Il sole di mezzogiorno picchia sulla sabbia rovente, ma io ho il ghiaccio nelle vene. Un fottuto blocco di ghiaccio misto a catrame che mi sta avvelenando dall'interno.
Siamo sotto i nostri ombrelloni. Giusy ha già fatto amicizia con un gruppo di ragazzi del lido accanto e sta starnazzando in acqua, lasciando noi quattro in un fottuto girone infernale di sguardi e silenzi.
Il mio sguardo è fisso sul lettino a due metri dal mio. È un'ossessione malata, viscerale, morbosa. Non riesco a guardare da nessun'altra parte.
Anna e Gigi sono incollati. Lui è sdraiato a pancia in su, e lei gli è praticamente mezza sopra, la testa appoggiata al suo petto nudo. Gigi le accarezza la coscia con una lentezza possessiva, le dita che scivolano sotto il bordo di quel micro-bikini nero, per poi risalire e tracciarle il contorno del fianco. Ogni volta che la tocca, ogni volta che si china a baciarle la spalla o il collo, la mia mascella scatta. Sento un istinto violento, primordiale, che mi spinge ad alzarmi, prendere quel bastardo per la gola e affogarlo in due spanne d'acqua.
Anna non mi guarda mai. Fissa il vuoto oltre la spalla di Gigi. È una bambola di pezza, passiva ma consenziente. Me l'ha detto in faccia stanotte: se l'è scopato. E ora lo lascia fare, sapendo perfettamente che io sto guardando ogni singolo fottuto movimento. Il mio sabotaggio mi si è ritorto contro, disintegrandomi.
"Se stringi quel bicchiere ancora un po', ti esplode in mano e mi riempi di schegge," mormora Miriam, sdraiata sul lettino di fianco al mio.
Mi giro verso di lei, costringendo i miei muscoli a rilassarsi. Indossa un bikini verde smeraldo che contrasta con la sua pelle scura. Devo reagire. Se Anna vuole giocare a chi si fa più male, non mi tirerò indietro.
"Tranquilla, Miri," le rispondo, allargando le labbra in un sorriso sfrontato che non mi arriva agli occhi. Allungo una mano e le accarezzo la coscia nuda, calda di sole, tracciando linee invisibili con i polpastrelli. "Non ti farei mai del male."
Miriam sorride, maliziosa. Si gira sul fianco verso di me, ignorando platealmente lo spettacolo pietoso di mia sorella e Gigi, e iniziamo a scherzare. Rido alle sue battute a voce un po' troppo alta. Le sfioro i fianchi, le passo la crema sulle spalle indugiando sui laccetti del costume, le mordo il labbro inferiore quando mi si avvicina per sussurrarmi qualcosa all'orecchio. Faccio il teatrino perfetto, ma dentro sto letteralmente schiattando.
Subito dopo il pranzo frugale al bar della spiaggia, la situazione diventa insostenibile.
"Noi restiamo un altro po' qui a prendere il sole," annuncia Gigi, baciando la nuca di Anna, che annuisce in silenzio, appoggiandosi di nuovo a lui sul lettino. I piccioncini vogliono amoreggiare.
Miriam si alza, scrollandosi la sabbia dalle gambe perfette. Si infila un prendisole trasparente e mi lancia un'occhiata liquida, inequivocabile.
"Ehi, Gio," sussurra, chinandosi verso di me in modo che gli altri due non sentano. Il suo profumo mi inonda. "Se questi due restano qui a fare i romantici... a casa mia non c'è nessuno. I miei sono fuori in barca fino a stasera."
Il mio sguardo scatta un'ultima volta verso Anna. La mano di Gigi le sta accarezzando il sedere. Sento il sangue pulsarmi nelle tempie.
"Andiamo," ringhio.
Poco dopo.
La camera di Miriam è in penombra, le tapparelle abbassate contro il sole cocente del primo pomeriggio. Ma qui dentro fa ancora più caldo che in spiaggia.
Sono in ginocchio sul pavimento, ai piedi del suo letto matrimoniale sfatto.
Miriam è sdraiata sulla schiena, posizionata esattamente sul bordo del materasso. È completamente nuda. Le sue gambe sono spalancate, i polpacci appoggiati sulle mie spalle, spingendola contro il mio viso. Il profumo del mare sulla sua pelle si è mescolato a quello pungente e dolciastro della sua eccitazione.
Affondo il viso in mezzo alle sue cosce, divorandola.
Non c'è niente di dolce o romantico in quello che sto facendo. È un attacco frontale, famelico, disperato. La mia bocca è un incendio contro la sua intimità fradicia. Uso la lingua con un ritmo spietato, largo e profondo, assaporando ogni goccia del suo calore umido. Le mie mani le afferrano i glutei, impastando la carne soda, sollevandole il bacino per spingerla ancora di più contro la mia bocca, non lasciandole via di scampo.
"Ah... Gio... cazzo!" urla Miriam, la voce roca che rimbomba nella stanza vuota.
Getta la testa all'indietro contro i cuscini, inarcando la schiena come un arco in tensione. I suoi seni perfetti sussultano a ogni mio movimento. In un impeto di pura lussuria, allunga le braccia e mi afferra i capelli. Intreccia le dita tra le mie ciocche e tira con forza, trattenendo il mio viso esattamente dove lo vuole, dettando il ritmo.
"Così... fottutamente perfetto... ah!" geme come una pazza, divincolandosi contro la mia bocca.
Cerco di perdermi in lei. Cerco di usare il suo sapore, il suono dei suoi gemiti sguaiati e la sensazione dei suoi muscoli che tremano contro le mie guance per anestetizzare il mio cervello. Ma è inutile.
Mentre la mia lingua lavora senza sosta sul suo clitoride turgido, facendole tremare le gambe, la mia mente proietta in loop l'immagine di Anna. Anna nel buio della macchina di Gigi. Le mani di quel bastardo sulla sua pelle. La mia principessa, la mia ossessione, che si fa sfondare da un altro solo per punirmi. La rabbia mi sale in gola, rendendo i miei movimenti su Miriam ancora più aggressivi, più intensi, come se potessi cancellare l'onta di mia sorella infliggendo piacere a un'altra.
Sento i muscoli delle cosce di Miriam contrarsi violentemente. Sta per cedere, ma io rallento all'improvviso, sfiorandola appena con la punta della lingua, torturandola.
"Non fermarti!" strilla lei, strattonandomi i capelli con rabbia, ansimando pesantemente, gli occhi scuri ridotti a fessure. "Gio, cazzo... per farti perdonare di quanto mi hai lasciata bagnata ieri in quel bagno, me la devi leccare per quattro fottute ore. Hai capito?! Non ti azzardare a fermarti!"
Il comando sfacciato e pornografico mi fa sorridere contro la sua pelle bagnata.
"Come vuoi tu, Miri," le ringhio contro l'interno coscia, prima di morderle leggermente la carne sensibile.
Poi torno ad affondare il viso in lei, riprendendo a torturarla con la lingua e con le labbra. Non mi fermerò. Mi ubriacherò di questo schifo, di questo piacere finto, finché l'immagine di mia sorella e di Gigi non mi lascerà in pace. Anche se so benissimo che non succederà mai.
La camera di Miriam è un fottuto forno. L'aria è satura, pesante, carica dell'odore pungente del nostro sudore e del sapore salato della sua pelle.
un ritmo serrato, spietato, affondando contro il suo centro ipersensibile. Le mani di Miriam sono aggrappate ai miei capelli, tirandomi con una forza disperata, tenendomi schiacciato contro di lei mentre il suo bacino scatta verso l'alto a ogni mia singola mossa. È fradicia di sudore, la pelle scura che brilla nella penombra della stanza.
"Così... ah, cazzo, Gio, non ti azzardare a rallentare!" ansima, la voce incrinata, graffiante.
Alzo il ritmo. Uso le labbra, uso il respiro caldo, la divoro letteralmente, sfogando tutta la rabbia cieca che mi sta corrodendo lo stomaco. Immagino di poter cancellare la faccia di Gigi, di poter spazzare via l'umiliazione di stanotte facendola urlare fino a farle perdere la voce.
I muscoli delle sue cosce, premuti contro le mie spalle, si tendono come corde di violino. Miriam trattiene il fiato, il petto nudo e madido che si inarca in modo innaturale. Poi, l'esplosione.
Un grido acuto, liberatorio, le squarcia la gola.
"Gio!"
Le sue unghie mi graffiano la nuca mentre l'orgasmo la travolge con una violenza che la fa tremare da capo a piedi. La sento stringersi contro la mia bocca, scossa da spasmi intensi e prolungati. Continuo a torturarla dolcemente finché l'ultima onda di piacere non la abbandona, lasciandola svuotata e ansimante contro le lenzuola stropicciate.
Mi tiro su, col fiato corto, i polmoni che bruciano. Mi lascio cadere di peso sul materasso, di fianco a lei.
Miriam si gira subito verso di me. È un groviglio di capelli scuri e pelle bollente. Si accoccola contro il mio fianco, appoggiando il seno nudo e sudata contro le mie costole, e mi fa scivolare una mano pigra sul petto, cercando il mio battito cardiaco che è ancora a mille.
"Mio dio," mormora, la voce ridotta a un filo roco, sorridendo a occhi chiusi. "Sei ancora meglio di come ti ricordavo."
"E io che pensavo di essere fuori allenamento," ribatto, abbozzando un sorriso, passandole un braccio intorno alle spalle per tirarla più vicina. L'attrito dei nostri corpi sudati è una sensazione fottutamente intima.
Restiamo in silenzio per qualche minuto, cercando di far scendere i battiti. Poi Miriam si mette a ridere sotto i baffi, una risatina bassa che le fa vibrare il petto contro il mio.
