"Che c'è?" le chiedo, guardando il soffitto.
"Pensavo a Giusy," risponde, alzando il viso per guardarmi. I suoi occhi neri brillano di una malizia irriverente. "Siamo dei bastardi, Gio. L'abbiamo mollata in spiaggia da sola a fare il quinto incomodo tra i due piccioncini, mentre noi siamo qui a fare i maiali nel mio letto. Fa sempre questa fine."
"Vero," rido anch'io, l'immagine di Giusy che sbraita contro tutti che mi fa allentare la tensione per un secondo. "La prossima volta dovremmo includerla. Almeno non si sente tagliata fuori."
L'ho buttata lì come una stronzata, ma Miriam si appoggia sui gomiti, sporgendosi sul mio petto. Non ride più. Mi fissa con un'espressione indecifrabile, passandosi la lingua sulle labbra lucide.
"Sai," mormora, accarezzandomi la linea degli addominali con l'unghia dell'indice, scendendo pericolosamente verso il basso. "Non provocarmi su queste cose. Ha un bel corpo, e non è per niente timida. Potrei prenderla in considerazione sul serio."
La guardo, sorpreso dalla sua sfacciataggine. "Sei fuori di testa, Miri."
"Forse," sussurra lei, avvicinandosi fino a sfiorarmi la bocca. "Ma ora basta parlare degli altri."
Con un movimento fluido, si scosta da me e si allunga verso il cassetto del comodino. Lo apre e tira fuori un quadratino argentato. Me lo sbatte letteralmente sul petto sudato, gli occhi neri che bruciano di una fame che il suo orgasmo di prima non ha minimamente saziato.
"Dai," mi ordina, la voce che torna a farsi graffiante. "Mettiti sto cazzo di preservativo e scopami."
Il mio sangue riprende a pompare con una ferocia inaudita.
Strappo l'involucro argentato coi denti. Miriam non aspetta nemmeno che io finisca. Si gira di scatto, puntando le ginocchia e i gomiti sul materasso sfatto. Inarca la schiena, offrendomi la visuale perfetta della sua intimità e dei suoi glutei sodi, voltandomi le spalle in una sottomissione sfacciata e animale che mi manda in corto circuito il cervello.
Le mani mi tremano leggermente per la fretta mentre srotolo il lattice sulla mia erezione dolorante. Non c'è dolcezza, non c'è più spazio per i preliminari.
Mi piazzo in ginocchio dietro di lei. Le afferro i fianchi con entrambe le mani, stringendo la carne scura con una foga possessiva, posizionandomi contro il suo calore umido.
"Tieniti forte," le ringhio all'orecchio.
Spingo i fianchi in avanti con uno scatto secco, implacabile.
L'impatto è violento. Miriam lancia un gemito strozzato, un misto di dolore acuto e piacere puro, mentre affonda la faccia nel cuscino per non urlare a pieni polmoni. Inizio a muovermi subito, spinto da una forza bruta, martellando contro di lei con un ritmo forsennato. I nostri corpi sbattono l'uno contro l'altro, pelle sudata contro pelle sudata, in uno scontro carnale in cui sto disperatamente cercando di affogare ogni singolo pensiero su Anna.
Il rumore sordo della mia pelle sudata che sbatte contro la sua riempie la penombra della stanza, coprendo perfino il ronzio del condizionatore
È pura, cruda meccanica mista a rabbia.
Le mie mani scivolano dai suoi fianchi e si ancorano ai suoi glutei. Stringo la carne scura e soda a mani piene, affondando i polpastrelli, usandola come leva per tirarmi il suo bacino contro e spingermi ancora più a fondo. La sensazione di lei, quella morsa bollente, umida e implacabilmente stretta che mi avvolge a ogni affondo, mi manda il cervello in corto circuito. È come se le sue pareti si contraessero apposta per succhiarmi via l'anima e ogni fottuto pensiero.
"Mio dio, Gio... sì!" urla Miriam. Le sue mani sono aggrappate alle lenzuola stropicciate, le nocche bianche per lo sforzo di non crollare in avanti. Inarca la schiena fino a farsi male, spingendo il sedere contro di me per assecondare la mia violenza. "Di più! Cazzo, spingi più forte!"
La sua teatralità, il modo sfacciato, quasi pornografico in cui esige di essere presa, è la droga esatta di cui ho bisogno in questo momento.
"Vuoi che spinga?" le ringhio all'orecchio, il respiro pesante che le brucia la pelle del collo.
"Sfondami," ansima lei, voltando appena il viso madido di sudore per lanciarmi un'occhiata selvaggia da sopra la spalla. "Fammi dimenticare come ci si chiama."
Non me lo faccio ripetere.
Aumento il ritmo, trasformando ogni spinta in un colpo brutale, disperato. Il vecchio letto matrimoniale inizia a cigolare in modo disastroso. La testiera di legno sbatte ritmicamente contro il muro della stanza: bam, bam, bam. Un rumore osceno che fa da metronomo alla nostra foga.
Più la sento gemere, più mi eccito. Più urla, più la stringo, marchiandole i fianchi con le mie dita. Sto cercando di distruggerla fisicamente, di portarla a un punto di rottura tale da spegnere il fuoco che ho nello stomaco. Chiudo gli occhi, i denti stretti in una smorfia, e per un fottuto istante non c'è più la spiaggia, non c'è più Gigi, non c'è più Anna. C'è solo l'attrito bruciante, il sudore che mi cola sulla fronte e il corpo di Miriam che si piega e si adatta alla mia furia.
"Ah! Gio, così... mi stai distruggendo!" geme lei, la voce che si spezza in un pianto di puro piacere, la testa che le cade in avanti, abbandonata contro il materasso. "Non fermarti... sto per... ah!"
I suoi muscoli si stringono attorno a me come una tagliola. Un'altra ondata di spasmi la travolge, facendola tremare in modo incontrollabile contro il mio bacino.
Ma io non ho ancora finito. L'idea di sfinirla mi manda su di giri. La tengo ferma per i fianchi, bloccandola contro il materasso, e continuo a martellare con una foga cieca, cavalcando l'onda del suo orgasmo, succhiando via ogni singola stilla del suo piacere, fino a quando la mia stessa tensione non arriva al punto di rottura, esplodendo in un climax che mi svuota i polmoni e mi annebbia la vista.
Mi lascio scivolare di lato, atterrando pesantemente sul materasso sfatto. L'aria nella stanza è densa, quasi irrespirabile. Miriam non perde un secondo: si gira sul fianco e si rannicchia contro di me. Incolla il suo corpo nudo, caldo e fradicio di sudore contro il mio fianco.
È una sensazione fottutamente appiccicosa, ma in questo momento è l'unico anestetico che mi tiene a galla.
Le passo un braccio sotto il collo, attirandola ancora di più. Sento il peso morbido del suo seno schiacciato contro il mio addome e il suo respiro irregolare che mi solletica la clavicola. Miriam chiude gli occhi, lasciandosi scappare un sospiro soddisfatto. Le mie dita riprendono a muoversi da sole, tracciando linee pigre e sensuali lungo la sua spina dorsale, scivolando giù fino alla curva umida dei suoi glutei nudi.
"Sei un animale, Gio," mormora lei, la voce impastata e pigra. Solleva leggermente il viso e mi lascia un bacio umido sul petto, la lingua che sfiora la mia pelle salata. "Credo che non riuscirò a camminare dritto per due giorni."
"Te l'avevo detto di non provocarmi," le sussurro, inclinando la testa per morderle dolcemente il lobo dell'orecchio, facendola rabbrividire nonostante i quaranta gradi della stanza. Le stringo appena la coscia, godendomi il calore del suo corpo che reagisce ancora al mio tocco.
Siamo una massa di membra aggrovigliate, sudore e lenzuola stropicciate. Per un attimo, l'illusione di aver spento il cervello sembra reggere.
Poi, un ronzio metallico e insistente distrugge il silenzio.
Il telefono di Miriam vibra sul comodino, illuminando la penombra.
Lei sbuffa, contrariata dall'interruzione. Si allunga per prenderlo, strusciando i seni nudi contro il mio petto in un movimento che mi fa trattenere il fiato. Sblocca lo schermo. La luce azzurra le illumina il viso stanco ma appagato.
"Oh," mormora, scorrendo un messaggio. "A quanto pare i miei hanno deciso di ancorare la barca a largo e restare a dormire fuori stanotte."
"Buon per noi," rispondo, accarezzandole il fianco, pronto a tirarla di nuovo giù sul materasso. "Casa libera fino a domani."
"Sì, ma aspetta..." Miriam corruga la fronte, leggendo il resto della chat di gruppo. "È tua sorella. Dice che visto che ho casa libera, lei e Gigi hanno pensato che potremmo cenare tutti qui stasera. Spaghettata di gruppo e vodka."
Il mio braccio si irrigidisce all'istante sotto la sua nuca.
L'anestetico svanisce in un millesimo di secondo, sostituito da una fiammata di puro, velenoso fastidio. Anna. Quella stronza non riesce a stare al suo posto. Si è scopata Gigi, mi ha sbattuto la cosa in faccia per distruggermi, e ora... ora invade l'unico fottuto posto in cui ero venuto a cercare riparo. Vuole portarmi il suo trofeo sotto il naso, vuole sbattermi in faccia Gigi mentre mangiamo allo stesso tavolo, facendomi impazzire nel territorio della mia migliore amica. È un calcolo spietato.
"Che palle," sibilo, ritirando la mano dal suo fianco, la mascella che si contrae dolorosamente. "Dille di no. Dille che siamo stanchi."
"Ma sei pazzo? A me va benissimo!" ribatte Miriam, sedendosi sul letto, improvvisamente piena di energia. La canottiera è ancora sul pavimento, ma non fa niente per coprirsi. Si tira indietro i capelli scuri con entrambe le mani, sorridendo. "Adoro cucinare per tutti quando non ci sono i miei a rompere. E poi ho già la vodka pronta. Sarà divertente."
