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Erotika
La Mia Odiosa Gemella Tettona · Cap. 4
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Capitolo 4 di 6 26 min di lettura

lavando le tettone della sorellina

la vacanza continua e gio in questo momento si sente una merda per la sera prima, ma mettere la faccia tra le cosce di qualcuno fa sempre bene.

Alessia
7 mesi fa · 1.3k letture · 8

La guardo, frustrato. Lei non sa niente. Non sa della guerra, non sa del buco nero che ho nello stomaco. Vede solo una serata tra amici.

"Come ti pare," borbotto, passandomi una mano pesante sul viso.

Resto sul suo letto per un'altra mezz'ora. La stringo, me la tiro addosso, le bacio il collo e le lascio accarezzare il mio corpo sudato in un groviglio di coccole viscose ed esplicite, cercando disperatamente di assorbire ancora un po' del suo calore per blindarmi contro quello che mi aspetta.

Ma la magia è finita. La mia testa è già a quella cazzo di cena.

Alla fine, mi alzo dal materasso con una lentezza rassegnata. Recupero i miei boxer e i bermuda dal pavimento, rivestendomi sotto lo sguardo pigro e malizioso di Miriam, che mi fissa da sotto le lenzuola.

"Vado a casa a farmi una doccia e a cambiarmi," le dico, chinandomi per darle un ultimo bacio sfuggente sulle labbra. "Ci vediamo dopo."

Esco dalla sua stanza, mi chiudo la porta d'ingresso alle spalle e mi ritrovo sotto il sole cocente del tardo pomeriggio.

Cammino verso casa mia con i pugni stretti nelle tasche, il sapore di Miriam ancora sulla lingua e un odio viscerale che mi brucia lo stomaco. La principessa vuole la guerra a cena? E allora le darò uno spettacolo che non dimenticherà.

Apro la porta di casa e vengo accolto dal silenzio. I nostri genitori devono essere in giardino o a fare la spesa.

Salgo le scale due a due, la mente ancora annebbiata dalla stanchezza e dal calore della camera di Miriam. Ma quando arrivo in cima, sento il rumore scrosciante dell'acqua provenire dal nostro bagno. La porta è accostata. Uno spiraglio di vapore caldo filtra nel corridoio, portando con sé il profumo dolce della vaniglia.

Mi fermo sulla soglia e spingo il legno con due dita.

Anna è lì. È di spalle, sotto il getto della doccia. L'acqua le scorre sui capelli scuri, scivolando lungo la linea dritta della schiena, accarezzando la curva perfetta dei fianchi e le gambe toniche. È una visione che mi azzera la salivazione in un fottuto istante. Il sesso con Miriam di un'ora fa sembra evaporato, cancellato dal mio sistema nervoso come se non fosse mai successo. La mia reazione è immediata, dolorosa, prepotente.

Non ci penso. L'istinto divora la ragione.

Mi sfilo la maglietta in un gesto fluido. Calo i bermuda e i boxer, calciandoli via sul pavimento bagnato. Apro l'anta di vetro del box doccia e, senza fare il minimo rumore, mi infilo sotto il getto d'acqua bollente.

Azzero lo spazio tra noi. Mi appoggio a lei da dietro, premendo il mio petto nudo contro la sua schiena bagnata. Il mio corpo teso, duro e pulsante di desiderio, si incastra perfettamente contro i suoi glutei. Allo stesso tempo, faccio scivolare le braccia in avanti e le afferro i seni a mani piene. Li stringo, impastando quella carne morbida e pesante, resa scivolosa dall'acqua, con una foga possessiva che non riesco a frenare.

"Posso fare la doccia con te?" le sussurro all'orecchio, la voce ridotta a un graffio roco.

Anna ha un sussulto violento. Le scappa un piccolo fiato spezzato per lo spavento, i muscoli che le si contraggono di scatto sotto le mie mani. Mi aspetto che urli, che mi tiri uno schiaffo, che mi sbatta fuori dal box doccia ricordandomi la sua fottuta vendetta con Gigi.

Ma la principessa mi spiazza di nuovo.

Invece di lottare, abbassa le spalle. La tensione defluisce dal suo corpo, lasciando il posto a una resa inaspettata.

"Fai come vuoi," mormora. La voce è fredda, rassegnata, ma c'è un'incrinatura dolce sotto la superficie, un'eccitazione repressa che la fa appoggiare impercettibilmente contro il mio petto.

Non me lo faccio ripetere. Inizio a baciarle il collo bagnato, le mani che continuano a tormentare i suoi seni e a stuzzicare i capezzoli turgidi. Mi struscio contro di lei, assecondando il bisogno fisico di sentirla mia, di cancellare le impronte di Gigi dalla sua pelle.

Ma proprio quando il calore tra noi inizia a fondere il vetro della doccia, lei alza una mano e ferma la mia.

"Ehi," mormora, girando appena il viso di lato, i capelli bagnati che le coprono metà del profilo. "Se devi fare così... prendi il bagnoschiuma e lavami."

Resto interdetto per una frazione di secondo. Ha cambiato personaggio. Non è più la stronza arrogante, non è più la kamikaze di stanotte. In questo momento, coperta dall'acqua, sembra solo una ragazza fragile che mi sta chiedendo di prendermi cura di lei.

Allungo un braccio, prendo il flacone di bagnoschiuma alla vaniglia e ne verso una quantità generosa sui palmi.

Inizio a lavarla. Le mie mani, lisce e insaponate, scivolano sul suo corpo con una lentezza esasperante, sensuale. Parto dalle clavicole, accarezzando il collo, per poi scendere sulle curve abbondanti del seno. Le insapono il petto indugiando sui contorni, massaggiandola con una dolcezza che contrasta con la durezza del mio corpo premuto contro la sua schiena. Scivolo sul ventre piatto, sui fianchi, seguendo la linea delle sue cosce con tocchi decisi e fottutamente espliciti.

Eppure... mentre la schiuma ci copre e io mi eccito fino a perdere la testa, mi rendo conto che c'è qualcosa di stonato.

Anna si lascia toccare, si lascia lavare, ma è passiva. Non inarca la schiena cercando il mio contatto come faceva l'altra notte. Non emette un suono. Le sue mani sono appoggiate mollemente contro le piastrelle fredde. Fissa il getto dell'acqua con uno sguardo spento, vuoto.

Il mio bacino spinge contro di lei in una chiara muta richiesta, ma la sua passività mi frena. È sconsolata. C'è una tristezza sorda, una delusione profonda che le grava sulle spalle e che sta inquinando il nostro momento.

Mi fermo, le mani ancora sporche di schiuma appoggiate sui suoi fianchi.

"Che hai?" le chiedo, abbassando la voce, il respiro caldo contro la sua nuca. "Dove sei, Anna?"

Lei mi ignora, non risponde.

La tensione sotto il getto d'acqua bollente cambia forma, trasformandosi da lussuria in qualcosa di molto più scuro e viscerale.

Le mie mani insaponate stanno scivolando lungo i suoi fianchi, accarezzando la pelle ambrata, quando i miei polpastrelli sfiorano qualcosa di diverso. Un piccolo avvallamento teso. L'acqua lava via la schiuma alla vaniglia per un secondo, rivelando un'ombra scura, violacea, proprio sull'osso del bacino, vicino all'inguine. Un livido.

Il mio cervello si congela.

"Cos'è questo?" la voce mi esce bassa, pericolosa.

Fermo le mani. La giro a metà verso di me, afferrandola per i fianchi con una forza che non ha più niente di sensuale. Il mio sguardo è incollato a quel segno scuro sulla sua pelle perfetta. L'ossessione tossica e l'istinto protettivo primordiale da fratello si fondono in una miscela esplosiva. Quel bastardo le ha fatto male. L'ha presa con violenza, o forse l'ha forzata sul sedile di quella fottuta macchina.

"Chi cazzo ti ha fatto questo, Anna?" ringhio, alzando gli occhi sui suoi. Le vene del collo mi pulsano. "È stato lui?"

Anna sgrana gli occhi, sorpresa dalla mia furia improvvisa. Cerca di coprirsi il fianco con la mano, visibilmente confusa e messa all'angolo.

"Non... non è niente," balbetta, la voce che trema sotto il rumore dell'acqua. "Ho sbattuto contro lo sportello stanotte. Lasciami."

"Non dirmi stronzate," le sibilo a un palmo dal viso, la mascella contratta fino a farmi male. "Se quel pezzo di merda ti ha messo le mani addosso in un modo che non—"

Ma non riesco a finire la frase.

Per zittirmi, per sviare disperatamente l'attenzione da quella ferita che le brucia l'orgoglio, Anna fa la mossa più fottutamente letale che potesse inventarsi.

La sua mano scivola fulminea verso il basso, fendendo l'acqua, e si chiude di scatto attorno alla mia erezione.

Un gemito gutturale mi viene strappato direttamente dalla gola. Chiudo gli occhi, sbattendo la nuca contro il vetro del box doccia.

La sua presa è stretta, bollente. Il bagnoschiuma alla vaniglia fa da lubrificante perfetto. Anna inizia a muovere la mano su e giù. Non ha l'esperienza fluida e calcolata di Miriam, i suoi movimenti sono leggermente slegati, inesperti, ma compensa questa mancanza con un'intensità rabbiosa, disperata. Stringe la carne tesa e accelera il ritmo con una foga che mi azzera i pensieri, mandando in corto circuito ogni singola cellula del mio corpo.

Il contrasto è devastante. La mia mente urla domande, vuole sapere cosa è successo in quella macchina, vuole uccidere Gigi... ma il mio corpo è totalmente alla sua mercé, schiavo della sua mano piccola e scivolosa che mi sta portando sull'orlo del baratro.

Apro gli occhi, il respiro che mi esce a scatti. Le afferro il mento con due dita, costringendola a guardarmi mentre continua a scorrere su di me, l'attrito che si fa sempre più insopportabile e perfetto.

"E il tuo fottuto Gigi?" la provoco, la voce spezzata, il petto che si alza e si abbassa freneticamente contro i suoi seni bagnati. "Che fai, principessa? Non ti facevo schifo?"

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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