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Erotika
La Mia Odiosa Gemella Tettona · Cap. 6
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Capitolo 6 di 6 23 min di lettura

Vodka, Tette e Oblio

la sorpresa di Miriam sembra piacere a gio, un intenso triangolo è quello che ci vuole per far passare la gelosia.

Alessia
6 mesi fa · 982 letture · 0

Sto godendo come un animale, ma lo sto facendo usando i loro corpi per fingere che sia lei.

"Ah! Cazzo, Anna…" Il nome di Anna mi muore in gola, trasformandosi in un gemito strozzato, rauco e disperato.

Ma il frastuono dei nostri respiri, lo schiocco umido dei loro baci e l'alcol che brucia nei loro fottuti cervelli le rendono sorde. Non se ne accorgono. Non fanno una piega. Anzi, la mia reazione involontaria viene scambiata per pura estasi fisica.

Miriam solleva il viso dalla mia carne, le labbra lucide e gonfie, e mi fissa con uno sguardo carico di malizia e lussuria annebbiata. Giusy la imita, asciugandosi un rivolo di saliva e vodka dal mento con il dorso della mano.

"Ti piace, tigre?" sussurra Miriam, la voce graffiante, strusciando i seni nudi e appiccicosi contro il mio addome madido di sudore. "Oggi pomeriggio, prima che arrivaste tu e la tua sorellina a rompere le palle, io e Giusy abbiamo fatto un po' di compiti a casa. Abbiamo guardato qualche video sul telefono..."

"Volevamo studiare un po' di cose fottutamente sexy da farti insieme," le fa eco Giusy, ridacchiando con una sfacciataggine che mi manda in tilt il sistema nervoso. "Dicci che siamo state brave."

Senza aspettare la mia risposta, Miriam e Giusy si guardano. Un'intesa perversa, ubriaca e spietata le lega. Si chinano di nuovo su di me e, con un tempismo perfetto, sputano insieme sulla mia virilità tesa.

Il contatto della loro saliva fresca e abbondante sulla mia carne sensibile è una scossa che mi fa contorcere i muscoli della schiena. Riprendono a scivolare su e giù, la lubrificazione extra che rende ogni loro movimento ancora più scivoloso, estremo, fottutamente osceno. Il rumore bagnato riempie la stanza, sovrastando il ronzio dell'aria condizionata.

Ma Miriam non ha finito. L'esibizionismo e la sua natura dominante prendono il sopravvento.

Si stacca da me, lasciando Giusy da sola a divorare il mio bacino. "Fallo impazzire, Giusy," le ordina, la voce ridotta a un sussurro roco.

Miriam si solleva in ginocchio. Si sfila gli slip di pizzo nero facendoli scivolare lungo le gambe e lanciandoli sul pavimento, liberandosi dell'ultimo fottuto ostacolo. Poi, con una prepotenza che non ammette repliche, mi pianta le mani sulle spalle e mi spinge ad appiattirmi del tutto contro il materasso.

Si sposta in avanti, scavalcando il mio petto con le ginocchia, e si abbassa esattamente sopra il mio viso.

Mi ritrovo la sua intimità nuda, bollente e umida, premuta letteralmente contro la bocca. Il suo profumo pungente e muschiato mi invade le narici, azzerandomi l'ossigeno e la lucidità. Miriam si siede su di me, inarcando la schiena all'indietro, e affonda le mani nei miei capelli. Le sue dita si intrecciano tra le mie ciocche, stringendole con forza per tenermi intrappolato, bloccandomi la testa esattamente dove mi vuole.

"Ora tocca a te," ansima, spingendo il suo bacino contro le mie labbra. "Leccami, Gio. Fammi morire."

Sono intrappolato. Totalmente, fottutamente sopraffatto.

Giusy è giù, la sua bocca avida, morbida e calda che mi succhia senza pietà, le sue mani che mi accarezzano le cosce, trascinandomi verso l'orgasmo. E Miriam è sopra di me, mi toglie il respiro, mi domina, esigendo che la mia lingua lavori per lei. È un assalto bidirezionale che mi frantuma il cervello.

Apro la bocca e obbedisco. Affondo la lingua nel suo sapore, leccando e stuzzicando il suo centro pulsante con la stessa disperazione con cui Giusy sta divorando la mia carne. È un circolo vizioso di fluidi, respiri spezzati e lussuria cieca.

Non riesco più a pensare. Non riesco più a muovermi se non per assecondarle. L'overdose fisica è assoluta. Le mani di Miriam mi tirano i capelli a ogni mia leccata profonda, il suo bacino scatta contro il mio viso facendomi bere il suo piacere, mentre la pressione umida della bocca di Giusy, unita al calore asfissiante di quella posizione, mi sta spingendo senza freni verso il punto di rottura totale.

Il fottuto senso di colpa per essermi distratto mi colpisce come uno schiaffo.

Ho addosso due ragazze spettacolari, disposte a fare qualsiasi cosa per farmi impazzire, e io sto sprecando questo paradiso per pensare ad Anna? A lei che in questo momento si sta facendo toccare da quel viscido nella stanza di sopra?

Basta. Fanculo.

Apro gli occhi, il sangue che mi pompa nelle vene con una violenza inaudita, e decido di annientare il ricordo di mia sorella nell'unico modo possibile: perdendo completamente il controllo.

Afferro i fianchi nudi di Miriam, le dita che affondano nella sua carne scura, e la schiaccio ancora di più contro il mio viso. La mia lingua scatta in avanti con una foga spietata, animale. Inizio a leccarla e a succhiarla con un'intensità fuori di testa, concentrandomi esattamente sul suo clitoride turgido e ipersensibile. Uso i denti, le labbra, il respiro caldo, divorandola senza darle un secondo per prendere fiato.

Miriam viene letteralmente fulminata da quella scossa di aggressività. Inarca la schiena fino a farsi scricchiolare le vertebre, tirandomi i capelli con una forza disperata.

"Mio dio... Gio! Sì, cazzo... così!" urla.

Non si trattiene. I suoi gemiti sono sguaiati, altissimi, osceni. Riempiono la stanza, rimbalzano contro le pareti e si infilano dritti nel soffitto. Sono sicuro al cento per cento che li stiano sentendo anche quei due nella stanza di sopra. Anzi, voglio che li sentano. Voglio che Anna senta esattamente come sto facendo urlare la mia amica.

Sotto, Giusy percepisce il mio cambio di ritmo. Sente i miei muscoli contrarsi e la mia erezione pulsare furiosamente contro la sua gola. Accetta la sfida. Aumenta la pressione delle labbra, succhiandomi con un'intensità brutale, bagnata, mentre le sue mani mi stringono la base con possessività. Il rumore della sua bocca e i gridi di Miriam mi stanno trascinando nel vuoto.

Il calore è asfissiante. Sto per cedere. Sono letteralmente sull'orlo del baratro, a un respiro dall'esplodere dentro la bocca di Giusy mentre faccio venire Miriam sulla mia lingua.

Il climax generale è a un fottuto millimetro.

Poi, l'aria si squarcia.

Non è un gemito. Non è un suono di piacere. È un urlo. Acuto, disperato e terrorizzato, che penetra attraverso il legno del soffitto come una lama di ghiaccio dritta nel mio cervello.

"Gigi, ti ho detto di no! Basta!"

Il tempo si congela. Il mio cuore perde un battito, per poi ripartire a una velocità folle, pompando pura, nera adrenalina.

L'istinto animale cancella la lussuria in un nanosecondo. La mia erezione perde di colpo la sua urgenza, sostituita da un istinto omicida che mi fa vedere rosso.

Senza la minima delicatezza, pianto le mani sui fianchi di Miriam e la sposto di peso. La sbalzo via dal mio viso con uno strattone ruvido, facendola cadere di lato sul materasso.

"Ah! Ma che cazzo fai?!" stride Miriam, il viso stravolto, a un respiro dall'orgasmo che le ho appena negato brutalmente. "Gio, stavo per venire!"

Non la guardo nemmeno. Spingo via Giusy per le spalle, allontanando la sua bocca da me, e scatto a sedere come se il letto avesse preso fuoco.

"Gio, ma che succede?" balbetta Giusy, pulendosi la bocca col dorso della mano, spaventata dalla mia reazione fulminea e dall'espressione demoniaca che mi si è stampata in faccia.

"Gigi ha rotto il fottuto cazzo," ringhio, la voce che trema per la rabbia repressa.

Balzo in piedi. Recupero i miei boxer e i jeans dal pavimento e me li infilo con gesti scattosi, frenetici, tirando su la cerniera con una violenza tale da rischiare di romperla. Afferro la camicia scura e me la butto sulle spalle, senza nemmeno perdere tempo ad allacciare i bottoni.

"Gio, fermati, dove cazzo vai?!" mi urla Miriam alle spalle, mettendosi a sedere sul letto, la frustrazione e la rabbia che le deformano i lineamenti.

Ma io sono già alla porta.

Quell'urlo mi ha acceso un fuoco dentro che nessuna vodka e nessuna bocca possono spegnere. Quel bastardo ha superato il limite. Ha ignorato un "no". Le ha fatto del male.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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