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Erotika
La Mia Odiosa Gemella Tettona · Cap. 1
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Capitolo 1 di 6 17 min di lettura

Guarda come mi scopo la tua migliore amica

l'introduzione a questo disfunzionale rapporto tabù tra due gemelli, che è ancora sul procinto di nascere, ma nel mentre lui si gode la succulenta migliore amica, che sia questo a smuovere le acque?

Alessia
7 mesi fa · 1.4k letture · 8

Il profumo stucchevole di vaniglia di mia sorella mi riempie le narici, ma viene subito coperto dall'odore pungente del nostro sudore. Affondo le mani nelle sue lenzuola chiare e perfettamente stirate, stringendole fino a far sbiancare le nocche, mentre spingo i fianchi in avanti.

Sotto di me, Alice ansima. Il suo viso dolce, incorniciato da quei capelli castani ormai appiccicati alla fronte sudata, è una maschera di puro piacere. È uno spettacolo vederla così, completamente abbandonata. Le mie mani scivolano giù, lungo i suoi fianchi, fino ad afferrare con forza quel culone morbido e burroso che mi fa impazzire. La stringo, affondando le dita nella sua carne, sollevandola appena per spingermi ancora più a fondo.

"Cazzo, Alice..." mormoro a denti stretti, piegandomi su di lei. "Ti piace farlo qui, eh? Sul letto immacolato della tua migliore amica?"

Lei spalanca gli occhi lucidi, mordendosi il labbro inferiore per non urlare. "Gio... ah... sei un bastardo."

"Rispondimi," la incalzo, afferrandole i seni pesanti. Le sfrego i pollici sui capezzoli già duri, sentendola inarcare la schiena contro di me. "Dimmelo che ti fa impazzire sapere che stiamo sporcando il suo santuario."

"Sì..." ansima lei, graffiandomi le spalle. "Sì, cazzo, non fermarti. Spingi di più."

Il suo gemito mi fa perdere del tutto la testa. Aumento il ritmo, lasciandomi guidare dall'istinto. Ogni volta che affondo, i nostri corpi sbattono producendo un rumore umido e osceno che rimbomba in questa stanza fin troppo silenziosa.

"Sei bellissima quando fai la troia per me," le sussurro all'orecchio, la voce roca per lo sforzo.

La sento stringersi intorno a me, le gambe che mi cingono i fianchi costringendomi a un gemito forte. Il ritmo accelera: pelle contro pelle, i suoi gemiti che si mescolano al suono dei nostri corpi che si cercano con violenza.

"Sto per venire, Gio... cazzo, ci sono quasi!" sussurra lei a mezza voce, terrorizzata che qualcuno possa sentirci, ma incapace di trattenersi.

"Vieni per me, Alice. Sporca tutto."

Sto per cedere anche io, i muscoli tesi allo spasmo, pronto a svuotarmi dentro di lei con un grugnito roco, quando un rumore metallico ci gela il sangue nelle vene.

Click.

La serratura della porta d'ingresso che scatta.

Il rumore metallico della serratura non mi blocca. Al contrario, è la fottuta scintilla finale. Il panico puro si mescola all'adrenalina in un cortocircuito che mi fa esplodere. Non riesco a trattenermi. Un grugnito roco mi graffia la gola mentre mi svuoto dentro di lei, sentendo gli spasmi violenti di Alice che mi stringono un'ultima volta.

Ma non c'è tempo per godersela, non c'è tempo per riprendere fiato.

"Cazzo, cazzo, cazzo! Muoviti!" le sibilo, sfilandomi di scatto e barcollando all'indietro.

Il rumore della porta d'ingresso che sbatte rimbomba nel corridoio, seguito dal rumore inconfondibile dei tacchi di mia sorella. Afferro i boxer e i jeans, infilandoli con una goffaggine dettata dal terrore. Alice è un fulmine: si tira su gli slip e si rimette la maglietta, lisciandosi la gonna con le mani che tremano. Do una passata frenetica alle lenzuola chiare, cercando di far sparire le pieghe che i nostri corpi sudati hanno appena lasciato.

Siamo in piedi, distanti un metro l'uno dall'altra, col respiro ancora spezzato, quando la maniglia della camera si abbassa.

La porta si spalanca e sulla soglia si staglia Anna. La mia odiosa, insopportabile metà.

Ci scruta per un secondo, gli occhi scuri che passano da me ad Alice. L'aria in stanza puzza ancora di sesso e vaniglia, e prego che il suo naso da vipera sia tappato.

"Che diavolo ci fate in camera mia?" sbotta, incrociando le braccia sotto il petto.

E a proposito di petto... è impossibile non guardare. Anna è una stronza arrogante, ma madre natura ha deciso di dotarla di un fisico che fa girare la testa a mezzo mondo. Indossa un dolcevita a coste beige stretto da morire, infilato dentro un paio di jeans scuri a vita alta. Quel maglione sembra letteralmente dipinto addosso, teso all'inverosimile sulle sue tette enormi. Le costine chiare del tessuto si allargano e si deformano, enfatizzando la curva esplosiva e pesante dei suoi seni, tanto che sembra che le cuciture possano cedere a ogni respiro rabbioso. È formosa, sfacciata, con quei capelli a caschetto perfetti che le incorniciano un viso che avrei voglia di prendere a sberle un giorno sì e l'altro pure.

"Cercavamo... cercavamo un libro," invento, passandomi una mano tra i capelli spettinati, cercando di sembrare il più annoiato possibile. Il solito disprezzo che ci riserviamo a vicenda è la mia migliore copertura.

Anna alza un sopracciglio perfetto, il suo sguardo che si fa ancora più tagliente. Non sa nulla di me e della sua migliore amica, ma non è stupida. "Un libro. Certo. Sul mio letto, immagino," sibila, facendo un passo avanti. Il seno abbondante sussulta leggermente sotto la stoffa tesa, un dettaglio ipnotico che stride con l'odio viscerale che provo per lei. "Fuori da qui, Gio. E tu, Ali, la prossima volta che ti porta a esplorare casa mia, almeno assicurati che si pettini prima di farsi trovare."

Alice sbianca, annuendo in silenzio, ma riesco a vedere la vena del suo collo pulsare impazzita. Ce la siamo vista brutta. Troppo brutta.

Mi chiudo la porta della mia camera alle spalle e mi ci appoggio contro, buttando fuori un sospiro che non sapevo di trattenere. Il cuore mi batte ancora a mille contro le costole, e nei boxer sento i postumi dell'adrenalina e dell'orgasmo rabbioso che mi sono appena rubato.

Sono due mesi. Due fottuti mesi che mi scopo Alice di nascosto.

Abbiamo tutti e tre vent'anni, ma a volte, quando sono vicino a mia sorella, mi sembra di vivere in un asilo per egocentrici. Anna e io non andiamo d'accordo su niente. Zero assoluto. La detesto visceralmente. Detesto la sua fame costante di apparire, quel suo bisogno patologico di piacere a tutti, di essere sempre al centro dell'attenzione. È una fottuta poser, sempre alla ricerca dell'angolazione giusta per una foto, sempre pronta a strizzare quelle sue tette enormi in maglie troppo strette o ad ancheggiare per farsi sbavare dietro dai morti di figa. È arrogante, superficiale, e questa sua vanità mi fa ribollire il sangue.

Mi stacco dalla porta e mi butto di peso sul letto, passandomi le mani sulla faccia.

Eppure, eccomi qua.

Mi giro a pancia in su, fissando il soffitto bianco della mia camera. Faccio il duro, cerco di convincermi di essere un bastardo cinico, uno che si prende quello che vuole senza rimorsi. Ma la verità, quella che non ammetterei nemmeno sotto tortura, è che sono un fottuto disastro. Sotto questa corazza da stronzo sbruffone, c'è un ragazzo che ogni volta che guarda Alice negli occhi, dopo averla usata in quel modo, sente una morsa di senso di colpa stringergli lo stomaco. Non le voglio male. È dolce, Alice.

Ma il problema è un altro. Il problema è che lei è solo un palliativo.

Torno con la mente ad Anna. La mia odiosa, insopportabile metà. È un pensiero malato, lo so. Non la sopporto, detesto il suo modo di fare, la sua finta perfezione per i social, eppure... cazzo, mi ha sempre eccitato da morire. Forse è proprio tutto quell'odio, quell'attrito costante e viscerale tra noi, a trasformarsi in un cortocircuito, in una tensione sessuale che mi sta letteralmente divorando.

È iniziato tutto due estati fa. Eravamo nella nostra casa vacanze, al mare.

C'è questa finestra del bagno, al piano terra, che dà direttamente sul retro del giardino, mezza nascosta da un vecchio cespuglio di gelsomino. Una sera ero fuori al buio, da solo, a fumare l'ultima sigaretta. La luce del bagno si è accesa, illuminando il vetro che Anna aveva lasciato socchiuso per far uscire il vapore. Poi ho sentito il rumore dell'acqua.

Mi sono avvicinato senza far rumore. Invisibile nell'ombra del giardino, ho guardato attraverso la fessura. E l'ho vista.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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