La Mia Odiosa Gemella Tettona

Capitolo 6 - Vodka, Tette e Oblio

Alessia
3 hours ago

Il mio cervello va in totale, meraviglioso e fottuto corto circuito.

La rabbia, l'odio per Gigi e l'immagine di Anna chiusa in quella stanza al piano di sopra vengono spazzati via da uno tsunami di carne, alcol e lussuria. Non faccio in tempo a sfilarmi la camicia che Miriam e Giusy mi sono già addosso.

Si spingono contro di me, facendomi cadere all'indietro con la schiena contro i cuscini. Mi ritrovo intrappolato in un groviglio di pelle bollente, profumi dolciastri e respiri pesanti. E non hanno la minima intenzione di andarci piano.

Senza dire una parola, si chinano su di me. Mi sbattono letteralmente i seni in faccia, in un assalto frontale e sfacciato che mi toglie il fiato. Il contrasto è ipnotico, osceno. Da una parte la pelle scura, tonica e perfetta di Miriam; dall'altra la carne chiara, morbidissima e abbondante di Giusy. Il suo petto pesante mi preme contro la guancia, caldo e opprimente.

Azzanno l'esca. La divoro.

Affondo il viso in mezzo a loro, aprendo la bocca. Inizio a succhiare con una foga disperata, animale. Prendo il capezzolo turgido di Giusy tra le labbra, tirandolo e massaggiandolo con la lingua. Lei lancia un gemito acuto, sorpreso, inarcando la schiena e spingendomi il seno ancora più a fondo contro la bocca, le dita che mi si aggrappano ai capelli sudati.

"Mio dio, Gio... sì, cazzo!" ansima Giusy, la voce impastata dalla sbronza, la timidezza completamente bruciata dalla vodka e dall'eccitazione.

Non le do tregua. Passo a Miriam, mordendole la pelle sotto la clavicola, per poi prendere anche lei in bocca con la stessa foga spietata. Le mie mani non stanno ferme: afferro i fianchi di entrambe, stringendo i loro corpi seminudi contro di me in una morsa possessiva. Ho bisogno di saziarmi, di stordirmi.

Ma loro non sono da meno.

Mentre io mi accanisco sui loro petti, le loro mani scendono all'unisono verso il mio bacino. Miriam e Giusy si appoggiano ai lati dei miei fianchi e iniziano a massaggiarmi attraverso il denim spesso dei jeans. Le loro dita, veloci e calde, premono e sfregano contro la mia erezione dolorante. La cerniera metallica mi si incastra contro la carne tesa a ogni loro movimento, creando un attrito ruvido, fottutamente eccitante.

"Sei di marmo, tigre," mi sussurra Miriam all'orecchio, la voce roca, mentre la sua mano accelera il ritmo sui miei pantaloni, premendo esattamente dove ho bisogno. "Vuoi farci impazzire?"

"Voglio che mi svuotiate il cervello," ringhio in risposta, il respiro spezzato, affondando di nuovo il viso nella scollatura di Giusy.

"Te lo svuotiamo noi il cervello," ridacchia Giusy, la risata resa gutturale dalla lussuria.

Con un movimento fluido, Giusy si allunga verso il comodino e recupera la bottiglia mezza vuota di vodka che si era portata dietro dal salotto. Si rimette in ginocchio sopra di me, svitando il tappo con i denti. Ha lo sguardo annebbiato, un sorriso perverso e malizioso che non le avevo mai visto in faccia.

Senza avvertirmi, inclina la bottiglia.

Il liquido ghiacciato le cola direttamente sui seni nudi. Scivola sulla sua pelle chiara, inondando i capezzoli per poi cadere giù, gocciolando sul petto scuro di Miriam che si è stretta contro di lei. Lo shock termico fa sussultare entrambe, scatenando una scia di gemiti sguaiati che riempiono la stanza.

"Bevila, Gio," mi ordina Giusy, il petto che le si alza e si abbassa freneticamente. "Non farne cadere neanche una goccia sul letto."

L'odore pungente dell'alcol si mescola a quello del loro sudore. È l'invito più sporco e perfetto che potessero farmi.

Sporgo la testa in avanti. La mia lingua scatta per raccogliere la vodka direttamente dalla loro pelle. Lecco le gocce gelide dal seno di Giusy, assaporando il bruciore dell'alcol misto al sapore salato del suo corpo, scendendo fino all'attaccatura per poi passare alla pelle scura di Miriam. Succhio la vodka dai loro capezzoli intirizziti dal freddo del liquido, bagnandomi il mento e il collo, inebriandomi letteralmente dei loro corpi.

Loro continuano a sfregarmi attraverso i jeans, i movimenti resi ancora più frenetici dall'alcol e dalla sensazione della mia lingua ruvida che le tortura senza pietà.

La stanza gira. Il calore, il sapore aspro della vodka, i gemiti sovrapposti delle mie due amiche, l'attrito disperato sui miei pantaloni... è un'overdose sensoriale totale. Sto affogando, ed è l'unica fottuta cosa che voglio fare.

"Spogliati," sibila Miriam, tirandomi per il colletto della camicia aperta. "Togliti questi cazzo di jeans prima che te li strappiamo a morsi."

La stanza sta letteralmente girando, ma non me ne frega un cazzo. L'ordine di Miriam è l'unica cosa che riesco a processare.

Non me lo faccio ripetere due volte. Scatto a sedere, afferro il bordo dei miei jeans e li tiro giù con uno strattone violento, calciando via anche i boxer. Mi libero di tutto, restando completamente nudo e vulnerabile sotto i loro sguardi annebbiati e affamati.

Miriam e Giusy non perdono un secondo.

Si muovono all'unisono. I loro corpi si abbassano verso il mio bacino, i seni pesanti, resi lucidi e appiccicosi dalla vodka zuccherina, che si strusciano contro le mie cosce e il mio addome teso. È un contatto viscido, freddo e bollente allo stesso tempo.

Poi, le loro bocche si impossessano di me.

Il primo contatto è una scossa elettrica che mi fa inarcare la schiena contro il materasso, strappandomi un gemito rauco e profondo. Iniziano a collaborare con una sincronia che mi devasta. Miriam, sfacciata ed esperta, usa le labbra e la lingua con una pressione decisa, succhiando con una foga che mi toglie il respiro. Giusy si affianca a lei, la sua bocca più morbida ma incredibilmente avida.

"Mio dio..." rantolo, affondando le mani nei loro capelli, intrecciando le dita tra le ciocche scure di Miriam e quelle chiare di Giusy.

Si alternano, si scambiano il posto senza mai farmi mancare il calore. Quando Miriam si ritrae per riprendere fiato, Giusy la sostituisce immediatamente, accogliendomi a fondo. Poi, in un gesto che mi manda il cervello in fumo, uniscono le forze. Le loro guance si sfiorano. Strusciano le labbra contemporaneamente ai lati della mia carne tesa, le loro lingue che si rincorrono e si intrecciano sulla mia pelle ipersensibile, bagnandomi completamente.

Il silenzio della stanza è rotto solo dai nostri respiri spezzati e da quel suono osceno, bagnato. Il rumore inconfondibile della saliva appiccicaticcia e della vodka che si mescolano mentre mi divorano.

"Così... cazzo, non fermatevi..." mormoro, la voce che non mi appartiene più.

"Sei fottutamente perfetto, Gio," farfuglia Miriam contro la mia pelle, prima di tornare a dedicarsi a me, mentre Giusy ride sommessamente, una vibrazione calda che sento fin dentro le ossa.

Fisicamente, è il paradiso. È l'apoteosi del piacere, un calore denso e avvolgente che dovrebbe azzerarmi la coscienza. La sensazione delle loro bocche che lavorano insieme, l'attrito umido, i loro seni appiccicosi che mi sfiorano l'addome... è la cosa più bella e intensa che io abbia mai provato.

Eppure...

Chiudo gli occhi, buttando la testa all'indietro contro i cuscini per godermi quell'estasi. Ma quando le palpebre si abbassano, il buio non arriva. Il volto di Miriam sparisce. Quello di Giusy svanisce nel nulla.

Nella mia testa, marchiata a fuoco sotto le palpebre chiuse, c'è solo lei.

Anna.

Vedo i suoi occhi neri, fieri e terrorizzati. Vedo le sue labbra sporche di rossetto. Rivedo la sua mano piccola e insaponata di vaniglia che mi stringeva sotto la doccia solo un'ora fa. Sento il fantasma del suo fiato sul mio collo quando mi ha sussurrato "grazie... stronzo".

L'ossessione è un cancro che mi sta divorando l'anima. Mentre queste due ragazze stupende stanno facendo l'impossibile per darmi piacere, la mia mente mi sta fottendo. Sto venendo succhiato da Miriam e Giusy, ma l'unica cosa che mi fa impazzire, l'unica cosa che sta spingendo la mia erezione al punto di rottura doloroso in questo momento, è l'immagine di Anna.

L'idea che lei sia nella stanza di sopra. Che Gigi le stia mettendo le fottute mani addosso. Il pensiero che quel livido le faccia male. La rabbia, la gelosia e il senso di possesso si fondono con il piacere fisico estremo che sto ricevendo, creando una miscela malata, perversa.

Sto godendo come un animale, ma lo sto facendo usando i loro corpi per fingere che sia lei.

"Ah! Cazzo, Anna…" Il nome di Anna mi muore in gola, trasformandosi in un gemito strozzato, rauco e disperato.

Ma il frastuono dei nostri respiri, lo schiocco umido dei loro baci e l'alcol che brucia nei loro fottuti cervelli le rendono sorde. Non se ne accorgono. Non fanno una piega. Anzi, la mia reazione involontaria viene scambiata per pura estasi fisica.

Miriam solleva il viso dalla mia carne, le labbra lucide e gonfie, e mi fissa con uno sguardo carico di malizia e lussuria annebbiata. Giusy la imita, asciugandosi un rivolo di saliva e vodka dal mento con il dorso della mano.

"Ti piace, tigre?" sussurra Miriam, la voce graffiante, strusciando i seni nudi e appiccicosi contro il mio addome madido di sudore. "Oggi pomeriggio, prima che arrivaste tu e la tua sorellina a rompere le palle, io e Giusy abbiamo fatto un po' di compiti a casa. Abbiamo guardato qualche video sul telefono..."

"Volevamo studiare un po' di cose fottutamente sexy da farti insieme," le fa eco Giusy, ridacchiando con una sfacciataggine che mi manda in tilt il sistema nervoso. "Dicci che siamo state brave."

Senza aspettare la mia risposta, Miriam e Giusy si guardano. Un'intesa perversa, ubriaca e spietata le lega. Si chinano di nuovo su di me e, con un tempismo perfetto, sputano insieme sulla mia virilità tesa.

Il contatto della loro saliva fresca e abbondante sulla mia carne sensibile è una scossa che mi fa contorcere i muscoli della schiena. Riprendono a scivolare su e giù, la lubrificazione extra che rende ogni loro movimento ancora più scivoloso, estremo, fottutamente osceno. Il rumore bagnato riempie la stanza, sovrastando il ronzio dell'aria condizionata.

Ma Miriam non ha finito. L'esibizionismo e la sua natura dominante prendono il sopravvento.

Si stacca da me, lasciando Giusy da sola a divorare il mio bacino. "Fallo impazzire, Giusy," le ordina, la voce ridotta a un sussurro roco.

Miriam si solleva in ginocchio. Si sfila gli slip di pizzo nero facendoli scivolare lungo le gambe e lanciandoli sul pavimento, liberandosi dell'ultimo fottuto ostacolo. Poi, con una prepotenza che non ammette repliche, mi pianta le mani sulle spalle e mi spinge ad appiattirmi del tutto contro il materasso.

Si sposta in avanti, scavalcando il mio petto con le ginocchia, e si abbassa esattamente sopra il mio viso.

Mi ritrovo la sua intimità nuda, bollente e umida, premuta letteralmente contro la bocca. Il suo profumo pungente e muschiato mi invade le narici, azzerandomi l'ossigeno e la lucidità. Miriam si siede su di me, inarcando la schiena all'indietro, e affonda le mani nei miei capelli. Le sue dita si intrecciano tra le mie ciocche, stringendole con forza per tenermi intrappolato, bloccandomi la testa esattamente dove mi vuole.

"Ora tocca a te," ansima, spingendo il suo bacino contro le mie labbra. "Leccami, Gio. Fammi morire."

Sono intrappolato. Totalmente, fottutamente sopraffatto.

Giusy è giù, la sua bocca avida, morbida e calda che mi succhia senza pietà, le sue mani che mi accarezzano le cosce, trascinandomi verso l'orgasmo. E Miriam è sopra di me, mi toglie il respiro, mi domina, esigendo che la mia lingua lavori per lei. È un assalto bidirezionale che mi frantuma il cervello.

Apro la bocca e obbedisco. Affondo la lingua nel suo sapore, leccando e stuzzicando il suo centro pulsante con la stessa disperazione con cui Giusy sta divorando la mia carne. È un circolo vizioso di fluidi, respiri spezzati e lussuria cieca.

Non riesco più a pensare. Non riesco più a muovermi se non per assecondarle. L'overdose fisica è assoluta. Le mani di Miriam mi tirano i capelli a ogni mia leccata profonda, il suo bacino scatta contro il mio viso facendomi bere il suo piacere, mentre la pressione umida della bocca di Giusy, unita al calore asfissiante di quella posizione, mi sta spingendo senza freni verso il punto di rottura totale.

Il fottuto senso di colpa per essermi distratto mi colpisce come uno schiaffo.

Ho addosso due ragazze spettacolari, disposte a fare qualsiasi cosa per farmi impazzire, e io sto sprecando questo paradiso per pensare ad Anna? A lei che in questo momento si sta facendo toccare da quel viscido nella stanza di sopra?

Basta. Fanculo.

Apro gli occhi, il sangue che mi pompa nelle vene con una violenza inaudita, e decido di annientare il ricordo di mia sorella nell'unico modo possibile: perdendo completamente il controllo.

Afferro i fianchi nudi di Miriam, le dita che affondano nella sua carne scura, e la schiaccio ancora di più contro il mio viso. La mia lingua scatta in avanti con una foga spietata, animale. Inizio a leccarla e a succhiarla con un'intensità fuori di testa, concentrandomi esattamente sul suo clitoride turgido e ipersensibile. Uso i denti, le labbra, il respiro caldo, divorandola senza darle un secondo per prendere fiato.

Miriam viene letteralmente fulminata da quella scossa di aggressività. Inarca la schiena fino a farsi scricchiolare le vertebre, tirandomi i capelli con una forza disperata.

"Mio dio... Gio! Sì, cazzo... così!" urla.

Non si trattiene. I suoi gemiti sono sguaiati, altissimi, osceni. Riempiono la stanza, rimbalzano contro le pareti e si infilano dritti nel soffitto. Sono sicuro al cento per cento che li stiano sentendo anche quei due nella stanza di sopra. Anzi, voglio che li sentano. Voglio che Anna senta esattamente come sto facendo urlare la mia amica.

Sotto, Giusy percepisce il mio cambio di ritmo. Sente i miei muscoli contrarsi e la mia erezione pulsare furiosamente contro la sua gola. Accetta la sfida. Aumenta la pressione delle labbra, succhiandomi con un'intensità brutale, bagnata, mentre le sue mani mi stringono la base con possessività. Il rumore della sua bocca e i gridi di Miriam mi stanno trascinando nel vuoto.

Il calore è asfissiante. Sto per cedere. Sono letteralmente sull'orlo del baratro, a un respiro dall'esplodere dentro la bocca di Giusy mentre faccio venire Miriam sulla mia lingua.

Il climax generale è a un fottuto millimetro.

Poi, l'aria si squarcia.

Non è un gemito. Non è un suono di piacere. È un urlo. Acuto, disperato e terrorizzato, che penetra attraverso il legno del soffitto come una lama di ghiaccio dritta nel mio cervello.

"Gigi, ti ho detto di no! Basta!"

Il tempo si congela. Il mio cuore perde un battito, per poi ripartire a una velocità folle, pompando pura, nera adrenalina.

L'istinto animale cancella la lussuria in un nanosecondo. La mia erezione perde di colpo la sua urgenza, sostituita da un istinto omicida che mi fa vedere rosso.

Senza la minima delicatezza, pianto le mani sui fianchi di Miriam e la sposto di peso. La sbalzo via dal mio viso con uno strattone ruvido, facendola cadere di lato sul materasso.

"Ah! Ma che cazzo fai?!" stride Miriam, il viso stravolto, a un respiro dall'orgasmo che le ho appena negato brutalmente. "Gio, stavo per venire!"

Non la guardo nemmeno. Spingo via Giusy per le spalle, allontanando la sua bocca da me, e scatto a sedere come se il letto avesse preso fuoco.

"Gio, ma che succede?" balbetta Giusy, pulendosi la bocca col dorso della mano, spaventata dalla mia reazione fulminea e dall'espressione demoniaca che mi si è stampata in faccia.

"Gigi ha rotto il fottuto cazzo," ringhio, la voce che trema per la rabbia repressa.

Balzo in piedi. Recupero i miei boxer e i jeans dal pavimento e me li infilo con gesti scattosi, frenetici, tirando su la cerniera con una violenza tale da rischiare di romperla. Afferro la camicia scura e me la butto sulle spalle, senza nemmeno perdere tempo ad allacciare i bottoni.

"Gio, fermati, dove cazzo vai?!" mi urla Miriam alle spalle, mettendosi a sedere sul letto, la frustrazione e la rabbia che le deformano i lineamenti.

Ma io sono già alla porta.

Quell'urlo mi ha acceso un fuoco dentro che nessuna vodka e nessuna bocca possono spegnere. Quel bastardo ha superato il limite. Ha ignorato un "no". Le ha fatto del male.

Spalanco la porta della camera, lasciando le due ragazze nude e sconvolte sul letto, e mi fiondo nel corridoio.

I gradini di legno spariscono sotto i miei piedi. Li prendo a tre a tre, il cuore che mi rimbomba nel cranio. Dietro di me,sento i passi scalzi e affannati di Miriam e Giusy, che non si sono nemmeno prese la briga di recuperare i vestiti dal salotto.

Arrivo davanti alla porta della camera di gigi. Non perdo tempo con la maniglia. Alzo la gamba e pianto il tallone nudo direttamente contro il legno, vicino alla serratura.

CRAC. La porta cede di schianto, spalancandosi e sbattendo violentemente contro il muro interno.

La scena che mi ritrovo davanti mi congela il sangue nelle vene in un istante, per poi farlo letteralmente ribollire.

Sono entrambi completamente nudi sul letto sfatto. Gigi è a cavalcioni su Anna, schiacciandola contro il materasso col peso del suo corpo sudato. La sua mano grande è stretta attorno alla gola di mia sorella, non per gioco, ma con una forza brutale che le sta mozzando il respiro. Ma è la pelle ambrata di Anna a farmi spegnere il cervello: sulla guancia sinistra ha il segno rosso fuoco di uno schiaffo inequivocabile, e un altro marchio rossastro le deturpa la carne morbida del seno nudo.

Anna ha gli occhi sgranati, pieni di lacrime silenziose. Il suo corpo freme in una ribellione disperata, rannicchiandosi per cercare di coprirsi e sfuggire a quell'aggressione.

"Gio, fermo!" urla Miriam alle mie spalle.

Giusy mi si aggrappa al braccio, terrorizzata dallo spettacolo, i suoi seni nudi e appiccicosi di vodka che premono contro il mio gomito. "Mio dio, Gio, non fare cazzate!"

Ma io non sento niente. Sento solo il rumore bianco della furia assassina.

Mi libero dalla presa di Giusy con uno strattone violento. Azzero la distanza verso il letto. Non gli dico niente. Non lo avverto. Afferro Gigi per i capelli e per la spalla nuda, piantandogli le unghie nella carne, e lo sbalzo via dal corpo di Anna con una forza che non sapevo nemmeno di avere.

Gigi lancia un gemito sorpreso e rovina pesantemente sul pavimento di legno con un tonfo sordo.

Senza degnarlo di uno sguardo, mi volto verso Anna. È raggomitolata su se stessa, le braccia incrociate sul petto nudo e martoriato per nascondere la sua intimità violata. Trema come una fottuta foglia. Il suo sguardo incrocia il mio e, per la prima volta da quando siamo arrivati in questa casa, l'arroganza è completamente sparita. C'è solo terrore e vergogna.

"Vestiti," le ringhio addosso, la voce che mi esce come un raschio basso e inumano. Non mi avvicino per accarezzarla. Sono troppo incazzato e pericoloso in questo momento. "Vestiti subito. Ce ne andiamo."

Anna annuisce freneticamente, asciugandosi le lacrime col dorso della mano. Scatta in piedi barcollando, afferrando da terra il corsetto di pizzo strappato e la gonna di pelle. Cerca di infilarseli con le mani che le tremano convulsamente, offrendomi sprazzi del suo corpo nudo e segnato.

Dietro di me, Gigi si tira su dal pavimento. Barcolla. È ubriaco fradicio, il cazzo penzolante e l'arroganza intatta. Non ha ancora capito a un passo da quale abisso si trovi.

"Ma che cazzo vuoi, sfigato?" biascica Gigi, sputacchiando saliva. Mi viene incontro e ha la fottuta, suicida audacia di spingermi, piantandomi le mani sul petto nudo. "Fai il cavaliere? Fino a due minuti fa te la facevi succhiare di sotto dalle amichette!" Lancia un'occhiata viscida verso Miriam e Giusy, ancora sulla soglia, completamente nude e impietrite. "Tua sorella fa la santarellina, ma le piace farsi trattare da troia. Voleva solo farti ingelosire! Ha giocato a fare la puttana tutto il tempo, ma quando le ho detto di allargare le gambe sul serio ha iniziato a fare la figa di legno e a frignare..."

Il tempo si ferma.

La mia spalla scatta all'indietro. Carico il braccio destro, mettendo tutto il fottuto peso del mio corpo, tutta la vodka che ho in circolo, e tutto l'odio viscerale che provo per lui in un singolo movimento.

Il mio pugno si schianta contro il centro della sua faccia.

Il CRAC del suo naso che si frantuma sotto le mie nocche rimbomba nella stanza. È un suono ripugnante e meraviglioso. Gigi non emette un suono; crolla all'indietro come un sacco vuoto, sbattendo la testa contro la cassettiera prima di accasciarsi a terra in un lago di sangue che inizia subito a macchiargli il petto nudo.

Giusy lancia un urlo acuto, coprendosi la bocca con le mani. Miriam resta in silenzio, gli occhi sgranati.

Mi massaggio le nocche pulsanti, il respiro pesante. Non mi sento in colpa. Mi sento fottutamente onnipotente.

Mi volto verso Anna. Si è infilata la gonna e si sta tenendo il corsetto stretto al petto, incapace di allacciarlo dietro. Ha la testa bassa, i capelli in disordine.

Le afferro il braccio, stringendolo il giusto per farle capire che non deve fiatare, e la trascino verso la porta. Mentre passo davanti a Miriam e Giusy, che si fanno di lato per lasciarmi passare, mi fermo per un millesimo di secondo.

"Scusate per il disastro, Miri," dico, la voce gelida e svuotata. "Passatevi una buona serata."

E senza aggiungere altro, scendo le scale trascinandomi dietro mia sorella, lasciando quella fottuta casa degli orrori una volta per tutte.

L'aria calda della notte ci avvolge non appena ci lasciamo il cancello di Miriam alle spalle, ma il gelo che è calato tra me e Anna è assoluto.

La camminata verso casa è un funerale silenzioso. Non vola una mosca. Sento solo il rumore irregolare dei suoi tacchi sull'asfalto e il mio respiro pesante. Cammina a un passo da me, le braccia incrociate sul petto per tenere chiuso quel corsetto di pizzo nero strappato, la testa china. È mortificata, svuotata. La leonessa arrogante che mi sfidava con lo sguardo solo un'ora fa è morta su quel fottuto letto degli ospiti, lasciando il posto a una ragazzina a pezzi.

Arriviamo a casa nostra. Il buio e il silenzio ci confermano che i nostri genitori stanno dormendo profondamente.

Anna non accende nemmeno la luce dell'ingresso. Si sfila i tacchi vertiginosi in silenzio, lasciandoli cadere sul tappeto, e sale le scale di legno a piedi nudi, come un fantasma.

Io mi dirigo prima verso il bagno del piano terra. Mi chiudo la porta alle spalle e apro l'acqua fredda del lavandino. Guardo il mio riflesso nello specchio: ho la camicia spalancata, i capelli sudati e arruffati per le mani di Miriam e Giusy, e le nocche della mano destra spaccate e sporche del sangue di Gigi. Mi sciacquo la faccia e le mani, cercando di lavarmi via lo schifo di questa serata, ma il battito del mio cuore è ancora un fottuto tamburo di guerra.

Asciugo il viso e salgo di sopra.

Spingo la porta della nostra camera. È buia, illuminata solo dalla debole luce della strada che filtra dalle tapparelle.

Anna è lì. È seduta sul bordo del suo letto, esattamente come l'ho vista sotto la doccia: immobile, persa nel vuoto, la schiena curva. Non si è ancora cambiata. Il corsetto nero pende tristemente dalle sue spalle, lasciando scoperta buona parte della sua pelle ambrata, compreso quel segno rossastro che le macchia la parte alta del seno.

Faccio due passi silenziosi e mi siedo accanto a lei sul materasso. Il materasso cigola sotto il mio peso. Anna non si gira a guardarmi. Fissa il muro davanti a sé.

"Cos'è successo in quella stanza?" le chiedo. La mia voce non ha la solita spigolosità arrogante. È bassa, stanca, quasi irriconoscibile.

Le sue spalle sussultano. Invece di rispondermi, si sdraia lentamente sul fianco, dandomi la schiena. Rannicchia le gambe al petto, tirandosi le ginocchia contro lo stomaco in una posizione fetale e difensiva. Vedo il suo corpo tremare, e nel silenzio della stanza distinguo il suono soffocato di un singhiozzo. Sta piangendo, e sta cercando disperatamente di non farmelo sentire.

L'istinto di protezione mi stringe la gola in una morsa dolorosa. Fanculo la guerra di potere. Fanculo i dispetti e la gelosia.

Mi sdraio dietro di lei.

Azzero lo spazio che ci separa sul materasso, incastrando il mio corpo contro il suo. Mi metto a cucchiaio, premendo il mio petto nudo e caldo contro la sua schiena fredda, le mie ginocchia dietro le sue. Faccio scivolare il braccio sinistro attorno alla sua vita sottile, coprendo il corsetto rotto, e la tiro delicatamente contro di me, avvolgendola in una morsa che non ha nulla a che fare con la lussuria, ma solo con un bisogno disperato di farla sentire al sicuro.

Sento il calore della sua pelle contro il mio stomaco, il profumo dolce della vaniglia mescolato a quello salato delle sue lacrime. È una sensazione di un'intimità disarmante, fottutamente più potente di qualsiasi atto sessuale io abbia mai consumato.

Anna si irrigidisce per un secondo sotto il mio tocco, sorpresa dal fatto che io non la stia giudicando o aggredendo, ma poi il suo corpo cede. Si affloscia contro di me.

"Ehi..." le sussurro contro i capelli scuri, affondando il viso nell'incavo del suo collo. La stringo un po' di più, accarezzandole il ventre con il pollice nudo. "Parliamo, dai. Prometto che non farò lo stronzo."

Quella fottuta, semplice promessa è la chiave che rompe gli ultimi argini della sua resistenza.

Anna emette un suono strozzato, un guaito di puro dolore e sollievo. Si gira di scatto tra le mie braccia. Seppellisce il viso contro il mio petto nudo e scoppia in un pianto dirotto, inarrestabile. Mi stringe la camicia aperta con le mani tremanti, aggrappandosi a me come se stessi per sparire, le lacrime calde che mi bagnano la pelle.

I suoi seni, a malapena coperti dal pizzo, si schiacciano contro i miei addominali a ogni singhiozzo che le squassa il petto, ma nessuno dei due ci fa caso. C'è solo l'attrito dei nostri corpi sudati e rotti, nel buio della nostra stanza, mentre le passo una mano tra i capelli per calmarla, lasciandole sfogare tutto lo schifo che le è stato vomitato addosso stasera.

Il petto mi si stringe in una morsa di piombo.

Anna è aggrappata alla mia camicia aperta, le dita che mi graffiano la pelle nuda, il viso affondato contro i miei addominali. Il suo pianto non è un capriccio, è il crollo totale di una diga che ha cercato di tenere su con lo sputo e con un orgoglio malato.

"Shh... respira, Anna. Respira," le mormoro, la voce ruvida ma carica di una dolcezza che non pensavo di possedere. Le passo una mano tra i capelli scuri e scompigliati, mentre con l'altra le accarezzo la schiena nuda, sfiorando il bordo di quel fottuto corsetto strappato.

"È... è un mostro, Gio," singhiozza, la voce rotta, tremante contro la mia pelle. "È fottutamente malato. Non è come te. Tu sei arrogante, sei prepotente... ma lui è tossico. Vuole il controllo totale."

Mi si gela il sangue. Smetto di accarezzarla e la stringo più forte, possessivo, come se potessi farle scudo col mio stesso corpo. "Che ti ha fatto in quella macchina, principessa? Dimmelo."

Anna tira su col naso, sollevando appena il viso bagnato. I suoi occhi neri sono gonfi, le labbra tremanti. "Io non volevo farlo," confessa in un sussurro strozzato, la vergogna che le colora le guance. "Volevo solo uscire con lui per farti impazzire. Volevo farti morire di gelosia dopo quello che avevi fatto con Miriam. Ma quando siamo arrivati in macchina... io gli ho detto di fermarsi. Gli ho detto di no."

Chiude gli occhi, e una nuova lacrima le riga il viso.

"Ma lui non ascolta. Se non fai quello che dice lui, se provi a fermarlo... diventa cattivo. Manesco. Mi ha afferrata per i fianchi, mi ha schiacciata contro il sedile e ha stretto finché non ho smesso di dimenarmi." La sua mano scivola inconsciamente sul fianco, coprendo il punto dove so esserci quel livido osceno. "Stasera in camera ha fatto lo stesso. Ha chiuso la porta a chiave e mi ha buttata sul letto. Io piangevo, gli spingevo il petto, ma lui mi ha dato uno schiaffo per farmi stare zitta e mi ha bloccato il collo..."

Chiudo gli occhi a mia volta, la mascella così serrata che i denti scricchiolano. L'immagine di Gigi che la colpisce, che la forza mentre lei piange, mi fa venire voglia di scendere di sotto, prendere la macchina, tornare a casa di Miriam e finire di ammazzarlo a mani nude.

"Faccio solo cazzate, Gio!" sbotta all'improvviso Anna, la disperazione che le fa alzare la voce. Nasconde di nuovo il viso contro il mio petto, disperata. "Faccio schifo! È tutta colpa mia. Ho iniziato io questo fottuto casino... questa guerra con te. Se non avessi iniziato a provocarti, se non ti avessi sfidato, non avrei mai usato quel bastardo e non mi sarei messa in questa situazione di merda!"

Piange più forte, le spalle che sussultano violentemente, odiandosi per essersi spinta in un gioco molto più grande e crudele di lei.

"Ehi. Guardami," le intimo dolcemente, prendendole il viso tra le mani. I miei pollici le asciugano le lacrime bollenti che le rigano le guance. "Non dirlo neanche per scherzo. Tu non hai nessuna colpa se quel pezzo di merda non sa cos'è un fottuto no. E per quanto riguarda noi..." Deglutisco, perdendomi nei suoi occhi lucidi e neri. "Hai iniziato una guerra, sì. Ma l'ho voluta combattere anch'io. E non mi pento di un singolo secondo passato a impazzire per te."

Anna trattiene il fiato. Le sue labbra si dischiudono, e per un attimo il terrore e la mortificazione lasciano il posto a qualcos'altro. Una scintilla, timida ma inequivocabile, nel buio della nostra stanza.

L'istinto di protezione si fonde con una lussuria densa, pesante e inevitabile.

Non so chi di noi due si muova per primo, ma la distanza tra noi si azzera.

Abbasso il viso sul suo. Non la divoro con l'aggressività di stamattina. Inizio a baciarle le guance, assaporando il sale delle sue lacrime, muovendomi con una lentezza devota che la fa rabbrividire. Le mie labbra sfiorano i suoi zigomi, la linea della sua mascella, in una pioggia di baci caldi, bagnati e rassicuranti.

"Sei al sicuro ora," le sussurro contro la pelle morbida sotto l'orecchio. "Sei con me."

Anna emette un gemito debole, un suono spezzato che vibra contro le mie labbra. Le sue mani, che fino a un secondo prima mi stringevano la camicia per disperazione, ora scivolano sulle mie spalle nude. Le sue dita si aggrappano ai miei muscoli tesi.

Il mio corpo reagisce con una fiammata immediata. Mi sollevo appena, spostando il mio peso, e mi metto a cavalcioni su di lei.

La schiaccio dolcemente contro il materasso, intrappolandola sotto di me in una gabbia che sa di pelle, calore e vaniglia. Il mio petto sfrega contro i suoi seni, resi ancora più esposti dal corsetto ormai inutile. La sento sussultare quando la mia erezione, svegliata di colpo e dolorosamente dura contro il denim dei miei jeans, preme esattamente contro l'incavo del suo bacino.

Scendo con la bocca sul suo collo, baciandola e mordicchiandole la carne sensibile con una passione fottutamente travolgente. Ogni mio bacio è pensato per cancellare il ricordo delle mani di Gigi, per marchiarla di nuovo, per farle capire che lei appartiene solo a questa fottuta, tossica e meravigliosa follia che ci lega.

Anna inarca la schiena, offrendomi la gola. Abbandona la testa sul cuscino, chiudendo gli occhi. Il suo respiro si fa corto, affannato, e le sue mani scivolano sulla mia schiena, tirandomi ancora più vicino. La guerra di potere è finita. Siamo solo due corpi rotti che cercano disperatamente di curarsi a vicenda, bruciando nel buio.