La cena è una fottuta tortura medievale.
Gli spaghetti sanno di cenere, ma la vodka scende che è una meraviglia. Bottiglia dopo bottiglia. Il tavolo è un campo di battaglia silenzioso. Gigi fa lo spaccone per tutto il tempo, raccontando stronzate a voce troppo alta, ma è quello che fa con le mani a farmi impazzire. Passa tre quarti della cena con un braccio avvolto attorno alle spalle di Anna, o con la mano infilata sotto il tavolo, accarezzandole le cosce nude sotto quella fottuta gonna di pelle.
Ogni volta che lui le bacia il collo, Anna mi cerca con lo sguardo. I suoi occhi neri brillano di una sfida disperata. Beve sorsate di vodka pura e si lascia toccare, si lascia stringere, solo per godersi il modo in cui le mie nocche diventano bianche attorno al bicchiere. Io rispondo al fuoco usando Miriam: le bacio la spalla, le tengo una mano possessiva sulla coscia, le sussurro porcherie all'orecchio facendola ridere in modo sguaiato.
Siamo due kamikaze che si stanno schiantando l'uno contro l'altra, usando i corpi di questi due malcapitati come scudi.
Quando Giusy si lascia cadere all'indietro sulla sedia, brilla come il sole, Miriam sbatte l'ennesima bottiglia mezza vuota sul tavolino basso del salotto.
"Basta cibo," decreta, gli occhi scuri che le brillano di pura malizia alcolica. Si lascia cadere sul divano a L in pelle bianca, trascinandomi con sé. "Tutti sul divano. Facciamo un gioco. Obbligo o verità, come ai vecchi tempi."
Gigi fa un sorriso sghembo, gli occhi lucidi di vodka, e si butta sul divano di fronte a noi, tirandosi Anna letteralmente sulle ginocchia. Lei sussulta appena quando il fondoschiena urta contro le sue gambe, ma si sistema subito, accavallando le gambe e offrendo a me e a Miriam una visuale perfetta del corsetto nero che sta per esplodere.
"Inizio io," ridacchia Giusy, mezza ubriaca, seduta a gambe incrociate sul tappeto. Punta il dito verso Miriam. "Obbligo o verità?"
"Obbligo. Sempre," risponde Miri, sfacciata.
"Limonati Gio. Ma non un bacetto. Fammi sudare solo a guardarvi."
Miriam non se lo fa ripetere. Mi si mette a cavalcioni sulle cosce, i suoi pantaloncini di jeans che sfregano contro i miei jeans. Mi afferra il viso e mi bacia con una foga affamata. Sento il sapore della vodka e del sale. Rispondo al bacio con violenza, infilandole le mani sotto il top per stringerle la schiena nuda, mentre lei geme contro la mia bocca. È un bacio umido, osceno, rumoroso. Quando ci stacchiamo, ho il fiato corto, ma i miei occhi scattano subito su Anna.
La sua espressione è una maschera di ghiaccio, ma le sue mani sono strette a pugno sulle cosce di Gigi.
"Tocca a me," ansima Miriam, girandosi appena verso lo spaccone. "Gigi. Obbligo o verità?"
"Obbligo, cazzo," risponde lui, tracannando un altro sorso dalla bottiglia.
"Facci vedere quanto ti piace l'outfit della nostra Anna," lo sfida Miriam, passandosi la lingua sulle labbra. "Toccale quelle tette spettacolari finché non la fai gemere per davvero."
Il mio stomaco fa un salto mortale, ma Anna non si tira indietro. Sorride, un sorriso crudele rivolto dritto a me, e si gira a cavalcioni su Gigi, esattamente come Miriam è su di me.
Gigi non aspetta altro. Le afferra i fianchi, le dita che premono esattamente su quel fottuto livido e la tira contro di sé. Anna chiude gli occhi, trattenendo il respiro per la fitta di dolore, ma un secondo dopo Gigi le affonda entrambe le mani nella scollatura del corsetto. Le stringe i seni nudi con una volgarità che mi fa montare il sangue alla testa, impastandoli, spingendoli verso l'alto mentre le divora la bocca e il collo con baci bagnati e pesanti.
Il rumore della loro saliva, i respiri pesanti di Gigi e i piccoli gemiti che Anna si sforza di emettere per reggere il gioco mi stanno perforando i timpani. La gonna di pelle di Anna sale pericolosamente, scoprendo la linea del perizoma nero. Lui la struscia contro la propria erezione in modo sfacciato. È una scena pornografica, messa in scena solo per distruggermi. E ci sta riuscendo.
"Mmh, okay, okay, abbiamo capito!" ride Giusy, sventolandosi la faccia con una mano. "Tocca a te, Gigi."
Gigi si stacca dal collo di Anna, col fiato corto, gli occhi da predatore da quattro soldi puntati su di me.
"Gio," biascica, il braccio stretto possessivamente attorno alla vita di mia sorella. "Verità. Ti dà fastidio se mi scopo tua sorella su questo divano stasera? Facendo tremare i muri?"
Il silenzio cala nel salotto. Anche Miriam e Giusy si zittiscono, percependo l'elettricità tossica nella domanda. Anna mi fissa dal grembo di Gigi, il petto che le si alza e si abbassa freneticamente.
"Finché non la rompi," rispondo, la voce gelida, letale, scandendo bene le parole mentre pianto i miei occhi in quelli di Gigi. "Non me ne frega un cazzo. Ma se le fai male, ti stacco la testa dal collo."
Gigi fa una mezza risata sbruffona. "Tranquillo, le piace farsi trattare male."
La mia mascella scatta. Anna distoglie lo sguardo, il rossore della vergogna che le inonda il collo. Quella frase l'ha colpita come uno schiaffo.
"Tocca a me," interviene Anna, la voce incrinata ma veloce, cercando disperatamente di riprendere il controllo del gioco prima che io scatti in piedi e uccida il suo finto fidanzato. Mi guarda dritto negli occhi. Il veleno è puro. "Gio. Obbligo. Dimostrami che la tua amichetta qui non è solo un passatempo. Fai qualcosa che non oseresti fare se non fossimo tutti ubriachi."
La sfida è lanciata. Vuole che mi spinga oltre? Vuole il sangue? Lo avrà.
Sposto Miriam dal mio grembo e la faccio sdraiare di schiena sui cuscini del divano bianco. Mi metto in ginocchio sul tappeto, esattamente in mezzo alle sue cosce divaricate. Le sbottono i pantaloncini di jeans con una lentezza calcolata e glieli tiro giù lungo i fianchi, esponendo l'intimo minuscolo che indossa. Miriam trattiene il fiato, spalancando gli occhi, eccitata dalla mia brutalità davanti a tutti.
Non mi fermo. Infilo due dita sotto l'elastico, sfiorando il suo calore umido.
"Gio..." sussurra Miriam, chiudendo gli occhi e inarcando la schiena davanti a tutti, la sua teatralità che si fonde perfettamente col mio piano.
Inizio a stuzzicarla lì, davanti a mia sorella, con movimenti lenti ed espliciti. La guardo godere, la sento ansimare. Ma i miei occhi non sono su di lei. Sono incollati a quelli di Anna.
Anna è paralizzata sulle ginocchia di Gigi. Le sue mani tremano. La gelosia la sta divorando viva, esattamente come l'immagine di Gigi che le toccava il seno ha divorato me due minuti fa. L'aria nel salotto è satura di tensione erotica, alcol e odio.
La situazione sta degenerando a una velocità spaventosa.
Gigi, ormai completamente ubriaco e su di giri per lo spettacolo che sto dando con Miriam, decide di imitarmi. Ma non ha il mio controllo. Non ha la mia attenzione.
Afferra Anna per i fianchi con una foga brutale, per farla girare verso di sé.
La sua mano grande e pesante si chiude a tenaglia, affondando le dita esattamente nel centro perfetto di quel livido violaceo nascosto sotto la pelle nera. E stringe. Forte. Come un fottuto pezzo di carne.
"Ah!"
Il grido di Anna non è un gemito di piacere. È un urlo di dolore acuto, spezzato, reale. Il suo viso si contrae in una smorfia di agonia, e d'istinto tira uno spintone violento al petto di Gigi per allontanarsi da quella presa ferrea.
"Cazzo, Gigi! Ti ho detto che mi fa male!" sbotta lei, le lacrime che le pungono gli occhi, portandosi le mani sul fianco dolorante.
Gigi barcolla all'indietro sul divano, sbuffando, infastidito. "Ma che cazzo hai stasera? Fai la suora? Fino a ieri notte in macchina ti piaceva quando ti stringevo!"
Il tempo si ferma. La mia mano si ritira dai fianchi di Miriam. Mi alzo in piedi dal tappeto con una lentezza letale. L'alcol nel mio sangue evapora all'istante, sostituito da un'adrenalina nera e omicida.
La fottuta verità è appena uscita dalla bocca di quel bastardo.
La tensione nel salotto è così spessa che si potrebbe tagliare col coltello.
Il grido di Anna riecheggia nella stanza, ma invece di lanciarmi addosso a Gigi e spaccargli la faccia come il mio istinto primordiale mi sta urlando di fare, il demone della competizione prende il sopravvento. Siamo in guerra. E in questa fottuta guerra, si vince colpendo dove fa più male.
Non mi alzo. Resto in ginocchio sul tappeto, esattamente in mezzo alle cosce divaricate di Miriam.
Lentamente, lascio scivolare sul mio viso un sorriso gelido, crudele, inzuppato di tutto il veleno che ho in corpo. Pianto i miei occhi in quelli di Gigi, che mi sta guardando col fiato corto, la mano ancora artigliata al fianco di mia sorella.
"Cazzo, guardati, Gigi," lo provoco, la voce bassa, vibrante di scherno. "Fai lo sbruffone con Anna, ma sei tu quello che sta scoppiando di gelosia a guardare come mi scopo tua sorella."
Gigi si irrigidisce, sgranando gli occhi.
Non gli do il tempo di replicare. Affondo due dita dentro Miriam con un colpo secco, deciso, spingendomi in profondità nel suo calore umido. Allo stesso tempo, con la mano libera, afferro il laccetto del suo top dietro il collo e lo slaccio con uno strappo. Il tessuto scivola via, lasciando i suoi seni pesanti e perfetti completamente nudi sotto la luce cruda del salotto.
