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Erotika
La Mia Odiosa Gemella Tettona · Cap. 3
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Capitolo 3 di 6 24 min di lettura

la sorellina che si scandalizza per un pompino

una giornata di vacanza intensa, veloce e piena di sorprese e sesso.

Alessia
7 mesi fa · 1.2k letture · 7

Anna è a un metro da noi. I suoi occhi neri si spalancano a dismisura, fissando prima Miriam in ginocchio, poi scivolando inesorabilmente su di me. Lo shock sul suo viso è totale. Il rossore le divampa dal collo fino alla radice dei capelli. È terrorizzata, schifata, ma c'è un dettaglio, un fottuto dettaglio che mi fa esplodere il cervello: non riesce a distogliere lo sguardo.

È in trappola. La mia esibizionista intoccabile, la ragazza che mi ha confessato di non essersi mai sfiorata in vita sua, è costretta a guardare un'altra donna che mi fa quello che lei non ha nemmeno il coraggio di immaginare.

L'umiliazione nei suoi occhi, unita alla visione del suo viso pietrificato, è la scintilla letale.

Invece di coprirmi d'istinto o girarmi dall'altra parte, sostengo il suo sguardo. Pianto i miei occhi nei suoi, sfacciato, crudele. E proprio mentre lei mi guarda, l'onda mi travolge.

Il climax mi colpisce con una violenza inaudita. Chiudo gli occhi per una frazione di secondo, i denti stretti, un gemito sordo che mi raschia la gola mentre il mio bacino ha uno spasmo involontario. Non c'è nulla di dolce o tenero in questo orgasmo. È brutale, quasi vendicativo. È l'esplosione di ogni singolo filo di tensione accumulato nelle ultime ventiquattro ore. È la risposta a tutte le sue provocazioni, al suo rifiuto, alla sua finta superiorità. È la mia affermazione di potere, urlata in silenzio in un bagno affollato di occhi che mi guardano.

Miriam non si tira indietro. Non si schermisce. Al contrario, al primo sussulto del mio corpo, afferra le mie anche con più forza, unghie che mi si conficcano nella pelle attraverso la tuta, e affonda il viso ancora di più, accogliendo l'ondata con un gemito di pura lussuria.

Quando li riapro, Anna sta letteralmente tremando. La vergogna l'ha annientata. Fa un passo indietro, inciampando quasi nei suoi stessi piedi.

"F-fate schifo," balbetta. È l'unica cosa che riesce a dire.

Si gira di scatto, sbatte la porta alle sue spalle con una violenza che fa tremare i muri, e sento i suoi passi correre via lungo il corridoio, pesanti come macigni.

Miriam si lascia sfuggire una risatina bassa, alzandosi in piedi con una grazia felina, pulendosi le labbra col dorso della mano. "Ops," mormora, maliziosa. "Mi sa che abbiamo un pubblico non pagante."

Ma io non la ascolto nemmeno. Mi rimetto a posto i vestiti con le mani che mi tremano per l'adrenalina, il petto che si alza e si abbassa freneticamente. L'ho distrutta. L'ho spezzata a metà. E la guerra è appena diventata fottutamente nucleare.

Il rumore dei passi veloci di Anna rimbomba, allontanandosi, finché la porta d'ingresso non sbatte con un tonfo sordo.

Nel minuscolo bagno di servizio cala un silenzio denso, rotto solo dal mio respiro ancora affannato e dalla risatina bassa e vibrante di Miriam.

Si alza in piedi con una fottuta grazia felina. Si pulisce le labbra gonfie con il dorso della mano, gli occhi neri che brillano di una malizia assoluta. La sua canottiera bianca è ancora spalancata, il seno nudo e perfetto che si alza e si abbassa a un palmo da me.

"Direi che abbiamo lasciato la principessa senza parole," mormora, passandosi una mano tra i capelli spettinati. "Pensi che le servirà lo psicologo?"

"Penso che se lo ricorderà per un bel po'," le rispondo, la voce ancora arrochita. Mi tiro su i boxer e i bermuda con le mani che formicolano per l'adrenalina, chiudendo il bottone. Ma non mi allontano. Anzi.

Faccio un passo avanti, acciuffandola per i fianchi e tirandola di nuovo contro di me. Il marmo del lavandino le preme contro la schiena. Le mie mani scivolano sulla sua pelle bollente, risalendo per stringere ancora una volta quelle curve morbide che mi ha offerto con tanta sfacciataggine. Miriam non si ritrae: intreccia le braccia dietro il mio collo, premendo il bacino contro di me.

"Dovremmo uscire da questo buco," le sussurro a un millimetro dalle labbra, mordendole dolcemente il mento. "Mia madre potrebbe scendere da un momento all'altro."

"Lo so," sospira lei, strusciandosi contro il mio petto vestito. "Ma sei tu che non mi stai lasciando andare, Gio. Sei fottutamente insaziabile."

"È colpa tua. Non dovresti essere così brava," ringhio, rubandole un ultimo bacio profondo, bagnato, carico di tutta la lussuria che mi è rimasta in circolo. Le nostre lingue si cercano un'ultima volta prima che io, a fatica, mi stacchi. Le do una pacca sul sedere coperto dalla tuta grigia. "Vestiti, Miri. Ci vediamo in spiaggia."

Lei mi fa l'occhiolino, si tira giù la canottiera con un sorriso soddisfatto, e usciamo.

In tarda mattinata, il sole picchia come un fabbro sulla spiaggia dello stabilimento. L'aria è un muro di calore e salsedine, ma niente in confronto all'inferno psicologico che sta andando in scena sotto i nostri ombrelloni.

Siamo tutti e cinque lì. Giusy, la scheggia impazzita, fa avanti e indietro dall'acqua con un costume intero rosso sgambatissimo, schizzando tutti e rompendo i coglioni con battute a raffica. È il classico quinto incomodo, ma oggi la sua presenza è l'unico rumore di fondo che copre la guerra silenziosa.

Anna è stesa sul lettino. Indossa un bikini nero letteralmente invisibile: due triangolini di stoffa che a malapena le coprono i capezzoli e un filo interdentale sui fianchi. È passata un'ora dal trauma del bagno. Mi aspettavo che non mi guardasse in faccia, che si isolasse. Invece, la sua reazione è stata fottutamente letale.

Ha deciso di giocare d'attacco.

È appiccicata a Gigi. E lui, il maschio alfa venticinquenne, non si è fatto pregare. Gigi è uno che capisce le debolezze al volo. Deve aver notato che lei è tesa come una corda di violino, così ha iniziato a stuzzicarla, a parlarle all'orecchio con quella sua voce bassa e dominante, sfidandola a sbloccarsi.

E lei lo sta facendo.

La vedo ridere a una sua battuta, una risata acuta, teatrale. Si gira sul fianco, voltandomi le spalle di proposito, e allunga una mano per accarezzare gli addominali scolpiti di Gigi. Fa la porca. Sfacciatamente. Si sporge in avanti, offrendogli una visuale totale della sua scollatura esplosiva, e lascia che lui le spalmi la crema solare sulle cosce, le dita di Gigi che salgono pericolosamente verso l'inguine.

Ogni volta che la mano di quel bastardo sfiora la pelle ambrata di mia sorella, sento un crampo di pura rabbia bruciarmi lo stomaco. La regola è chiara: Se guardi un altro, ti distruggo.

"Gelosetto, Gio?"

La voce di Miriam mi distrae. È sdraiata sul lettino accanto al mio, il suo micro-bikini dorato che luccica al sole. Mi sta fissando da dietro gli occhiali da sole, con un sorrisetto furbo. Ha capito tutto.

"Per niente," ribatto, la mascella contratta. Mi giro verso di lei. Se Anna vuole competere, io alzerò la posta in gioco fino a farla scoppiare. "Anzi, stavo pensando che hai un po' di sabbia sulla schiena. Fatti girare."

Mi alzo in piedi. Miriam non se lo fa ripetere: si gira a pancia in giù, slegando i laccetti del pezzo sopra.

Mi metto a cavalcioni sulle sue cosce morbide. Le mie ginocchia affondano nel suo asciugamano. Verso l'olio solare sui miei palmi e inizio a massaggiarle la schiena nuda. Non lo faccio in modo innocente. Sono pesante, esplicito. Faccio scivolare le mani lungo la sua spina dorsale, spingendomi fino al bordo del suo slip dorato, impastando i suoi glutei sodi con una pressione che le strappa un gemito roco di approvazione.

Faccio il cretino pervertito, e lo faccio apposta.

Mi piego in avanti, premendo il mio petto nudo contro la sua schiena, e le mordo delicatamente la spalla, sussurrandole all'orecchio porcherie che so benissimo che Anna può sentire. "Sei uno schianto, Miri. Stamattina mi hai fatto impazzire... ma ora vorrei farti impazzire io."

Miriam ride, inarcando il fondoschiena contro il mio bacino, assecondando il mio teatrino erotico in mezzo alla spiaggia. "Mmh... non vedo l'ora, Gio."

Alzo gli occhi.

Anna ha smesso di ridere. La mano che stava accarezzando il petto di Gigi è bloccata a mezz'aria. Ci sta fissando da sopra la spalla del ragazzo. I suoi occhi neri, nudi dietro le lenti che si è tolta, sono due pozzi di veleno e ossessione. Vede le mie mani stringere il sedere di Miriam. Vede la mia bocca sul suo collo.

E io le sorrido, sfidandola, le dita sporche d'olio che scivolano ancora più giù sulla pelle dell'altra ragazza.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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Cap. 4

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