Cronache da Montecalvario

Capitolo 6 - Spesa a domicilio

Renart
21 hours ago

Leandro viene interrotto dal citofono mentre è nel pieno del suo sforzo creativo. Seccato, è deciso a non aprire, ma il citofono insiste. Uno due tre gracchiate. Poi un’altra ancora, un po’ più lunga, a tradire impazienza e nervosismo crescenti. No, non mi alzo – tiene il punto Leandro. Delia non può essere, perché è andata via da poco e poi ha visto che prendeva le chiavi dal gancio vicino alla porta. Quindi, chiunque sia, ritenterà la prossima volta. Nemmeno il tempo di riprendere le fila del lavoro che bussano alla porta. Prima al campanello, poi con le mani. Insomma, tocca alzarsi.

- Ci sei, allora, - gli fa Linda con un pelo di ostilità, ansimando per i quattro piani di scale. - L’ascensore che la tenete a fare, è sempre guasta, - sacramenta ed entra. Ha entrambe le mani occupate, ma la bocca libera, quindi continua a lamentarsi: - Se non era per Vito che mi dava una mano... non certo gratis et amore dei, eh, si capisce, ma comunque si è offerto spontaneamente, brav'uomo... - Leandro l'alleggerisce di una borsa termica giallo limone e di una sporta di verdure – prodotti, evidentemente, del suo ultimo hobby: l’orto sinergico! - mentre lei trotterella verso il tavolo della cucina depositandovi sopra una capiente sacca di tela. Indossa una gonna bianca semitrasparente - le si notano le mutandine verdi - e una camiciola azzurra, molto leggera, dalla cui scollatura, generosamente riempita dal seno abbronzato compresso nel push-up, pendono un paio di grosse lenti scure. I capelli freschi di colpi di sole sciolti sulle spalle e i piedi dalle unghie smaltate di azzurro, in pendant con l’ombretto, infilati in un paio di décolleté in sughero con un due dita di tacco, completano il quadro. - Bisogna metterle nella ghiacciaia quelle cose che stanno nella borsa termica. Passamele, altrimenti sono sicura che ci marciscono lì dentro. E poi comunque la borsa devo riportarmela, che mi serve, - dice prendendo vasetti e contenitori di plastica che Leandro le passa meccanicamente, senza nemmeno vederne il contenuto.

- Sei in partenza? - le chiede passandole l’ultimo vasetto contenente pesto.

- Sì, andiamo a Palinuro. Cercate di non farla perdere ‘sta roba, che è peccato. Tutte cose genuine dell’orto. Fagliela fare subito la verdura, a Delia, c’è la verza, la bietola e i ceci sono già cotti, basta riscaldarli. A proposito, è uscita?

- Sì sì. E lui dov’è? - chiede a sua volta il padrone di casa con tono distratto.

- Mi sta aspettando giù, davanti al bar, lo sai che non lascia mai incustodita la sua macchina in questo quartiere, - fa Linda, aprendo il frigo e riempiendolo di altra roba.

- M-mm, - annuisce l'altro ironico.

- Senza che fai versi. Voglio vedere quando vi decidete voi due ad avere un rapporto civile. Non che dobbiate diventare amiconi, ma almeno deporre l’ascia di guerra. Voglio dire, è pur sempre mio marito, e per Delia è comunque una persona cara e un punto di riferimento. E poi, lui, proprio come me, vuole soltanto il vostro bene e ci soffre nel vedervi così... così campati in aria, e non riesce a starsi zitto. Comunque non ha tutti i torti quando vi critica, magari sbaglia nei modi, ma...

- Ecco sì, magari nei modi... - interviene acido Leandro, accendendo una sigaretta.

- Ma nella sostanza ciò che dice è vero, - prosegue la donna ignorando l’obiezione, lanciata oramai a briglia sciolta sul suo cavallo di battaglia, - siete così precari, vivete alla giornata senza un progetto. Insomma, Delia ha il suo lavoro, per quanto ancora a progetto, ma tu... insomma, tu sei un caso paradossale, da studiare direi. Hai due lauree eppure rimedi lavoracci da quattro soldi, quando li trovi. Se solo avessi un minimo di ambizione e amor proprio, chissà dove arriveresti e quale futuro daresti a mia figlia e...

- E???

- E ai vostri figli! - sbotta esasperata, “- Che male c’è a tenerli a conto? È forse un delitto? Invece, non vi ponete proprio, né tu né lei, ad una vita regolare. Insieme siete due sbandati e…

- Senti, basta! - la interrompe piccato il genero risentito, - Di grillo parlante me ne basta uno, d’accordo? E comunque, se Massimo fosse salito con te, non l’avrei lasciato fuori alla porta (non fosse altro per godersi la faccia schifata con la quale si sarebbe guardato intorno restando in piedi, non ritenendo meritevole una delle Stefan Ikea per le sue terga rivestite da Armani) - Ti va una birra? - chiede poi cambiando discorso e stappandone una. Lei gli fa segno di no con l’indice, visibilmente contrita, e si dirige verso la finestra. Si sporge fuori, fa un ampio gesto col braccio sollevato, come se cercasse l’attenzione di qualcuno, e chiama il suo Massimo, ma con un tono così debole che a stento la sente Leandro, il quale finisce la birra in due corpose sorsate, rutta poderosamente, spegne la cicca nella lattina e si sfila i bermuda che ha indossato prima di andare ad aprire la porta, gettandoli sul tavolo. Quindi si avvicina alla finestra e appoggia il pacco gonfio fra le chiappe della donna.