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Erotika
La Mia Odiosa Gemella Tettona · Cap. 1
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Capitolo 1 di 6 17 min di lettura

Guarda come mi scopo la tua migliore amica

l'introduzione a questo disfunzionale rapporto tabù tra due gemelli, che è ancora sul procinto di nascere, ma nel mentre lui si gode la succulenta migliore amica, che sia questo a smuovere le acque?

Alessia
7 mesi fa · 1.4k letture · 8

Anna era sotto l'acqua, la schiena inarcata e i capelli bagnati appiccicati alla pelle. Il vapore annebbiava i contorni, ma le sue forme esplosive erano inequivocabili. Sono rimasto lì, completamente ipnotizzato, a guardare il sapone scivolare sulla sua pelle. Le sue mani si muovevano lente, insaponando quelle sue tette enormi e pesanti, massaggiando la carne con una flemma che mi faceva mancare l'aria nei polmoni. I capezzoli scuri erano turgidi per l'acqua fredda. L'acqua scrosciava sul suo corpo, accarezzando la curva dei fianchi e quel culo rotondo e sfacciato, mentre lei buttava la testa all'indietro, ignara di tutto.

Non sono riuscito a fermarmi. Nascosto nel buio, con il profumo dolce del gelsomino e quello del suo bagnoschiuma che mi riempivano le narici, mi sono slacciato i pantaloni.

Mi sono segato lì, a due metri da lei, separato solo da una zanzariera e dal buio. Stringevo il cazzo con una foga disperata, sentendomi il peggiore dei pervertiti e allo stesso tempo provando l'eccitazione più cruda e intensa della mia vita. Ogni volta che le sue mani sfioravano i suoi stessi seni, il mio respiro si spezzava. Sono venuto così, gemendo piano nel palmo della mano per non farmi sentire, i muscoli tesi allo spasimo, con l'immagine del corpo nudo di mia sorella gemella incisa a fuoco nel cervello.

E da quella sera, da quel fottuto istante nel giardino, non ho più smesso di desiderarla.

eppure, se devo tracciare una linea di demarcazione, il momento esatto in cui questo fottuto castello di carte ha iniziato a crollare, puntando dritto verso il disastro, è stato a metà luglio.

I nostri genitori erano già partiti per la casa vacanze. Noi li avremmo raggiunti la settimana successiva, ma prima ci era toccata l'ingrata e penosa condanna di fare le pulizie di fondo di tutta la casa. Fuori c'erano trentacinque gradi all'ombra, l'aria condizionata del piano di sopra faceva i capricci e in casa si soffocava.

E poi c'era Anna.

Il problema principale di mia sorella è che, nella sua testa bacata, io non sono un uomo. Sono solo Gio, il suo insopportabile gemello, un elemento d'arredo al pari del divano o della lampada in corridoio. E siccome faceva un caldo infernale, aveva deciso che il pudore era un optional. Girava per casa con un paio di micro-shorts in denim talmente corti e sfilacciati che le entravano letteralmente nel culo, lasciando scoperte le cosce piene e abbronzate. Ma il peggio era sopra. Indossava solo un top a fascia bianco, di cotone leggerissimo. Niente reggiseno. Il tessuto era teso allo spasimo sul suo seno abbondante, la stoffa che si tendeva pericolosamente a ogni respiro, lasciando intravedere l'ombra scura dei capezzoli turgidi ogni volta che si piazzava davanti al ventilatore.

Era uno spettacolo da far perdere la testa a chiunque, ma io dovevo fare finta di niente. Dovevo fare il duro, mentre dentro stavo impazzendo.

"Muoviti a passare quello straccio, Gio," sbuffò lei, passandosi una mano tra i capelli a caschetto appiccicati alla nuca per il sudore. "Non voglio passare tutto il sabato a respirare polvere perché tu sei una lumaca."

Eravamo nella sua tana, la sua camera da letto. L'aria odorava pesantemente di vaniglia, del suo sudore dolce e di detergente per pavimenti.

"Se alzassi quel tuo bel culo principesco dal letto e mi dessi una mano, stronza, avremmo già finito da un pezzo," le ringhiai contro, stringendo il manico della scopa fino a farmi sbiancare le nocche.

"Io sto spolverando le mensole, cieco che non sei altro," ribatté, allungandosi verso lo scaffale più alto. Il movimento le fece sollevare il top di un paio di centimetri, scoprendo la pancia piatta e la curva inferiore di quei due seni pesanti che sembravano voler evadere da un momento all'altro. "Passa bene sotto il letto, è pieno di gatti di polvere."

Deglutii a fatica, distogliendo lo sguardo per non saltarle addosso. "Non darmi ordini. Lo so come si pulisce."

Mi piegai sulle ginocchia, imprecando a mezza voce, e infilai la scopa sotto la struttura del suo letto matrimoniale. Iniziai a tirare verso l'esterno, spazzando via la polvere accumulata.

"Guarda che stai tralasciando l'angolo sinistro," mi punzecchiò ancora, incrociando le braccia sotto il petto, un gesto che non fece altro che spingerle le tette ancora più in su, offrendole alla mia vista in modo sfacciato.

"Vuoi farlo tu? Tieni, fottuta maestrina!" sbottai, dando uno strattone rabbioso con la scopa sotto il letto.

La spazzola urtò contro qualcosa di pesante. Sentii un tonfo sordo, seguito dal rumore di plastica che rotolava sul parquet.

Tirai indietro la scopa. Insieme a un grumo di polvere, da sotto le lenzuola candide, era appena rotolato fuori un cilindro di silicone rosa shocking.

Un vibratore. Bello grosso, per giunta. Con tanto di venature in rilievo, lucido e inequivocabile.

Si fermò esattamente al centro della stanza, tra le mie scarpe da ginnastica e i piedi nudi di Anna.

Il silenzio che calò nella stanza fu assordante. Si sentiva solo il ronzio meccanico del ventilatore. Rimasi bloccato, in ginocchio, gli occhi incollati a quel fottuto giocattolo. La mente mi andò in tilt, bombardata dall'immagine fulminea e violentissima di lei, da sola in quel letto, nuda, che usava quella roba spingendosela dentro mentre si stringeva il seno. Il sangue mi defluì dal cervello per scendere tutto prepotentemente verso il basso.

Alzai lentamente la testa.

Anna era pietrificata. Le sue braccia erano ricadute lungo i fianchi. Il suo viso, di solito coperto da quella maschera di insopportabile arroganza, era andato letteralmente a fuoco, tingendosi di un rosso porpora che le arrivava fino alla scollatura. I suoi occhi scuri erano sgranati, carichi di un panico totale, vulnerabile. Non l'avevo mai vista così.

"Bene," mormorai, la voce improvvisamente un'ottava più bassa e roca, incapace di staccarle gli occhi di dosso. "A quanto pare, la principessa ha degli hobby interessanti."

La mia battuta le arriva addosso come uno schiaffo.

Per un secondo lunghissimo, Anna resta congelata, gli occhi sgranati e le labbra socchiuse. Il rosso porpora che le infiamma il collo e le guance è la cosa più fottutamente reale che le abbia mai visto in faccia. La sua maschera di perfezione arrogante è andata in frantumi sul pavimento, proprio accanto a quel coso di silicone.

Poi, l'imbarazzo si trasforma in pura, cieca furia.

"Fatti gli affari tuoi, stronzo!" sibila, scattando in avanti con la grazia di una pantera rabbiosa. Si piega per afferrare il vibratore, ma il panico la rende goffa.

Mi alzo in piedi di scatto, torreggiando su di lei. L'istinto di farla impazzire è troppo forte. Faccio un passo avanti, costringendola a indietreggiare. I nostri petti arrivano a sfiorarsi. L'aria tra noi è improvvisamente densa, satura del calore asfissiante della stanza e dell'odore dolce e sudato della sua pelle.

"Miei affari?" la provoco, abbassando il tono della voce. Non riesco a staccare gli occhi da lei. La vicinanza è un errore madornale, ma non mi sposto di un millimetro. "Sono io quello che ha appena tirato fuori il tuo amichetto da sotto il letto. A giudicare dalle dimensioni, direi che la sorellina ha un disperato bisogno di attenzioni che i suoi follower non possono darle."

"Chiudi quella cazzo di bocca!" esplode Anna, piantandomi i palmi delle mani contro il petto per spingermi via.

Ma non mi muovo. La sua spinta si trasforma in un contatto prolungato. Le sue mani scottano attraverso il cotone leggero della mia maglietta. Sento il respiro corto e affannoso di mia sorella spezzarsi a pochi centimetri dal mio viso. Il suo petto si alza e si abbassa a un ritmo frenetico, e quel minuscolo top bianco a fascia, già teso all'inverosimile, è diventato una tortura visiva. A ogni respiro rabbioso, la stoffa chiara si tende sui capezzoli duri, offrendomi uno spettacolo che mi fa pulsare il sangue nelle tempie.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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