foga spietata. Le mie mani non stanno ferme: afferro i fianchi di entrambe, stringendo i loro corpi seminudi contro di me in una morsa possessiva. Ho bisogno di saziarmi, di stordirmi.
Ma loro non sono da meno.
Mentre io mi accanisco sui loro petti, le loro mani scendono all'unisono verso il mio bacino. Miriam e Giusy si appoggiano ai lati dei miei fianchi e iniziano a massaggiarmi attraverso il denim spesso dei jeans. Le loro dita, veloci e calde, premono e sfregano contro la mia erezione dolorante. La cerniera metallica mi si incastra contro la carne tesa a ogni loro movimento, creando un attrito ruvido, fottutamente eccitante.
"Sei di marmo, tigre," mi sussurra Miriam all'orecchio, la voce roca, mentre la sua mano accelera il ritmo sui miei pantaloni, premendo esattamente dove ho bisogno. "Vuoi farci impazzire?"
"Voglio che mi svuotiate il cervello," ringhio in risposta, il respiro spezzato, affondando di nuovo il viso nella scollatura di Giusy.
"Te lo svuotiamo noi il cervello," ridacchia Giusy, la risata resa gutturale dalla lussuria.
Con un movimento fluido, Giusy si allunga verso il comodino e recupera la bottiglia mezza vuota di vodka che si era portata dietro dal salotto. Si rimette in ginocchio sopra di me, svitando il tappo con i denti. Ha lo sguardo annebbiato, un sorriso perverso e malizioso che non le avevo mai visto in faccia.
Senza avvertirmi, inclina la bottiglia.
Il liquido ghiacciato le cola direttamente sui seni nudi. Scivola sulla sua pelle chiara, inondando i capezzoli per poi cadere giù, gocciolando sul petto scuro di Miriam che si è stretta contro di lei. Lo shock termico fa sussultare entrambe, scatenando una scia di gemiti sguaiati che riempiono la stanza.
"Bevila, Gio," mi ordina Giusy, il petto che le si alza e si abbassa freneticamente. "Non farne cadere neanche una goccia sul letto."
L'odore pungente dell'alcol si mescola a quello del loro sudore. È l'invito più sporco e perfetto che potessero farmi.
Sporgo la testa in avanti. La mia lingua scatta per raccogliere la vodka direttamente dalla loro pelle. Lecco le gocce gelide dal seno di Giusy, assaporando il bruciore dell'alcol misto al sapore salato del suo corpo, scendendo fino all'attaccatura per poi passare alla pelle scura di Miriam. Succhio la vodka dai loro capezzoli intirizziti dal freddo del liquido, bagnandomi il mento e il collo, inebriandomi letteralmente dei loro corpi.
Loro continuano a sfregarmi attraverso i jeans, i movimenti resi ancora più frenetici dall'alcol e dalla sensazione della mia lingua ruvida che le tortura senza pietà.
La stanza gira. Il calore, il sapore aspro della vodka, i gemiti sovrapposti delle mie due amiche, l'attrito disperato sui miei pantaloni... è un'overdose sensoriale totale. Sto affogando, ed è l'unica fottuta cosa che voglio fare.
"Spogliati," sibila Miriam, tirandomi per il colletto della camicia aperta. "Togliti questi cazzo di jeans prima che te li strappiamo a morsi."
La stanza sta letteralmente girando, ma non me ne frega un cazzo. L'ordine di Miriam è l'unica cosa che riesco a processare.
Non me lo faccio ripetere due volte. Scatto a sedere, afferro il bordo dei miei jeans e li tiro giù con uno strattone violento, calciando via anche i boxer. Mi libero di tutto, restando completamente nudo e vulnerabile sotto i loro sguardi annebbiati e affamati.
Miriam e Giusy non perdono un secondo.
Si muovono all'unisono. I loro corpi si abbassano verso il mio bacino, i seni pesanti, resi lucidi e appiccicosi dalla vodka zuccherina, che si strusciano contro le mie cosce e il mio addome teso. È un contatto viscido, freddo e bollente allo stesso tempo.
Poi, le loro bocche si impossessano di me.
Il primo contatto è una scossa elettrica che mi fa inarcare la schiena contro il materasso, strappandomi un gemito rauco e profondo. Iniziano a collaborare con una sincronia che mi devasta. Miriam, sfacciata ed esperta, usa le labbra e la lingua con una pressione decisa, succhiando con una foga che mi toglie il respiro. Giusy si affianca a lei, la sua bocca più morbida ma incredibilmente avida.
"Mio dio..." rantolo, affondando le mani nei loro capelli, intrecciando le dita tra le ciocche scure di Miriam e quelle chiare di Giusy.
Si alternano, si scambiano il posto senza mai farmi mancare il calore. Quando Miriam si ritrae per riprendere fiato, Giusy la sostituisce immediatamente, accogliendomi a fondo. Poi, in un gesto che mi manda il cervello in fumo, uniscono le forze. Le loro guance si sfiorano. Strusciano le labbra contemporaneamente ai lati della mia carne tesa, le loro lingue che si rincorrono e si intrecciano sulla mia pelle ipersensibile, bagnandomi completamente.
Il silenzio della stanza è rotto solo dai nostri respiri spezzati e da quel suono osceno, bagnato. Il rumore inconfondibile della saliva appiccicaticcia e della vodka che si mescolano mentre mi divorano.
"Così... cazzo, non fermatevi..." mormoro, la voce che non mi appartiene più.
"Sei fottutamente perfetto, Gio," farfuglia Miriam contro la mia pelle, prima di tornare a dedicarsi a me, mentre Giusy ride sommessamente, una vibrazione calda che sento fin dentro le ossa.
Fisicamente, è il paradiso. È l'apoteosi del piacere, un calore denso e avvolgente che dovrebbe azzerarmi la coscienza. La sensazione delle loro bocche che lavorano insieme, l'attrito umido, i loro seni appiccicosi che mi sfiorano l'addome... è la cosa più bella e intensa che io abbia mai provato.
Eppure...
Chiudo gli occhi, buttando la testa all'indietro contro i cuscini per godermi quell'estasi. Ma quando le palpebre si abbassano, il buio non arriva. Il volto di Miriam sparisce. Quello di Giusy svanisce nel nulla.
Nella mia testa, marchiata a fuoco sotto le palpebre chiuse, c'è solo lei.
Anna.
Vedo i suoi occhi neri, fieri e terrorizzati. Vedo le sue labbra sporche di rossetto. Rivedo la sua mano piccola e insaponata di vaniglia che mi stringeva sotto la doccia solo un'ora fa. Sento il fantasma del suo fiato sul mio collo quando mi ha sussurrato "grazie... stronzo".
L'ossessione è un cancro che mi sta divorando l'anima. Mentre queste due ragazze stupende stanno facendo l'impossibile per darmi piacere, la mia mente mi sta fottendo. Sto venendo succhiato da Miriam e Giusy, ma l'unica cosa che mi fa impazzire, l'unica cosa che sta spingendo la mia erezione al punto di rottura doloroso in questo momento, è l'immagine di Anna.
L'idea che lei sia nella stanza di sopra. Che Gigi le stia mettendo le fottute mani addosso. Il pensiero che quel livido le faccia male. La rabbia, la gelosia e il senso di possesso si fondono con il piacere fisico estremo che sto ricevendo, creando una miscela malata, perversa.
