- Sostanzialmente, - gli fa rompendo il silenzio di un afoso tardo pomeriggio, - sei un onanista. Te ne stai là, su quella poltrona più sbrindellata e lurida di te, la mano nelle mutande macchiate, senza fare nulla. Ti gingilli l’uccello tutto il giorno, mentre dovresti badare a trovarti un lavoro, piuttosto.
È accaldata in viso, Delia, il cespo di capelli arruffati sprizza tutt'intorno le sue ciocche biondo cenere, che le ricadono sugli occhi e sul naso, appena un po' grosso al centro dell'ovale abbronzato. Il bel culo, grosso e tondo come il plenilunio, preme contro la vestaglia di tessuto leggero. Leandro, con aria goduta, se ne riempie lo sguardo mentre lei gli sfila davanti ondulante e regale, schiaffeggiando l'aria immobile fino al frigo e quasi gli sembra che strizzi un ipotetico occhietto quando tende al massimo il tessuto che lo copre, in virtù del piegamento in avanti della sua padrona, intenta a cercare qualcosa negli ultimi ripiani. Delia stana la bottiglia, si versa da bere e accende una sigaretta al mentolo, sbuffando il fumo verso il ventilatore a stelo che ronfa pigro, come il loro gatto acciambellato su un cumulo di panni sull'ottomana.
- Non fai niente tutto il giorno, - prosegue sedendosi accanto al tavolo, - leggi incomprensibili libri di fuoridistesta e scrivi porcate su quel portatile, roba buona per porci come te, e intanto il mondo va a rotoli e la crisi ci fotte, ma a te che importa, ti credi superiore tu. Sei senza un briciolo di iniziativa, invece, sprovvisto di qualsiasi ambizione, indolente, pigro, abulico. - Leandro vorrebbe risponderle, magari erudirla sulla più che accreditata tesi che considera solo l'esistenza di una buona e una cattiva letteratura, piuttosto che roba per porci e, di contro, prelibatezze per pseudo-artisti, come taluni suoi amici che gli propina sempre più spesso, ma adora tanto questi suoi monologhi e l'escalation studiata che poco riserva all'improvvisazione, affezionata com'è a pochi ma fertilissimi argomenti di sicura presa, capaci di mettere knockout chiunque sia in dotazione di una verruchetta di orgoglioso amor proprio. Ma non è il caso di Leandro, o almeno non lo è in questa circostanza, perciò tace, sedotto dall'estetica della situazione e concentrato a registrarne ogni dettaglio e sfumatura. - Continuiamo a vivere in questa topaia perché, così dici, ti è d'ispirazione, è il mio background - ripete con voce tronfia e canzonatoria, allungando il collo e facendo oscillare la testa nel buffo tentativo di parodiarlo. - E mi sta anche bene, - riprende seria - qui mi trovo benissimo, non è questo. Ma se è del background che hai bisogno, cazzo fallo fruttare, scrivi qualcosa di decente, per la miseria. Per dire, Saviano qui, in una catapecchia proprio come la nostra, due traverse dietro questo fatiscente palazzo, ci ha tirato fuori Gomorra! Ora, al di là dei paragoni, perché, senza offesa, ma là stiamo parlando di uno scrittore vero, non di un pippomane, tu nel tuo piccolo potresti anche impegnarti un pelino in più, visto che l'italiano lo conosci e una storia potabile da qualche parte dentro di te potresti anche averla, altrimenti leva mano e fai fruttare almeno la laurea. O ti serve soltanto per le lezioni private, 'sta laurea, a pochi euro per giunta? - Pausa. Una pausa da teatrante consumata che sa come dare slancio alla spannung del suo monologo. Un sorso di vino, una scrollata del capo con le labbra serrate e tirate, a mimare l'effetto di chi non può credere a quanto sta per dire, e via, altro assolo ficcante: - Ma dico, ti faceva tanto schifo restare all'università appresso al tuo professore? Cazzo, a quest'ora avresti finito anche il dottorato, saresti ricercatore, assegnista, quello che è, insomma, avresti avuto uno stipendio, uno straccio di stipendio, d'accordo, ma decoroso e fisso, con sviluppi di carriera, sarebbero cambiate le nostre prospettive, avremmo potuto cominciare a coltivare qualche ambizione, visto che la parola sogno ti disgusta. Niente di straordinario, eh, giusto quel paio di cose per le quali la gente normale si mette insieme e si alza la mattina. Invece, guardatelo lì, il grand'uomo! Ti accontenti dell’assegno di disoccupazione, fin quando t’arriva, ed è così che pensi a una famiglia? Eggià, non ci pensi mica tu, roba meschina da persone normali.
Anche le gambe gli danno il capogiro. Le ha accavallate e l’orlo della vestaglia le è scivolato di lato, così che può vederle bene, massicce, sode e tornite come colonne greche.
Gli viene duro.
- Eccolo lì il grande poeta che si mena l’uccello. Ma quanto ti piace darti ‘ste arie da bohemien. Pubblicassi qualcosa di decente, almeno. Anzi, pubblicassi qualcosa! Non dico un bestseller, non saresti nemmeno in grado di scriverlo un bestseller, ma almeno un romanzetto, una raccolta di racconti, che so, un libro di poesie... qualcosa che ti faccia almeno pagare l’affitto, santocielo! Invece, ecco qua di cosa sei capace, - afferra una rivista dal tavolo e gliela tira contro, - Un raccontino su uno stupro... per giunta implorato da una ninfomane che sarebbe la nostra Giorgina! Ma, dico io, a parte decenni di emancipazione femminile buttati nello scolo del cesso, ma almeno il nome lo potevi cambiare? Non hai un cazzo di fantasia, e vuoi fare lo scrittore!
- Bé, - prova stavolta a reagire Leandro, punto nell'orgoglio, raccogliendo la rivista spaginata ai suoi piedi, - guarda che Il Sabba è una rivista underground di tutto rispetto e la mia rubrica, checché tu ne dica, è molto seguita e apprezzata. Inoltre, mi pagano pure e...
- Ti pagano?!? - sbotta in una risata di scherno Delia, - Quei quattro spicci che ti danno una tantum lo chiami stipendio, forse? Quanto alla tua seguita e apprezzatarubrichetta, cui hai dato il nome del nostro quartiere, per inciso, a ulteriore dimostrazione della tua fervida immaginazione, è letta solo dai malatoni come te, che godono a riconoscersi, poveri tonti, nelle tue squallide storielle.
- Sei troppo critica, - ribatte Leandro con un gesto svogliato della mano, - la tua è una critica distruttiva e basta, quindi non mi colpisce più di tanto. E comunque, non c'è solo la rubrica... ho diversi progetti in ballo, che se vanno in porto...
- Ah sì? - lo interrompe subito lei, scettica e sardonica, - E sarebbero 'sti progetti? Fammi sentire, non tenermi sulle spine, - ironizza sarcastica.
- Ad esempio, per dirne una, - riprende Leandro, cercando di non farsi condizionare dallo scetticismo molesto della compagna, - ci sarebbe 'sto film con Arturo... io ho scritto la sceneggiatura, lo sai, lui sta cercando i fondi e sembra che abbia un aggancio buono... che se si verifica tale, insomma... un film... le cose comincerebbero a muoversi e...
- Basta, basta, Basta! Piantala, per favore! - lo interrompe di nuovo Delia, brusca, - Non voglio proprio sentirne parlare di altre cose campate in aria. Un film... con Arturo Lojodice, lo canzona, - un altro disperato peggio di te. Trovati un lavoro decente, Leandro, non ci sono altre alternative a questo. Scendi con i piedi per terra, datti una ripulita e trovati 'na fatica dignitosa.
Leandro tace. Controproducente insistere, anche perché Delia ha ragione, le cose che ha in mano sono fuffa e quanto al film tutto dipende da Arturo e dalla sua capacità di trovare i soldi per farlo, quindi meglio non metterci il pensiero sopra. Quindi tace, immusonito con fare teatrale. Dal canto suo, Delia non lo degna di uno sguardo, spegne la sigaretta in un piattino da caffè e tira su una gamba sul tavolo. Dalla tasca della vestaglia recupera una boccetta di smalto rosso, ne svita il tappo, lascia scolare sull’orlo il colore superfluo e, con la diligenza acquisita dall'uso, passa il pennellino sulla superficie avorio delle unghie ben curate. Il frrr frrr di quell’azione graffia l’aria pesante, infondendo in Leandro un benessere denso di poesia che subito lo rasserena, dissipando i cattivi pensieri relativi all'urgenza delle sue scadenze. Tanto più che la posizione assunta da Delia per questa abluzione separa ulteriormente i lembi della vestaglia, così da offrire allo sguardo libidinoso dell'uomo il pelo folto della passera, riccio e scuro come astrakan. L'effetto è irresistibile e Leandro prende a menarselo lento, senza tirarlo fuori dalle mutande.
