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La Mia Odiosa Gemella Tettona · Cap. 3
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Capitolo 3 di 6 24 min di lettura

la sorellina che si scandalizza per un pompino

una giornata di vacanza intensa, veloce e piena di sorprese e sesso.

Alessia
7 mesi fa · 1.2k letture · 7

"Oh, ma insomma!" urla Giusy, arrivando di corsa dall'acqua e scrollandosi i capelli bagnati, schizzandoci tutti. "Si può sapere che problemi avete oggi?! Da una parte sembra di stare sul set di un film porno, e dall'altra pure! Prendetevi due stanze e non rompetemi i coglioni, che sto cercando di prendere il sole in santa pace!"

Gigi sbuffa, infastidito dall'interruzione di Giusy, e cerca di riportare l'attenzione di Anna su di sé, afferrandole il mento. "Non farci caso," le sussurra. "Pensiamo a noi."

Ma Anna non lo ascolta. Si divincola dalla sua presa con uno scatto nervoso, mettendosi a sedere. Ha il respiro corto. Il petto le si alza e le si abbassa con violenza, il bikini nero che minaccia di cedere.

La competizione la sta divorando viva. Il mio sabotaggio è fottutamente perfetto.

Torniamo a casa che il sole è già calato, lasciando il posto a un'aria densa e umida.

La doccia lava via la salsedine e la sabbia, ma non l'elettricità che mi scorre sotto la pelle. La cena con i nostri genitori è la solita fottuta recita. Anna mangia in silenzio, lo sguardo fisso sul piatto. Io mi godo ogni boccone, convinto di aver vinto su tutta la linea. Il mio sabotaggio in spiaggia è stato perfetto: l'ho portata al limite, l'ho fatta impazzire di gelosia. Ora devo solo aspettare che la porta di quella stanza si chiuda alle nostre spalle per riscuotere.

Mentre aiuto a sparecchiare, il telefono mi vibra in tasca. È Miriam.

Salgo in camera, mi chiudo la porta alle spalle e rispondo.

"Gio..." La sua voce è un sussurro roco, impastato. Il rumore delle onde fa da sottofondo. "Ho rubato una bottiglia di vodka a mio fratello. Sono qui in spiaggia, da sola. La sabbia è ancora calda." Fa una pausa calcolata, lasciando scivolare una risatina maliziosa. "Che ne dici di raggiungermi? Magari mi fai finire quello che quella guastafeste di tua sorella ci ha interrotto in bagno. O magari mi fai vedere se sei così bravo anche senza i vestiti addosso."

La proposta è esplicita, bagnata, un invito servito su un piatto d'argento. Sento il calore salirmi all'inguine al ricordo della sua bocca di stamattina, ma il mio cervello è settato su una sola, fottuta frequenza.

"Passo, Miri," le rispondo, appoggiandomi alla finestra e guardando il vialetto buio. "Sono a pezzi. E poi... stanotte ho altri piani."

"Peccato," sospira lei, per nulla offesa. "Vorrà dire che dovrai farti perdonare."

Riattacco, buttando il telefono sul letto. Non sospetto minimamente la tempesta che sta per abbattersi su di me. Credo che Anna stia solo facendo i capricci. Credo che la sua scenata con Gigi in spiaggia fosse solo fumo negli occhi.

E invece, dieci minuti dopo, la sento urlare a nostra madre dal piano di sotto: "Mamma, esco a fare un giro con Gigi! Non aspettatemi svegli!"

La porta sbatte.

Resto paralizzato in mezzo alla stanza. È uscita. È andata da lui. La delusione mi morde lo stomaco, ma l'arroganza la ricaccia giù. Fai la dura, principessa. Fammi aspettare. Tanto lo so che torni da me. Mi sdraio sul letto, al buio. Le ore passano. L'una. Le due. Le due e mezza. Il caldo della stanza mi cuoce vivo insieme all'ossessione. Inizio a camminare avanti e indietro come un leone in gabbia.

Verso le tre meno un quarto, sento la chiave girare nella serratura del piano di sotto. Passi leggeri sulle scale.

Mi piazzo nell'angolo più buio della stanza, accanto alla porta.

La maniglia si abbassa lentamente. Anna entra, richiudendosi la porta di legno alle spalle con un sospiro tremante. La luce della luna che filtra dalle tapparelle la illumina a metà. Indossa una minigonna di jeans nera e un top attillato. I suoi capelli sono disordinati. Ha un'espressione strana, gli occhi lucidi, le spalle curve. Sembra turbata, svuotata, quasi sotto shock.

Ma io sono troppo accecato dalla fame e dalla rabbia per fermarmi a leggere il suo dolore.

Esco dall'ombra come un predatore. Prima che possa accendere l'abat-jour o dire una parola, le sono addosso.

La afferro per i fianchi e la sbatto contro il legno della porta con un tonfo sordo. Lei sussulta, lasciando cadere la borsetta a terra.

"Ti stavo aspettando," le ringhio addosso, impetuoso, azzerando ogni distanza.

Non le do il tempo di respirare. Le blocco i polsi contro la porta con una mano sola, mentre con l'altra scivolo immediatamente sotto l'orlo della sua minigonna di jeans. Trovo la sua coscia nuda, calda, e affondo le dita nella sua carne, tirandola contro di me.

Abbasso il viso sul suo collo e inizio a baciarla con una foga violenta, possessiva. Le mordo la pelle sotto l'orecchio, inalando il suo profumo mescolato a quello dell'aria notturna. "Pensavi davvero di potermi tenere sulle spine per tutta la notte?" le sussurro, risalendo per morderle il lobo.

Per un fottuto, illusorio secondo, il suo corpo cede.

La sento inarcare la schiena. Un gemito le muore in gola. Le sue gambe si ammorbidiscono, tradendola, rispondendo alla chimica malata che ci lega. La mia mano sotto la gonna sale ancora di un centimetro, sfiorando l'elastico degli slip, pronto a riprendermi il controllo totale che le avevo rubato ieri notte.

Ma poi, il suo cervello si riaccende.

La ribellione esplode. Anna punta entrambe le mani contro il mio petto e, con una forza disperata che non le ho mai visto addosso, mi spinge via.

Barcollo all'indietro, sorpreso. "Cazzo fai?" sbotto, il respiro pesante.

Anna è appoggiata alla porta, il petto che si alza e si abbassa freneticamente. Si tira giù la gonna con le mani che tremano. I suoi occhi mi fissano nel buio, e non c'è più lussuria. Non c'è più sottomissione. C'è solo una crudeltà fredda, disperata, di chi ha appena premuto il tasto dell'autodistruzione pur di vederti saltare in aria.

"Non toccarmi," sibila, la voce rotta ma spietata. "Toglimi quelle fottute mani di dosso, Gio."

"Fai ancora la preziosa?" le rido in faccia, nervoso, facendo un passo avanti. "Dai, Anna. Entrambi sappiamo cosa—"

"Sono uscita con Gigi," mi interrompe, le parole taglienti come schegge di vetro.

Mi blocco. "E allora? Hai fatto il tuo giretto. Ora sei qui."

Lei alza il mento. Una lacrima singola, rabbiosa e umiliata, le riga la guancia nel buio, ma il suo sorriso è un taglio di bisturi dritto al mio cuore.

"L'ho fatto," sussurra, scandendo ogni singola parola per assicurarsi che mi trapassi il cranio. "Me lo sono scopato, Gio."

Il mondo intorno a me si ferma di colpo. Il ronzio delle cicale fuori dalla finestra scompare. L'aria nei miei polmoni diventa piombo.

"Cosa... cosa cazzo hai detto?" mormoro. La voce non mi appartiene più.

"Hai sentito benissimo," sputa lei, la voce che si incrina per il dolore di quello che ha appena confessato. "Siamo andati nel retro della sua macchina. Me lo sono scopato." Chiude gli occhi per un secondo, e il disgusto che le deforma i lineamenti è reale, crudo, devastante. "Ed è meraviglioso, mi ha aperta, mi ha dato il piacere che tu non mi darai mai! Ti fa vomitare l'idea? Ti fa impazzire che mi abbia messo le mani addosso lui?!"

Mi fissa, respirando a fatica, offrendomi il suo petto ferito.

"Volevi distruggermi?" urla in un sussurro strozzato, le guance bagnate di lacrime. "L'ho fatto da sola! pur di non dare a te la soddisfazione di avermi in pugno!"

Il silenzio che segue è la cosa più assordante che abbia mai sentito.

La guardo in piedi contro la porta. La ragazza che fino a ieri non si era mai sfiorata da sola, ha appena regalato la sua prima volta a un pezzo di merda qualsiasi, sopportando uno squallore indicibile, solo ed esclusivamente per togliere il trofeo dalle mie mani. Per ferirmi.

Il mio stomaco si contorce in una morsa atroce. La gelosia non è fuoco, è acido puro che mi corrode le osserve, mi brucia la gola, mi svuota i polmoni. Un'altra bocca l'ha baciata. Altre mani l'hanno toccata.

Faccio un passo indietro, barcollando. Poi un altro. Mi sento morire dentro. La guerra è finita. E ci ha appena uccisi entrambi.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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Alessia

Scrivo racconti da poco e spero davvero possano piacere!

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