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Erotika
La Mia Odiosa Gemella Tettona · Cap. 6
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Capitolo 6 di 6 23 min di lettura

Vodka, Tette e Oblio

la sorpresa di Miriam sembra piacere a gio, un intenso triangolo è quello che ci vuole per far passare la gelosia.

Alessia
6 mesi fa · 982 letture · 0

Spalanco la porta della camera, lasciando le due ragazze nude e sconvolte sul letto, e mi fiondo nel corridoio.

I gradini di legno spariscono sotto i miei piedi. Li prendo a tre a tre, il cuore che mi rimbomba nel cranio. Dietro di me,sento i passi scalzi e affannati di Miriam e Giusy, che non si sono nemmeno prese la briga di recuperare i vestiti dal salotto.

Arrivo davanti alla porta della camera di gigi. Non perdo tempo con la maniglia. Alzo la gamba e pianto il tallone nudo direttamente contro il legno, vicino alla serratura.

CRAC. La porta cede di schianto, spalancandosi e sbattendo violentemente contro il muro interno.

La scena che mi ritrovo davanti mi congela il sangue nelle vene in un istante, per poi farlo letteralmente ribollire.

Sono entrambi completamente nudi sul letto sfatto. Gigi è a cavalcioni su Anna, schiacciandola contro il materasso col peso del suo corpo sudato. La sua mano grande è stretta attorno alla gola di mia sorella, non per gioco, ma con una forza brutale che le sta mozzando il respiro. Ma è la pelle ambrata di Anna a farmi spegnere il cervello: sulla guancia sinistra ha il segno rosso fuoco di uno schiaffo inequivocabile, e un altro marchio rossastro le deturpa la carne morbida del seno nudo.

Anna ha gli occhi sgranati, pieni di lacrime silenziose. Il suo corpo freme in una ribellione disperata, rannicchiandosi per cercare di coprirsi e sfuggire a quell'aggressione.

"Gio, fermo!" urla Miriam alle mie spalle.

Giusy mi si aggrappa al braccio, terrorizzata dallo spettacolo, i suoi seni nudi e appiccicosi di vodka che premono contro il mio gomito. "Mio dio, Gio, non fare cazzate!"

Ma io non sento niente. Sento solo il rumore bianco della furia assassina.

Mi libero dalla presa di Giusy con uno strattone violento. Azzero la distanza verso il letto. Non gli dico niente. Non lo avverto. Afferro Gigi per i capelli e per la spalla nuda, piantandogli le unghie nella carne, e lo sbalzo via dal corpo di Anna con una forza che non sapevo nemmeno di avere.

Gigi lancia un gemito sorpreso e rovina pesantemente sul pavimento di legno con un tonfo sordo.

Senza degnarlo di uno sguardo, mi volto verso Anna. È raggomitolata su se stessa, le braccia incrociate sul petto nudo e martoriato per nascondere la sua intimità violata. Trema come una fottuta foglia. Il suo sguardo incrocia il mio e, per la prima volta da quando siamo arrivati in questa casa, l'arroganza è completamente sparita. C'è solo terrore e vergogna.

"Vestiti," le ringhio addosso, la voce che mi esce come un raschio basso e inumano. Non mi avvicino per accarezzarla. Sono troppo incazzato e pericoloso in questo momento. "Vestiti subito. Ce ne andiamo."

Anna annuisce freneticamente, asciugandosi le lacrime col dorso della mano. Scatta in piedi barcollando, afferrando da terra il corsetto di pizzo strappato e la gonna di pelle. Cerca di infilarseli con le mani che le tremano convulsamente, offrendomi sprazzi del suo corpo nudo e segnato.

Dietro di me, Gigi si tira su dal pavimento. Barcolla. È ubriaco fradicio, il cazzo penzolante e l'arroganza intatta. Non ha ancora capito a un passo da quale abisso si trovi.

"Ma che cazzo vuoi, sfigato?" biascica Gigi, sputacchiando saliva. Mi viene incontro e ha la fottuta, suicida audacia di spingermi, piantandomi le mani sul petto nudo. "Fai il cavaliere? Fino a due minuti fa te la facevi succhiare di sotto dalle amichette!" Lancia un'occhiata viscida verso Miriam e Giusy, ancora sulla soglia, completamente nude e impietrite. "Tua sorella fa la santarellina, ma le piace farsi trattare da troia. Voleva solo farti ingelosire! Ha giocato a fare la puttana tutto il tempo, ma quando le ho detto di allargare le gambe sul serio ha iniziato a fare la figa di legno e a frignare..."

Il tempo si ferma.

La mia spalla scatta all'indietro. Carico il braccio destro, mettendo tutto il fottuto peso del mio corpo, tutta la vodka che ho in circolo, e tutto l'odio viscerale che provo per lui in un singolo movimento.

Il mio pugno si schianta contro il centro della sua faccia.

Il CRAC del suo naso che si frantuma sotto le mie nocche rimbomba nella stanza. È un suono ripugnante e meraviglioso. Gigi non emette un suono; crolla all'indietro come un sacco vuoto, sbattendo la testa contro la cassettiera prima di accasciarsi a terra in un lago di sangue che inizia subito a macchiargli il petto nudo.

Giusy lancia un urlo acuto, coprendosi la bocca con le mani. Miriam resta in silenzio, gli occhi sgranati.

Mi massaggio le nocche pulsanti, il respiro pesante. Non mi sento in colpa. Mi sento fottutamente onnipotente.

Mi volto verso Anna. Si è infilata la gonna e si sta tenendo il corsetto stretto al petto, incapace di allacciarlo dietro. Ha la testa bassa, i capelli in disordine.

Le afferro il braccio, stringendolo il giusto per farle capire che non deve fiatare, e la trascino verso la porta. Mentre passo davanti a Miriam e Giusy, che si fanno di lato per lasciarmi passare, mi fermo per un millesimo di secondo.

"Scusate per il disastro, Miri," dico, la voce gelida e svuotata. "Passatevi una buona serata."

E senza aggiungere altro, scendo le scale trascinandomi dietro mia sorella, lasciando quella fottuta casa degli orrori una volta per tutte.

L'aria calda della notte ci avvolge non appena ci lasciamo il cancello di Miriam alle spalle, ma il gelo che è calato tra me e Anna è assoluto.

La camminata verso casa è un funerale silenzioso. Non vola una mosca. Sento solo il rumore irregolare dei suoi tacchi sull'asfalto e il mio respiro pesante. Cammina a un passo da me, le braccia incrociate sul petto per tenere chiuso quel corsetto di pizzo nero strappato, la testa china. È mortificata, svuotata. La leonessa arrogante che mi sfidava con lo sguardo solo un'ora fa è morta su quel fottuto letto degli ospiti, lasciando il posto a una ragazzina a pezzi.

Arriviamo a casa nostra. Il buio e il silenzio ci confermano che i nostri genitori stanno dormendo profondamente.

Anna non accende nemmeno la luce dell'ingresso. Si sfila i tacchi vertiginosi in silenzio, lasciandoli cadere sul tappeto, e sale le scale di legno a piedi nudi, come un fantasma.

Io mi dirigo prima verso il bagno del piano terra. Mi chiudo la porta alle spalle e apro l'acqua fredda del lavandino. Guardo il mio riflesso nello specchio: ho la camicia spalancata, i capelli sudati e arruffati per le mani di Miriam e Giusy, e le nocche della mano destra spaccate e sporche del sangue di Gigi. Mi sciacquo la faccia e le mani, cercando di lavarmi via lo schifo di questa serata, ma il battito del mio cuore è ancora un fottuto tamburo di guerra.

Asciugo il viso e salgo di sopra.

Spingo la porta della nostra camera. È buia, illuminata solo dalla debole luce della strada che filtra dalle tapparelle.

Anna è lì. È seduta sul bordo del suo letto, esattamente come l'ho vista sotto la doccia: immobile, persa nel vuoto, la schiena curva. Non si è ancora cambiata. Il corsetto nero pende tristemente dalle sue spalle, lasciando scoperta buona parte della sua pelle ambrata, compreso quel segno rossastro che le macchia la parte alta del seno.

Faccio due passi silenziosi e mi siedo accanto a lei sul materasso. Il materasso cigola sotto il mio peso. Anna non si gira a guardarmi. Fissa il muro davanti a sé.

"Cos'è successo in quella stanza?" le chiedo. La mia voce non ha la solita spigolosità arrogante. È bassa, stanca, quasi irriconoscibile.

Le sue spalle sussultano. Invece di rispondermi, si sdraia lentamente sul fianco, dandomi la schiena. Rannicchia le gambe al petto, tirandosi le ginocchia contro lo stomaco in una posizione fetale e difensiva. Vedo il suo corpo tremare, e nel silenzio della stanza distinguo il suono soffocato di un singhiozzo. Sta piangendo, e sta cercando disperatamente di non farmelo sentire.

L'istinto di protezione mi stringe la gola in una morsa dolorosa. Fanculo la guerra di potere. Fanculo i dispetti e la gelosia.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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