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Erotika
La Mia Odiosa Gemella Tettona · Cap. 4
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Capitolo 4 di 6 26 min di lettura

lavando le tettone della sorellina

la vacanza continua e gio in questo momento si sente una merda per la sera prima, ma mettere la faccia tra le cosce di qualcuno fa sempre bene.

Alessia
7 mesi fa · 1.3k letture · 8

Anna non si ferma. Anzi. Sento le sue unghie sfiorarmi la base, stringendo la presa con una possessività che smentisce ogni sua parola. I suoi occhi neri, resi lucidi dall'acqua e dall'adrenalina, mi sfidano apertamente.

"Ma che dici," sibila, passandosi la lingua sulle labbra bagnate in un sorriso crudele e sarcastico, muovendosi con ancora più foga. "Tu mi fai schifo, Gio. Ti sto solo aiutando a lavarti, che cazzo credi."

La sfacciataggine di quella risposta, unita al calore della sua mano e al fatto che siamo nudi, sotto l'acqua, a fare a pezzi ogni limite morale che ci era rimasto... è la miscela più erotica che io abbia mai provato in vita mia.

"Stronza," rantolo, affondando una mano nei suoi capelli bagnati per tirarle indietro la testa, mentre lei continua il suo lavoro disperato per cancellarmi la lucidità, spingendomi sempre più vicino al limite in una doccia che è diventata un campo di battaglia.

Il suo sorriso si allarga, un ghigno da predatrice ferita che assapora la propria vendetta. "Non godere troppo," mi sibila, il respiro corto. "Sarebbe un peccato."

Non ha idea.

Lei accelera, i movimenti diventano convulsi, quasi arrabbiati. È inesperta, si capisce. La sua presa a volte è troppo secca, poi troppo morbida. Ma non frega un cazzo. L'acqua bollente che ci copre, lo strato di bagnoschiuma alla vaniglia che le ha reso la mano e la mia cazzo scivolose come l'olio, trasformano la sua goffaggine in una tortura deliziosa, irregolare, imprevedibile. È un handjob disperato, rabbioso, sporco, tutto quello che non dovrebbe essere e che per questo è fottutamente divino.

"Ehi," mi fa, notando la mia espressione distorta dal piacere. "Guardami."

Obbedisco. La fisso dritta negli occhi mentre il suo braccio si muove in un vortice di schiuma e desiderio. I suoi capelli neri, incollati al viso, le ciglia bagnate che tremano. È così fottutamente bella in questo momento di totale abiezione che mi fa male al petto. La mia altra mano, ancora libera, abbandona ogni ritegno. Torno a prenderle le tette, le affondo i polpastrelli in quella carne calda e scivolosa, le impasto con una forza che lascia dei segni bianchi sulla sua pelle ambrata prima che l'acqua li lavi via. Le afferro un capezzolo, lo torcendo tra le dita.

"Ah!" urla lei, un suono acuto che non è né dolore né puro piacere, ma un miscuglio fottutamente sbagliato di entrambi. La sua mano su di me, trema, la presa si fa più forte, quasi a volermi punire per quella stimolazione.

"Godi, eh, stronza?" le sussurro all'oreccio, le parole quasi spente dal rumore dell'acqua. "Godi mentre tuo fratello ti tocca le tette."

Lei stringe i denti, un muscolo che salta sulla mascella. "Stai zitto," mi ordina, ma la voce è un filo teso, carico di elettricità. "Solo... solo finisci."

"Finisci? Ma che cazzo dici, principessa," le rispondo, ridendo, un suono rauco che suona come un rantolo. "Abbiamo appena iniziato a sporcarci."

La mia mano scende ancora, abbandonando il seno per tracciare una linea bagnata lungo il suo ventre. Le dita scivolano tra le sue gambe, trovando la piega calda e liscia. Non la penetro, me lo proibisco. La accarezzo solo, le dita che si preme contro quel piccolo bottone nascosto, stimolandola con la stessa lentezza insopportabile con cui lei mi stava massaggiando prima.

"Ricordi questo?" le chiedo, la voce un bisbiglio malizioso.

le mie dita premono su quel nucleo di piacere e Anna sussulta come se l'avessi scossa da una scossa elettrica. Un gemito profondo le sfugge dalle labbra, un suono che non è più un ordine ma una supplica disperata. La mano che mi impugna il cazzo si contrae, un riflesso involontario, quasi doloroso nella sua intensità.

"Ehi," ansimo, le palpebre che si chiudono per un secondo. "Sei sicura di voler farmi... ah!... finire così?"

Riapro gli occhi e la vedo. Il suo viso è una maschera di desiderio e frustrazione, gli occhi neri come pozzi di pece che mi fissano sfidando, la bocca semiaperta, bagnata. Ha capito. Ha capito che le sto rubando il controllo, che la sto portando al limite insieme a me.

"Non sei tu," ringhia lei, la voce carica di una rabbia che nasconde una paura fottutamente eccitante. "Sono io."

E poi inizia.

La sua mano si trasforma in un fottuto macchinario del piacere. Non ha più ritmo, ha solo frenesia. Una violenza erotica, una furia che cerca di spingermi oltre il limite prima che io possa portarla con me. Il bagnoschiuma la fa scivolare su e giù per la mia asta con un suono schiumoso, sporco, che si mescola al rantolo del mio respiro e al rombo dell'acqua. La sua presa è così fottutamente stretta che il mio cazzo pulsa, le vene che sembrano sul punto di esplodere.

"Anna... stronza..." sibil tra i denti, la schiena che si inarca mentre lei continua a impastarmi le palle con l'altra mano, una mossa che non mi aspettavo, che mi azzera ogni difesa. "vorrei Fotterti... Dio..."

Mi guarda godere, becca ogni mio sussulto, ogni mio gemito. Ne trae linfa. Si avvicina, il suo respiro caldo contro il mio petto, e mi sussurra all'orecchio una frase che mi spacca in due.

"Non sei tu," ripete, ma questa volta la voce è un filo di seta bagnata, un respiro rotto dal desiderio che si confonde con il mio. "Sono io."

È lei.

La sua mano diventa un vortice. L'acqua che ci avvolge sembra bollire. La schiuma la copre, le sue tette rimbalzano sotto il getto mentre il suo braccio si muove senza sosta. Non riesco più a parlare, riesco solo a gemere, a urlare il suo nome mentre sento il calore che mi sale dalle palle, un'onda rovente che si raccoglie alla base della schiena.

"Anna... Anna... Anna...sorellina!"

La sento stringere ancora di più, un ultimo, fottuto colpo di grazia che mi fa perdere la cognizione di tutto.

Il mondo scompare.

L'acqua, il vapore, il rumore. Tutto si dissolve in un alone bianco.

E poi esplodo.

Non è una sborrata, è un'eruzione vulcanica.

Il primo getto è così potente che mi piega in due, un gemito strappato dalle viscere. Sento il liquido caldo schizzare contro il suo ventre, un colpo secco, bagnato, che la fa sobbalzare. Lei non si ferma, continua a masturbarmi con una furia che sembra voler strapparmi l'anima. Il secondo getto le colpisce il seno, schizzando contro il capezzolo che avevo torto prima, un segno bianco, caldo, sulla sua pelle ambrata che mi fa urlare.

Non mi fermo più. È un fiume, un'onda che la sommerge. Le schizzo l'addome, l'interno delle cosce, anche il viso, una goccia che le cola sulla guancia e che lei leccano via con un gesto così fottutamente volgare e bello che mi fa venire un altro, piccolo, spasimo.

Sono esausto. Le ginocchia mi cedono e crolli contro di lei, la faccia sepolta tra i suoi capelli bagnati, il respiro che esce a singhiozzi.

Anna si ferma.

La sua mano lascia la mia cazzo, ora morbido e sensibile, e si appoggia contro la mia spalla.

Poi, succede qualcosa che mi paralizza il cuore.

La sua mano scivola via da me, ma non per allontanarsi. Anna fa un passo avanti, azzerando l'ultimo millimetro di distanza, e mi avvolge le braccia intorno al collo. Si stringe a me. Nudi, bagnati, avvolti dal vapore e dalla schiuma, mi abbraccia con una forza disarmante.

Sento il suo seno morbido e pesante schiacciato contro il mio addome, il battito accelerato del suo cuore contro il mio petto. Appoggia la guancia umida sulla mia spalla. Non c'è malizia in questo gesto. C'è solo un bisogno disperato, infantile quasi, di trovare un fottuto appiglio in mezzo a tutto lo schifo che ci stiamo tirando addosso.

Resto immobile, le mani ancora a mezz'aria, il cervello in tilt totale. Poi, lentamente, le passo le braccia attorno alla vita, ricambiando la stretta, affondando il viso nel suo collo bagnato.

L'acqua continua a scorrere su di noi, lavando via il sudore di Miriam dalla mia pelle e, forse, un po' dello sporco di Gigi dalla sua.

Anna si solleva appena sulle punte. Le sue labbra sfiorano il mio orecchio, calde contro la mia pelle infreddolita.

"Grazie," mi sussurra. La sua voce è un filo rotto, ma carico di una sincerità che mi disarma completamente. "Ci voleva... stronzo."

Chiudo gli occhi, stringendola un po' di più contro di me.

La guerra è tutt'altro che finita, ma in questo momento, sotto il getto di questa fottuta doccia, siamo solo due mostri che hanno un disperato bisogno l'uno dell'altra per non affogare.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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Scritto da
Alessia

Scrivo racconti da poco e spero davvero possano piacere!

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Commenti 2

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  1. ile

    bello! bello! bello! brava ale❤️❤️❤️❤️

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