Leandro rise sonoramente. - Come suona male la realtà quando non ci si ha dimestichezza, vero? Come sono più confortanti le menzogne e le ipocrisie. Io sono sporco, la mia anima è sporca, mentre la tua e quella di tua figlia sono immacolate, vero? L’anima di tua figlia è sporca quanto la mia, se lo vuoi sapere, e le piace il cazzo e farsi fottere esattamente come a me piace la fica e fottere. Sarà per questo che stiamo insieme, non ci hai pensato? E per te è lo stesso, solo che tu, a differenza nostra, reprimi... ed effettivamente, visto l’uomo che ti sei scelto, non puoi fare altro, - affondò il colpo malignamente.
- Che vuoi dire, stronzo, - gracchiò Linda rossa in viso.
- Ah-ah, vedo che ci siamo sciolte, eh, - disse Leandro avvicinandosi di nuovo e braccandola contro il tavolo.
- Me l’hai strappato di bocca, scusami, - rispose lei cercando di svicolare e riprendersi il ruolo da gran signora, - È che sei senza rispetto, mi irriti.
- Ti irrita parlare di sesso? Anche Delia ha la stessa reazione quando se ne parla in toni espliciti, prevale in lei il pudore della gatta morta, ma il cazzo si accaparra gran parte dei suoi pensieri, puoi giocarci la borsa e le scarpe su questo. Le piace la minchia, eccome se le piace, - e si avvicinò di un altro passo fino a sfiorarle la gonna col pacco che gonfiava i bermuda, - e piace anche a te, - aggiunse in un rantolo.
- Sei ubriaco, meglio che vada via, - disse spingendolo ancora. Stavolta Leandro non indietreggiò di un millimetro. Braccata, Linda reagì con calma e tenne botta. - Forse non ci piace il modo con cui parli di certe cose, non t’è mai venuto in mente? Sei morboso, volgare, osceno...
- Mentre Massimo com’è, eh? - le sussurrò lui alitandole sul collo, mentre la mano già si infilava sotto alla gonna in cerca delle mutandine. Che non trovò. Il sesso era nudo, al tatto Leandro individuò una striscia di pelo che solcava nel mezzo il Monte di Venere, sotto le labbra glabre e aperte, bagnate come un fiore sotto la pioggia. - Uh-uuuh, - uggiolò, - nemmeno tua figlia, con tutta la sua troiaggine a rimorchio, è mai arrivata a tanto. - Rise di gusto e le infilò dentro un dito, che affondò come in un vasetto di miele lasciato al sole. La situazione, per Linda decisamente imbarazzante, ne inibì la reazione, così invece di protestare e fare di tutto per liberarsi, rossa in viso come un ravanello, tentò una giustificazione.
- Avevo fretta di venire a parlarti, in testa mille pensieri, così dopo la doccia mi sono vestita dimenticandomi le mutande. - Il tono le uscì roco e voluttuoso per gli effetti provocati dal ditalino, le braccia persero la spinta sul petto dell'assalitore e le ricaddero languide lungo i fianchi. - Lasciami andare adesso,- sospirò, - ti prego, lasciami andare e facciamo finta che non sia successo niente.
- Niente?! - esplose Leandro teatralmente e più che mai divertito, afferrandole la mano dalle unghie fresche di manicure e smaltate di rosso, in civettuolo pendant con le rose della gonna, e guidandola sopra l’erezione che premeva violenta contro i calzoni, - Questo lo chiami niente? Guarda che effetto mi fai, Linda, e anche tu mi pare che hai voglia, no?
- Non è questo, - sospirò ancora dandosi da fare freneticamente con la zip, - È che non è giusto, sei il compagno di mia figlia... potresti essere mio figlio... - il cazzo schizzò fuori dalla patta ruggendo e vibrando nell’aria immobile, - e io sono una donna seria e fedele... - ma la mano ora stringeva e segava la mazza e il collo si abbandonava all’indietro e si offriva alla lingua e alle labbra del maschio infoiato, come un capretto che, dopo tanto scalciare, si arrende alla scure del boia.
- Da quanto non scopi, eh? Da quanto Massimo non inzuppa il suo biscottino in questa ebe degli dei? - la ghermì lui provocatoriamente, aggiungendo un altro dito e accelerando il pompaggio nella fica sempre più dilatata.
- Aaaaah... al diavolo, stronzo, entrami dentro... entra dentro che non ce la faccio più... fammi vedere se non è solo con le parole che ti sai dar da fare.
Ci dettero dentro come adolescenti, copulando animalescamente prima sul tavolo – sul quale ulularono come licantropi e che Linda, rischiando di compromettere seriamente il vernis à ongle, quasi scorticò con le unghie al momento dell’esplosione orgasmica che le devastò i visceri, sferzò muscoli e tendini, le inarcò la schiena innaturalmente, come per effetto di una scarica elettrica, prima di farla ricadere di schianto con un tonfo secco sull’impiallacciatura di rovere, per ricevere subito dopo sul ventre, sulla faccia, ahilei!, sulla camicetta D&G, il copioso versamento dei testicoli - poi una seconda volta, il tempo necessario a Leandro per caricarsela su una spalla, come un cavernicolo del Pleistocene con la sua preda, e portarla in camera da letto - dove lui assaggiò il sesso di lei, dalle labbra ancora indolenzite per la foga selvaggia della penetrazione che ne aveva testate poco prima l’elasticità ancora integra, abbeverandosi a quel favo stillante miele come un assetato a una sorgente, mentre la bocca di Linda riattivava la circolazione nel cazzo rendendolo di nuovo robusto come un ramo e abile per un’altra galoppata che eseguì da esperta cavallerizza, serrandogli le reni fra le cosce possenti e saltellando col culo sull’asta come una bimba sul tappeto elastico, - infine un'ultima volta nel cesso, allorché, lei, impegnata a smacchiare nel lavandino la camicetta dagli schizzi di sperma, mentre catechizzava Leandro sul fatto che avrebbe potuto venirle anche dentro, visto che era in menopausa, volle subito verificare da brava professoressa che il monito fosse stato recepito dal recalcitrante alunno, pertanto, divaricando le gambe e chinandosi sugli avambracci puntati sull’orlo del lavabo, fronteggiò con le superbe chiappe l’erezione non ancora doma, stuzzicandola con suadenti ancheggiate, le quali provocarono il nitrito del guerriero e una pecorina che mandò il giovane manzo in visibilio, completamente fatto dal piacere e infiammato dall’idea incalzante ad ogni affondo che si stesse chiavando Delia tra venticinque-trent'anni, se è vero – come almeno in questo caso fervidamente si augurava - che le madri sono lo specchio futuro delle figlie.
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Autore di racconti porno-erotici.
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