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Erotika
La Mia Odiosa Gemella Tettona · Cap. 5
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Capitolo 5 di 6 26 min di lettura

Il fottuto gioco delle sorelle troie

la situazione tra i gemelli si fa sempre più bollente e complicata, ma una cosa è certa, gio impazzisce di gelosia per anna.

Alessia
6 mesi fa · 1.2k letture · 1

Miriam getta la testa all'indietro. Non le importa un cazzo che suo fratello sia lì a guardare. Anzi, la sua sfacciataggine esibizionista esplode. Inarca la schiena offrendomi il petto e lascia uscire un gemito lungo, gutturale e osceno che satura l'aria.

"Guarda," sibilo a Gigi, senza smettere di muovere le dita dentro sua sorella, aumentando il ritmo e la pressione in modo spietato, bagnandomi la mano. "Guarda come le piace. Lei non si lamenta quando la stringo. Lei si gode ogni fottuto secondo."

Il viso di Gigi si deforma in una maschera di irritazione pura e orgoglio ferito. L'alcol e la mia provocazione gli mandano il cervello in tilt. Non sapendo come rispondere alla mia foga su Miriam, decide di sfogarsi sull'unica cosa che ha tra le mani: Anna.

Invece di allentare la presa, Gigi la strattona di nuovo contro di sé. Le afferra la mascella con una rudezza che mi fa pulsare le vene del collo e le divora la bocca, la mano che scivola sotto il corsetto di pizzo nero per strizzarle il seno con una violenza volgare, quasi punitiva. Anna ansima contro le sue labbra. Cerca di assecondarlo per non perdere la sua stupida sfida contro di me, ma il suo corpo è rigido. Sta subendo.

È uno stallo alla messicana disgustoso ed erotico. Due fratelli che si stanno letteralmente distruggendo a vicenda usando le rispettive sorelle come carne da macello. Io che faccio impazzire Miriam di piacere, lui che stritola Anna per marcare il territorio.

Ma c'è un limite alla follia che si può sopportare in una stanza.

"Okay, cazzo, fermatevi! Basta!"

La voce di Giusy esplode, acuta e isterica. Scatta in piedi dal tappeto, rovesciando mezza bottiglia di vodka sul tavolo. È rossa in viso, sconvolta, gli occhi sgranati davanti allo spettacolo grottesco a cui l'abbiamo costretta ad assistere.

"Siete completamente fuori di testa!" urla Giusy, sbracciandosi. "Questo non è più un fottuto gioco! È troppo per un obbligo o verità, mi sta venendo letteralmente il vomito a guardarvi. Smettetela!"

L'urlo di Giusy spezza l'incantesimo malato che ci teneva bloccati.

Gigi si stacca dal collo di Anna con un respiro pesante. È sudatissimo, gli occhi iniettati di sangue per l'alcol e l'irritazione. Mi lancia un'ultima occhiata carica d'odio, poi si alza in piedi barcollando e afferra Anna per il polso con una stretta brutale.

"Andiamo," le abbaia contro.

Senza darle il tempo di sistemarsi la gonna o il corsetto, la trascina di peso verso le scale. Anna inciampa sui tacchi, mi lancia un singolo, rapidissimo sguardo da sopra la spalla, un mix indecifrabile di panico, sfida e rimpianto, prima di sparire nel corridoio del piano di sopra.

Un secondo dopo, il tonfo sordo della porta della camera di Gigi che sbatte fa tremare le pareti di casa.

Nel salotto cala un silenzio irreale, rotto solo dal respiro affannato di Miriam, ancora sdraiata mezza nuda davanti a me. Sfilo la mano da lei, i muscoli contratti fino a farmi male. Mi siedo sui talloni, fissando il soffitto. Il pensiero di loro due chiusi in quella stanza, di lui che le tocca quel fottuto livido di nuovo, mi sta facendo alterare ai limiti della follia clinica. Le mani mi tremano di pura rabbia.

"Mio dio," mormora Giusy, lasciandosi cadere su una poltrona, massaggiandosi le tempie. "tuo fratello è davvero un animale, Miri. È sempre così rude ed esagerato... ti giuro, mi ha fatto impressione. Non so come Anna faccia a sopportare uno così. Le stava letteralmente facendo male."

Le parole di Giusy sono benzina sul fuoco che mi sta bruciando vivo. Le stava facendo male. Miriam, invece, sembra non aver perso nemmeno un'oncia del suo umore. Si tira su a sedere lentamente, ignorando il top abbandonato sul tappeto. I suoi seni nudi brillano di sudore. Mi guarda. Vede le mie nocche bianche, vede la mascella serrata, e capisce che sono a un passo dal prendere un coltello in cucina e salire di sopra.

Con un sorriso carico di dolcezza e di una perversione assoluta, si avvicina gattonando sul divano. Si china verso di me, i capelli scuri che mi sfiorano il viso, e mi sussurra all'orecchio con la voce impastata di lussuria:

"Dai, tigre... non farti rovinare la serata da quegli sfigati. Vai in camera mia. Mettiti comodo sul letto e aspettami." Mi morde dolcemente il lobo, facendo scivolare una mano esperta e bollente sulla mia erezione tesa sotto i jeans, stringendola attraverso la stoffa. "Ora arrivo e ti faccio una sorpresina che ti svuoterà la testa... e non solo quella."

Mi alzo dal tappeto del salotto, i muscoli rigidi come cavi d'acciaio.

Il silenzio lasciato dalla sfuriata di Giusy e dalla porta sbattuta al piano di sopra mi rimbomba nelle orecchie. Ignoro le due ragazze, volto le spalle al divano e mi dirigo a passi pesanti verso la camera di Miriam, in fondo al corridoio del piano terra.

Entro, chiudo la porta a chiave e mi lascio cadere di schiena sul materasso sfatto. Fisso il soffitto bianco. Dieci fottuti minuti. Un'eternità.

Il mio petto si alza e si abbassa a scatti. L'alcol che ho in circolo mi annebbia la vista, ma non riesce a cancellare l'immagine della mano viscida di Gigi stretta attorno a quel livido violaceo. Sento il fantasma dell'urlo di Anna raschiarmi i timpani. Il pensiero di loro due chiusi a chiave nella camera di Gigi, di lui che la spinge sul letto con quella sua arroganza da cavernicolo, mi fa salire un conato di rabbia così violento che devo stringere i pugni nelle lenzuola per non alzarmi e andare a sfondare quella fottuta porta a calci.

Devo spegnere il cervello. Devo staccare la spina o stasera ammazzo qualcuno.

Proprio quando sto per cedere all'impulso di alzarmi, la maniglia si abbassa con uno scatto metallico.

La porta si apre. La luce del corridoio taglia la penombra della stanza, e Miriam entra. Ha un sorriso sfacciato, felino, carico di una perversione che mi fa rizzare i peli sulle braccia. Ma la vera mazzata arriva un secondo dopo, quando fa un passo di lato e tira dentro la stanza un'altra persona.

Giusy.

Il mio cervello, già in corto circuito per la rabbia e la vodka, va in blocco totale.

Entrambe si chiudono la porta alle spalle. E sono praticamente nude. Hanno lasciato i vestiti in salotto: indossano solo due microscopici slip, uno nero di pizzo per Miriam, e uno rosso fuoco per Giusy. Nient'altro. La luce fioca dell'abat-jour mi offre uno spettacolo che azzera ogni mio pensiero razionale.

Miriam ha la pelle scura, tonica e asciutta. Giusy è il suo esatto opposto: la sua pelle è chiara, le sue curve sono abbondanti, burrose e fottutamente morbide. I suoi seni sono enormi, pesanti e gonfi, i capezzoli turgidi per l'adrenalina e il freddo dell'aria condizionata.

"Te l'avevo detto che ti avrei fatto una sorpresa," sussurra Miriam, gli occhi neri che le brillano di malizia. Mi si avvicina, prendendo Giusy per mano. "Oggi pomeriggio, in questo stesso letto, mi hai detto che avremmo dovuto includerla per non farla sentire tagliata fuori, ricordi? Beh... ho una certa capacità di persuasione."

Giusy ha le guance in fiamme, il respiro leggermente affannato. Non ha l'esperienza sfacciata di Miriam, ma i suoi occhi lucidi per l'alcol tradiscono una voglia repressa che non mi sarei mai aspettato da lei.

"Beh," esordisce Giusy, passandosi la lingua sulle labbra carnose, la voce tremante ma decisa. "Piuttosto che restare seduta sul divano di là a guardarvi scopare e fare i pazzi da sola... preferisco decisamente unirmi alla festa."

Senza aggiungere una fottuta parola, le ragazze salgono sul letto.

Si posizionano entrambe a gattoni sul materasso, una di fianco all'altra. Miriam inarca la schiena con un'eleganza felina, offrendomi la curva perfetta dei glutei sodi. Giusy, accanto a lei, asseconda il movimento; la gravità tira verso il basso i suoi seni pesanti, che oscillano a penzoloni, offrendomi una visuale ipnotica, volgare e meravigliosa allo stesso tempo. Due corpi completamente diversi, due desideri puntati dritti su di me.

"Allora, tigre," mormora Miriam, voltandosi a guardarmi da sopra la spalla, sfiorando la coscia morbida di Giusy con la mano. "Credi di avere abbastanza fiato per spegnere l'incendio, o dobbiamo fare tutto noi?"

L'erezione mi fa male contro la cerniera dei jeans. La rabbia per Gigi e Anna è ancora lì, incandescente e velenosa, ma l'istinto animale prende violentemente il volante. Mi tiro su a sedere, sbottonandomi i pantaloni con uno scatto secco, pronto a perdermi nel modo più totale e sporco possibile.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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Alessia

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